Il montanismo, o catafrigismo (dalla Frigia, regione dell'Anatolia di cui era originario), fu un movimento religioso risalente alle origini del cristianesimo (II secolo). Il nome deriva da quello del suo fondatore Montano, forse un ex-sacerdote della dea Cibele, che sosteneva di parlare in nome dello Spirito Santo e di avere visioni profetiche su vari ambiti della fede, con prevalenza sul ritorno di Cristo. In un primo tempo, i montanisti furono conosciuti come frigiani, o quelli tra i frigiani (oi kata Phrygas), poi con il nome di pepuziani, montanisti e catafrigiani.
Il montanismo si diffuse dapprima in Frigia e nelle zone vicine, e si espanse poi rapidamente in tutto l'Impero romano, in un periodo in cui il cristianesimo era generalmente tollerato o legale. Nonostante la prevalenza della corrente ortodossa del cristianesimo, che aveva «bollato» il montanismo come un'eresia nonostante lo avesse inizialmente approvato, questo movimento sopravvisse in zone isolate fino all'VIII secolo.
Il più noto montanista fu Tertulliano. Il montanismo fu condannato dai decreti imperiali di Costantino il Grande, nel Concilio di Costantinopoli del 381, dal Sinodo Trullano del 692 e da Leone Isaurico nel 722.
Le profetesse Massimilla e Priscilla iniziarono la predicazione assieme a Montano nel 156 (o 157). Sia Priscilla che Massimilia erano oggetto di estasi, che rafforzavano la loro predicazione e che furono alla base del contenuto profetico principale e alcuni degli oracoli del movimento. I vescovi della regione, come Zotico di Cumana e Giuliano d'Apamea, furono talmente preoccupati da queste estasi che, dopo la morte di Montano, tentarono senza successo di esorcizzare Massimilla a Pepuza, ma furono fermati da un certo Temisone.Eusebio, V, XVI, 17; XVIII, 12. Questo personaggio veniva definito confessore ma, secondo Eusebio di Cesarea, si era comprato l'appellativo. Quando infine Massimilla fu scomunicata esclamò: «Come un lupo (ovvero un falso profeta – Matteo 7,15) sono tenuto lontano dalle pecore, ma io non sono un lupo: sono parola, spirito, potenza».Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, V, 16. Massimilla morì nel 179. Il suo ultimo atto fu quello di profetizzare l'imminente Parusia, predicata anche dagli apostoli. Nonostante l'inesattezza di questa profezia, il movimento montanista continuò a godere di molta popolarità per molti secoli. Priscilla continuò a dirigere il gruppo all'inizio del III secolo, assieme alla profetessa Quintilla.
Il montanismo dopo la morte dei suoi fondatori Nonostante la persecuzione dell'imperatore Settimio Severo (173-211) del 193 il montanismo continuò a diffondersi in Asia Minore, Tracia, Africa proconsolare (Cartagine), Gallia (Lione) e nella stessa Roma, dove diventarono famose le scuole montaniste di Eschine e Proclo. Neanche la condanna ufficiale (202) da parte del papa Zefirino fermò il movimento; secondo Tertulliano il papa Eleuterio era incline ad approvare le nuove profezie, ma fu dissuaso da Prassea. Il difensore più agguerrito delle idee montaniste a Roma era Proclo, molto stimato da Tertulliano stesso.
