La battaglia di Capo Passero ebbe luogo l'11 agosto 1718 al largo dell'estremità sud-orientale siciliana di Capo Passero, interessando anche altri territori del vasto litorale siracusano, toccando sia per mare che per terra località come Avola e Siracusa. Vide fronteggiarsi la flotta spagnola agli ordini del viceammiraglio Don Antonio de Gaztaneta e del contrammiraglio Don Fernando Chacon, e quella britannica agli ordini dell'ammiraglio sir George Byng, 1° visconte di Torrington.
Antefatto A quella data non vi era ancora una formale dichiarazione di guerra fra Spagna ed Regno Unito, ma la tensione fra i due Paesi era piuttosto alta. Proprio nove giorni prima (2 agosto 1718) era stata costituita la Quadruplice alleanza fra il Sacro Romano Impero, il Regno di Francia, il regno della Gran Bretagna e la Repubblica delle Sette Province Unite, la quale richiese alla Spagna il ritiro delle sue truppe dalla Sicilia e dalla Sardegna. La flotta inglese aveva precedentemente sbarcato un modesto contingente di truppe austriache presso la città di Messina, controllata dagli spagnoli, che fu posta sotto assedio.
La battaglia
Byng scovò infine l'Armada Española (29 navi da combattimento per un totale di cannoni e uomini)Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, p. 161. l'11 agosto 1718, intenta ad attraversare il lungo litorale siracusano: gli inglesi la intercettarono e, senza una dichiarazione di guerra (Byng aveva lasciato lo Stretto di Messina offrendo una tregua agli spagnoli e il suo governo non voleva certo una guerra ufficiale con la Spagna),Micaela Mata, Institut Menorquí d'Estudis, Menorca británica: Pugna, pasividad y progreso, vol. 1 , 1994, p. 130. l'attaccarono pesantemente quando la maggior parte dei galeoni spagnoli erano giunti a Capo Passero (località che difatti diede il proprio nome alla battaglia).
La flotta spagnola era costituita da 26 navi da guerra, due brulotti, quattro cannoniere, sette galere e numerose navi onerarie. Essa navigava in ordine sparso e la comparsa delle navi britanniche non fu inizialmente percepita come una minaccia, poiché ai comandanti non era ancora noto l'ultimatum della Quadruplice Alleanza.
La flotta spagnola si divise in due, le navi più piccole si diressero verso la costa siciliana mentre le più grandi affrontarono le navi inglesi appena queste si fecero avanti. La HMS Canterbury con la HMS Burford, la HMS Argyle e quattro altre navi inglesi furono distaccate per dare la caccia al primo gruppo e ne catturarono gran parte. Queste poi furono lasciate all'ancora nell'isola di Minorca.
Gli spagnoli avevano un numero di navi quasi eguale a quello degli inglesi, i quali però potevano contare su una maggiore potenza e qualità (21 navi da guerra per un totale di cannoni e uomini)Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, p. 163. e, stando alle diverse testimonianze (chi sparò il primo colpo di cannone rimane una questione controversa) subì le provocazioni delle ciurme britanniche, così che si dovette difendere e quindi fu costretta a combattere, nonostante non si trovasse in assetto da battaglia (a causa anche dell'assenza di vento la sera prima nel mare aretuseoMinistero della Marina, Rivista marittima, 1947, p. 23.): gli inglesi, infatti, ebbero gioco facile potendo attaccare singole navi nemiche con più navi alla volta:Revue française de science politique , Parigi, 1892, p. 444; Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, p. 160. per figurarsi il genere di battaglia, è sufficiente mettere in chiaro che l'ammiraglia iberica, la San Felipe el Real, venne attaccata da 7 navi nemiche contemporaneamente.Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, pp 149-150. Agli spagnoli (per bocca degli stessi inglesi) si riconobbero coraggio e una forza di volontà che sfociava in disperazione, ma li si rimproverò il mancato ordine da battaglia.
