Appare come personaggio letterario nella Gerusalemme liberata.

Origine Figlio secondogenito del conte di Tolosa, conte di Nîmes e conte d'Albi, Ponzio e di Almodis de La Marche (come risulta dal Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou e dalla Chronica Albrici Monachi Trium Fontium (1020-1071), figlia di Bernardo I de la Marche (ca. 991- 16 giugno 1047) conte de la Marche e di Périgord e di Amelia de RasésSecondo altre fonti la madre di Almodis potrebbe essere anche Amelia di Montignac (ca. 989 -† ca. 1072) oppure Amelia d'Aulnay (ca. 990 -† ca. 1072) (? - † 1053). Il nome della madre, ripreso da un documento del 1053 ("Almodis comitissa, filia que es Amelie comitisse") è citato dallo storico José Enrique Ruiz Domenec nel suo libro Quan els vescomtes de Barcelona eren (Barcelona, 2006) a pag. 320.Ponzio II di Tolosa era il figlio primogenito del conte di Tolosa, duca di Settimania, conte di Nîmes e conte d'Albi, Guglielmo III Tagliaferro e di Emma di Provenza (come risulta da una donazione, del 999, che si trova negli Archives du Gard in cui Emma è citata come moglie di Guglielmo III Tagliaferro e dove sono ricordati anche i figli, tra cui Ponzio), figlia del marchese di Provenza, Rotboldo III e di Ermengarda (come viene ribadito nel documento n° 172 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc), di cui non si conoscono gli ascendenti.Sua madre, Almodys era già stata sposata, in prime nozze, con il signore di Lusignano, Ugo V detto il Pio († 1060), a cui aveva dato tre figli.

Biografia Nel 1053, sua madre, Almodis era stata fatta rapire dal conte Raimondo Berengario I di Barcellona e dopo essere stata ripudiata dal padre di Raimondo, Ponzio, sposò, in terze nozze, il conte di Barcellona.

Nel 1060, alla morte del padre, divenne conte di Saint-Gilles, mentre suo fratello Guglielmo IVGuglielmo, nel 1062, alla morte della nonna, Emma di Provenza e dello zio Bertrando ereditò anche il titolo di marchese di Provenza. divenne conte d'Albì e di Tolosa (Guglielmo figura come conte di Tolosa nel documento nº 260 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc e nel documento nº 3392 delle Chartes de l'abbaye de Cluny del 1063).

Verso il 1065, dopo la morte della cugina, Berta, Contessa di Rouergue e di Gévaudan, Guglielmo si appropriò dei titoli delle due contee, riunendole alla contea di Tolosa, ma Raimondo gli contestò il titolo di conte di Rouergue che riuscì ad ottenere il titolo, non molto tempo dopo, come attestano due documenti del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc: il documento nº 273 par. I del 1066, dove Raimondo viene definito conte di Rouergue (Raimundum comitem de Rutenis); e il documento n° 312 par. II del 1074, che è controfirmato dai due fratelli, uno conte di Tolosa e l'altro conte di Rouergue (domni G. comitis Tolosani et domni Raymundi fratris eius comitis Ruthenæ). Infine nel documento nº 3410 delle Chartes de l'abbaye de Cluny del dicembre 1066, sua madre, Almodis, definisce Raimondo, oltre che conte di Saint-Gilles (comes Nemosensis) e marchese di Gotia (comes Nemosensis), anche conte di Rouergue (Raimundus comes Rutenensis).

Nel 1071, sua madre, Almodis, secondo il Gesta Comitum Barcinonensium, fu assassinata (strangolata) dal figliastro, Pietro RaimondoPietro Raimondo era figlio del conte Raimondo Berengario I di Barcellona e della sua prima moglie, Isabella di Carcassonne (1050- dopo il 1073).

Negli anni tra il 1071 e il 1085, Raimondo viene citato in alcuni documenti del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc: nel n° 301, per una disputa con Raimondo Berengario I di Barcellona, per il possesso di un castello, nel 1071; nel nº 333, come giudice per un reclamo, nel 1078; nel nº 336, per una donazione, nel 1080; nel nº 359, per la rinuncia ai diritti sulla chiesa di Beziers, nel 1084;ed infine, nel nº 366, per la fondazione dell'abbazia di Saint-Pons-de-Thomières. In questo periodo ebbe contatti col Conte di Sicilia, Ruggero I, con cui fece un'alleanzaFerdinand Chalandon, La conquista normanna dell'Italia meridionale e della Sicilia, pag. 502 e dal quale riuscì ad ottenere la mano della figlia, Matilde; inoltre partecipò anche alla crociata contro i Mori della penisola iberica, collaborando col suo futuro suocero, Alfonso VI di Castiglia.

Nel 1088, suo fratello, Guglielmo IV partì per la Terra santa, lasciando il governo delle proprie contee a Raimondo (nel documento n° 372 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc Raimondo viene citato coi titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza, oltre che marchese di Gotia (Raimundus comes Tolosanæ, dux Narbonæ, marchio Provinciæ).Nel 1094, alla morte del fratello, ucciso in Terra Santa, Raimondo, interpretò come abdicazione la sua rinuncia del 1088, usurpò i diritti della nipote, Filippa, (ca. 1080- ca. 1117), che in quello stesso anno, aveva sposato il duca d'Aquitania, Guglielmo IX, e succedette a Guglielmo.

