Lasino selvatico asiatico (Equus hemionus ), noto anche come onagro, è un membro della famiglia degli Equidi. Pur somigliando esternamente all'asino selvatico africano (Equus africanus), il progenitore degli asini domestici, presenta anche numerose caratteristiche in comune con il cavallo. Per questo motivo, in tedesco è talvolta chiamato Halbesel («semi-asino») o Pferdeesel («asino-cavallo»). È conosciuto anche con numerose denominazioni regionali, tra cui khur e kulan (si veda la sezione sulla tassonomia).
L'asino selvatico asiatico abita regioni aride, semidesertiche e steppose dell'Asia occidentale, centrale e settentrionale, nutrendosi principalmente di erbe coriacee. La sua struttura sociale è ritenuta molto complessa, sebbene la specie non sia stata ancora oggetto di studi approfonditi. Nel complesso, è considerata una specie a rischio di estinzione.
Descrizione Aspetto
Con una lunghezza testa-tronco che supera i 200 cm, cui si aggiunge una coda di circa 40 cm, un'altezza al garrese compresa tra 97 e 138 cm e un peso tra i 200 e i 260 kg, l'asino selvatico asiatico risulta leggermente più grande di un asino domestico medio. Il dimorfismo sessuale è solo debolmente pronunciato. In generale, si tratta di un animale slanciato, dalle lunghe zampe, ciascuna terminante in un ampio zoccolo, più grande di quello dell'asino selvatico africano (Equus africanus).
Come in tutte le zebre e negli altri asini, le caratteristiche «castagne», piccole placche cornee marroni simili a callosità, sono presenti solo sulle zampe anteriori, a differenza dei cavalli selvatici, nei quali compaiono anche su quelle posteriori. Le orecchie sono più lunghe rispetto a quelle degli asini domestici, mentre la criniera e il ciuffo terminale della coda sono meno sviluppati. Tipica degli asini è invece la zona bianca all'estremità del muso, presente anche in questa specie.
La colorazione e la lunghezza del mantello variano in base alle stagioni. Nel periodo estivo, il manto è corto e presenta tonalità che, sulle parti superiori del corpo, possono variare dal grigio al giallo pallido, fino all'ocra o al rosso-brunastro; le parti inferiori, la gola e le zampe sono invece bianche o color crema. Le diverse sottospecie si distinguono per l'intensità dei colori del mantello. La transizione cromatica sui fianchi, in tutte le forme, segue un andamento arcuato, simile a una falce di luna, che si solleva in parte sui lati, differenziandosi nettamente dalla tipica linea a forma di «M» dei cavalli selvatici, i quali presentano anche zampe generalmente più scure.
Il mantello invernale, più lungo, è solitamente anche più scuro. La linea dorsale di colore marrone scuro che corre lungo la spina dorsale misura 60-80 mm in larghezza durante l'estate e 70-90 mm in inverno; spesso è bordata da aree di tonalità più chiara. Il motivo a strisce orizzontali sulle zampe, tipico dell'asino selvatico africano, è invece raramente presente nella specie asiatica.
Cranio e dentatura
Il cranio dell'asino selvatico asiatico misura tra i 42 e i 52 cm ed è molto simile a quello del kiang (Equus kiang), con il caratteristico muso corto. La linea frontale è relativamente diritta, l'osso occipitale è stretto, verticale e si estende appena oltre le superfici articolari (condili) dove si inserisce la prima vertebra cervicale. L'osso nasale può raggiungere una lunghezza di 22 cm e presenta una leggera curvatura nella sua parte anteriore. La cavità nasale, compresa tra le ossa nasale, premascellare e la mascella superiore, risulta relativamente ampia. L'orbita oculare può essere molto infossata nel cranio, ma si trova sempre dietro l'ultimo molare.
La mandibola, robusta, può raggiungere i 42 cm di lunghezza; di conseguenza, l'osso mascellare può arrivare a una larghezza di 5 cm. Le articolazioni mandibolari risultano particolarmente forti. La formula dentaria degli esemplari adulti è: .
