Non fu solo un'artista del palcoscenico completa e di grande versatilità, capace di recitare, ballare, cantare a buoni livelli, ma offrì una figura di soubrette del tutto innovativa rispetto ai canoni degli anni quaranta. Spontanea, dinamica, di una bellezza naturale, ironica e gentile, seppe suscitare nel pubblico una grande simpatia.
Biografia Primi anni Seconda di quattro figli, una sorella e due fratelli, visse i primi anni a Bracciano, in provincia di Roma, dove frequentò le prime classi delle scuole elementari. Il padre Aldo Bedogni era sottufficiale collaudatore di stanza all'aeroporto militare di Vigna di Valle, la madre Iolanda Redeghieri, casalinga, la volle chiamare Odette per amore della canzone Odette bella pupa di Parigi.
Quando il padre venne trasferito all'aeroporto di Malpensa, la famiglia si spostò a Gallarate (VA), non lontano da Milano. Nei primi anni quaranta, congedatosi il padre dalla Regia Aeronautica, la famiglia si trasferì a Campagnola Emilia (RE), nella casa dei nonni materni. Tuttavia, desiderosa di continuare gli studi di danza, la piccola Odette tornò temporaneamente a Milano, in via Libia, nell'appartamento di una zia, poi a pensione a Vimodrone. Terminata la frequentazione della scuola di danza, tornò a Campagnola.
L'amore per la danza
Aveva iniziato a frequentare la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala a otto anni e aveva proseguito per sette anni, prendendo parte a balletti, tra cui La bottega fantastica di Respighi e La bella addormentata di Čajkovskij, e ad altre rappresentazioni con cui familiarizzò col palcoscenico: nell'aprile 1940 fu in scena al Teatro alla Scala per un intero atto nella parte della figlia di Dufresne (interpretato da Beniamino Gigli), nell'opera lirica Zazà di Leoncavallo.My fair Delia, la prima della classe, Corriere della Sera 23/8/1993 Negli anni trascorsi in provincia di Reggio Emilia, Odette si esibì in piccoli teatri della zona: nel 1943, quattordicenne, al Teatro Italia di Campagnola nell'ambito di un varietà condotto dall'esordiente Romolo Valli (che si faceva chiamare Mimmolo), al Teatro Sociale Villastrada di Dosolo e al Teatro Comunale di Guastalla dove danzò il valzer del Faust di Gounod. Nel 1946, dopo il matrimonio con Melitsanos, si trasferì con lui a Viareggio e qui nel 1949 salì ancora su una modesta ribalta come artista di varietà, a fianco del poeta-cantante-attore Egisto Malfatti nello spettacolo Egisto e Delia.
Il cinema
Ancora bambina, per la sua disinvoltura in scena era stata scelta dal regista Giorgio Ferrari come protagonista di un documentario sulla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; poi nel 1943 partecipò al film Principessina, diretto da Tullio Gramantieri. Ma fu a partire dal 1947 che incominciò a lavorare con continuità nel cinema, prima col proprio vero nome, poi con lo pseudonimo di Lia Della Scala e subito dopo con quello definitivo di Delia Scala, scelto su suggerimento di Italo Calvino, allora capo-ufficio stampa della Lux Film, in omaggio alla sua insegnante di danza Nives Poli, richiamando il teatro che l'aveva formata come ballerina. In quell'anno, avendo partecipato a un casting per il film L'onorevole Angelina, era stata notata dal regista Luigi Zampa che le diede però una parte in un'altra sua pellicola, Anni difficili. Trasferitasi a Roma, partecipò, fino al 1960, a oltre 40 film, tra cui: Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo; Roma ore 11 (1952), pellicola neorealista di Giuseppe De Santis; il noir Grisbì (1954) di Jacques Becker, recitato in francese a fianco di Jean Gabin. Interpretò alcune commedie: Bellezze in bicicletta (1951) di Carlo Campogalliani, dove teneva testa all'avvenenza di Silvana Pampanini, Gran Varietà (1953), a fianco di Vittorio de Sica e Lea Padovani, dove impersonando una ballerina di charleston rivelò doti di artista di varietà, Signori si nasce (1960) di Mario Mattoli, accanto a Totò. Per il resto prese parte a film quasi sempre di modesta importanza: peplum, commedie leggere, melodrammi strappalacrime e musicarelli.
