Pianista di formazione jazz, è considerato uno dei più innovativi cantautori italiani. Nella sua sessantennale carriera è stato autore di musiche per altri artisti, spesso collaborando con parolieri come Vito Pallavicini. Inizialmente svolse la professione di avvocato, per poi decidere, nel 1974, di abbandonare la carriera forense per dedicarsi esclusivamente a quella artistica. Stimato e apprezzato dal pubblico francese e da varie platee internazionali si è cimentato in altri campi espressivi, ricevendo nel 2007 una laurea honoris causa in pittura, conferitagli dall'Accademia di belle arti di Catanzaro. Insieme a Fabrizio De André è l'artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco. Ha inoltre ricevuto un Premio Chiara nell'apposita sezione Le parole della musica.

Il 26 novembre 2021 il comune di Scurzolengo (AT) gli ha riconosciuto la cittadinanza onoraria come segno di rispetto e riconoscenza per i molteplici successi e per il contributo apportato alla musica e all'arte italiana.

Biografia Gli anni cinquanta I primi passi nel mondo della musica e l'amore per il jazz

Nasce ad Asti il 6 gennaio 1937. Il padre Luigi. è un notaio con la passione per la musica, mentre la madre Carlotta proviene da una famiglia di proprietari terrieri. Durante la guerra trascorre molto tempo nella fattoria del nonno e tramite i genitori, appassionati di musica colta e popolare, apprende i rudimenti del pianoforte. Durante gli anni del fascismo il padre acquista in maniera clandestina dischi di origine straniera, generando in Conte il primo embrionale amore per il jazz. A raccontarlo sarà lo stesso musicista in un'intervista degli anni ottanta: «Mussolini aveva proibito la diffusione della musica americana e del jazz. Però era difficile impedire tutto. Così i grandi classici potevano circolare a patto di essere eseguiti da orchestre italiane e con titoli italiani: ecco perché St. Louis Blues diventò Tristezze di San Luigi! I miei, che erano molto giovani e dunque curiosi, appassionati di musica e ghiotti di novità, in barba alla polizia riuscivano a procurarsi dischi o spartiti di musica americana; la decifravano e poi la suonavano in salotto. In questo modo, sono stato nutrito di jazz e di America fin dall'infanzia».

Diplomatosi al Liceo classico Vittorio Alfieri di Asti e laureatosi in giurisprudenza all'Università degli Studi di Parma, inizia a lavorare come assistente presso lo studio paterno, decidendo, contemporaneamente, di estendere a livello semi-professionale gli studi musicali. Durante la metà degli anni cinquanta impara a suonare il trombone, poi il vibrafono, entrando in numerosi complessi cittadini: dalla Barrelhouse Jazz Band, ai Taxi for Five, fino alla The Lazy River Band Society; i cui nomi tradiscono una passione per lo swing d'oltreoceano. In particolar modo con la Barrelhouse Jazz Band fonda l'USMA: "Unione Studenti Medi Astigiani", aprendo un circolo musicale presso l'Associazione Alpini della città. Il gruppo si esibisce tutti i sabati pomeriggio, dalle 16 alle 19 e 30, facendo conoscere ai propri coetanei autori musicali piuttosto sconosciuti come Rodgers e Hammerstein, George Gershwin, Cole Porter e Jerome Kern. Più avanti iniziano a suonare in vari locali, partecipando finanche ad alcuni festival cittadini tesi a promuovere complessi emergenti. La fascinazione per il jazz si estrinseca anche e soprattutto come fruitore di musica, tanto da convincere il giovane Conte a partecipare alla quarta edizione del "Quiz Internazionale di Jazz", a Oslo, classificandosi al terzo posto.

