La grammatica napoletana è l'insieme delle regole che governano l'uso delle parole, delle frasi e dei periodi nella lingua napoletana, diffuso in un vasto settore della Campania occidentale (ivi compresa la città di Napoli) e suddiviso in numerose varietà locali.
Presenta per molti aspetti delle somiglianze con le grammatiche delle altre lingue romanze, ma, contrariamente ad alcune di queste, non esiste un'accademia linguistica che codifichi quale sia la grammatica napoletana standard.
Il napoletano è una lingua flessa: per esempio, i sostantivi e i pronomi sono flessi nel genere (femminile, maschile e neutro) e nel numero (singolare e plurale), e i verbi si coniugano in base alla persona, al tempo e al modo.
Articoli In napoletano esistono articoli determinativi e indeterminativi; si flettono in base a genere e numero e concordano con i sostantivi che li seguono. L'articolo cambia a seconda che il suono successivo sia consonantico o vocalico. Maschile singolare Femminile singolare Neutro singolare Maschile plurale Femminile plurale Neutro plurale Determinativi 'o l' 'a l' 'o l' 'e ll' 'e ll' 'e ll' Indeterminativi nu n' na n' nu n' (cierte) (certe) (cierte)
Articoli determinativi
maschile singolare: o (davanti a parole che iniziano per suono consonantico: o sole), l' (davanti a parole che iniziano con un suono vocalico: l'amico). femminile singolare: a l' neutro singolare: o. L'articolo o provoca raddoppiamento fonosintattico nel sostantivo neutro che lo segue: "il ferro", o fierro, si pronuncia /offjerrə/. "Il pane", o pane, si pronuncia /oppanə/ l' maschile e neutro plurale: e ll' femminile plurale: e. L'articolo femminile plurale e provoca raddoppiamento fonosintattico nel sostantivo che segue: e femmene si pronuncia /effemmənə/. ll'
Articoli indeterminativi
maschile e neutro singolare: nu n' femminile singolare: na n'
Gli articoli indeterminativi plurali non esistono, e al loro posto si usano le forme plurali dell'aggettivo indefinito "cierto".
La distinzione tra l'articolo o maschile e l'articolo o neutro che provoca il raddoppiamento fotosintattico è nata nella genesi della lingua napoletana a partire dal latino. L'articolo o maschile deriva dal latino illum. Ad esempio l'espressione "il figlio" si sviluppa come "illum filium" → "lo figlio" → "o figlio". Invece l'articolo o neutro deriva dal latino illud. Ad esempio l'espressione 'il pane' si sviluppa come "illud panis" → "lud pane" → "lup pane" → "o ppane". In definitiva, la d del latino illud ha lasciato la sua impronta come una consonante doppia all'inizio del nome neutro.
Sostantivi
Pronuncia identica in genere e numero A seguito dell'indebolimento della vocale finale, molti sostantivi hanno una pronuncia identica nel singolare e nel plurale, e altri hanno una pronuncia identica nel maschile e nel femminile. Ad esempio, la parola guaglione (ragazzo) e la parola guagliona (ragazza) si pronunciano sempre /(ɡ)waˈʎːonə/.
Il genere e il numero del sostantivo si distingue grazie all'utilizzo del differente articolo, alla presenza o meno del rafforzamento sintattico, ed alla concordanza del verbo. Alcuni sostantivi hanno invece una forma distinta per il plurale, talvolta basata sulla mutazione della vocale tonica (per esempio 'o cartone diventa 'e cartune).
Mutazione della vocale tonica In alcuni sostantivi della lingua napoletana, la vocale tonica (accentata) varia e permette di distinguere il genere o il numero del sostantivo. Ad esempio, le parole guaglione (ragazzo/ragazza) e guagliune (ragazzi/ragazze) si pronunciano allo stesso modo se non per la vocale tonica che passa da o ad u nel plurale.
La mutazione della vocale tonica serve anche a distinguere il genere di diversi aggettivi o sostantivi, per esempio le parole sicco (secco, pronunciato [ˈsikkə]) e secca (secca, pronunciato [ˈsekkə]) la vocale finale si pronuncia alla stessa maniera, mentre la vocale tonica interna cambia e permette di distinguere il genere.
In linguistica, il fenomeno delle vocali interne nella flessione della parola è detto metafonia. L'utilizzo della metafonia nella lingua napoletana si traccia nella storia linguistica partendo dal latino volgare.
