Bitetto (IPA: [biˈtetto], Vetétte in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari, noto per la presenza delle spoglie del Beato Giacomo, un frate laico morto in odore di santità, il cui corpo è rimasto nei secoli intatto.

Bitetto ha ricevuto il titolo di città nel 2007 dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sede vescovile fino al 1818, conserva una pregevole chiesa, già cattedrale, in stile romanico pugliese.

Geografia fisica Territorio Bitetto è situata nell'entroterra barese, a dal capoluogo e alle pendici delle Murge. Il territorio è prevalentemente pianeggiante, pur presentando un'escursione altimetrica di 97 m. La città, infatti, passa da un'altitudine minima di 92 m a una massima di 189; la casa comunale si trova a 141 metri di altitudine.

Dal punto di vista idrogeologico, il territorio del Comune di Bitetto è lambito a Nord dal ramo principale di lama Lamasinata, il che pone di fatto parte del territorio comunale in una condizione di esposizione a rischi di alluvione. In particolare si segnala una situazione di emergenza in corrispondenza della Lama Circoletta dove sono state realizzate case abusive. Ciononostante, solo una piccola parte del territorio comunale risulta ad oggi investita dalle perimetrazioni del P.A.I. Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 aggiornata con la Delibera della Giunta Regionale della Puglia n. 153 del 2.03.2004.

Clima Il clima del territorio è tipicamente mediterraneo, con inverni freschi, spesso sferzati da freddi venti balcanici, ed estati calde, a volte anche torride per l'azione di caldi venti sciroccali.

La stazione meteorologica più vicina a Bitetto è quella di Bari Palese. Il 30 luglio 2024 presso questa stazione meteorologica si registrò la temperatura più elevata: 48.9 °C. La temperatura minima assoluta risale al 3 gennaio 1993, quando si registrarono -6,0 °C.

La tabella sottostante mostra i dati dei valori medi registrabili nel comune di Bitetto. Classificazione climatica di Bitetto: Zona climatica C; Gradi Giorno 1380.

Origini del nome Il nome Bitetto trae origine da Bitectum, una forma latina che risale all'epoca romana, quando il territorio agrario venne suddiviso in contrade come Babuctam (oggi Bavotta), Clausurae (oggi Chiusure) e, appunto, Bitectum. La forma Bitectum era ricorrente nei documenti ufficiali dal Medioevo fino all'Età Moderna.

Altre possibili origini sono:

- Vitetum (Terra ricca di viti), dovuto all'importanza per l'economia locale di questa pianta, ancora oggi coltivata e presente anche nello stemma comunale; a supporto di questa teoria vi è l'assonanza in dialetto tra il termine "v'tet" (vigneto) e "vetétte" (Bitetto).

- Bis Tectum (due volte il tetto), città ricostruita due volte oppure secondo tetto per gli abitanti di Bari fuggiti dopo la distruzione della città da parte dei Saraceni.

- Beth Hetium (villaggio arido), termine forse di origine greca che indica la struttura del paese, costituito da piccoli raggruppamenti agricoli situati in territorio privo di sorgenti o acque stagnanti.

Storia Origini Tra il secondo e il primo millennio a. C. i nomadi Iapigi, provenienti dalle coste dalmate, si insediarono sul territorio dell'odierna Puglia, dividendosi in Dauni a nord, Peucezi al centro e Messapi al sud.

Le antiche popolazioni costruivano casupole con muri a secco o capanne, delle quali alcuni resti sono stati ritrovati in territorio bitettese, nei pressi della chiesa di Santa Maria la Veterana.

Con l'arrivo di coloni greci sulle coste messapiche e la fondazione di importanti città come Taras, l'antica Iapigia entrò in contatto con la Magna Grecia. Al periodo compreso tra il IV e il III secolo a.C. risalgono le due tombe monoblocco ritrovate ancora intatte, sempre nella zona di Santa Maria la Veterana, con corredo ceramico di epoca greca. In particolare nel maggio 1993, durante dei lavori di scavo effettuati per costruire civili abitazioni, è stato ritrovato un sarcofago monolitico di forma rettangolare coperto da una lastra in pietra; al suo interno il defunto era stato deposto in posizione fetale, assieme a un corredo costituito da ciottolini, piattini e lucerne.

