Già deputato del Regno d'Italia per due legislature, e della Consulta Nazionale, fu Presidente dell'Unione Monarchica Italiana durante la campagna elettorale per il referendum del 2 giugno 1946 e fu eletto all'Assemblea Costituente. Successivamente fu eletto al Senato della Repubblica italiana nella I Legislatura.

Biografia Le origini

Nato da una famiglia di origini modeste, composta dal sarto Vittorio Benedetti e da Alberta Del Grosso Riccardo Maffei, “Gli esordi di Tullio Benedetti”, in “Nebulae - Semestrale di cultura in Valdinievole”, n° 57 - Gennaio 2015., in gioventù, dopo avere frequentato l’Istituto Tecnico di Firenze e l’ateneo di Pisa, come studente ottenne una borsa di studio dell’Opera Pia Galeotti di Pescia, grazie a cui ebbe la possibilità di trasferirsi in Belgio, dove, nell’agosto 1907, si laureò in ingegneria elettrotecnica presso l’Università di Liegi Pier Luigi Guastini, “Tullio Benedetti: il quinto costituente”, in “Quaderni di Farestoria”, Anno X, Nn. 2-3, Maggio-Dicembre 2008.Giorgio Petracchi, “Al tempo che Berta filava - Alleati e patrioti sulla Linea Gotica (1943-1945)”, Ugo Mursia editore, Milano, 1995 - Pp. 46-52..

Segretario di Ferdinando Martini

Al suo ritorno in Italia, nel 1908, la società romana La Unione Esercizi Elettrici (UNES) venne costituita a Roma l’11 febbraio 1905. Unione Esercizi Elettrici, che allora gestiva parte dell’elettricità in ToscanaGiuseppe Pansini, "La Toscana nell'Italia unita: aspetti e momenti di storia toscana, 1861-1945", Unione regionale delle provincie toscane, 1962 - Pag. 233., lo incaricò di dirigere due impianti nel nord Italia e, grazie al fiorentino Ferdinando Martini, allora Governatore uscente dell'Eritrea, riuscì anche a progettare la nascita di una Società per le imprese elettriche della Valdinievole.

In seguito, dopo le elezioni del 1909, durante cui era stato segretario del comitato elettorale del Martini, questi lo nominò suo segretario particolare. Alle elezioni amministrative del 1911 fu invece promotore della Unione Liberale Monarchica ed utilizzò la Gazzetta di Valdinievole, periodico elettorale liberal-monarchico fondato sul finire del 1910Bollettino storico lucchese, G. Giusti, 1933 - Pag 105., come mezzo di propaganda personale.

Il Benedetti politico locale

Come quattro anni prima, anche in occasione delle Elezioni politiche del 1913 svolse le funzioni di segretario del comitato elettorale di Martini, ma in seguito, alle elezioni amministrative del 1914, i liberali di Martini si trovarono coinvolti in un’alleanza elettorale con quelli guidati da BenedettiRiccardo Maffei, “Mobilitazione per il fronte interno: Pescia, 1915”, Conferenza presentata nell’ambito dell’iniziativa “Pescia nella Grande guerra” - Sezione di Archivio di Stato - Pescia, 15 maggio 2015.. Alleanza che era stata caldeggiata dal Comitato elettorale monarchico locale.

Grazie ad essa, Benedetti riuscì ad essere eletto al consiglio provinciale di Lucca. Nel 1915, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, aderì al Comitato di Assistenza Civile in tempo di guerra, per il coordinamento dello sforzo bellico del comune di Pescia, suo paese natale Resoconto morale e finanziario al 31 dicembre 1915 del Comitato di Assistenza Civile in tempo di guerra del comune di Pescia., nato al fine di “integrare l’opera del governo nei soccorsi alle famiglie dei richiamati”.

