Il cervo nobile (Cervus elaphus ), noto anche come cervo reale, cervo rosso o cervo europeo, è un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Cervidi.
Tassonomia La tassonomia della specie nel suo complesso è lungi dall'essere chiarita in modo esauriente.
Fino al XXI secolo, infatti, la specie tendeva a essere considerata un "contenitore" comprendente numerose sottospecie diffuse praticamente in tutto il mondo (anche se originarie di Europa, Asia, America Settentrionale e Nordafrica).
Wilson & Reeder (2005) riconoscono le seguenti sottospecie:
Divisione elaphus C. elaphus atlanticus (Norvegia) C. elaphus barbarus (Nordafrica) C. elaphus brauneri (Carpazi ed Europa orientale) C. elaphus corsicanus (Corsica e Sardegna) C. e. elaphus - sottospecie nominale (Europa occidentale e Isole Britanniche) C. elaphus hispanicus (Spagna e Portogallo) C. elaphus maral (Asia Minore) C. elaphus pannoniensis (Ungheria) Divisione wallichii C. elaphus alashanicus (Ningsia) C. elaphus hanglu (Kashmir) C. elaphus kansuensis (Gansu) C. elaphus macneilli (Sichuan) C. elaphus wallichii (Tibet orientale e Bhutan) C. elaphus yarkandensis (Turkestan e nord dell'Afghanistan)
Alcune evidenze filogeografiche, basate su studi del DNA mitocondriale, assegnerebbero alla sottospecie Cervus elaphus canadensis lo status di specie a sé stante (Cervus canadensis): tuttavia, è dubbia l'assegnazione all'una od all'altra specie delle varie popolazioni di cervi dell'Asia centro-orientale. Evidenze genetiche hanno portato anche all'istituzione di una sottospecie separata (C. elaphus italicus) per le popolazioni presenti nel bosco della Mesola, in Italia, che sarebbero imparentate molto più strettamente con le sottospecie sardo-corse e nordafricane, rispetto a quella nominale.
Distribuzione
Il cervo nobile occupa un areale vastissimo, esteso da Europa e Nordafrica fino ad Asia centrale, Siberia, Estremo Oriente e Nordamerica. In passato era largamente diffuso in gran parte di Canada e Stati Uniti, ma agli inizi del ventunesimo secolo si incontra solo nelle regioni occidentali del Nordamerica, con piccole popolazioni reintrodotte in altre aree del continente. È largamente diffuso in quasi tutta l'Europa continentale, sebbene sia assente dalle regioni settentrionali della Fennoscandia e dalla Russia europea. È presente anche su un certo numero di isole, comprese le Isole Britanniche e la Sardegna. In Albania si è estinto. Varie piccole popolazioni di origine incerta sono state introdotte (esclusivamente a scopo venatorio) in Russia. Forse ne sopravvive una piccola popolazione originaria nella zona di Kaliningrad/Königsberg, lungo il confine con la Polonia. Le piccole popolazioni isolate che si trovano in Grecia, invece, sono il frutto di reintroduzioni a eccezione degli esemplari presenti nel Parnete, che molto probabilmente rappresentano almeno in parte la popolazione originaria della zona. Si incontra dal livello del mare fino a oltre il limite degli alberi (2500 m ca.) sulle Alpi. In tutto il suo areale, però, il cervo nobile ha distribuzione frammentata.
In Africa la specie si incontra nelle regioni nord-orientali dell'Algeria e in Tunisia. Nel Vicino e nel Medio Oriente è diffusa in Turchia, nelle regioni settentrionali dell'Iran e in Iraq, ma è estinta in Israele, Giordania, Libano e Siria. In Asia centrale, si trova in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan (dove però si è estinta), Uzbekistan, Afghanistan settentrionale, India settentrionale (Valle del Kashmir) e Pakistan settentrionale (dove però giunge solo occasionalmente); altrove, nel continente asiatico, il cervo nobile vive in Siberia, Mongolia e Cina occidentale e settentrionale. In Mongolia, popola le catene montuose di Hövsgöl, Hangai, Hentii, Ikh Hyangan, Mongol-Altai e Govi Altai, ma è stato reintrodotto anche sulle colline del sud-est del Paese. In Cina, è diffuso in Gansu, Mongolia Interna, Jilin, Liaoning, Manciuria, Ninxia, Shaanxi, Shanxi, Sichuan e nelle regioni orientali del Tibet, Qinghai compreso. Abita anche in Corea e nella regione dell'Ussuri, in Russia.