Molte navi spagnole cercarono la fuga, altre si arenarono sulle coste siracusane. L'ammiraglia del comandante spagnolo, José Antonio de Gaztañeta, resistette fino all'ultimo (dopo sette ore di combattimento, incominciato verso le 11:00 di mattina) e lo stesso ammiraglio venne gravemente ferito ad una gambaGiuseppe Di Rosa, giudice della Gran Corte della Vicaria, storiografo di Sua Maestà Re delle Due Sicilie, Istoria d'Europa che incomincia da negoziati dalla pace di Riswich del 1697. sino a' due trattati di Belgrado del 1739. conchiusi fra l'imperadore, la Moscovia, e la Porta, vol. XII, 1755, pp. 452-453.: nella sola sua nave si ebbero 200 morti, per un totale di perdite per gli spagnoli, tra morti e feriti, più prigionieri, mentre gli inglesi ebbero 500 morti e feriti.Gaston Bodart, Militär-historisches Kriegs-Lexikon, (1618-1905). Wien , 1908 pg. 176. Fu un disastro enorme per la Spagna, poiché in quelle acque vi era il nucleo principale della sua flotta.
La battaglia interessò una larghissima fetta del territorio siracusano: da Augusta, passando per Siracusa e Avola, fino alla punta estrema della Sicilia orientale e al canale di Malta, si vedevano navi spagnole distrutte o inseguite dagli inglesi:
Otto galeoni vennero bruciati nella spiaggia di Avola,Virgilio Ilari, Giancarlo Boeri, Ciro Paoletti, Tra i Borboni e gli Asburgo: le armate terrestri e navali italiane nelle guerre del primo Settecento (1701-1732), 1996, p. 437. ancor prima che Byng raggiungesse il grosso del nucleo a Capo Passero (17 galeoni),Giuseppe Di Rosa, giudice della Gran Corte della Vicaria, storiografo di Sua Maestà Re delle Due Sicilie, Istoria d'Europa che incomincia da negoziati dalla pace di Riswich del 1697. sino a' due trattati di Belgrado del 1739. conchiusi fra l'imperadore, la Moscovia, e la Porta, vol. XII, 1755, p. 452.Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, p. 149. e molti degli equipaggi spagnoli trovarono scampo scendendo a terra: approdarono nei pressi dell'omonima tonnara, nel porto dell'appena costruita cittadina ibleaMicaela Mata, Institut Menorquí d'Estudis, Menorca británica: Pugna, pasividad y progreso, vol. 1 , 1994, p. 136. (essendo stata la montana Avola antica totalmente rasa al suolo dal terremoto del 1693); tra questi vi era il vice-ammiraglio Stefano de Mari (50 tra morti e feriti nella sua nave), di origini genovesi al servizio di Filippo V, che comandava la Retroguardia, composta da 6 vascelli.
Affermò il viceré Maffei, che dalla sua abitazione in Ortigia l'11 agosto vide le navi spagnole bruciare, che i siracusani avevano visto tra la sera del 10 agosto e l'alba del giorno dopo l'intera flotta del re Cattolico sfilare davanti ai baluardi aretusei, poi, un'ora dopo del sorgere del sole (quindi secondo i siracusani la battaglia incominciò molto prima delle ore 11.00) udirono i primi spari, non distanti da loro, e il frastuono andò avanti per tutto il giorno (fino al 12 agosto fissavano ancora ciò che rimaneva della flotta ispanica braccata dai galeoni d'Inghilterra).l regno di Vittorio Amedeo II di Savoia nell'isola di Sicilia, dall'anno 1713 al 1719 documenti raccolti e stampati per ordine della maestà del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, vol. 3, 1866, pp. 380-381.
