Palazzo Farnese è un palazzo storico di Piacenza. Posto in piazza Cittadella, ospita i musei civici della città nonché la sede provinciale dell'Archivio di Stato.

Fanno parte dei musei civici ospitati all'interno del palazzo diverse collezioni: una sezione medievale comprendente una serie di affreschi provenienti da chiese piacentine, il museo archeologico, ospitato nella cittadella Viscontea che conserva al suo interno il fegato etrusco, una raccolta di armi antiche riunite ai primi dell'Ottocento, una serie di carrozze donate nel 1948 da Silvestro Brondelli di Brondello, i fasti farnesiani, serie di opere realizzate per celebrare la famiglia Farnese e di cui rimane a Piacenza solo una parte del ciclo, il museo del Risorgimento, la pinacoteca, una serie di sculture e una collezione di vetri e ceramiche.

Storia Le origini Nella zona successivamente occupata dal palazzo, all'estremità settentrionale della città, non lontano dalla cinta muraria e dal corso del fiume Po, già dal 1373, periodo nel quale il dominio visconteo su Piacenza era minacciato dalle forze pontificie alleate con Amedeo VI di Savoia, le quali godevano anche del favore di buona parte della nobiltà piacentina, sorgeva un fortilizio, chiamato cittadella nuova oppure cittadella di Fodesta., voluto da Galeazzo II Visconti, duca di Milano e all'epoca signore della città, che era sorto in sostituzione di una costruzione preesistente, la cittadella vegia, in seguito completamente scomparsa e posta a nord della successiva tra il fiume Po e il canale portuale Fodesta. L'ubicazione della fortificazione consentiva il controllo dell'abitato ma, in caso di necessità, permetteva un agevole accesso al fiume Po e, da qui, a Milano, capitale del ducato visconteo. In origine, la cittadella viscontea era un forte dotato di 4 torri poste sugli angoli e difeso da un fossato. Sul fronte principale, orientato a sud, si trovava il mastio dotato di ponte e ponticello levatoi, mentre sugli altri lati erano presenti degli avancorpi facenti funzione di masti secondari, ognuno a protezione di un ingresso levatoio.

Nel 1404 la cittadella venne assediata dalle milizie di Ottobuono de' Terzi che, dopo aver conquistato la città per conto del duca di Milano Giovanni Maria Visconti, si era rifiutato di consegnare la città al sovrano, tuttavia, dopo due mesi di assedio, il Terzi fu costretto a ritirarsi. Nel 1447 la cittadella fu l'ultimo forte ad arrendersi al duca di Milano Francesco Sforza, dopo una resistenza guidata dal piacentino Alberto Scotti e dai condottieri veneti Taddeo Terzi e Gherardo Dandolo.

Al termine della dominazione milanese la cittadella, ormai spogliata di ogni utilità militare a seguito dell'avvento dell'artiglieria, venne adibita a sede dell'amministrazione della città; tra il 1525 e il 1545 essa fu sede dell'amministrazione papale fino a che, nel 1545, papa Paolo III, membro della famiglia Farnese, operò il distacco definitivo delle città di Piacenza e Parma dal ducato di Milano, erigendole in ducato autonomo sotto il comando del figlio Pierluigi Farnese.

Il nuovo duca scelse Piacenza come capitale del ducato e fissò la sua residenza all'interno della cittadella viscontea, avviando, al contempo, la realizzazione di un nuovo e più moderno castello nella zona sud-ovest della città, in una posizione strategica per permettere il controllo di eventuali attacchi provenienti dalla stretta di Stradella. L'inizio della costruzione del nuovo edificio fu una delle ragioni che portarono a compimento la congiura guidata dal conte Giovanni Anguissola, con l'appoggio del governatore di Milano Ferrante I Gonzaga e con la benevolenza dell'imperatore Carlo V, poiché egli e i suoi compagni ritenevano più agevole colpire il duca all'interno della vecchia cittadella piuttosto che nel nuovo castello, una volta completata la sua edificazione. Il 10 settembre 1547, all'interno della cittadella, il duca Pierluigi Farnese venne, quindi, ferito a colpi di pugnale e, poi, ucciso con il taglio della gola da parte dell'Anguissola. A seguito dell'uccisione, il corpo del Farnese venne lanciato al di fuori del palazzo. La finestra da cui venne gettato il cadavere del duca, posta sul lato occidentale dell'edificio, venne, in seguito, murata..