Non è stata però mai rinvenuta traccia di centri abitati nel territorio di Bitetto, ad eccezione di qualche vaso dell'età del bronzo, sebbene l'origine della città venga ritenuta antichissima, coeva alla vicina Bitonto. Altri, tuttavia, fissano le sue origini al IX secolo.

A partire dal III secolo a.C., con l'espansione di Roma, si costruirono ville rustiche e masse tra i campi coltivati, mentre si formavano municipi lungo tre direttrici viarie: da Venosa, attraverso le Murge, a Taranto; da Canosa, attraverso Ruvo, Bitonto, Ceglie, Norba, a Egnazia; dall'Ofanto, lungo le coste adriatiche, a Brindisi e a Otranto. Ai tempi di Orazio (68-8 a.C.), Bitetto non esisteva ancora.

Medioevo Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la sconfitta di Goti e Longobardi, la Puglia fu riconquistata dall'Impero bizantino. In questo periodo la regione sopportò un gravoso carico fiscale, ma si arricchì dal punto di vista culturale: il patrimonio artistico dell'epoca, infatti, fu profondamente influenzato dai nuovi elementi bizantini.

In quegli anni Bitetto iniziò a unificarsi, andando a costituire un unico villaggio la cui popolazione era in crescita. Esso si stringeva intorno a un cenobio istituito dai monaci basiliani in contrada San Marco, tra Bitetto e Bitritto. Conventi di questo tipo erano edificati per volere dei Bizantini: in questo modo, infatti, riuscivano a esercitare un maggior controllo sul territorio e la popolazione, sfruttando l'influenza religiosa e politica dei monaci sulle famiglie contadine, asservite ai gasindi per dissodare la gleba. In questa località sono state ritrovate tombe, medaglie, monete e alcuni ruderi risalenti per forma, iscrizioni e stile all'epoca bizantina. Dopo la cacciata dei Bizantini da Bari a opera del duca normanno, Roberto il Guiscardo, avvenuta il 1071, il cenobio, abbandonato dai basiliani, andò lentamente in rovina, riducendosi a un cumulo di pietre coperte di erbe.

La terra di Bari, sotto la pressione longobarda, entrò a far parte della Langobardia Minor, quindi del Ducato di Benevento. In questo periodo Bitetto fu compresa nel territorio della città di Bari, come testimonia un antichissimo documento, risalente al 1021, che si trova presso l'archivio di San Nicola di Bari: in esso si nomina Bitecte come luogo compreso nella nuova Giudicaria Longobarda di Bari, sede del gastaldo. Si ritiene che sia stata distrutta ai tempi dell'imperatore Ludovico II il Giovane, giunto in Puglia per liberare Bari dai Saraceni, senza successo, a metà del IX secolo, e nuovamente danneggiata dai Saraceni sul finire del secolo.

Al X secolo risale il primo documento scritto, una pergamena del Codice Diplomatico Barese dell'anno 959 d.C., che riporta l'esistenza di tre cappelle in loco di Bitetto o Vitecte, dedicate rispettivamente a santa Maria, san Michele Arcangelo e san Tommaso, dove due sacerdoti celebravano la messa, previo pagamento di un censo annuale all'arcivescovo di Bari, Giovanni II. Nel documento si legge che esisteva un luogo chiamato Bitectum dove erano raggruppate delle casupole, formando appunto il locus, un villaggio esteso su un'antica contrada senza alcun recinto protettivo.

Cinquant'anni dopo, Bitecte era una solida collettività di residenti con obbiettivi comuni e comportamento solidaristico, una civitas in grado anche di partecipare con pari dignità alla lega delle città di Bari, Bitonto, Trani ribellatesi ai dominatori bizantini, contro i quali fecerunt bellum in Bitete, nell'anno 1011: è infatti qui che ebbe luogo la battaglia tra Melo di Bari e i bizantini.

