Fra i più rappresentativi e popolari cantautori italiani, debuttò ufficialmente nel 1967 con l'LP Folk beat n. 1 (sebbene avesse scritto le prime canzoni rock'n'roll già nel 1959),. pubblicando poi durante la sua lunga carriera oltre venti album di canzoni. È stato anche scrittore e occasionalmente attore, autore di colonne sonore e di fumetti; si è occupato inoltre di lessicologia, lessicografia, glottologia, etimologia, dialettologia, traduzione, teatro ed è stato autore di canzoni per altri interpreti.Si rimanda alle canzoni scritte per altri interpreti, sezione della discografia di Guccini.
Molto impegnato sul piano politico e sociale, i testi dei suoi brani sono stati spesso assimilati a componimenti poetici, svelando una familiarità con l'uso del verso tale da essere citato, in una traccia d'esame, come esempio di poeta contemporaneo.
Dal 1965 al 1985 insegnò lingua italiana alla scuola off-campus bolognese del Dickinson College, un liberal arts college con sede centrale a Carlisle, Pennsylvania.«Rizzardi, docente di Inglese [...] Dopo l'esame mi chiamò da parte: "Un mio vecchio studente è diventato rettore di un college americano che sta per aprire una sede a Bologna. Si chiamerà Dickinson. Mi hanno offerto una cattedra"... Fu così che iniziai la mia carriera di insegnante al Dickinson, ruolo che sarebbe stato mio per vent'anni, dal 1965 al 1985, anche se solo per un mese l'anno: settembre.» citato in . Guccini suonava la chitarra folk, e la maggior parte delle musiche da lui composte ha avuto come base questo strumento. È stato uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con quattro Targhe, due Premi e un premio Chiara, cui si aggiungono vari altri premi e riconoscimenti.
Biografia L'infanzia (1940-1950)
Francesco Guccini nacque a Modena il 14 giugno 1940,«Allora si nasceva in casa. Io in via Domenico Cucchiari 22. Modena. È il 14 giugno 1940.» citato in . dunque quattro giorni dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Di lì a poco, suo padre Ferruccio (1911-1990) fu chiamato alle armi (passando, all'insaputa del figlio, anche due anni in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo); questo evento costrinse il piccolo Francesco ad andare a vivere con la madre Ester (1914-2009) presso i nonni paterni a Pavana, nel comune di Sambuca Pistoiese (PT).«Mia madre Ester Prandi, da Carpi, siccome cominciavano a essere razionati i generi alimentari, si trasferì a Pavana, nella casa dei nonni paterni.» citato in . Il padre, infatti, aveva rifiutato di giurare fedeltà alla RSI e ai nazisti dopo l'8 settembre e pertanto divenne prigioniero come internato militare italiano.
Guccini ricorderà più volte nelle sue opere gli anni dell'infanzia trascorsi sulle montagne dell'Appennino tosco-emiliano: proprio a Pavana dedicherà inoltre il primo romanzo Cròniche epafàniche; molte delle sue canzoni attingeranno a questa ambientazione montanara, della quale ha più volte dichiarato di andare molto fiero. Un forte senso di appartenenza ai luoghi di origine della sua famiglia, che descriverà nel brano Radici,«E te li senti dentro quei legami [...] La casa è come un punto di memoria», da Radici, Radici, 1972.«Nel 1972 mi venne l'idea di scrivere una canzone che parlasse di radici, di appartenenza a qualcosa o a qualcuno» citato in . traccia eponima dell'album del 1972, avrebbe segnato quindi la sua poetica, divenendo un tema ricorrente dei suoi scritti e dei suoi brani, come ad esempio in Amerigo, che narra la storia di povertà ed emarginazione di un prozio emigrante.« [...] quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio...», da Amerigo, Amerigo, 1978.«Mi affascinava da sempre l'idea di una canzone su Enrico, il mio prozio emigrato in America. C'è un confronto continuo tra la sua America–emarginata, di fatica, di sconfitte–e la mia–fatta di miti e immaginazioni, di viaggi di fantasia.» citato in . La fine della guerra riportò Guccini nei luoghi lasciati pochi mesi dopo la nascita;«Piccola città, bastardo posto / appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via...», da Piccola città, Radici, 1972«A un certo punto, dicevo, tornammo a Modena. Non fu un grande ritorno, per me.» citato in . nell'agosto del 1945 tornò dunque a vivere con la famiglia a Modena, dove il padre, ritornato dalla prigionia, riprese il suo impiego alle Poste.«A un certo punto, dicevo, tornammo a Modena [...] A Modena era diverso e lo sarebbe sempre stato...» citato in .