La desinenza -u(m) del latino si evolse nella vocale centrale ə senza lasciare traccia. Ad esempio in at. volgare: *rǔxum → *rǔxu(m) → russu → napoletano: russe (dove la "e" va letta come /ə/, timbro vocalico neutro)
Invece la desinenza latina del femminile -a(m) cadde lasciando una sua traccia all'interno della sillaba radicale, deviando il naturale sviluppo di -ǔ- tonico latino in -o-, così come si può evincere dall'esempio:
Femminile: lat. volgare: *rǔxam → *ruxa(m) → russa → rossa →napoletano: rosse (la "a" determina il passaggio di "u" a "o", apre dunque il timbro vocalico, dato che il suono [a] è una vocale aperta.)
In base alla stessa regola: masc. "nire", femm: "nere", "nero/a"(< lat. "ni(g)ru(m)", "ni(g)ra(m)"), masc. "gruosso", femm. "grossa", "grande", "grosso/a" (< lat. "gross(um)", "gross(am)").
Lo stesso fenomeno sta alla base della formazione di alcuni plurali, come dimostra l'esempio:
Singolare: lat. pisce(m) → napoletano: pesce
Plurale: lat. pisce (s) → napoletano: pisce (dove la "s" del plurale prima di cadere palatalizza la "e" della sillaba radicale e la trasforma in "i").
Della metafonia allo scopo di formare femminili e plurali fa uso ancora più frequente una delle varianti del napoletano, il dialetto casalese, laddove in certi casi il napoletano standard non se ne serve:
Napoletano: sing. " 'o cane", plur. " 'e cane" e Napoletano Casalese: sing. "u cane", plur. "i chene".
A scopo riassuntivo si illustra la seguente tabella, associando alla grafia la pronuncia secondo l'alfabeto fonetico internazionale. La vocale finale sia nel genere maschile che nel genere femminile ha un suono neutro /ǝ/. Bisogna notare che in parole come buono, grosso, e nuovo la vocale passa da chiusa ad aperta nel femminile. Ad esempio in buonə, la forma maschile di buono, la lettera o è chiusa, e lo si denota col simbolo [o] nell'alfabeto fonetico internazionale, mentre nel femminile bonə, la lettera o è aperta e lo si denota col simbolo [ɔ] dell'alfabeto fonetico internazionale. Lo stesso avviene in vecchio con la e che passa da chiusa ad aperta nel femminile. +maschilefemminilebuonobuono [ˈbwoːnə]bona [ˈbɔːnə]neroniro [ˈniːrə]nera [ˈneːrə]seccosicco [ˈsikkə]secca [ˈsekkə]nuovonuovo [ˈnwoːvə]nova [ˈnɔːvə]grossogruosso [ˈɡrwossə]grossa [ˈɡrɔːssə]santosanto [ˈsandə]santa [ˈsandə]vecchioviecchio [ˈvjekkjə]vecchia [ˈvɛkkjə]rossorusso [ˈruss(ə)]rossa [ˈross(ə)]
Genere neutro e raddoppiamento sintattico Esiste il genere neutro; lo ritroviamo ad esempio negli aggettivi dimostrativi, e nella diversità di regole del neutro rispetto agli altri due generi in caso di raddoppiamento sintattico. In virtù di esso, infatti, i sostantivi neutri raddoppiano davanti all'articolo determinativo la vocale iniziale al singolare, mentre al plurale torna ad essere pronunziata più debolmente (es.: 'o ffierro / 'e fierre). Ma non è l'unico caso di raddoppiamento sintattico in napoletano. Qui di seguito illustreremo i casi principali in cui esso è adoperato nella lingua: dopo l'articolo femminile plurale, laddove nel singolare è assente (es.: 'a caccavella / 'e ccaccavelle); dopo alcuni aggettivi, preposizioni, congiunzioni ed avverbi (come: nu, e, né, cocche, accussí, ogne, a, cu, pe, cchiù, tre, lloco, che); dopo il verbo essere, nelle forme so', sî ed è (ma NON nelle forme songo, enne e sonne); dopo il verbo puté, nelle forme può e pò); dopo il pronome personale complemento 'e, in tutti e tre i generi (es.: 'e bberive - li/le/li vedevi); dopo il pronome personale complemento 'o, solo quando ha genere neutro (es.: chello 'o bbedive - ciò lo vedevi / chillo guaglione 'o verive - quel ragazzo lo vedevi) alla terza persona singolare dell'indicativo passato prossimo, dopo l'ausiliare hê, in modo tale da distinguerla dalla seconda singolare, avente lo stesso ausiliare (es.: tu hê ditto / isso hê dditto). Dobbiamo poi ricordare anche che non tutte le consonanti raddoppiano regolarmente, in quanto alcune seguono raddoppiamenti particolari. Vediamo quali sono i casi: la r si raddoppia in dd (fenomeno opposto al classico rotacismo napoletano); la v antevocalica si raddoppia in bb.