Egli fu protagonista di una disputa con un certo Gaio alla presenza del papa Zefirino (forse intorno al 202-3). Dato che Gaio sosteneva le posizioni della Chiesa, Eusebio lo definiva Ecclesiastico,II, XXV, 6 ma, allo stesso tempo, si dilettava nell'evidenziare la parte della disquisizione in cui Gaio negava che Giovanni fosse l'autore dell'Apocalisse, opera che attribuiva a Cerinto. Gaio, tuttavia, era il meno ortodosso dei due, dato che sappiamo dal commentario sull'Apocalisse di Dioniso bar Salibi, uno scrittore siriaco del XII secolo, che rifiutava sia il Vangelo sia le Epistole di Giovanni, e attribuiva tutte queste opere a Cerinto. Fu proprio contro Gaio che Ippolito di Roma scrisse le sue Tesi contro Gaio e la Difesa del Vangelo e dell'Apocalisse di Giovanni (se questi non sono due titoli per la stessa opera). Epifanio di Salamina trasse spunto da queste opere per la sua cinquantunesima eresia (Filastrio, Haereses LX), e poiché tale eresia non aveva alcun nome, inventò quello di Alogi, intendendo fin dall'inizio «irragionevoli» e «coloro che rifiutano il Logos». Da questa disputa si può dedurre che Gaio fu portato a rifiutare il Vangelo secondo Giovanni dalla sua opposizione a Proclo, che insegnavaPseudo Tertulliano, Adversus Omnes Haereses VII,2 (CSEL 2, p. 1409) che «lo Spirito Santo era negli Apostoli, ma non c'era il Paraclito. Il Paraclito rivelò attraverso Montano più di ciò che Cristo aveva rivelato nel Vangelo, e non solo più, ma anche meglio e cose più grandiose»; pertanto la promessa del ParaclitoGiovanni 14:16 non era per gli Apostoli ma per i loro successori. In base a questi fatti, la vecchia nozione che gli Alogi fossero una setta asiatica non è più sostenibile; essi erano Gaio e i suoi seguaci romani, se mai ne ebbe. Ma Gaio evidentemente non si azzardò a rifiutare il Vangelo secondo Giovanni nella sua disputa di fronte a Zefferino, il racconto della quale era noto sia a Dionisio di Alessandria che a Eusebio.Eusebio, III, XX, 1, 4.
In ogni caso il montanismo continuò a diffondersi per tutto il III e IV secolo. Il più famoso sostenitore dei montanisti fu senza dubbio Tertulliano, una volta campione dell'ortodossia, che descrisse nel De pallio la sua conversione, avvenuta poco dopo essere venuto a conoscenza degli insegnamenti montanisti (circa 202-203). I suoi scritti da questa data in poi diventarono sempre più polemici nei confronti della Chiesa cattolica dalla quale si distaccò definitivamente intorno al 207. Il suo primo scritto montanista fu una difesa della nuova profezia in sei libri, De Ecstasi, probabilmente scritto in greco; a questi aggiunse poi un settimo libro in replica ad Apollonio. Il lavoro è andato perduto, ma una frase preservata da Praedestinatus (XXVI) è degna di nota: «In questo solo noi differiamo: nel fatto che rifiutiamo il secondo matrimonio, e che non rifiutiamo la profezia di Montano sul futuro giudizio». Tertulliano considerava legge assoluta le raccomandazioni di Montano di evitare secondi matrimoni e non scappare dalle persecuzioni. Negava, inoltre, la possibilità del perdono dei peccati da parte della Chiesa; insisteva sui digiuni e le astinenze di recente istituiti. Secondo lo scrittore, la Chiesa cattolica era formata da ingordi e adulteri che odiavano digiunare e amavano risposarsi e vivere nell'adulterio. Tertulliano non fece alcun pellegrinaggio a Pepuza, ma parlava di essere presente in spirito alle celebrazioni montaniste in Asia Minore.
Tertulliano morì verso il 223, o non molto dopo; un gruppo di tertullianisti gli sopravvisse e i rimanenti si riconciliarono con gli ortodossi grazie ad Agostino d'Ippona.Haereses, LXXXVI.
Il movimento si espanse fino al IV secolo, quando iniziò il suo declino a causa del favore goduto dalla Chiesa ortodossa presso l'imperatore Costantino I, per arrivare al Concilio di Costantinopoli del 381 in cui esso venne dichiarato eretico.
L'autore anonimo del Praedestinatusv.1 c.86 Tertullian : Praedestinatus narrava che intorno al 392–394 una matrona africana, Ottaviana, moglie di Esperio, un favorito del magister militum Arbogaste, e l'usurpatore Eugenio, portarono a Roma un predicatore tertullianista che delirava come se fosse indemoniato. Qui operò molte conversioni e, grazie al fatto che i martiri a cui era dedicata erano stati montanisti, ottenne per la sua congregazione l'uso della chiesa dei Santi Processo e Martiniano sulla Via Aurelia. Fu però costretto a fuggire dopo la vittoria di Teodosio I. Di lui e di Ottaviana non si seppe più nulla.