Progettazione e sviluppo Nonostante l'esito della congiura, il figlio di Pierluigi, Ottavio Farnese, riuscì a mantenere il titolo ducale e, divenendo anche stretto alleato dell'imperatore: egli si fece restituire il controllo di Piacenza e ottenne la mano di Margherita d'Austria, figlia naturale dello stesso Carlo V. Mentre il duca spostò la capitale nella città di Parma, andandovi a risiedere, la duchessa Margherita decise di porre la propria residenza a Piacenza. Venuta meno l'esigenza di erigere un edificio con funzioni prettamente militari, venne iniziata la costruzione di un nuovo palazzo, fortemente voluto da Margherita, nell'area della cittadella, con lo scopo di cancellare l'edificio in cui aveva trovato la morte Pierluigi, ma anche per ribadire il dominio della famiglia Farnese sulla città e evidenziarne il potere.

La progettazione del nuovo edificio venne affidata, nel 1558, all'architetto urbinate Francesco Paciotto, secondo le cui testimonianze il disegno del progetto del palazzo venne redatto direttamente seguendo le direttive della duchessa Margherita.. Il progetto elaborato dal Paciotto prevedeva il riutilizzo delle fondamenta della cittadella viscontea; fu proprio la difficoltà del recupero delle fondamenta originarie, unita ad un periodo di assenza dell'architetto, che convinse la famiglia Farnese ad affidarsi ad un altro architetto: Jacopo Barozzi, detto il Vignola, il quale aveva già lavorato per conto della famiglia durante l'edificazione della villa di Caprarola. Il progetto venne redatto nel 1561: abbandonata l'idea di un recupero di alcune delle strutture già presenti, prevedeva un ampio cortile centrale attorniato da quattro ali, senza una vera e propria facciata principale. Il gran numero di finestre presenti su tutti e quattro i lati costituiva un segnale riguardo alla quantità e grandiosità degli interni; infine, sul lato del cortile situato di fronte all'ingresso era prevista la realizzazione di un teatro all'aperto. Il progetto del palazzo prevedeva anche un radicale riordino della zona circostante, con l'abbattimento di diversi edifici in modo da rendere visibile il palazzo dalla centrale piazza Cavalli.

La cappella ducale, posta al primo piano sull'ala meridionale dell'edificio, originariamente non prevista nel progetto vignolesco, venne realizzata negli ultimi anni del XVII secolo e realizzata dall'ingegnere Lattanzio Papio oppure da Bernardino Panizzari, detto il Caramosino, pur con la presenza di alcuni attributi riconducibili allo stile del Vignola.

I lavori di costruzione, interrotti una prima volta dopo l'abbandono della città da parte della duchessa Margherita, vennero ripresi nel 1589 e portati avanti fino al 1602, anche grazie al contributo della comunità piacentina, sotto la direzione del figlio del Vignola, Giacinto., quando, a causa della mancanza di fondi a disposizione, vennero interrotti; in quel momento era stata realizzata circa la metà delle opere previste dal progetto del Vignola. Tra gli elementi non ancora realizzati spiccavano molte delle decorazioni.