L'adolescenza (1950-1958)
A Modena, descritta con una certa amarezza nella canzone Piccola città,«Piccola città, bastardo posto / appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via / Piccola città, io ti conosco: nebbia e fumo, non so darvi / il profumo del ricordo che cambia in meglio...», da Piccola città, Radici, 1972«Modena è per me l'esilio da Pavana e l'attesa di Bologna. Modena è "mia nemica strana", la mia adolescenza, il periodo forse più tragico della mia vita perché nell'immediato dopoguerra le aspettative e le speranze erano tante e le possibilità di realizzarle quasi nulle.»; citato in . Guccini trascorse la sua adolescenza, che avrebbe poi raccontato in Vacca d'un cane, suo secondo romanzo. Nello stesso periodo iniziò anche a suonare la chitarra. Terminata la scuola dell'obbligo, frequentò l'istituto magistrale Carlo Sigonio (scuola che, curiosamente, era stata frequentata anche da un altro grande personaggio modenese del mondo della musica, il tenore Luciano Pavarotti),«Andavo alla stessa scuola di Pavarotti, solo che, quando lui era in quarta, io frequentavo la prima»; citato in . diplomandosi nel 1958. Questo periodo non è ricordato con felicità: la "fuga" da Pavana lo mise di fronte alla realtà modenese contro la quale si mosse anche nei suoi testi.«se penso a un giorno o a un momento / ritrovo soltanto malinconia / e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via [...] / ...mia nemica strana sei lontana... /io, la montagna nel cuore / scoprivo l'odore del dopoguerra...», da Piccola città, Radici, 1972 Furono, questi, anni intensi per la sua formazione culturale e musicale: nacquero in questo contesto le storie delle sue canzoni che guardano alla società e al quotidiano,. i racconti e i dubbi per i quali si definì in un verso di Samantha un «burattinaio di parole».«Ed io, burattinaio di parole / perché mi perdo dietro a un primo sole / perché mi prende quest'assurda nostalgia?», da "Samantha", Parnassius Guccinii, 1993. Altri riferimenti a Modena si possono trovare in Cencio (Quello che non, 1990), ove Guccini ricorda con toni nostalgici un amico affetto da nanismo. In quegli anni nacque il fratello Pietro (Modena, 25 ottobre 1954-24 aprile 2011), che collaborò con Claudio Lolli e con lo stesso Francesco, per esempio scrivendo la musica di Mondo nuovo, inserita nell'album Amerigo.