Gli anni sessanta La collaborazione con Vito Pallavicini e il successo di Azzurro All'inizio degli anni sessanta fonda un nuovo gruppo, il Paul Conte Quartet (che vede alla batteria il fratello minore Giorgio Conte). Il complesso darà l'opportunità al musicista di affacciarsi sul mercato discografico, pubblicando per l'occasione un EP di musica jazz con l'RCA Italiana dal titolo The Italian Way to Swing. Il disco però non riscuote alcun successo. Sotto la scia di suggestioni assorbite dal cinema e dalla letteratura, inizia a scrivere le sue prime canzoni, spesso in collaborazione con il fratello Giorgio. Tra le varie sono da ricordare Ed ora te ne vai, cantata da Vanna Brosio e L'ultimo giorno, cantata da Carla Boni su testo di Giorgio Calabrese. Paolo Conte si avvicina al mondo della canzone principalmente come "autore", componendo musiche e arrangiamenti per altri artisti. Il primo brano di un certo successo s'intitola Chi era lui, inserita e cantata da Adriano Celentano nell'album La festa. ll testo, di chiara ispirazione religiosa, viene scritto da Mogol e Miki Del Prete, ed è presente nel lato B del celebre 45 giri Il ragazzo della via Gluck. La collaborazione con Celentano prosegue con La coppia più bella del mondo, (con parole di Luciano Beretta e Miki Del Prete) e soprattutto con Azzurro, il cui testo è firmato da Vito Pallavicini, paroliere con cui il musicista astigiano inizierà una prolifica collaborazione che durerà, in pratica, per tutti gli anni sessanta.

Nel 2007, lo stesso Celentano ha svelato, in occasione della morte di Pallavicini, la genesi di Azzurro: «Un giorno mi ha telefonato Pallavicini - ricorda Celentano - e mi ha detto: ho avuto un'idea pazzesca, però dobbiamo vederci, perché te la devo spiegare di persona. Ho scritto il testo di una canzone su una musica di Paolo Conte che non puoi non incidere perché sarà l'inno degli italiani: si chiamerà Azzurro». La canzone, divenuta un classico della musica italiana, sarà ripresa dallo stesso Conte e incisa nel suo primo album live Concerti, uscito nel 1985. A riprova del successo eccezionale che il brano ha avuto nel tempo, sempre nel 2007, un sondaggio promosso dal sito della Società Dante Alighieri ha decretato Azzurro al primo posto tra le canzoni italiane più famose e cantate nel mondo, spodestando l'altrettanto celebre Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Successivamente collabora col maestro Michele Virano, con il quale compone le musiche di altre canzoni di successo, quali Insieme a te non ci sto più per Caterina Caselli e Tripoli 1969 per Patty Pravo.

In merito alla canzone Messico e nuvole, portata al successo da Enzo Jannacci, Paolo Conte afferma: «Ho avuto la fortuna di trovare un interprete come Enzo Jannacci che per me rimane, storicamente parlando, il più grande cantautore che l'Italia abbia mai espresso. Jannacci è il personaggio che conosciamo, con una dose di visibile follia geniale, manifestata al momento della registrazione della canzone, alla quale io ero presente, poiché l'ha cantata per tutto il tempo coricato per terra con il microfono in mano, urlando e sgambettando come solo lui sa fare, da saltimbanco intellettuale».. Nel 1968 scrive con Pallavicini e musicisti quali Enrico Intra e Mansueto Deponti, il brano jazz No amore per la cantante Giusy Romeo, in seguito conosciuta come Giuni Russo. Sempre con Pallavicini, dà alla luce un brano inquieto e drammatico, dal titolo La speranza è una stanza, particolarmente adatto allo stile della cantante italo-francese Dalida. Tra le canzoni di cui è autore in quel periodo, si ricorda Santo Antonio Santo Francisco, scritto per Piero Focaccia e Mungo Jerry, brano in gara al Festival di Sanremo 1971.

