Lellenismo, nella storiografia moderna,Il termine è stato introdotto nel XIX secolo da Johann Gustav Droysen «per indicare la civiltà di lingua greca dopo Alessandro». Arnaldo Momigliano, J. G. Droysen between Greeks and Jews, in History and Theory, vol. 9, n. 2, 1970, pagg. 139-153.Sull'origine del termine: . indica quel periodo storico-culturale della storia antica del Mediterraneo «che segue le imprese di Alessandro (spedizione contro l'Impero persiano nel 334 a.C.) e arriva fino alla formale nascita dell'Impero romano» con la morte di Cleopatra e l'annessione dell'ultimo regno ellenistico, il Regno tolemaico d'Egitto, nel 30 a.C. con Ottaviano vincitore ad Azio nel 31 a.C.Giorgio Gullini, L'Ellenismo, Milano, Editoriale Jaca Book, 1998, pag. 9.«Il periodo della storia greca dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio...»; in Enciclopedia Treccani alla .

L'ellenismo, noto anche come età ellenistica, è così chiamato perché il suo tratto caratterizzante è la diffusione della civiltà greca o «ellenica» in gran parte del mondo mediterraneo, eurasiatico e orientale, e la sua fusione con le culture dell'Asia Minore, dell'Asia centrale, della Siria e della Fenicia, dell'Africa del Nord, della Mesopotamia, dell'Iran e dell'India, con la conseguente nascita di una civiltà, detta appunto «ellenistica», che fu modello per altre culture relativamente alla filosofia, economia, religione, scienza e arte. Poiché prende avvio dalla nascita degli imperi di Alessandro, è anche detto età alessandrina.

Geograficamente, il mondo ellenistico comprendeva una vasta area che andava dalla Sicilia e dall'Italia meridionale (Magna Grecia) all'India (Regno indo-greco) e dal Mar Nero (Regno del Bosforo Cimmerio) all'Egitto, zone in cui una versione della lingua greca antica, la koinè, divenne la lingua franca della politica, dell'economia e della cultura. La cultura ellenistica si fuse con la cultura romana e continuò a esistere anche dopo la nascita dell'impero. In particolare, dopo la conquista macedone dell'Impero persiano, sorsero regni ellenistici nel Vicino Oriente (Impero seleucide, Regno di Pergamo, ecc.), Africa nord-orientale (Egitto tolemaico) e Asia meridionale (Regno greco-battriano, Regno indo-greco).

Etimologia Il vocabolo greco (hellēnismòs) compare nella versione dei Settanta della Bibbia e in altri testi.Precisamente, è impiegato nel Secondo libro dei Maccabei al capitolo 4 ai versi 13 e 15, e al capitolo 11 al verso 24; nel Thesaurus Linguae Graecae alla voce "" si trovano riferimenti a Gregorio di Nissa, Atanasio di Alessandria, Giovanni Damasceno e all'Apocalisse di Giovanni. Nel XIX secolo esso è stato adottato per la prima volta dallo storico tedesco Johann Gustav Droysen per indicare la civiltà greca dopo Alessandro MagnoJohann Gustav Droysen, Geschichte des Hellenismus, Hamburg: Perthes, Vol. I 1836, Vol. II 1843.. Spesso viene riportato che il termine derivava da un'errata interpretazione del termine (hellēnistài) presente negli Atti degli Apostoli (). Droysen avrebbe ritenuto che tale vocabolo indicasse i Greci orientalizzati. Luciano Canfora ha però dimostrato che il Droysen, nel coniare il termine, non si basò su questa interpretazione, poiché non vi sono nelle sue opere riferimenti al brano in questione. La sua Storia dell'Ellenismo comunque permise di superare i pregiudizi neoclassicisti, aprendo la strada a una migliore comprensione di un'epoca che vide l'espansione del nuovo spirito greco in tutta l'ecumene e che lasciò una traccia indelebile per lo sviluppo dell'Occidente.

Il termine "ellenismo" ha alla fine prevalso «sull'altro di alessandrinismo (o periodo alessandrino), che ha lo svantaggio di presupporre per la cultura egizia di questo tempo un primato che essa non ebbe almeno in modo assoluto, e che le è attribuito in specie perché, grazie alla maggiore abbondanza delle fonti, essa è meglio ricostruibile».