La specie è stata inoltre introdotta in Australia, Nuova Zelanda, Cile, Perù e Argentina, dove si è adattata in maniera eccellente, divenendo in alcuni casi dannosa. È inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo (relativamente alle introduzioni extraeuropee).
In Italia
In Italia sono presenti tre sottospecie di cervo nobile:
Sottospecie elaphus la sottospecie nominale elaphus, originariamente diffusa in alcune zone d'Italia, si era progressivamente ridotta per la caccia e la forte riduzione della superficie forestale seguita all'entrata in vigore della legge 3917/1877, fino a rimanere negli anni Sessanta del secolo scorso, probabilmente, soltanto nel Parco nazionale dello Stelvio. È stata in seguito reintrodotta ed è migrata spontaneamente in un areale piuttosto esteso: nell'arco alpino la specie è diffusa praticamente da Cuneo a Udine, dove nel Triveneto e in Lombardia essa è costantemente migrata spontaneamente dai Paesi confinanti, mentre in Piemonte e Valle d'Aosta si è ricorso a introduzioni mirate con esemplari provenienti dalla Francia. Lungo l'Appennino, invece, sono presenti popolazioni distinte di cervo nobile, frutto di reintroduzioni avvenute dagli anni settanta del secolo scorso in poi: nell'Appennino tosco-emiliano, lungo la parte alta della Val Tiberina, nel Parco nazionale della Maiella, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nel Parco nazionale d'Abruzzo, nel Parco nazionale del Pollino e in quello del Cilento. Altri gruppi consistenti, anch'essi frutto di reintroduzioni, sono presenti in grandi aree boschive recintate, come Castelporziano e il Parco naturale La Mandria;
Sottospecie italicus la sottospecie italicus, un tempo diffusa nelle foreste sub-mediterranee di leccio presenti lungo la costa italiana dell'Adriatico settentrionale, si era progressivamente ridotta per la caccia e la forte riduzione del suo habitat, fino a sopravvivere esclusivamente nel Bosco della Mesola; a marzo del 2023 il WWF Italia, ha iniziato un progetto di reintroduzione della sottospecie nel Parco Naturale Regionale delle Serre, in Calabria. Il progetto prevede la cattura e il trasferimento di 60 individui adulti.
Cervus elaphus corsicanus la sottospecie corsicanus è invece endemica della Sardegna e della Corsica, dove vive con varie popolazioni isolate. Studi genetici hanno rivelato la sua stretta parentela con i cervi nordafricani, probabilmente introdotti proprio a partire dalla Sardegna, e con i cervi originariamente nativi dell'Italia centro-meridionale, che costituirebbero le popolazioni sorgente di introduzione in Sardegna, e di cui rappresentano gli ultimi superstiti ancora in vita. A riprova di ciò, forte è la parentela anche con i cervi della Mesola per quanto concerne il DNA nucleare.
L'habitat originario del cervo è costituito dalle zone boschive con presenza di radure o aree di boscaglia poco fitta, generalmente in ambiente pianeggiante o a basse altitudini: successivamente la specie si è sospinta in aree montuose od impervie per sfuggire alla pressione demografica e venatoria dell'uomo. È stato inoltre introdotto in numerosi ambienti ai quali si è adattato brillantemente, dalla brughiera alla foresta di conifere.
