Biografia Inizi Nato da una famiglia originaria, da parte paterna, di Lorenzago di Cadore (Belluno) e, da parte materna, di Benevento, dopo aver frequentato il liceo classico "Piazzi" di Sondrio, si laurea con lode e dignità di pubblicazione in giurisprudenza all'Università di Pavia, alunno del Collegio Fraccaro. Dopo la laurea entra nella scuola romana di diritto tributario fondata da Gian Antonio Micheli uno dei giuristi italiani più importanti del tempo, che diviene il suo maestro. Tremonti, di famiglia liberale, si avvicina alle idee del socialismo liberale dopo l'università, durante il servizio militare prestato come soldato semplice.
Carriera accademica Alla metà degli anni settanta diventa professore incaricato di diritto tributario nell’Università di Macerata. Alla fine del decennio, dopo avere pubblicato la monografia “Imposizione e definitività nel diritto tributario” (1977), poi divenuto uno dei testi di riferimento per gli studiosi della materia, vince il concorso per professore ordinario e viene chiamato all’Università di Parma, facoltà di giurisprudenza. All’inizio del decennio successivo, dopo aver pubblicato insieme al suo maestro una monografia, edita sotto la voce Obbligazioni (dir. trib.) dell’Enciclopedia del diritto, viene chiamato all’Università di Pavia (facoltà di giurisprudenza). Sempre all’inizio degli anni ottanta si avvicina indirettamente alla politica, diventando consigliere giuridico del ministro delle finanze Franco Reviglio. L’inizio dell’attività professionale avviene a Milano, come consulente fiscale della società di revisione e consulenza Peat Marwick. Alla metà degli anni ottanta apre il proprio studio professionale che avrà inizialmente un rapporto di consulenza stabile con l’attuale Deloitte. In breve, diventa uno dei professionisti più affermati in Italia e un accademico di chiara fama.
Comincia a collaborare per il Corriere della Sera chiamato da Piero Ostellino (collaborerà dal 1984 al 1994). Diviene membro effettivo dell'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, classe di scienze morali, sezione di scienze giuridiche, politiche ed economiche. L’attività di editorialista segna l’inizio dello spostamento della sua attenzione dai temi e problemi strettamente giuridici relativi al diritto tributario ai connessi temi e problemi di natura politica (nazionale e internazionale) e sociale. In questa prospettiva si pone la pubblicazione di una serie fortunata di saggi, alcuni scritti in collaborazione con Giuseppe Vitaletti, ordinario di Scienze delle Finanze e diritto finanziario nell’Università di Macerata, altri in autonomia edalcuni di questi inseriti in opere collettanee. Notevole, per l’anticipazione nei tempi e la ricostruzione storica, è il saggio Il futuro del fisco, inserito nell’altrettanto notevole opera collettanea Nazioni senza ricchezza, ricchezze senza nazione, che raccoglie anche i contributi di Francesco Galgano, Sabino Cassese e Tiziano Treu (Il Mulino, 1993).
La saggistica prodotta da Tremonti è caratterizzata da una marcata autonomia di pensiero che lo pone su posizioni originali e lontane dal c.d. mainstream, rendendogli possibile cogliere lo sviluppo di scenari futuri. In questo senso, si pone il saggio Il fantasma della povertà, inserito nel volume collettaneo omonimo (con contributi di Edward Luttwak e Carlo Pelanda) e pubblicato da Mondadori nel 1995: vengono colte puntualmente le conseguenze a lungo termine del processo di deindustrializzazione dell’Occidente derivanti dalla nuova politica commerciale mondiale. Tali conseguenze vengono già allora individuate nell’impoverimento delle classi deboli occidentali a causa del trasferimento verso Oriente degli investimenti nella produzione industriale, da un lato, e dell’immigrazione in Occidente dai Paesi in via di sviluppo di masse di lavoratori disposti ad accettare salari sempre più bassi. Anche l’imminente crisi dei rapporti Occidente-Cina viene anticipata e analizzata nelle sue cause nel saggio Rischi fatali edito da Mondadori nel 2005.
Del 2016 è il saggio Mundus Furiosus, pure edito da Mondadori, in cui Tremonti analizza la serie di crisi in atto, anticipa l’impatto della Brexit e soprattutto la necessità di sovvertire i fondamenti strutturali delle politiche europee in una logica come quella poi seguita in “Next Gen EU”, senza tuttavia trascurare la valorizzazione di opportuni interventi da parte degli Stati nazionali. La sua originalità di pensiero gli viene riconosciuta da più parti, una delle quali garantisce una certa obiettività. Si tratta di un cablogramma del 3 ottobre 2018 dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, rivelata da WikiLeaks. Nel testo in cui si afferma che Tremonti has always expressed deep suspicions about the benefits of globalization, and a rather eclectic economic philosophy (Tremonti ha sempre espresso profondi sospetti sui vantaggi della globalizzazione, e una piuttosto eclettica filosofia economica).
Carriera politica Vicino a Gianni De Michelis, alle elezioni politiche del 1983 viene candidato alla Camera dei deputati, tra le liste del Partito Socialista Italiano (PSI) nella circoscrizione Milano-Pavia, raccogliendo 332 preferenze, numero insufficiente per essere eletto.
Tra il 1979 e il 1990 è stato uno stretto collaboratore e consigliere di Franco Reviglio e Rino Formica.