Nonostante le ristrettezze economiche, nei due secoli successivi furono apportate diverse variazioni e aggiunte al palazzo, pur senza riprendere la costruzione della metà dell'edificio mancante. Nella seconda metà del XVII secolo il duca Ranuccio II Farnese, che era solito spostare tutti gli anni la sua corte all'interno del palazzo per un periodo di uno o due mesi, fece realizzare una serie di decorazioni all'interno del palazzo, primo fra tutti l'appartamento dorato, occupato dalla moglie Maria d'Este, che venne affrescato dal pittore bolognese Andrea Seghizzi. In seguito vennero eseguite decorazioni a stucco nell'appartamento del duca, posto al piano terra dell'edificio; all'interno delle cornici stuccate poste nell'appartamento furono inseriti i dipinti dei fasti di Alessandro Farnese realizzati dal pittore Giovanni Evangelista Draghi. Un altro ciclo, dedicato a papa Paolo III, venne invece commissionato a Sebastiano Ricci..

Il declino Nel 1731, con la morte dell'ultimo duca Antonio, la linea maschile della famiglia Farnese si estinse: i diritti successorii al trono del ducato passarono a Carlo di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, a sua volta figlia di Odoardo II Farnese, fratello di Antonio. A seguito della guerra di successione polacca, Carlo di Borbone ottenne nel 1734 il trono del regno delle due Sicilie: nel suo trasferimento a Napoli il duca prelevò dalle residenze della famiglia Farnese poste nel ducato gran parte degli arredi, tra cui dipinti, sculture, arazzi, mobili e tappezzerie, che furono spostate a Napoli, in gran parte nella reggia di Capodimonte; di tutto quanto presente all'interno del palazzo rimasero a Piacenza solo alcuni stucchi e affreschi non trasportabili.

Quando, nel 1748, a seguito del trattato di Aquisgrana il trono ducale tornò alla famiglia Borbone, nella persona di Filippo, fratello minore di Carlo, una piccola parte del mobilio di palazzo venne restituita, lasciando, però, a Napoli la maggior parte del materiale che era stato spostato. Durante il dominio della famiglia Borbone, il palazzo venne sostanzialmente abbandonato, con la famiglia ducale che prese la decisione di utilizzare, quando aveva necessità di sostare a Piacenza, un appartamento riadattato situato all'interno della cittadella viscontea.

Durante l'occupazione napoleonica, il palazzo fu occupato dai soldati francesi. Nel 1803, a pochi mesi di distanza dalla morte del duca Ferdinando, il palazzo venne spoliato con l'invio in Francia di tutte le decorazioni marmoree, degli stucchi, delle porte, delle dorature, nonché di elementi di minor pregio come le tegole.. Nel 1813 venne adibito a carcere, poi, con il ritorno dei Borbone a seguito della restaurazione, la proprietà del palazzo venne divisa tra il comune di Piacenza, che ne adibì una piccola parte a caserma, e il governo ducale che nel 1822 lo cedette agli austriaci, riservandosi solo la proprietà della cittadella viscontea.. In seguito, divenuto di proprietà demaniale, al termine della seconda guerra mondiale, venne adibito a rifugio per gli sfollati a seguito dei bombardamenti.

Il recupero

Nel 1965 venne costituito l'Ente per il Restauro e l'Utilizzazione di Palazzo Farnese, su iniziativa del commendator Carlo Graviani, all'epoca presidente dell'ente provinciale del turismo. Il nuovo ente, tra i cui soci fondatori erano presenti il comune di Piacenza, la provincia e la camera di commercio, ebbe, fin da subito, l'obiettivo del recupero del palazzo. La presidenza dell'ente fu assunta dal senatore Alberto Spigaroli.

Tra il 1972 e il 1976, grazie all'ottenimento di finanziamenti statali, furono avviati i primi restauri del palazzo che consistettero nel rifacimento delle coperture e degli intonaci di tutti i piani fuori terra, nonché nella pulitura di stucchi e affreschi e nel restauro della pavimentazione. All'esterno i cortili e le pareti furono ripuliti dagli arbusti che vi crescevano, e restaurati. Nel 1976 l'uso dell'edificio fu concesso al comune di Piacenza con la prospettiva di adibirlo a sede dei musei civici. Nel 1977 venne aperta, al secondo piano, la sede provinciale dell'Archivio di Stato.