Nel corso della sua più che cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori.

Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della storia della canzone italiana, di varie colonne sonore e di canzoni per altri artisti (i più noti, Cochi e Renato), Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici.

È anche ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme con Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber; con quest'ultimo formò il duo I Due Corsari. È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con quattro Targhe e un premio Tenco. Il suo album Quelli che… è presente nella lista dei 100 migliori album italiani secondo Rolling Stone alla posizione numero 97.

Biografia

Origini e famiglia Vincenzo Jannacci nacque a Milano il 3 giugno 1935, figlio di Giuseppe Jannacci, un maresciallo dell'Aeronautica Militare Italiana, che partecipò alla Resistenza durante la seconda guerra mondiale, distinguendosi in particolare nella difesa della sede dell'Aviazione milanese di piazza Novelli (i racconti del padre ispireranno canzoni come El portava i scarp del tennis, Sei minuti all'alba e La sera che partì mio padre), e di Maria Mussi, una sarta comasca;Andrea Pedrinelli, Roba minima (mica tanto) - tutte le canzoni di Enzo Jannacci, Giunti Editore S.p.A., 2014, ISBN 978-88-09-79013-1 il nonno paterno, Vincenzo Jannacci (suo omonimo), era un macedone emigrato in Italia, in Puglia, poco prima della Grande Guerra (dove si italianizzò il nome.).

Dopo aver conseguito nel 1954 la maturità scientifica presso il liceo scientifico "Albert Einstein" si diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Attività come medico-chirurgo Successivamente, nel 1969, si laurea in medicina all'Università di Milano. La scelta fu influenzata dal padre, che voleva imparasse cosa fosse la sofferenza e stare vicino alla gente. Per ottenere la specializzazione in chirurgia generale, si trasferisce in Sudafrica, entrando nella squadra di Christiaan Barnard, primo cardiochirurgo a realizzare un trapianto cardiaco. La sua formazione ha compreso anche studi presso la Columbia University di New York (dove si è occupato anche di terapia intensiva e chirurgia toracica) e successivamente al Queens College. Nonostante si fosse diplomato al Conservatorio e avesse iniziato a pubblicare lavori discografici ancor prima di laurearsi in medicina, Jannacci ha sempre esercitato la professione medica, sia come cardiologo sia come medico di famiglia, a lato dell'attività musicale, fino alla pensione. Tra i suoi primi pazienti vi furono i colleghi e amici Teo Teocoli, Massimo Boldi e Renato Pozzetto. Riflettendo sulla sua esperienza professionale, Jannacci ha dichiarato di essersi sentito sempre un medico prima che un artista del mondo dello spettacolo, di essere un sostenitore della sanità pubblica - posizione che non trovava il favore di alcuni suoi colleghi, che lo etichettavano con il soprannome di "comunardo" per le sue posizioni di sinistra - e di aver sempre limitato il numero dei suoi pazienti al fine di garantire loro un servizio adeguato.

Nel 2024 il cantante Ricky Gianco ha affermato di aver rischiato la vita per colpa di una "cura del sudore" praticatagli da Jannacci in occasione di un episodio di febbre alta.

Vita privata Il 23 novembre 1967 si sposa con Giuliana Paola Orefice, detta Pupa (1937-2024). Il 5 settembre 1972 nasce l'unico figlio della coppia, Paolo, che seguirà le orme paterne diventando musicista e compositore.

Carriera Gli esordi e il sodalizio con Giorgio Gaber La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra e otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia - all'età di vent'anni - a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo negli Stati Uniti d'America con artisti come Chuck Berry, Bill Haley ed Elvis Presley.

Nel 1956 diventa tastierista dei Rocky Mountains, alla cui voce c'è Tony Dallara, che si esibiscono ripetutamente alla Taverna Mexico, all'Aretusa e al club Santa Tecla, ottenendo grande successo; tuttavia, alla fine di quell'anno Jannacci lascia il gruppo e, grazie all'amico Pino Sacchetti, conosce Adriano Celentano. Celentano gli propone di entrare come tastierista nel suo complesso, i "Rock Boys", con cui si esibisce nei locali sopraccitati e in particolare al Santa Tecla.

Il 17 maggio 1957 la band suona al primo "Festival italiano di rock and roll", che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio di Milano e costituisce una svolta all'interno del panorama musicale nostrano. L'esibizione del gruppo manda in delirio il pubblico presente e permette a Celentano di acquisire vasta fama e, soprattutto, gli fa ottenere un contratto con la casa discografica Music.