Sempre grazie a Martini, il quale era diventato, nel frattempo, Ministro delle colonie nei governi Salandra I e II, Benedetti riuscì ad entrare al Sindacato coloniale italiano (Sincolit), società finanziaria di cui il Banco di Roma era principale azionista Banca di Roma, archivio storico, “Banco di Roma (1880-1992”, introduzione storico-economica di Luigi De Rosa, Roma, 2001. e che era stata fondata alla fine del 1916Associazione fra le società italiane per azioni, "Rivista delle società commerciali organo della Associazione fra le società italiane per azioni", 1919 - Pag 347. tra Roma e Tripoli per favorire gli interessi italiani nelle colonie e curare le attività del BdR in LibiaFranco Marcoaldi, “Vent'anni di economia e politica: le carte De' Stefani (1922-1941)”, FrancoAngeli, 1986 - Pag. 119.. Vi entrò con funzioni di controllo, dopo essere stato richiamato alle armiMauro Canali, “Cesare Rossi. Da rivoluzionario a eminenza grigia del fascismo”, Il Mulino, Bologna, 1991 - Pp. 230-233..

La rottura con Martini

A poco a poco, però, i rapporti con Martini iniziarono a deteriorarsi, andando ad alimentare, di conseguenza, una serie di tensioni che erano iniziate intorno al 1911 quando Tullio, anche attraverso gli organi di stampa locali, come la Provincia di Lucca, legato anche ad Alessandro Martini Marescotti, figlio del Ferdinando, aveva fatto capire di voler essere politicamente indipendente dal politico fiorentino. Inoltre, Martini mal digeriva l’intraprendenza del più giovane collega.

A deteriorare ulteriormente tali rapporti contribuì di certo anche la freddezza con cui, nel dicembre 1914, il governo Salandra II aveva accolto una richiesta di finanziamento a favore de Il Popolo d'Italia, inoltrata al governo stesso dal liberale Filippo Naldi, allora condirettore Il Resto del Carlino insieme a Lino Carrara"Diario - 1914-1918 - Ferdinando Martini", a cura di Gabriele De Rosa, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1966.. A causa dell’indifferenza con cui Salandra aveva trattato tale richiesta, Naldi era stato costretto a rivolgersi a Martini, minacciando di far chiudere il quotidiano. Ciò era avvenuto proprio mentre Benedetti svolgeva le funzioni di segretario a favore del ministro.

Ma proprio in seguito all’episodio citato, Benedetti aveva iniziato a collaborare con Naldi sia a livello politico che finanziario, pertanto lo strano “comportamento” del governo fu forse determinante per la rottura dei suoi rapporti con Martini. Tanto più se è noto che l’amicizia con Naldi iniziò a Roma nel momento in cui questi possedeva Il Tempo, quotidiano che Antonio Salandra, il Presidente del Consiglio dei ministri a cui apparteneva anche Martini, aveva tentato più volte di osteggiare tra il 1915 e il 1917Corrado Augias, “Giornali e spie. Faccendieri internazionali, giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della grande guerra”, A. Mondadori, Milano, 1983.Il quotidiano fu fondato nel dicembre 1917, ma era in cantiere sin dall’estate del 1915, e fu proprio Salandra ad impedirne la nascita..

L’arrivo a Roma e l’’ingresso nel Sincolit avevano segnato anche l’inizio dei suoi rapporti con il banchiere ferrarese Giuseppe Vicentini, il quale, allora, era sia amministratore delegato del Banco di Roma sia presidente dello stesso Sindacato coloniale italiano. Ma anche uno dei principali finanziatori de Il Tempo di Naldi Giuseppe Vicentini finanziatore de Il Tempo di Roma.. Fu proprio Vicentini ad introdurre Benedetti nel mondo degli affari e della finanza, anche e soprattutto di stampo cattolico.

La carriera politica a livello nazionale

Nel 1918, prima di tentare la scalata alla Camera dei deputati, assunse la carica di consigliere delegato del Sincolit: Nel 1919 si presentò alle elezioni politiche tentando di farsi eleggere come esponente dell’allora neonato Partito Popolare Italiano, senza tuttavia riuscire ad entrare nelle liste, in quanto ritenuto massone Riccardo Maffei, “Il contributo di Giovanni La Loggia alla guerra di liberazione - Profilo di un patriota attraverso le testimonianze autobiografiche”, in “Quaderni di Farestoria”, Anno II, n. 1, Gennaio-Aprile 2010.. Questo malgrado avesse l’appoggio dell’influente Giuseppe Vicentini, il quale del Partito Popolare era stato uno dei cofondatori Vicentini era uno dei 41 rappresentanti della “piccola costituente” convocata nel dicembre 1918 al fine di dare vita al Partito Popolare Italiano. Attraverso il Banco di Roma, Vicentini fu anche finanziatore del PPI..