Descrizione Datazione dell'ellenismo

L'età ellenistica si fa convenzionalmente iniziare con il 323 a.C., anno della morte di Alessandro Magno, e terminare con la morte dell'ultima sovrana ellenistica, Cleopatra d'Egitto, e con la conquista romana del Regno tolemaico d'Egitto (battaglia di Azio del 31 a.C.), che porta l'Oriente nell'orbita romana occidentale.

Se il periodo ellenistico viene però considerato come un fenomeno di internazionalizzazione della cultura greca, la precedente datazione può essere ampliata, segnandone il termine con l'anno 529 d.C., quando l'imperatore Giustiniano, nella sua campagna di persecuzione dei pagani, ordinò la chiusura dell'Accademia platonica.

Se si considera la cultura greca infatti non come semplice erudizione, ma come paideia, ossia educazione formativa dell'individuo, allora anche l'ultima fase della cultura romana è ellenistica, così come lo è lo stesso cristianesimo, che nei suoi rappresentanti più notevoli, da Pseudo-Dionigi l'Areopagita a Clemente Alessandrino, da Origene a Sant'Agostino, contiene elementi della cultura ellenistica,Guido Paduano, L'ellenismo. Da Alessandro Magno a Giustiniano. Antologia della letteratura greca, Bologna, Zanichelli, 1992, ISBN 88-08-15360-6. senza contare che in greco è scritto tutto il Nuovo Testamento. Si può dunque distinguere un ellenismo greco (323 – 31 a.C.) e un ellenismo romano (31 a.C. – 500 d.C. ca.).Alessandria e il mondo ellenistico-romano, in Nicola Bonacasa e Antonino Di Vita (a cura di), Studi in onore di Achille Adriani, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1992.

Storia, origine e caratteristiche

L'evento cruciale dell'avvento della nuova cultura ellenistica fu la crisi della polis, che non fu affatto improvvisa. L'esasperazione dei cittadini nei confronti delle interminabili guerre tra le città portò alla convinzione che la pace e l'unità potessero essere raggiunte solo attraverso l'intervento di un principe o di una personalità esterna alla tradizionale politica egemonica delle poleis, che aveva visto prima la contrapposizione tra Sparta e Atene e, infine, l'effimera egemonia tebana. Così, Filippo II di Macedonia riuscì a entrare nelle discordie tra le poleis greche e a imporre il proprio dominio personale.

Con le imprese di Alessandro, che seguì Filippo, cessarono tutte le libertà delle poleis greche. I successi del principe macedone furono visti però come il coronamento di un sogno: la grande vittoria della Grecia unita contro il popolo persiano. A rafforzare il sostegno verso Alessandro fu l'ambizione stessa del giovane condottiero, che intendeva varcare l'Ellesponto per conquistare il mondo e creare un regno universale, unito dalla cultura greca. La spedizione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) può, per importanza e conseguenze, essere considerata uno degli eventi epocali nella storia del mondo antico. La portata di quella che è stata chiamata 'rivoluzione alessandrina' fu talmente rilevante, per le implicazioni politiche e per i mutamenti culturali, da determinare la fine dell'era classica e l'inizio dell'era cosiddetta ellenistica.

Dopo la morte di Alessandro, ci fu un'accesa lotta fra i suoi successori, i diadochi ("successori" in greco). Nel 323 a.C. il generale Perdicca regge l'Impero in nome del figlio di Alessandro; Antipatro ottiene il controllo della Macedonia e della Grecia, mentre Antigono controlla la Frigia e la Lidia, Tolomeo l'Egitto e Lisimaco la Tracia.

Ma dopo la morte di Antipatro (319 a.C.) e l'assassinio dei familiari di Alessandro, cominciano le dispute; infatti Antigono condanna a morte Eumene di Cardia e mira a diventare unico signore ma gli altri non vogliono lasciare i loro domini, si arriva così alle guerre dei diadochi (322 a.C.-281 a.C.). La battaglia di Ipso decreta la sconfitta di Antigono e la creazione di quattro regni:, alla fine della quale, nel 281 a.C., il suo enorme impero fu smembrato in tre grandi regni: la dinastia tolemaica in Egitto; la dinastia seleucide in Siria, Mesopotamia e Persia; la dinastia antigonide in Macedonia e Grecia.