Il teatro e la commedia musicale Mentre cominciava a lavorare nel cinema ebbe qualche esperienza iniziale di teatro di prosa. Prima, in Apocalisse a Capri di Sergio Sollima, con Mario Scaccia e Diana Veneziani per la regia di Mario Landi (Teatro dei Satiri di Roma, 10 marzo 1951); poi, sempre con Scaccia, nella pièce Conserviamo le nostre cattive abitudini di Franco Monicelli (Teatro dei Satiri, 3 maggio 1951); quindi, assieme ad Adriano Rimoldi ed Ernesto Sabbatini, nella commedia C'era una volta un biglietto da un milione (regia di Daniele D'Anza, adattamento del racconto La banconota da un milione di sterline di Mark Twain), trasmessa sperimentalmente dalla Rai il 17 maggio 1953.
Furono invece Garinei e Giovannini a proporle la svolta decisiva nella sua vita artistica. Dopo averla vista ballare nel film Gran Varietà, nel 1953 Giovannini la vide dal vivo nel "proprio" teatro, il Sistina, in un charleston nell'ambito di uno spettacolo di beneficenza della Croce Rossa a favore degli alluvionati; rimase colpito e volle subito conoscerla. Garinei e Giovannini videro in lei la nuova figura femminile su cui puntare per il lancio della commedia musicale italiana, genere al quale essi stessi avevano dato l'avvio solo due anni prima, assieme al musicista Gorni Kramer. Con molta insistenza, anche strappando per lei, al produttore Remigio Paone, un cachet consistente (battendo l'impresario di Walter Chiari, Arturo Sirri, che contemporaneamente cercava di strapparle un contratto), i due riuscirono a scritturarla per interpretare, assieme al già ben noto Carlo Dapporto, Giove in doppiopetto. La ritrosia dell'attrice era dovuta alla sua assai limitata esperienza nel teatro e al non avere mai cantato prima (il maestro Kramer, alla prima audizione, quasi si disperò, mentre Dapporto inizialmente non la considerava all'altezza), sebbene in poche settimane, con instancabile impegno, apprese ad esprimersi anche con le note.
Giove in doppiopetto esordì quindi al Teatro Lirico di Milano il 25 settembre 1954, giorno del 25º compleanno dell'attrice. Il successo fu travolgente e lo spettacolo andò in giro per l'Italia per due anni con 531 repliche. Nello spettacolo la Scala interpretava una giovane sposina insidiata da un Giove (Dapporto) donnaiolo sceso sulla Terra assumendo le sembianze del marito (Gianni Agus), ostacolato dall'accorta Giunone (Lucy D'Albert). Nella scena Mambo dei grappoli, Delia, in un numero di danza acrobatica, saltava su un tamburo-tinozza elastico compiendo per 24 volte una spaccata in aria. Fu l'inizio di un avvicendarsi serrato di commedie musicali di grande successo, sempre incentrate sulla creatività e sul dinamismo organizzativo dell'inseparabile coppia di autori, e Delia ebbe così occasione di lavorare a fianco dei principali attori di rivista di quegli anni.
Nel 1956 interpretò Buonanotte Bettina, con Walter Chiari, dove si metteva in scena una situazione di ostinato bisticcio all'interno di una giovane coppia, quadro che ricorrerà spesso nei copioni che la Scala affronterà successivamente. La commedia era di notevole modernità, riuscendo con allegra ironia a portare in scena riferimenti a erotismo e trasgressione in anni piuttosto bacchettoni. L'opera fu tradotta e rappresentata, prima nel 1958 al Teatro de la Comedia di Madrid col titolo Buenas noches Bettina, poi nel 1959 al Teatro Adelphi di Londra col titolo di When in Rome. Mentre la commedia veniva replicata a Firenze, Il 14 marzo 1957 venne recapitata a Delia la tragica notizia della morte in una corsa automobilistica del fidanzato Eugenio Castellotti; sconvolta, l'attrice volle comunque entrare in scena la sera stessa, sostenuta dagli applausi del pubblico.