Gli anni settanta La svolta cantautoriale

È solo nel 1974, quando ormai è sul punto di abbandonare la musica per dedicarsi alla professione di avvocato, che si convince (anche grazie alla pressione del suo primo produttore Italo Greco), a presentare lui stesso le proprie canzoni. Di conseguenza, pubblica per la RCA Italiana il suo primo 33 giri dal titolo Paolo Conte. Si ha così la definitiva svolta cantautoriale dell'artista, che da qui in avanti firmerà in prima persona i testi delle proprie canzoni e dove è già presente "in nuce" tutto il suo stile riflessivo, spesso caricato di tagliente ironia.. Per la critica il disco è un'opera ancora incerta e non precisamente messa a fuoco, quasi un'antologia revisionista delle varie canzoni scritte in passato. L'album, al momento dell'uscita, non ha il riscontro sperato; tuttavia alcune tracce diverranno, negli anni, tra le più note del musicista, tra le quali si ricordano: La ragazza fisarmonica, Una giornata al mare, La fisarmonica di Stradella e soprattutto Onda su onda, donata lo stesso anno all'amico e collega Bruno Lauzi. Con la canzone Sono qui con te sempre più solo, ha inizio la saga musicale dedicata all'"Uomo del Mocambo", storia del proprietario di un "bar immaginario", dove l'autore è solito tratteggiare situazioni dal gusto decadente, spesso impersonate da curatori fallimentari (in questo, aiutato da un forbito spirito autobiografico). L'architettura del locale (con i suoi tinelli "maròn", insegne, luci, ecc.) rimarrà pressoché identica in tutte le canzoni della saga. Il personaggio dell'uomo del Mocambo ritornerà nelle canzoni La ricostruzione del Mocambo, Gli impermeabili e da ultima, La nostalgia del Mocambo.

La ricostruzione del Mocambo è uno dei pezzi presenti nel successivo Paolo Conte, opera che sancisce il distacco dalla produzione di canzoni altrui, per approdare a una collezione di brani tra i più significativi della sua carriera: basti ricordare Genova per noi (definita dall'autore una delle sue canzoni più importanti), La Topolino amaranto, Pittori della domenica e Luna di marmellata. Il successo stenta ad arrivare e l'artista, nonostante tutto, inizia a esibirsi in pubblico, vincendo il suo carattere schivo e riservato. Dalle file del Corriere della Sera, lo stesso Conte avrà a dire: «Avevo già i baffi. Era di mezza stagione, ero vestito di velluto marrone. Mi ricordo che avevo un piano verticale, e durante le prove avevo appoggiato una bottiglia di acqua minerale che poi ho dimenticato. Quando poi di sera sono entrato in scena, nel buio, gli ho dato un colpo e ho subito battezzato le prime file. C'era già tanta gente, ad ascoltarmi, un quattrocento, cinquecento persone; poi per cinque, sei anni ho suonato ai Festival dell'Unità: l'intellighenzia allora era tutta lì, erano belle le feste con le donne che facevan da mangiare, si compravano i libri negli stand. Ho tenuto concerti anche a qualche grosso Festival dell'Unità, a Roma, Genova e Milano; leggendarie le kermesse emiliane, con quel buon profumo di costine di maiale».

Tra la fine del 1976 e l'inizio del 1977 torna a esibirsi in concerto con alcuni amici conosciuti alla RCA, tra i quali Piero Ciampi, Nada e Renzo Zenobi, ma le serate riscuotono consensi modesti.. Grazie a questo incontro, Nada incide nello stesso anno tre canzoni di Conte: Avanti bionda, Arte e La fisarmonica di Stradella. Nel 1977 partecipa alla trasmissione televisiva di Lucio Dalla Il futuro dell'automobile e altre storie, dove si esibisce al piano cantando Onda su onda e La Topolino amaranto; nello stesso periodo collabora agli arrangiamenti dell'album Danze, scritto dall'amico Renzo Zenobi. Da ultimo scrive per Gipo Farassino una delle sue canzoni più interessanti, Monticone, divertito ritratto del tipico personaggio piemontese.

Il Club Tenco e il successo di Un gelato al limon

Sul palco di Sanremo Conte avrà modo di far conoscere le sue prime canzoni, in particolare all'interno delle varie edizioni del Club Tenco, fino a diventarne (assieme ai colleghi Francesco Guccini e Roberto Vecchioni) un protagonista di punta. Tra i vari premi, si menziona, da ultimo, la Targa Tenco quale miglior canzone italiana al brano Elegia, contenuto nell'omonimo disco, uscito nel 2004.