La letteratura greca, espressione dell'antica Grecia e della sua lingua e cultura, è tra gli elementi fondanti dell'idea moderna di Occidente e di gran parte della cultura occidentale.

Essa è usualmente datata dalle prime forme letterarie, dell'VIII secolo a.C., al 529 d.C., anno in cui l'imperatore Giustiniano ordinò la chiusura della scuola neoplatonica di Atene..

La successiva letteratura in greco medievale è detta letteratura bizantina, mentre quella in greco moderno e contemporaneo letteratura greca moderna.

Età arcaica

Poesia

La letteratura greca - e, si può concordemente dire, quella occidentale - inizia con l'epica, fondata sull'oralità e sulle leggende tradizionali legate al primo grande evento che gli Elleni sentivano propriamente storico: la guerra di Troia. Omero e i poemi a lui attribuiti, Iliade e Odissea,La bibliografia su Omero è vastissima: se ne veda un breve saggio a cura di sono il culmine di un processo religioso e artistico sicuramente precedente, di non breve durata, intorno al quale, nei due secoli seguenti, si sarebbe sviluppato un complesso di poemi detti "ciclici":Su cui cfr.

Esiodo,Cfr., nella vasta bibliografia esiodea, la messa a punto di G. Arrighetti, Il poeta e la tradizione, in Esiodo, Opere, a cura di G. Arrighetti, Milano, Mondadori, 1998, pp. XII-LXVI e Id., Introduzioni, Note e Antologia critica, ivi, pp. 279-586. di poco successivo, costituisce una sorta di complemento all'epica omerica fondando una tradizione di sistemazione e, per così dire, "teologizzazione" del patrimonio mitologico relativo alle divinità del pantheon olimpico (nella Teogonia), alle stirpi elleniche (nel Catalogo delle donne), alla cultura contadina (ne Le opere e i giorni).

Del resto, la performatività, la pubblicità e la condivisione di valori nelle cerchie aristocratiche sono, si può affermare, il nucleo della liricaCfr. la rassegna critica in a partire dai poeti giambici (VII-VI secolo a.C.), ossia Archiloco, Semonide di Amorgo e Ipponatte, con la loro vena violentemente individualista e misogina. L'elegia arcaica, parallela e contemporanea al giambo, si esprime nei modi della parenesi guerresca, con Callino di Efeso e lo spartano Tirteo, o nella pensosa, a volte aspra, gnome di Solone, Mimnermo, Teognide, Focilide e Senofane.

Diverso, in una certa misura più ampio, il percorso della lirica monodica (VII-VI secolo a.C.),Cfr. che si esprime nella vitale area nell'Egeo, intorno alle isole come Lesbo, con poeti politici e simposiali come Alceo o Anacreonte di Teo, e nel tiaso femminile, con Saffo; il carattere privato, legato alle eterìe, dei tre monodici nell'area occidentale del mondo ellenico si traduce nella lirica corale (VII-VI secolo a.C.), distinguibile in un primo periodo di sperimentazione e fluidità del genere, con Alcmane di Sardi, Stesicoro di Imera ed Ibico di Reggio, seguito dalla melica tardo-arcaica (VI-V secolo a.C.) di Simonide, Pindaro e Bacchilide.

Filosofia

Tradizionalmente, gli studiosi riconducono l'origine della filosofia in occidente al pensiero greco arcaico, in particolare a una serie di influssi di tipo storico, economico, politico e sociale, che portano, verso il VII secolo, ad una vera e propria desacralizzazione dell'antica cosmogonia e teogonia di Omero ed Esiodo. Nel contempo, tuttavia, agisce fortemente la religiosità sotterranea dei misteri orfici ed eleusiniCfr. .

A quanto è dato ricostruire dai pochi frammenti pervenuti, i primi pensatori, come Anassimandro, si espressero in prosa, definendo il principio come un elemento non limitato e definito, a differenza degli altri quattro (fuoco, terra, aria, acqua)Cfr. Aristotele, Meteorologia, II, 359b, 6-11.. Tuttavia, la forma dominante di questi primi pensatori è quella in versi esametri, come in Parmenide, di cui restano ampi frammenti (circa la metà, secondo le stime, del poema) e in Empedocle, in due poemi distinti, Sulla natura e Purificazioni, di cui restano circa 500 versi (un decimo del totale), sufficienti, però, a darci l'immagine, specie nel secondo, di filosofi capaci di esprimere le asperità del pensiero in versi di ottima fattura stilistica e poetica.Cfr.