Gli incisivi sono molto larghi e, nella mascella superiore, risultano marcatamente più inclinati in avanti rispetto a quelli del kiang. Il canino è solitamente piccolo. Il diastema, ossia la spazio tra la dentatura anteriore e quella posteriore, può raggiungere gli 8,6 cm di larghezza. I premolari presentano una struttura simile a quella dei molari, risultando quindi chiaramente molarizzati; talvolta, il primo premolare è rudimentale (cosiddetto dente di lupo). In generale, le corone dei molari contengono una notevole quantità di cemento e mostrano strisce di smalto marcatamente ritorte.
Sulla superficie masticatoria dei molari inferiori, lo smalto si estende tra le due prominenze chiamate metaconide e metastilide, situate sul lato linguale della zona posteriore del dente, formando un disegno che appare in parte a forma di «V», ma soprattutto, e più chiaramente, a forma di «U».
Sensi e vocalizzazioni Come negli altri equidi, la comunicazione tra gli asini selvatici asiatici avviene principalmente per via olfattiva, attraverso le secrezioni prodotte da specifiche ghiandole. Tuttavia, questi animali possiedono anche un'acuta vista e un udito ben sviluppato. In presenza di potenziali predatori, tendono a fuggire rapidamente, allontanandosi anche per distanze di circa 2 chilometri. Al momento, non sono stati condotti studi approfonditi sulle vocalizzazioni di questa specie.
Distribuzione e habitat
L'areale originario dell'asino selvatico asiatico si estendeva dalla regione mediterranea dell'Asia occidentale, attraverso la Transcaucasia e l'Asia centrale, fino alle zone occidentali dell'Asia meridionale e a quelle meridionali dell'Asia settentrionale. Oggi questo areale risulta fortemente frammentato, tanto che la specie è ormai confinata a singole aree della Mongolia, del Turkmenistan, del Kazakistan, dell'India, dell'Iran, dell'Ucraina e dell'Arabia Saudita. L'emione popola principalmente il deserto del Gobi, mentre il khur è tipico del Rann di Kutch. Le popolazioni più numerose di kulan si trovano nella riserva naturale di Badkhyz e nella riserva di Andassay, mentre l'onagro è ancora ben rappresentato nel parco nazionale di Touran e nell'area di Bahram-e-Goor.
L'asino selvatico asiatico abita ambienti aridi, come semideserti, steppe, steppe montane e, in alcuni casi, veri e propri deserti. Questi habitat estremi, che possono raggiungere i metri di altitudine, sono caratterizzati da temperature estive elevate (fino a 40 °C), inverni molto rigidi (fino a -35 °C) e precipitazioni annue estremamente scarse, talvolta inferiori ai 100 mm. Inoltre, la vegetazione risulta ovunque molto rada. Nella parte occidentale del suo areale storico, l'asino selvatico asiatico condivideva un tempo l'habitat con l'asino selvatico africano, pur preferendo le aree a quote inferiori. Oggi, tuttavia, entrambe le specie sono estinte in natura in quella regione. A est, invece, l'areale dell'asino selvatico asiatico si sovrappone parzialmente a quello del cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii).
Biologia Comportamento territoriale
La struttura sociale degli asini selvatici asiatici è estremamente varia. Le sottospecie settentrionali, come l'emione del deserto del Gobi e il kulan dell'Asia centrale, tendono a formare branchi composti da uno stallone dominante e da diverse femmine con i rispettivi puledri, occupando ampi territori vitali (home range). L'estensione di questi territori può variare considerevolmente in base alle stagioni, oscillando tra i e i , risultando più ridotta in estate e più ampia in inverno. In alcune circostanze, soprattutto in presenza di fonti d'acqua o di abbondanti risorse alimentari, si possono formare grandi aggregazioni temporanee che arrivano a comprendere fino a 450 esemplari. Tuttavia, trattandosi di raggruppamenti effimeri che si dissolvono nel giro di un solo giorno, non sembrano esistere strutture gerarchiche al loro interno. In inverno si osservano anche la formazione di «gruppi di scapoli», costituiti da giovani maschi, fenomeno noto anche tra i cavalli selvatici e le zebre delle steppe (Equus quagga) e di montagna (Equus zebra). Occasionalmente, si possono formare territori temporanei che vengono difesi in modo aggressivo dagli individui che li occupano.