Alla morte, nel 1093, del conte Bertrando II di Provenza, che rivendicava il titolo di marchese di Provenza, Raimondo riuscì ad accordarsi con la madre di Bertrando, Stefania (che da quel momento si fece chiamare Dolce), che governava per conto della nuova contessa, la figlia, Gerberga di Provenza; a Raimondo, secondo le Mémoires pour servir à l'histoire des comtés de Valentinois et de Diois, andò il titolo di marchese di Provenza. A seguito di questo accordo Raimondo e Dolce (ex Stefania) fecero una donazione all'Abbazia di San Vittore (Marsiglia), controfirmata dalla moglie di Raimondo, Elvira, il 28 luglio 1094.

Raimondo, dopo essere divenuto conte di Tolosa titolare, viene citato in due bolle papali di Urbano II, la prima del 18 febbraio 1095, per la restituzione di alcune reliquie al monastero di Saint-Gilles; la seconda del 22 luglio 1096, dove viene ricordato che Raimondo, riconosciuto marchese di Provenza (Provincie marchio) anche dal papa, fu uno dei primi nobili che rispose positivamente all'appello di Papa Urbano II al Concilio di Clermont-Ferrand.

Secondo una fonte armena, perse un occhio in un pellegrinaggio a Gerusalemme prima della Prima Crociata, ma questa dichiarazione probabilmente si riferisce al fatto che aveva un solo occhio (monoculus).

Prima Crociata

Raimondo era profondamente religioso e desiderava morire in Terra santa e così quando fu lanciato l'appello per partecipare alla Crociata egli fu uno dei primi a rispondere positivamenteRaimondo di Saint-Gilles si ritrovò alla prima crociata assieme ai suoi due fratellastri, figli di Almodis, il maggiore, Ugo VI di Lusignano, figlio di Ugo V di Lusignano ed il minore, Berengario Raimondo II, figlio di Raimondo Berengario I.. Il più anziano e il più ricco dei capi crociatiWilliam B. Stevenson, La prima crociata, pag. 728, Raimondo, lasciò Tolosa (dove non fece più ritorno), alla fine di ottobre del 1096, con un grande seguito (fin dall'inizio il suo esercito fu il più numeroso) che comprendeva la moglie Elvira e Ademaro, vescovo di Le Puy, legato pontificioWilliam B. Stevenson, La prima crociata, pagg. 727 e 728, mentre il figlio Bertrando rimase a governare i suoi feudi nel sud della Francia.L'anno seguente (1097), approfittando del fatto che Raimondo era partito per la prima crociata, rivendicando i diritti della moglie, Filippa, nei confronti dello zio, nonostante i possedimenti dei crociati fossero sotto la tutela della Chiesa e considerati sacri, suo marito, il duca d'Aquitania, Guglielmo IX il Trovatore, invase e occupòPer l'occupazione della contea di Tolosa, il duca Guglielmo IX e la moglie Filippa furono minacciati di scomunica da papa Urbano II la contea di TolosaLouis Alphen, La Francia nell'XI secolo, p. 802. L'occupazione di TolosaLa contea di Tolosa fu restituita a Bertrando, nel dicembre 1099, quando Guglielmo IX, dopo la caduta di Gerusalemme (15 luglio 1099), partì per la Terra santa (la spedizione in Palestina era stata finanziata da Bertrando in cambio della restituzione della contea), oltre che per ottemperare alle richieste del papa Urbano II, che da quattro anni lo pressava affinché si attivasse per la liberazione del Santo Sepolcro anche per non incorrere nella minacciata scomunica. è confermata dalla donazione n° 291 del Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, del luglio 1098, fatta da Guglielmo e Filippa (Willelmus comes et uxor mea Philippia, filia Willelmi comitis Tolosæ) alla Basilica di Saint-Sernin di Tolosa.

Marciò verso Dyrrhachium, attraversando l'Italia del nord e poi la Dalmazia, dove perse parecchi uomini per il freddo, la fame e gli attacchi degli abitanti della zona; poi si diresse a oriente verso Costantinopoli, lungo lo stesso itinerario usato da Boemondo di Taranto, scontrandosi diverse volte coi mercenari greci che controllavano la marcia dei crociatiWilliam B. Stevenson, La prima crociata, p. 738. I Tolosani e Provenzali in Tracia, per rappresaglia, devastarono e saccheggiarono la cittadina di Roussa (oggi nel comune di Soufli), ma poi furono ignminosamente sconfitti e dispersiWilliam B. Stevenson, La prima crociata, p. 739.Giunto a Costantinopoli, alla fine di aprile, del 1097 fu, unitamente a Tancredi d'Altavilla, l'unico comandante dei crociati a non giurare fedeltà all'imperatore bizantino Alessio I, dichiarando che avrebbe accettato di sottomettersi ad Alessio solo se quest'ultimo si fosse messo a capo della spedizione. Nonostante ciò, in un secondo tempo, Raimondo assicurò al basileus la propria leale amicizia, riconoscendo altresì che le terre conquistate agli infedeli in Asia minore ed in Siria sarebbero spettate all'Imperatore d'OrienteWilliam B. Stevenson, La prima crociata, p. 739 e note 1 e 2: in particolare, nella disputa sorta per il possesso di Antiochia, il conte offrì ad Alessio I il proprio appoggio contro BoemondoWilliam B. Stevenson, La prima crociata, p. 751, nemico tanto del Provenzale quanto dell'Imperatore.