Un elettrodo di riferimento è un elettrodo che presenta un potenziale di elettrodo ben determinato e stabile, indipendente dall'intensità di corrente che attraversa la cella elettrochimica in cui è inserito.. Si dice a tale proposito che l'elettrodo di riferimento è "idealmente non polarizzabile": per ottenere ciò, ossia per rendere trascurabile il passaggio di corrente attraverso tale elettrodo, esso deve essere inserito in un circuito ad alta impedenza.

Gli elettrodi di riferimento sono utilizzati per la misura del potenziale elettrochimico a partire dal potenziale di cella, che è pari alla differenza di potenziale tra l'elettrodo di lavoro e l'elettrodo di riferimento.

Esempi di elettrodi di riferimento

I più comuni elettrodi di riferimento sono: L'elettrodo normale a idrogeno (E = 0,000 V); L'elettrodo a calomelano; L'elettrodo rame | solfato di rame (II) (E = -0,318 V); L'elettrodo palladio | idrogeno L'elettrodo ad Ag/AgCl.

Requisiti degli elettrodi di riferimento

La stabilità degli elettrodi di riferimento è solitamente ottenuta utilizzando un sistema redox i cui costituenti sono a concentrazione costante.

La costanza della concentrazione della soluzione elettrolitica nella quale è immerso l'elettrodo di riferimento è in genere assicurata utilizzando: un setto poroso per separare le due semicelle, garantendo al tempo stesso il passaggio delle cariche; un sistema tampone o una soluzione satura) per evitare che la soluzione vari il proprio pH.

Altro requisito essenziale degli elettrodi di riferimento è l'essere non polarizzati.

Note

Bibliografia

Voci correlate Elettrodo ausiliario Elettrodo di lavoro Potenziale di elettrodo

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