Nel corso dell'XI secolo Bitetto fu elevata a sede vescovile, in quanto nel 1089 la bolla Quia nostris temporibus di papa Urbano II la cita come suffraganea di Bari; sul finire del secolo la Mensa arcivescovile ricevette in feudo la vicina Bitritto. La città venne distrutta per ben due volte nel 1164 da Guglielmo il Malo, rea di essersi opposta a suo padre Ruggero II nel 1129, e venne donata nel 1176 da suo figlio Guglielmo II alla chiesa di Monreale.

In epoca normanna, parte del territorio comunale venne stornato da Federico II e devoluto alla nascente città di Altamura, dove si stabilirono molti bitettesi. Il figlio Corrado IV di Svevia, tuttavia, la distrusse ancora una volta nel 1251, poiché fedele a papa Innocenzo IV. Con l'ascesa degli angioini, Bitetto ebbe nuovo splendore: sotto il regno di Carlo I cominciò la sua ricostruzione come cittadella, fortificata con torri e mura nel 1261, quindi fu tra le città più ricche della Terra di Bari e il borgo fu ingentilito da diversi edifici civili, alcuni dei quali pervenuti ad oggi.

I registri notarili locali del XIV e XV secolo attestano l'esistenza di una fiorente comunità ebraica dedita al commercio di tessuti e immobili e al noleggio di animali.

Nel 1349 Bitetto fu assediata e saccheggiata dalle truppe ungheresi guidate dal re Ludovico contro la regina Giovanna I, cui la città era rimasta fedele, per regolare la successione a Roberto d'Angiò. Successivamente la città venne ceduta dalla corona alla nobiltà feudale degli Arcamone e, dopo il 1419, la regina Giovanna II la donò a Lorenzo de Attendolis, talmente autoritario da allontanare il vescovo. Fu quindi data da Alfonso V d'Aragona ad Andrea Matteo III Acquaviva, duca d'Atri e signore di Martina Franca. In seguito alla ribellione del duca, nel 1507 la città fu donata a Prospero Colonna. In seguito il feudo torno agli Acquaviva, per poi essere soggetto a una continua serie di vendite.

Età moderna Il XV secolo vide il progressivo peggioramento delle condizioni di vita della popolazione bitettese: tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo la città venne colpita dalla peste, uccidendo, secondo i registri dell'epoca, abitanti. I superstiti abbandonarono gli alloggi fuori dalle mura cittadine; l'area all'esterno del centro storico non sarebbe stata ripopolata che nel primo Ottocento.

Nel 1731 il regio demanio sottrasse il feudo di Bitetto, comprendente anche Carbonara, Binetto, Erchie e Mesagne al marchese di Mesagne Donato Timperi, reo di insolvenza fiscale per oltre un trentennio. Successivamente se lo aggiudicò all'asta per 61.000 ducati il barone Francesco Noja di Mola di Bari, ma di ascendenza fiamminga, che fece edificare nei pressi delle mura il suo palazzo.

Dopo la proclamazione della Repubblica Napoletana nel 1799, in diverse città del regno sorsero repubbliche giacobine, il cui simbolo era l'albero della libertà piantato nel centro della piazza principale. A Bitetto il dottore in giurisprudenza Angelo Antonucci, di fede repubblicana, tentò di condurre la città alla ribellione contro il barone, senza riscuotere alcun successo a causa della forza e prepotenza di Vincenzo Noja. Con l'arrivo delle truppe francesi, tuttavia, il 5 aprile la città si arrese e il barone fuggì con la sua famiglia. Dietro pagamento di 16800 ducati al capo dell'armata francese, la città occupata fu risparmiata; venne quindi piantato l'albero della libertà. Quando, però, i sanfedisti del cardinale Fabrizio Ruffo risalirono il regno, i bitettesi, consci della prossima sconfitta dei rivoluzionari, si scatenarono contro i repubblicani. Il 16 maggio 1799, dopo soli quaranta giorni, la repubblica cadde e il barone riprese il potere..

Età contemporanea

Nel 1818, con la bolla De Utiliori, papa Pio VII soppresse l'ormai decaduta diocesi di Bitetto, accorpandola definitivamente all'arcidiocesi di Bari.