Il Padre provinciale è un personaggio immaginario presente ne I promessi sposi, romanzo di Alessandro Manzoni.
Biografia del personaggio L'uomo, di cui non si conosce il nome anagrafico, è il superiore della provincia ecclesiastica dei cappuccini alla quale appartiene il padre Cristoforo.
In un colloquio col Conte zio, per evitare il rischio di un conflitto tra l'Ordine francescano e la nobiltà lombarda, accetta di trasferire fra Cristoforo a Rimini come predicatore. Il colloquio occupa la prima parte del cap. XIX dei Promessi sposi ed è considerato uno dei più celebri del romanzo: in particolare per il suo incipit ("due potestà, due canizie, due esperienze consumate") definito da Luigi RussoI Promessi sposi, Firenze, La Nuova Italia, 1954 ironicamente epico, e in realtà preparatorio di un "misfatto elegante e farisaicamente onesto"; e soprattutto per il citatissimo "sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire", che abbassa definitivamente le difese d'ufficio del padre provinciale.
Analisi del personaggio Il personaggio del padre riveste anche per molti critici un ruolo chiave per decifrare la complessa religiosità manzoniana e i suoi rapporti col Cristianesimo e con la chiesa. In particolare DonadoniPersonaggi d'autorità nei Promessi sposi, pp. 322-3 lo definisce "il superiore tipo, l'uomo salito in dignità per la sua dappocaggine... non impersona un'idea, ma esercita una funzione: e in quella funzione è tutto. Della morale cristiana non pensa più altamente del dottor Azzeccagarbugli. Quella morale non deve penetrare, molesta, nella vita: la parola di Cristo deve restare sui pulpiti... e tocca a lui fare che un cristiano ingenuo non trovi modo né tempo che quella parola fruttifichi... è il cattolicesimo che protesta contro il cristianesimo".
Il già citato Donadoni scrive anche che "per questo fariseo la pace dell'ordine è troppo più importante dello spirito del Vangelo [....]. Codardo e servile, [...] il Provinciale ardisce di insistere: perché non c'è solamente da salvare il prestigio della casta nobiliare, ma anche il prestigio del convento. [...] L'essenziale è che siano salvi tutti i decori, tutti i prestigi e tutte le menzogne".Scritti e discorsi letterari, Firenze, Sansoni, 1921.
Policarpo PetrocchiI Promessi sposi, Firenze, Sansoni, 1919 ironizza sulla diplomazia del padre provinciale ("anche il padre sarà stato fratello di qualche conte zio e sa far la sua parte"). Giovanni GettoI Promessi sposi, Firenze, Sansoni, 1964 vede invece il padre provinciale avvolto da "una luce di dignità" che non lo salva però dalla condanna manzoniana; Attilio MomiglianoI Promessi sposi, Firenze, Sansoni, 1951 nota la differenza tra lo stile "dozzinale" e "da caporale della politica" del conte zio rispetto a quello "aristocratico" del padre provinciale; Angelo StellaI Promessi sposi, Torino, Einaudi-Gallimard, 1995 vede un'implicita condanna manzoniana della "raffinatezza diplomatica dell'uomo di chiesa".
Note
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