Alla fine del 1958 Jannacci, pur continuando a suonare con i "Rock Boys", forma un duo con Gaber, noto con il nome di "I Due Corsari", che esordisce nel 1959 con alcuni 45 giri incisi per la Dischi Ricordi. La fortunata esperienza prosegue anche nell'anno successivo con altri due 45 giri e con due flexi-disc, intitolati Come facette mammeta (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, usciti in abbinamento alla rivista Il musichiere. In quel periodo l'ambiente musicale milanese si infervora grazie a cantanti rock come Clem Sacco, Guidone, Ricky Gianco e Adriano Celentano, con il quale Jannacci continua a collaborare come pianista in alcune incisioni per la Jolly. Un'altrettanto importante evoluzione nella musica popolare italiana si registra anche in altri centri come, per esempio, Genova dove s'impongono i cantautori Umberto Bindi, Luigi Tenco e Gino Paoli, vicini alla Dischi Ricordi: con questi ultimi Jannacci collabora in vari progetti.

L'inizio della carriera da solista e l'esperienza teatrale

Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, esordisce come solista con canzoni quali L'ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità surreale, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica. A questo filone, quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce "schizo", abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici e introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d'amore che Luigi Tenco reincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961.

Intanto, continua la fortunata esperienza dei "I Due Corsari"; tutti i 45 giri pubblicati nel biennio 1959-1960, tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna vengono raccolti una decina di anni dopo nell'album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci, pubblicato dalla Family, una sottoetichetta della Ricordi. Nel frattempo i "Rock Boys" si sono sciolti e dalle loro ceneri (con alcuni cambi di formazione) sono nati I Ribelli: Jannacci continua a suonare con loro e partecipa ai primi due 45 giri del gruppo (Enrico VIII e Alle nove al bar, entrambi del 1961); abbandona poi il complesso per dedicarsi soprattutto alla sua carriera solista.

Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale. Successivamente Jannacci scrive Un nano speciale e L'artista, nelle quali Enzo racconta di individui poveri, patetici ed emarginati, un tema che gli sarà molto caro e che affronterà ripetutamente nell'arco di tutta la sua carriera di cantautore. Il 1º dicembre la Ricordi pubblica il 45 giri di Enzo Il cane con i capelli / Gheru gheru, distribuito – in una bizzarra quanto antesignana operazione di marketing – abbinato a un grande cane di peluche con tanto di capelli. All'inizio del 1962, il regista teatrale Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, in cui canta e recita insieme a Tino Carraro, Milly, Sandra Mantovani e Anna Nogara, e per il quale compone una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo. Poco dopo, con l'aiuto dell'animatore Bruno Bozzetto, firma un simpatico sketch per la televisione, Pildo e Poldo, che apparirà nella trasmissione Carosello fino al 1964.

L'esordio su piccolo e grande schermo e i primi album

Nel 1963 segue come pianista la tournée dell'amico Sergio Endrigo; sempre nello stesso anno inizia a esibirsi al Derby Club, locale milanese di cabaret, dove conosce prima Dario Fo e quindi Cochi e Renato con cui nascono spontanee amicizie che portano interessanti collaborazioni, soprattutto in ambito musicale. Poco dopo partecipa come comparsa ne La vita agra, pellicola firmata da Carlo Lizzani; canta Ti te se' no in un locale nel momento in cui vi entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Un'altra piccola parte gli verrà riservata nel 1967, quando reciterà per Giorgio Bianchi nel film Quando dico che ti amo. Nel dicembre 1964 viene pubblicato il suo disco di esordio, La Milano di Enzo Jannacci, formato interamente da pezzi cantati in dialetto e contenente uno dei suoi capolavori, El portava i scarp del tennis, commovente racconto della vita sciatta e modesta di un senzatetto milanese. Jannacci la canta alla fine dell'anno nel programma di Mike Bongiorno La fiera dei sogni, che è il suo esordio televisivo.

Allo stesso periodo risalgono due 45 giri: Veronica, con testo scritto da Dario Fo e Sandro Ciotti (racconto di un amore mercenario consumato al cinema) e Sfiorisci bel fiore (sulle morti in miniera), reinterpretato dopo molti anni da Mina, Gigliola Cinquetti, Pierangelo Bertoli e Francesco De Gregori. L'anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo, dove propone molti nuovi brani, poi inseriti in un disco dal vivo: Enzo Jannacci in teatro, edito dalla Jolly nel 1965. La modalità di composizione dell'album è decisamente innovativa, trattandosi infatti del primo album italiano live in assoluto. I pezzi presenti nel disco sono quelli cantati nel corso di una delle repliche della rappresentazione teatrale, registrati e quindi riproposti in formato LP. Jannacci vi inserisce inoltre due brani in più, che erano stati interpretati in precedenza da Fo, Aveva un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del 1954) e Il foruncolo (che lo stesso drammaturgo varesino aveva presentato a Canzonissima del 1962).