Le sottospecie meridionali, come il khur e l'onagro, adottano invece uno stile di vita marcatamente territoriale, con territori che si sovrappongono parzialmente. Gli stalloni dominanti occupano aree che possono raggiungere i 9 km², ma in alcuni casi anche superfici sensibilmente maggiori. Tali territori comprendono aree di pascolo, zone di riposo e fonti d'acqua, sia permanenti che stagionali. Gli abbeveratoi si trovano di norma lungo i margini del territorio e non al suo centro. I percorsi utilizzati frequentemente sono marcati con feci e urina, spesso sempre negli stessi punti. Le femmine con i loro puledri talvolta si riuniscono in piccoli gruppi, che pascolano in aree di circa 20 km², spesso sovrapposte a quelle occupate da altri gruppi e da stalloni residenti. Un comportamento analogo è stato riscontrato nella zebra di Grévy (Equus grevyi) e nell'asino selvatico africano.
Questa eterogeneità nei modelli comportamentali delle diverse popolazioni di asino selvatico asiatico non è ancora pienamente compresa. È possibile che fattori ambientali, climatici o la pressione predatoria abbiano un ruolo determinante. Nell'areale di khur e onagro, ad esempio, i grandi predatori sono pressoché assenti, e ciò potrebbe aver permesso il mantenimento di uno stile di vita territoriale, probabilmente più vicino alla condizione originaria. Al contrario, kulan ed emioni sono soggetti a frequenti predazioni da parte dei lupi, circostanza che potrebbe aver favorito l'evoluzione di una struttura sociale di tipo gregario, nella quale i gruppi stabili aumentano le probabilità di sopravvivenza. In questi contesti, lo stallone svolge anche una funzione attiva nella difesa della mandria.
Alimentazione Esistono pochi studi dettagliati sulla dieta dell'asino selvatico asiatico; in generale, tuttavia, si può affermare che i suoi molari, a corona alta e caratterizzati da una notevole quantità di cemento, sono adattati alla masticazione di sostanze vegetali dure e ricche di silice, tipiche del pascolo (grazing). Le popolazioni del Gobi prediligono le specie del genere Stipa, abbondanti nelle steppe in cui vivono (le cosiddette steppe a Stipa), ma consumano anche gramigna, erbe del genere Achnatherum, cannucce di palude e giunchi. Nella dieta sono inoltre documentate altre piante come Artemisia, Anabasis, Salsola, Saxaul e Caragana.
In alcune regioni, anche Allium (porro selvatico), Zygophyllum e tamerici rappresentano una parte significativa della dieta. Le popolazioni più meridionali si nutrono inoltre di Pennisetum glaucum (miglio indiano), Sporobolus, Eragrostis ed erbe del genere Dicanthium. Tuttavia, durante la stagione secca, quando le erbe appassiscono, l'asino selvatico si rivolge anche a piante legnose, utilizzando gli zoccoli per rompere la corteccia e raggiungere i tessuti interni più ricchi d'acqua. In alcuni casi, è stato osservato nutrirsi di baccelli contenenti semi.
Data l'estrema aridità degli ambienti che popola, l'asino selvatico asiatico necessita di fonti d'acqua costantemente accessibili, preferibilmente situate a non più di 10-15 km di distanza. Tuttavia, in condizioni critiche, può percorrere anche 30 km per raggiungere punti d'acqua. In assenza di sorgenti superficiali, è in grado di scavare nel terreno buche profonde fino a 60 cm per accedere all'umidità del sottosuolo. Durante l'inverno, ricorre anche all'ingestione di neve per soddisfare il proprio fabbisogno idrico.
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