Il periodo giovanile e gli inizi nel mondo musicale (1959-1966) La sua prima esperienza lavorativa di istitutore in un collegio a Pesaro terminò con esito fallimentare, poiché fu licenziato dopo breve tempo.«Nel frattempo trovai un lavoro come istitutore in un collegio di Pesaro. Era l'autunno 1959 [...] Mi licenziarono dopo un mese e mezzo.»; citato in . Di ben altro spessore fu invece la sua esperienza alla Gazzetta di Modena, dove per due anni ricoprì il ruolo di cronista, un'occupazione a sua detta «massacrante, dodici ore di lavoro al giorno per ventimila lire al mese».«Entravo in redazione alle tre del pomeriggio e rimanevo fino alle tre di notte, tornando a casa solo per la cena. Non c'erano feste domenicali e l'unico permesso era per l'ultimo giorno dell'anno...» citato in . In redazione ebbe diverse mansioni, prestando attenzione soprattutto alla cronaca giudiziaria; tra i suoi articoli è particolarmente rilevantePer una critica retrospettiva alla conduzione di quell'intervista, v. Aldo Cazzullo (int. a GUCCINI FRANCESCO) «IO COMUNISTA? NON LO SONO MAI STATO HO SEMPRE VOTATO PSI MORIRE MI SPAVENTA», Corriere della Sera, 7 giugno 2020, pag. 28. un'intervista realizzata a Domenico Modugno (reduce da due vittorie consecutive al Festival di Sanremo), nell'aprile del 1960.Francesco Guccini, Non so che viso avesse, 2010, Mondadori, pagg. 71-74. Proprio l'incontro con il cantautore pugliese spingerà Guccini (già musicista e autore di brani rock'n'roll) a scrivere la sua prima canzone da cantautore, L'antisociale.Francesco Guccini, Non so che viso avesse, 2010, Mondadori, pag. 74 Nel frattempo frequenta la facoltà di Magistero, indirizzo Lingue e Letterature straniere, senza giungere a laurearsi.
Guccini mosse i primi passi nel mondo della musica come cantante e chitarrista in un'orchestra da balera,« [...] Mi diedi alla musica... ..."Voglio fare l'orchestrale." E così fu.» citato in . di cui facevano parte Pier Farri (che divenne in seguito suo produttore) alla batteria e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84) al sassofono, più un altro chitarrista, Franco Fini Storchi. Il complesso, nato nel 1958,. si chiamò dapprima Hurricanes, poi Snakers e infine Gatti, dopo l'unione con i Marino's di Alfio Cantarella.Dopo l'ingresso di Alfio Cantarella al posto di Pier Farri, Paolo Guarnera al sax, con il passaggio quindi di Sogliani al basso, e Marino Salardini al pianoforte«La band si chiamava, con somma originalità, Marinos [...] Dissi agli altri musicisti "Ragazzi, Marinos fa schifo"... Ci voleva un nome giovane, brillante. Gatti non ci sembrava male... In quell'estate 1961 suonammo per due mesi alle terme di Sassuolo... D'inverno un bell'ingaggio allo chalet del lago di San Vito di Cadore... Quell'inverno andammo a suonare perfino in Svizzera.»; citato in .«La sigla cambia da Hurricanes a Snakes e diventa I Gatti quando i tre si uniscono ai Marinos di Alfio Cantarella.» Con gli Snakers Guccini scrisse le prime canzoni: Bimba guarda come (il ciel sa di pianto), Roy Teddy Boy, Ancora, Viola come gli occhi di Angelica, rock'n'roll sul modello dei brani di Peppino di Capri e degli Everly Brothers, che, uniti ad alcune reinterpretazioni del periodo, costituirono il repertorio dell'orchestra. Per due anni il gruppo ottenne molti ingaggi, facendo la stagione sulla riviera romagnola e suonando in tutto il nord Italia e anche all'estero: proprio durante alcuni spettacoli in Svizzera Guccini si trovò ad accompagnare, come chitarrista, Nunzio Gallo,Francesco Guccini, Non so che viso avesse, 2010, Mondadori, pagg 66-67 vincitore del Festival di Sanremo 1957 con Corde delle mia chitarra (in coppia con Claudio Villa).
Nel 1961 la famiglia Guccini si trasferì a Bologna in via Massarenti, e Francesco per qualche tempo visse insieme ad Alfio Cantarella. Nel luglio 1962 Guccini partì per il servizio militare, che prestò a Lecce, alla Scuola di Fanteria di Cesano, zona di Roma, e a Trieste. Come ricorda egli stesso, si trattò di un'esperienza sostanzialmente positiva.« [...] tutto andò per il meglio... era una pacchia...» citato in . Assolse gli obblighi di leva come ufficiale di complemento.