Accusativo preposizionale Altro fenomeno grammaticale presente in napoletano ma assente in italiano è l'accusativo preposizionale, che consiste nell'introdurre il complemento oggetto con la preposizione dativale a, ma solo se ci si riferisce a cosa animata, analogalmente a quanto avviene in spagnolo e in sardo (es.: aggio visto a 'na nenna / aggio visto 'na machina).
Aggettivi
Aggettivi e pronomi dimostrativi In napoletano, come in toscano, esistono due dimostrativi diversi per indicare vicinanza o lontananza rispetto a chi parla o a chi scrive: "Chillo" (equivalente all'italiano "quello") e "Chisto" (equivalente all'italiano "questo"). Maschile singolare Femminile singolare Neutro Singolare Maschile plurale Femminile plurale Neutro plurale Chisto/'stu Chesta/'sta Chesto/'stu Chisti/'sti Cheste/'ste Chisti/'sti Chillo Chella Chello Chilli Chelle
Aggettivo possessivo L'aggettivo possessivo segue sempre il nome a cui si riferisce, per esempio 'o sole mio, e in alcuni casi si lega per enclisi a questo: ciò avviene con alcuni nomi di parentela al singolare quando il possessore sia di prima o seconda persona singolare, per esempio fràtemo, sòreta, ma 'o frate vuosto, 'a sora soja, etc.
Maschile / Neutro singolare Femminile singolare Maschile / Neutro plurale Femminile plurale mio (-mo) mia (-ma) mieje meje tuojo (-to) toja (-ta) tuoje toje suojo soja suoje soje nuosto nosta nuoste noste vuosto vosta vuoste voste lloro llora llore llore
Aggettivo possessivo e articoli indeterminativi Come in altre lingue romanze e non, gli aggettivi possessivi non possono essere preceduti da articoli indeterminativi. Pertanto, si ricorrerà al partitivo n'amico dô mio (de + 'o) o n'amico a me (francese un ami à moi, inglese a friend of mine, tedesco ein Freund von mir) per intendere un mio amico.
Preposizioni
Preposizioni semplici ed articolate
Preposizioni semplici 'O 'A 'E 'e d"o d"a d"e a ô â ê addu, da add"o, dô add"a, dâ add"e, dê 'a dinto* dint'ô (cont.: 'int'ô) dint'â (cont.: 'int'â) dint'ê (cont.: 'int'ê) cu c"o c"a ch"e 'ncopp'a 'ncopp'ô 'ncopp'â 'ncopp'ê pe p"o p"a p"e 'mmiez'a 'mmiez'ô 'mmiez'â 'mmiez'ê
La preposizione italiana "in", in napoletano, presenta due traduzioni: la prima è (a)dinto (letteralmente "dentro"); la seconda è la proclitica "'n-", che si aggiunge davanti alla parola cui si riferisce (es.: in terra = 'nterra; in cielo = 'ncielo) e che ammette anche alcune variazioni ortografiche (es.: in mano = 'mmano; in bocca = 'mmocca).
Pronomi
Pronomi personali persona/casonominativoaccusativodativocomitativo 1ª singolareio/i’mememico 2ª singolaretutetetico 3ª singolare maschileisso'oce (le)- 3ª singolare femminileessa'ace- 1ª pluralenuje/nuiecece- 2ª pluralevuje/vuieveve- 3ª pluralelloro'ece-
Fenomeni di crasi In napoletano, la crasi è sempre sovrascritta dall'accento circonflesso e si può osservare in diversi casi; vediamo quali: con alcune preposizioni articolate, dove l'articolo determinativo si fonde con la vocale di alcune preposizioni (vedi sopra); tra pronome personale complemento e l'ausiliare "avé" nella forma "he", il cui esito è sempre "hâ" (es.: he fatte = hai fatto / ha fatto; hâ fatte = lo/la/li hai fatto / lo/la/li ha fatto). Tale fenomeno avviene anche col verbo "avé 'a" nella forma "he'a", dove l'esito della crasi è sempre "hâ" (es.: he'a fà = devi fare ; hâ fà = lo/la/li devi fare).
Verbi Il verbo essere Segue la flessione del verbo essere.