In quel periodo di forte turbamento per la tragica perdita del fidanzato, decise di impegnarsi, e fu l'unica volta, nel teatro classico, al 9º Festival del Teatro Drammatico a Verona, impersonando Ariele in La tempesta di Shakespeare, per la regia di Franco Enriquez, a fianco di Glauco Mauri e Salvo Randone.Trasmessa in televisione dalla RAI l'8 luglio 1957
Sempre nel 1957 tornò a lavorare con Dapporto in L'adorabile Giulio. Vi recitava anche Teddy Reno, che le rivolgeva la canzone Simpatica; l'attrice racconterà poi, simpaticamente, di non avere gradito i versi "tu non mi fai pensar a notti di passion ma a cieli sereni..." non ritenendosi donna priva di passionalità e di essersi subito lamentata con gli autori del brano.
Del 1958 fu Un trapezio per Lisistrata, una delle opere più riuscite e originali della coppia G&G, con la coreografia di Donald Saddler. Con lei sul palco Nino Manfredi, Paolo Panelli, Mario Carotenuto, Ave Ninchi e il Quartetto Cetra. La rilettura del testo di Aristofane intendeva esorcizzare le paure collettive per la guerra fredda, presentando ateniesi e spartani come statunitensi e sovietici.
Delia Scala Show, del 1960, nacque in modo casuale. Nell'imminenza dell'esordio di Rinaldo in campo, durante una prova, il protagonista Domenico Modugno subì una caduta fratturandosi molto gravemente una gamba, quindi un gran numero di rappresentazioni già fissate saltavano. Garinei e Giovannini allora ebbero l'idea di proporre a Delia, che accettò, uno show incentrato sulla sua carriera fino a quel momento. In una decina di giorni il copione era pronto e, dopo poche prove, lo show andava in scena nei vari teatri al posto del Rinaldo. L'attrice era affiancata dal trio comico Toni Ucci, Enzo Garinei e Carletto Sposito.
Rinaldo in campo, rappresentata nel 1961, fu un kolossal per impegno e ampiezza del cast, che, richiamando il Risorgimento, voleva anche celebrare il centenario dell'Unità d'Italia. Delia vi interpretava una baronessina invaghita di ideali garibaldini e innamorata di Rinaldo (Domenico Modugno), bandito diventato poi combattente con le camicie rosse. Si trattò della prima commedia musicale con caratteri anche drammatici, con un personaggio che muore in scena. Il successo dell'opera ebbe eco internazionale e la compagnia fu chiamata a portare il Rinaldo anche al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, dove fu replicato per quattro mesi. L'opera fu anche tradotta in russo e serbo e rappresentata a Mosca e Belgrado.
Sempre nel 1961 l'attrice interpretò la soubrette Marta Gray in una versione televisiva, con la regia di Eros Macchi, della commedia musicale La padrona di Raggio di Luna, sempre di Garinei e Giovannini, già uscita nei teatri nel 1955 con Lauretta Masiero nella stessa parte.
Del 1963 fu la versione italiana My Fair Lady (che come musical e film aveva già spopolato negli Stati Uniti e nel mondo): a fianco della Scala recitavano Gianrico Tedeschi e Mario Carotenuto.
Nel 1964, con Il giorno della tartaruga a fianco di Renato Rascel, tornò a interpretare la lei della coppia litigiosa. I due attori, quasi sempre soli sul palco, inscenano dall'inizio alla fine un unico interminabile litigio, con flashback del proprio incontro e di momenti passati. Ancora una volta il successo fu notevole e la Scala e Rascel vennero invitati l'anno successivo a presentare la commedia a Parigi per l'inaugurazione del Teatro Marigny, ma rinunciarono perché troppo impegnati in Italia (e Le Jour de la tortue fu messo in scena da Annie Girardot e Philippe Nicaud). In una delle rappresentazioni Delia svenne improvvisamente in scena, con chiusura definitiva del sipario e trasporto immediato in ospedale dove subì un intervento d'urgenza per appendicite. Come lei stessa racconterà, lo stress del momento, le pressioni ricevute affinché tornasse in scena anche non completamente rimessa, ma soprattutto il desiderio di dedicare più tempo alla propria vita privata (si sposò con Piero Giannotti pochi mesi dopo), la portarono a lasciare, nel pieno della carriera, il teatro, preferendo dedicarsi solo al varietà televisivo.
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