In altri autori contemporanei o di poco posteriori, come Eraclito e, soprattutto, Anassagora e Democrito, la forma letteraria più consona risulta nuovamente la prosa, la quale in Eraclito si ispira allo stile sentenzioso ed oracolare, concretizzandosi in lampi gnomici e immagini fortemente contrastive secondo la tendenza elitaria del filosofo, mentre in Anassagora e Democrito assume la forma del trattato semi-scientifico, almeno a giudicare dai pochi frammenti testuali. Si tratta di una rivoluzione letteraria che avrà forma compiuta nella retorica filosofica di autori come Protagora e Gorgia.

Età classica Poesia

In età classica, il fenomeno poetico più importante è rappresentato dal teatro,Cfr. tipicamente ateniese, legato alle locali feste dionisiache.

Sulle origini della tragedia greca,Su cui cfr. che hanno costituito sin dall'antichità un tema di ricerca e di dibattito, le informazioni sono lacunose. I primi nomi di autori tragici conosciuti sono il semileggendario Tespi, poi Cherilo e Frinico. A Tespi si deve l'introduzione di due parti poetiche a solo, rimaste invariate per molto tempo: il prologo, sezione introduttiva che contestualizza l'azione presentando eventuali antefatti e la rhesis, discorso informativo che presenta fatti extrascenici. Abbiamo notizie indirette su una cospicua produzione tragica dell'età classica, anche se la tradizione manoscritta ha conservato opere di soli tre autori: Eschilo, Sofocle ed Euripide.

La commedia greca anticaSu cui cfr. fiorì, poi, parallelamente alla tragedia, durante il V secolo a.C. e nei primi decenni del secolo successivo.

Antenati, per così dire, della commedia vengono considerati i canti fallici e le loro improvvisazioni: secondo le ipotesi aristoteliche, κωμωδία deriverebbe da κῶμoς, il festoso corteo dei seguaci di Dioniso. Se, dopo la morte di Sofocle ed Euripide, la tragedia sopravvive a stento con risultati discutibili, la commedia, invece, durerà per oltre un secolo, visto che le fonti antiche datano l'ingresso della commedia nei concorsi comici delle feste dionisiache dal 486 a.C. (il primo vincitore sarebbe stato Chionide), tanto da esser stata periodizzata, fin dall'antichità, in tre periodi: "antica", "di mezzo", "nuova".

Nella prima fra queste la vitalità fu data dall'aderenza alla vita del tempo, con parodie e riferimenti nominali ai politici ateniesi che dominavano la scena, come visibile dal suo principale esponente, nonché l'unico autore sopravvissuto, Aristofane, mentre altri autori di rilievo, pervenuti in frammenti, furono Cratino ed Eupoli. Ciò risulta più evidente nel periodo compreso tra l'ultima commedia di Aristofane (388 a.C.) e la fine dell'età classica, con la "commedia di mezzo" e quella "nuova": esse, aderendo alla progressiva marginalizzazione di Atene nella scena politica ellenica. proposero modelli di vicende avventurose o di evasione, spesso con parodie mitologiche della grande tragedia del secolo precedente e, infine, offrendo vicende quotidiane, legate alla sfera personale ed ai piccoli drammi privati di una città divenuta, lungo il IV secolo, una "cittadina di provincia". Di questo tipo di commedia restano vari frammenti, in gran parte trasmessi da Ateneo di Naucrati, nonché parti rilevanti, nei papiri, di Menandro.

Filosofia Dopo l'avvio della filosofia arcaica, la svolta del V secolo a.C. è data dalla riflessione etica di Socrate, del quale, tuttavia, sappiamo che non scrisse nulla: egli, tuttavia, diede l'impulso ad un ampio ventaglio di scuole - i cosiddetti "socratici minori" - e, soprattutto, alla riflessione di Platone, del quale restano tutte le opere.