Descrizione
Dimensioni I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,55 m e alti, al garrese, sino a 1,50 m, con un peso che va da 200 a più di 250 kg nei casi eccezionali. La femmina è notevolmente più piccola, raggiungendo solo eccezionalmente i 2 m di lunghezza e può raggiungere i 150 kg di peso. A queste misure va aggiunta la coda, che in ogni caso non supera i 20 cm di lunghezza. Generalmente, gli esemplari delle popolazioni dell'Europa orientale raggiungono dimensioni maggiori (ad esempio la sottospecie nominale raggiunge i cinque quintali di peso), mentre quelli dell'area mediterranea hanno dimensioni inferiori (ad esempio il cervo sardo non supera quasi mai il quintale di peso): tuttavia, se alimentati abbondantemente i cervi sono in grado di crescere ben al di sopra delle misure medie raggiungibili dalla popolazione in esame, mentre le popolazioni di qualsiasi sottospecie introdotte in altri Paesi possono rimanere di dimensioni molto contenute (anche mezzo quintale di peso).
Aspetto
Il tronco appare snello e allungato; leggermente rientrante nella regione inguinale; la spalla è arrotondata e muscolosa; il petto è largo e la groppa è diritta e potente. Il collo, lungo, piuttosto sottile e un poco compresso, sostiene alta la testa, allungata e larga all'occipite, con la fronte infossata tra gli occhi. Il muso, diritto, va assottigliandosi e gli occhi, di media grandezza e vivacissimi, hanno le pupille ovali.
I lacrimatoi, piuttosto grandi, formano una specie di infossatura allungata, che scende verso gli angoli della bocca con le pareti interne secernenti la caratteristica sostanza oleosa, di cui il cervo si libera, soffregando la testa contro la corteccia degli alberi. Le orecchie sono lunghe, larghe e assai mobili. Gli arti, molto lunghi in proporzione al corpo, si presentano sottili ma robusti, con zoccoli stretti e appuntiti adatti a un velocissimo corridore e agilissimo saltatore, mentre gli unghioli delle dita posteriori sono ovali, troncati all'estremità e non toccano il suolo se non nella corsa.
Il mantello, aderente e liscio, è composto di peli setolosi e di fine lanugine, che si allunga notevolmente sulla coda, mentre sul labbro superiore e intorno agli occhi crescono serie di lunghe setole: nei maschi, in particolare in quelli delle popolazioni diffuse in climi freddi, spesso è presente una criniera sul collo. La colorazione del mantello subisce variazioni a seconda delle stagioni, del sesso e dell'età degli individui: il mantello estivo appare brunastro o tendente al rossiccio, mentre in inverno è grigio-bruno, con un pelo notevolmente infittito. Nelle femmine, i medesimi colori vanno schiarendosi, come se sbiadissero e i giovani presentano un abito rossastro con macchie bianche che tendono a scomparire con l'età.
I palchi, strutture analoghe ma non omologhe alle corna dei Bovidi, rappresentano la principale caratteristica dei maschi e, certo, uno dei fenomeni biologici più interessanti. Alla fine del primo inverno, sullo stelo, cresciuto nella regione frontale, compaiono i primi palchi, nutriti da uno strato di pelle riccamente vascolarizzata, detta velluto; in luglio essa raggiunge il suo massimo sviluppo, ossificandosi.
Al suo secondo anno di vita, il giovane cervo, a causa della graduale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue (la crescita dei palchi è infatti legata al tasso di testosterone) subisce la decalcificazione della base dei primi palchi, che, al minimo urto contro un ostacolo, si staccano e cadono. Il fenomeno si ripete, da qui innanzi, regolarmente ogni anno: i palchi cadono ma sullo stelo se ne formano di nuovi, che raggiungono le dimensioni massime entro quattro mesi, sempre ricoperti di velluto. Anno per anno, il volume, il peso e parzialmente il numero delle punte va aumentando. Vi è la credenza popolare che si possa capire l'età di un maschio contando il numero delle punte e dando un anno per ogni punta. Tale credenza non si dimostra sempre corretta (anche se in moltissimi casi è così) e per stimare l'età di un cervo si deve utilizzare, come per gli altri Cervidi, la valutazione della dentizione.Quanto alle dimensioni e al peso dei palchi, si nota una considerevole variabilità individuale: in generale, la lunghezza va da un minimo di 70 cm a un massimo, peraltro eccezionale, di 1,30 m. Il peso delle corna, negli individui adulti, è, in media, di 4–6 kg, con punte eccezionali al di sopra dei 10 e fino a 15–20 kg.