In seguito però trovò posto, insieme a NaldiMauro Canali, “Il Delitto Matteotti: affarismo e politica nel primo governo Mussolini”, Il Mulino, Bologna, 1997 - Pag. 131., in una lista ministeriale nittiana, attraverso cui riuscì a farsi eleggere alla camera Tullio Benedetti deputato nella XXV Legislatura del Regno d’Italia (1 dicembre 1919 - 7 aprile 1921). nelle circoscrizioni di Lucca e PisaSecondo Riccardo Maffei nel 1919 Benedetti fu eletto nella circoscrizione di Lucca e Massa., e fu probabilmente questo a causare la definitiva rottura dei rapporti con Ferdinando Martini, in quanto, in quella circostanza l’ex ministro, presentatosi anch’egli alle elezioni nella stessa circoscrizione di Benedetti, si trovò a sfidare proprio il suo ex segretario particolare, venendo tra l'altro sconfitto Riccardo Maffei, “Ascesa e consolidamento del fascismo negli anni Venti”, in “Quaderni di Farestoria”, Anno XIII, n° 2-3, Maggio-Dicembre 2011..

Alle elezioni amministrative del 1920 venne eletto al Consiglio provinciale di Lucca e alle politiche del 1921 venne eletto nuovamente alla camera, questa volta con una lista liberale, in cui erano presenti sia Naldi, sia Giorgio Schiff-Giorgini, i quali però, a differenza di Tullio, non riuscirono a farsi eleggere. Secondo alcuni, tale lista, a quanto pare antagonista dei Blocchi Nazionali “giolittiani”“Opera omnia di Benito Mussolini. Volume XVI: Dal trattato di Rapallo al primo discorso alla camera: (13. novembre 1920-21 giugno 1921)”, a cura di Edoardo e Duilio Susmel, La Fenice, Firenze, 1964 - Pag. 289., era stata creata appositamente dallo stesso Giolitti a favore di Naldi“Giornale dei lavori pubblici e delle strade ferrate”, Stabilimenti Civelli, Milano - Pag. 266..

In questo caso però, a differenza di quanto era accaduto con l’Onorevole Martini, non ci fu alcuna rottura tra Benedetti e Naldi, benché quest’ultimo non fosse riuscito a farsi eleggere. Al contrario, il periodo elettorale tra il 1919 e il 1921 segnò l’inizio di un sodalizio tra di loro che durò decenni. Ma il percorso verso le elezioni era stato, sia per Tullio che per il collega, assai impervio, a causa dell’opposizione di alcuni fascisti e di alcuni prefetti alla loro candidatura in una lista di sostegno ai Blocchi NazionaliMarcello Saija, “I prefetti italiani nella crisi dello stato liberale - Volume I”, Giuffrè editore, Milano, 2001 - Pp. 281-305..

Le elezioni del 1921

Nella composizione della lista dei Blocchi Nazionali, Benedetti era entrato in conflitto con il liberale Augusto Mancini, provocando di conseguenza una insanabile frattura nella sezione lucchese dei liberali. Per tale motivo, nell’aprile 1921, era stata votata la sua esclusione dalla lista ministeriale. Per trovare una soluzione al problema era dovuto scendere in campo il Prefetto di Pisa, il nittiano Achille De Martino, proponendo a Giolitti la creazione di una seconda lista, non ministeriale.

Ma il Presidente del Consiglio, allora ancora in carica, aveva ordinato la creazione di due liste ministeriali, in una delle quali, con base principalmente lucchese, avrebbe dovuto essere inserito il suo amico Benedetti, insieme a Naldi. Nell’altra, invece, con base a Pisa e Livorno, avrebbero dovuto essere inseriti i deputati Arnaldo Dello Sbarba e Nello Toscanelli Nello Toscanelli nel sito della Camera dei deputati.. Poco dopo Giolitti ribadì a De Martino la necessità di “tutelare la posizione dei suoi amici Benedetti e Naldi”.