L'opera platonica, infatti, consta di 34 dialoghi, 13 lettere (la VII è concordemente ritenuta genuina) e la celebre Apologia di Socrate: si tratta di un corpus eccellente, anche dal punto di vista letterario,Sulla scrittura nel dialogo platonico, cfr. E. A. Havelock, Cultura orale e civiltà della scrittura. Da Omero a Platone, Roma-Bari, Laterza, 1973. grazie alla capacità di Platone nel riprodurre, attraverso il dialogo, l'ambientazione e la psicologia dei personaggi che interagiscono con la persona loquens del filosofo (ossia Socrate) oltre che grazie ai celebri "miti", tramite i quali Platone dà vita ed immaginazione poetica a concetti altrimenti ardui, come la natura dell'eros nel Simposio, la natura dell'anima nel Fedro e il suo fato nella Repubblica.Cfr.

Il suo maggiore allievo, Aristotele, nonostante l'influenza fondamentale sulla cultura occidentale, è difficilmente giudicabile sotto il punto di vista letterario, in quanto di lui non ci sono giunte le opere (cosiddette "essoteriche") rivolte al lettore di cultura generale più solida ed esemplificate, con variazioni che saranno recepite soprattutto in Cicerone, sul dialogo platonico. Infatti il corpus aristotelico pervenuto è costituito da testi tecnici, redatti come lezioni o manuali all'interno del suo Liceo. Tuttavia, anche in queste opere emerge, a tratti, il periodare elegante per cui era celebre nell'antichità,Cfr. Quintiliano, X 1, 83. specie nelle premesse ai trattati e in certe vivide descrizioni, soprattutto nelle opere etiche, che ispireranno il suo allievo Teofrasto nella sapida descrizione di comportamenti morali dei Caratteri.

Storiografia

Il termine historìai veniva usato per indicare degli eventi accaduti nel passato; la sua radice era la medesima del verbo "idein", ossia 'vedere', e dunque si riferiva primariamente all'esperienza del testimone oculare. Obiettivo originario delle historìai era, dunque, il rilevamento dei dati veritieri che attengono alla realtà, come risulta da quello che è considerato il primo passo verso la storiografia, la logografia, un genere in prosa che mira a raccogliere e ordinare tutto il patrimonio mitico e leggendario del passato, creando una prima, embrionale, concezione di storia, con autori quali Ecateo di Mileto ed Ellanico di Lesbo.Un punto di riferimento sul genere è D. Musti, La storiografia greca. Guida storica e critica, Roma-Bari, Laterza, 1979.

Gli storiografi principali (propriamente detti) dell'età classica sono, comunque, Erodoto, Tucidide e Senofonte.

Erodoto introduce il concetto della storia come insieme di tutti gli eventi prodotti dall'agire umano che hanno una ripercussione nel presente; i filologi alessandrini hanno diviso la sua opera in nove libri intitolandola Storie, i cui primi cinque libri trattano di diverse civiltà, mentre negli altri quattro c'è la parte propriamente storica, dove viene affrontata la guerra degli Elleni contro la Persia. Non essendoci modelli storiografici prima di Erodoto, egli si sente legittimato ad attenersi ad un rigore, per così dire, "parziale": suo obiettivo era la verità dei fatti, ma non sempre verificava le sue fonti; ad ogni modo, accantona le leggende e cerca di fare delle ricerche personalmente. Nella sua storiografia è sempre presente la divinità come causa dell'agire umano.

Tucidide, diversamente da Erodoto, non vuole comporre un'opera per la recitazione, bensì vuole lasciare un "possesso eterno" per l'umanità. Il suo metodo di lavoro è più curato, la sua obiettività integerrima e nelle sue Storie (divise dai filologi alessandrini in otto libri) l'uomo è padrone del proprio destino e delle proprie azioni, senza menzionare la dimensione divina. Il suo progetto di precisione documentaria era rigidamente diviso cronologicamente, iniziando dagli antefatti della guerra del Peloponneso fino ad arrivare alla spedizione ateniese in Sicilia, per poi interrompersi bruscamente. Nelle Storie tucididee c'è sempre un retrogusto tragico: Tucidide non dà la certezza del successo all'uomo, alla natura umana è drammaticamente intrinseco il dramma dell'errore.