Le reazioni L'ammiraglio inglese rimase un paio di giorni in alto mare, poiché doveva riparare sia i danni più gravi alle sue navi che a quelle dei nemici, per permettere a tutti di muoversi da lì. In quei frangenti Byng ricevette il messaggio del suo ufficiale, il capitano George WaltonColui che, stando alle cronache spagnole, sparò il primo colpo, presso Avola., che lo informava della cattura di altre navi spagnole al largo della città aretusea:
Byng riuscì a rimettere le flotte in stato di navigazione il 17 agosto e quello stesso giorno arrivò al porto di Siracusa;Instituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, p. 155; Sir William Laird Clowes, Sir Clements Robert Markham, The Royal Navy: A History from the Earliest Times to the Present , 1996, p. 38. secondo altre cronache era invece il 19 agosto:
In città gli inglesi continuarono a riparare le loro navi. Nel frattempo si decise il destino dei prigionieri spagnoli: molti di loro, con i propri galeoni mal ridotti, entrati in aspro atteggiamento con gli inglesi (a tal punto che questi denudarono gli ufficiali prigionieri) da Siracusa vennero mandati al porto di Mahón (postazione britannica in terra spagnola), mentre l'ammiraglio in capo, José Antonio de Gaztañeta venne condotto via mare, con altri prigionieri della San Felipe el Real (che tra l'altro saltò in aria una volta uscita dal porto aretuseo, uccidendo 160 inglesi e 50 spagnoliInstituto de Historia y Cultura Naval (IHCN), Battalla de Cabo Passaro, 1718 , vol. 6, cap. X, pp. 155-156.), nella vicina Augusta e qui rilasciato sotto promessa, voluta da Byng, che costoro non tornassero a combattere per almeno quattro mesi. Altri prigionieri ancora rimasero nella città aretusea ma da qui riuscirono in qualche modo a fuggire e tornarono a Palermo, dove si erano radunati i superstiti della battaglia navale siracusana (solo uomini su ).
A Siracusa Byng intavolò le prime trattative diplomatiche: scrisse al marchese di Lede, cercando di giustificare il palese deliberato attacco, con conseguente distruzione dell'intera flotta da combattimento spagnola, con parole di rammarico e dispiacere per quanto era accaduto, accusando gli spagnoli di essere stati i primi aggressori e di non considerare tale atto come motivo di rottura dei buoni rapporti che ancora vi erano tra le due nazioni che rappresentavano. Poi ebbe un incontro con il viceré piemontese, Annibale Maffei. I due discussero l'entrata in scena delle truppe imperiali.Paul de Rapin-Thoyras, The History of England , vol. 5, 1747, p. 570.
L'intraprendenza dell'Inghilterra, che violava quanto stabilito in precedenza dall'Alleanza, indignò ancor prima della Spagna la Francia, La Sicilia nel 1718, p. 65 (Archivio di Stato di Torino a cura di Alberico Lo Faso di Serradifalco). la quale accusò gli inglesi di essersi lasciati sfuggire la situazione di mano e di aver ecceduto nella dimostrazione di forza, sacrificando la mediazione per i propri scopi personali: che erano quelli per l'appunto di soppiantare definitivamente gli spagnoli nel dominio dei mari:
Molto più indulgente fu invece la reazione dell'imperatore Carlo VI, che spedì a Byng una calorosa lettera di ringraziamento, mentre questi era ancora stanziato nella città di Siracusa; nella missiva gli si rendeva omaggio per il prezioso servizio offerto alla causa della Quadruplice Alleanza. L'imperatore inoltre dimostrò il suo affetto all'ammiraglio inglese donandogli insieme alla lettera anche un costosissimo suo ritratto contornato da diamanti.Storia universale dal principio del mondo sino al presente scritta da una compagnia di letterati inglesi [...], 1791, p. 211. Ma l'approvazione più importante per Byng fu quella che gli mostrò Sua Maestà Britannica, Giorgio I d'Inghilterra, che il 23 agosto 1718 (lo stesso giorno in cui Byng stava momentaneamente lasciando Siracusa per dirigersi a Reggio dai soldati germanici) gli scrisse una lettera in lingua francese (intitolata Monsieur le Chavalier Byng) nella quale non solamente gli dava pieno appoggio per la battaglia che aveva dovuto affrontare ma vi si firmava come «vostro caro amicoPaul de Rapin-Thoyras, The History of England , vol. 5, 1747, p. 569.».
Byng sarebbe diventato per i prossimi mesi la figura principale con la quale bisognava interagire per venire a capo della complessa guerra siciliana, e Siracusa sarebbe rimasta strettamente legata alle sue direttive, tanto che da alcuni storici essa è stata definita da quel momento in avanti «terra ingleseArchivio storico veronese, 1883, p. 137.».