Alle elezioni amministrative del 1990 si candida al consiglio comunale di Lorenzago di Cadore, nelle liste del PSI, risultando eletto consigliere comunale e rimanendo in carica fino al 1995.Nel 1993 entra a far parte, per un breve periodo, di Alleanza Democratica di Willer Bordon, per poi aderire al partito di Mario Segni, con cui alle elezioni politiche del 1994 viene candidato alla Camera sia nella circoscrizione Lombardia 1 che nel collegio uninominale di Sondrio, risultando eletto deputato con il recupero del proporzionale mentre nell'uninominale ottiene il 22,95% dei voti e viene sconfitto dal candidato del Polo delle Libertà Fiorello Provera (58,06%). Nel corso della XII legislatura ha fatto parte della 11ª Commissione Lavoro pubblico e privato (1994) e della 6ª Commissione Finanze (1994-1996).
Alle tornata elettorale il partito di Segni registra un forte insuccesso e, con la nascita del primo Governo Berlusconi, si divide sul voto di fiducia: Segni e una parte votano contro mentre Tremonti, che è stato nominato ministro delle finanze, e altri votano invece a favore.
Alle elezioni politiche del 1996 viene ricandidato alla Camera sia nel collegio uninominale di Belluno, sostenuto dalla coalizione di centro-destra Polo per le Libertà in quota forzista, che come capolista di Forza Italia nella circoscrizione Lombardia 2, venendo rieletto a Montecitorio col recupero nel proporzionale, mentre nell'uninominale ottiene il 33,55% dei voti e viene sconfitto dal candidato leghista Paolo Bampo (37%). Nella XIII legislatura della Repubblica è stato membro della 6ª Commissione Finanze (1996-2001), della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (1997-2001), della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate previste dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, concernente misure di razionalizzazione della finanza pubblica (1997) e della Commissione parlamentare consultiva in materia di riforma fiscale ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (1997-2001).
Alle elezioni comunali in Lombardia del 1997 si candida al consiglio comunale di Monza, nelle liste di Forza Italia a sostegno del candidato sindaco di centro-destra Roberto Colombo, risultando eletto consigliere comunale e rimanendo in carica fino al 26 ottobre 1998, mentre alle comunali venete del 1999 si ricandida al consiglio comunale di Lorenzago di Cadore, come indipendente, venendo rieletto consigliere comunale e rimanendo in carica fino al 2004.
Fu rieletto deputato alle elezioni politiche del 2001 nelle liste di Forza Italia come capolista nella circoscrizione Veneto 1 ed entrò a far parte del secondo governo Berlusconi come Ministro dell'economia e delle finanze. Fu così il primo titolare del Ministero dell'economia e delle finanze, dicastero che era stato istituito mediante l'accorpamento del "Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica" e del "Ministero delle finanze". Dopo più di tre anni nell'incarico fu costretto alle dimissioni il 3 luglio 2004, in seguito alle forti divergenze in materia di economia col Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini.
Il Patto Segni, che si era presentato come giscardiano, e quindi di centrodestra, dopo il risultato elettorale si è diviso: una parte è andata a sinistra e una parte è andata nel gruppo misto e Tremonti è andato nel gruppo misto avendo difficoltà a entrare nell'aerea dove l'expertise fiscale era affidata all'On. Vincenzo Visco.
Il DPEF per il triennio 2005-2007 proponeva di stimolare i consumi rilanciando il settore immobiliare con l'indebitamento privato, diffuso fra i consumatori statunitensi. La manovra proponeva di incentivare i contribuenti a ipotecare l'usufrutto e la nuda proprietà della loro abitazione principale, in modo tale da trarre beneficio dalla crescita dei valori di mercato degli immobili e dal calo dei tassi di interesse bancari. Dopo le cartolarizzazioni, questo elemento della cosiddetta "finanza creativa" avrebbe permesso di sostituire i tassi di interesse sul credito al consumo con quelli dei mutui ipotecari, mediamente pari a meno della metà. La disputa raggiunse toni elevati, al punto che Fini denunciò dei "conti truccati" nella legge finanziaria del 2003, relativi alla differenza di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni effettivamente ottenute, che Tremonti addusse a ragioni contabili. Alla fine, rassegnò le dimissioni, e l'interim del suo ministero fu assunto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. In seguito il dicastero venne assegnato a Domenico Siniscalco, cui spettò il compito di impostare la legge finanziaria per il 2004.
Il terzo governo Berlusconi sorto il 23 aprile 2005, all'indomani della crisi politica che aveva investito la Casa delle Libertà dopo la sconfitta delle elezioni regionali del 2005, vide inizialmente ancora il suo successore, Siniscalco, confermato all'economia e finanze. Silvio Berlusconi in quella occasione scelse Tremonti come vicepresidente del Consiglio insieme a Gianfranco Fini, ma, pochi mesi dopo, Siniscalco si dimise sia per divergenze sulle scelte finanziarie, sia per non avere ottenuto l'appoggio del Governo per la sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Il 22 settembre 2005 Tremonti fu nuovamente richiamato al ministero dell'Economia e delle Finanze per la stesura della ultima legge finanziaria prima delle elezioni per il sopraggiunto termine temporale della legislatura. Lasciò l'incarico il successivo 8 maggio 2006, pochi giorni prima della fine della legislatura, cedendo l'interim a Berlusconi per gli ultimi 9 giorni.
Alle elezioni politiche del 2006 è rieletto deputato con Forza Italia nella circoscrizione Calabria e dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008 (XV Legislatura) è uno dei vicepresidenti della Camera dei deputati. Terminata la legislatura in cui è stato all'opposizione del governo Prodi II, alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto nuovamente deputato nella circoscrizione Lombardia 2 ed è tornato dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, esattamente due anni dopo, al vertice del ministero economico per la quarta volta con il governo Berlusconi IV.
Il 12 novembre 2011, con le dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio dei ministri, termina la sua attività di ministro.