Dopo la battaglia di Corupedio, si formeranno i Regni di Macedonia, di Asia Anteriore e d'Egitto. Solamente nel 263 a.C. sorse il regno indipendente di Pergamo sotto la dinastia degli Attalidi. Infine nel 250 a.C. la Battria di Diodoto, prima una satrapia seleucide, si ribellò diventando un regno autonomo.

Questi nuovi stati esportarono la cultura e la lingua greca all'interno dei loro confini, per mezzo di flussi coloniali greco-macedoni. Al tempo stesso, tuttavia, i nuovi regni subirono influenze dalle culture indigene e ne adottarono le usanze quando necessario o vantaggioso. La cultura ellenistica rappresenta così una fusione dell'antichità greca con le culture asiatiche e medio-orientali, rompendo così con gli atteggiamenti precedenti nei confronti dei "barbari". Il mondo ellenistico fu infatti caratterizzato da un'ulteriore ondata di colonizzazione greca (distinta da quella arcaica, VIII-VI secolo a.C.), che portò alla fondazione di città greche in Asia e Africa. Queste nuove poleis erano composte da coloni greci provenienti da diverse regioni della grecità, e non come prima da una singola madrepatria.

Per lungo tempo l'ellenismo è stato considerato un periodo di transizione tra la magnificenza della Grecia classica e l'ascesa della potenza romana. Tuttavia, lo splendore di città come Alessandria, Antiochia e Pergamo, l'importanza della cooperazione economica, la fusione delle culture e il ruolo dominante della lingua greca e la sua diffusione, sono fattori che modificarono profondamente l'antico Medio Oriente; questo patrimonio culturale sarà poi assimilato nel mondo romano, dal quale «vennero stimoli culturali nuovi, improntati al realismo latino, i quali contribuirono in modo rilevante a creare e a diffondere il fenomeno dell'eclettismo»G. Reale, Il pensiero antico, Milano, Vita e Pensiero, 2001, pag. 254. anche nel pensiero greco.

In questo periodo, durato circa un secolo, fino all'inizio della conquista del mondo mediterraneo e orientale da parte degli eserciti romani, la civiltà ellenistica raggiunse il massimo sviluppo.

Società L'età ellenistica è caratterizzata da alcuni importanti fattori che trasformarono, anche in modo sostanziale, la cultura, l'economia, la società e le istituzioni politiche greche.

Se si immagina l'importanza che aveva assunto la polis all'interno della società e della storia greca, è facile anche immaginare quale profondo sconvolgimento la crisi delle città apportò a tutta la cultura ellenica. Tutto era stato definito in funzione della polis: l'economia, la struttura sociale, la libertà, la cultura, la religione, i valori morali, persino il rapporto fra gli individui con il mondo stesso. La polis cessa di essere un universo piccolo ma compiuto e autosufficiente. Politicamente la conseguenza più importante della rivoluzione alessandrina fu il cambiamento da un dominio politico della città-Stato a quello delle grandi monarchie, fortemente accentrate intorno alla figura divinizzata del sovrano. La trasformazione della compagine statale, in cui assumeva notevole rilievo la burocrazia, cui era concretamente affidata l'amministrazione dei regni ellenistici, fu accompagnata da una evoluzione economica e sociale. L'intensificazione del commercio tra i vari Stati e le regioni orientali, la rifioritura dell'artigianato e l'incremento demografico apportarono un benessere economico che favorì la crescita di nuovi agglomerati urbani. Città come Alessandria, Antiochia di Siria, Pergamo e Laodicea diventarono non solo centri di produzione e di largo consumo, veri e propri mercati finanziari, ma anche luoghi di diffusione di cultura. L'urbanesimo fu infatti un fenomeno tipico dell'età ellenistica, cui fece riscontro una progressiva accentuazione dei privilegi della città rispetto alla campagna, dove si andavano affermando i latifondisti.

Cultura ellenistica