In seguito Epifanio di Salamina distinse una setta di montanisti con il nome di pepuziani o quintilliani (chiamava Priscilla anche Quintilla). Riguardo costoro narrava che avevano degli sciocchi detti in cui ringraziavano Eva per avere mangiato dell'Albero della conoscenza del bene e del male, che dormivano a Pepuza per vedere Cristo come aveva fatto Priscilla e che spesso entravano nella loro chiesa sette vergini munite di lampade e vestite di bianco, per profetizzare ai fedeli, che con la loro eccitazione spingevano fino al pianto. Raccontava anche che questi eretici avevano donne per vescovi e preti, in onore di Eva. Costoro venivano chiamati anche «artotiriti», perché il loro sacramento consisteva di pane e formaggio. Praedestinatus affermava che i pepuziani non differivano realmente dagli altri montanisti, ma disprezzavano tutti coloro che non dimoravano nella «Nuova Gerusalemme». Nell'antichità circolava una storia secondo la quale i montanisti (o almeno i pepuziani) durante una particolare festa prendevano un bambino e gli conficcavano nel corpo degli spilli di ottone. Usavano poi il sangue che ne fuoriusciva per impastare il pane per l'eucaristia. Se il bambino moriva veniva considerato come un martire; se viveva come un alto prelato. Questa storia senza dubbio era una pura invenzione, e fu negata specialmente nel De Ecstasi di Tertulliano. Un altro nomignolo assurdo con cui veniva indicata la setta era Tascodrugitoe, dalle parole frigiane che significavano piolo e naso, perché si diceva che quando pregavano infilassero il loro indice nel naso «per apparire contriti e pii».Epifanio, Haereses, XLVIII, 14.
È interessante leggere anche il resoconto delle dottrine montaniste di Girolamo, scritto nel 384 come credeva fossero ai suoi tempi.Girolamo, Epistolae, XLI. Li descriveva come sabelliani per le loro idee sulla Trinità, diceva che vietavano il secondo matrimonio e che osservavano tre Quaresime «come se avessero sofferto tre Salvatori». Nella gerarchia, sopra i vescovi avevano dei Cenones e, sopra questi, dei patriarchi che risiedevano a Pepuza. Chiudevano la porta della Chiesa a pressoché tutti i peccati. Dicevano, inoltre, che Dio, non essendo stato capace di salvare il mondo attraverso Mosè e i Profeti, si incarnò nella Vergine Maria, e in Cristo, suo figlio, predicò e morì per gli uomini. E poiché non poté portare a termine la salvezza del mondo con questo secondo metodo lo Spirito Santo discese su Montano, Prisca e Massimilla, dando loro la pienezza che Paolo di Tarso non ebbe mai.Prima lettera ai Corinzi 13:9. Girolamo rifiutava di credere alla storia del sangue del bambino, ma il suo racconto era già esagerato rispetto a quello che ammettevano gli stessi montanisti. Origene AdamantioEpistola ad Titum in Pamph. Apol., I fine era incerto se definirli scismatici o eretici. Basilio Magno si stupiva del fatto che Dionisio di Alessandria considerava il loro battesimo valido.Ep., CLXXXII Secondo FilastrioHaereses, XLIX battezzavano i morti. SozomenoXVIII narrava che osservavano la Pasqua il 6 aprile o la domenica seguente. Germano di CostantinopoliP.G., XCVIII, 44 riportava che insegnavano di otto cieli e di otto gradi di dannazione.
Gradualmente i montanisti divennero una piccola setta segreta. Ancora nel VI secolo, per ordine dell'imperatore Giustiniano I, Giovanni di Efeso guidò una spedizione a Pepuza per reprimere la setta e distruggere il locale tempio montanista, che era stato edificato attorno alle tombe di Montano, Priscilla e Massimilla. Infine, nel 722, si hanno notizie di una repressione di questo movimento da parte dell'imperatore d'Oriente Leone III l'Isaurico. Si tratta dell'unica traccia dei montanisti successiva alla repressione di Giovanni di Efeso, ma, più probabilmente, non riguarda propriamente i montanisti ma altri gruppi.
Dottrina montanista