San Filippo Superiore è una frazione e villaggio collinare della II Circoscrizione del comune di Messina, distante circa 13 km a sud dal centro cittadino. Posta nella parte alta della vallata del torrente San Filippo, è un luogo ricco di sorgenti d'acqua, che nel passato alimentavano un notevole numero di mulini.

Toponimo Il paese prende il nome da San Filippo d'Agira, mentre l'aggettivo "superiore" deriva dalla sua posizione geografica verso monte rispetto al villaggio di San Filippo Inferiore.

Storia La vallata, anticamente detta Vallelonga (dal vecchio toponimo del torrente, Valle Longa, oggi San Filippo), fu frequentata quasi sicuramente sin dalla preistoria, date l'agevole viabilità del fondovalle, la vastità dei boschi, l'abbondanza della selvaggina e la facilità di difesa del territorio per i numerosi luoghi posti in punti dominanti.

Un primo abitato di case vero e proprio, però, si sviluppò almeno sin dall'epoca romana, dato che il torrente era il più grande della zona ed era navigabile, quindi si potevano trasportare con una barca i prodotti agricoli a valle.

Nel I secolo d.C. San Filippo d'Agira contribuì all'evangelizzazione della vallata.

Dal Medioevo al 1866 i monaci Basiliani del monastero di San Filippo il Grande, posto nella zona del villaggio di San Filippo Inferiore, controllarono la vallata, facendo arricchire il villaggio grazie alla coltivazione di ortaggi, cereali (la vallata infatti era soprannominata "dei cento mulini", ma gli anziani ne ricordavano circa quaranta), fichi, agrumi, olive e uva e soprattutto alla vendita di bachi da seta e di seta già lavorata. Un'altra attività importante era l'allevamento del bestiame.

Dopo la rivolta antispagnola di Messina del 1674-78, il Viceré di Sicilia, su ordine della Corona spagnola, confiscò il villaggio al Senato di Messina insieme ai villaggi di San Filippo Inferiore e di Larderia che fecero parte del Principato di Larderia, con a capo la famiglia Moncada dal 1690 al 1727, anno in cui tornò al demanio cittadino.

Il villaggio fu colpito dalla peste del 1743 e l'ultimo contagio di un paesano fu registrato il 27 luglio; in quest'epidemia morirono 429 persone e ne rimasero 195.

Il terremoto del 1783 recò pochi danni al villaggio.

Nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia.

Il terremoto del 1908 recò pochi danni al villaggio.

Nel 1946 entrò a far parte della Repubblica Italiana e negli anni a venire molte attività agricole persero importanza fino a sparire del tutto agli inizi degli anni '70 del secolo scorso.

Viabilità e trasporto pubblico Per secoli il villaggio rimase isolato poiché fino al 1908 l'unico collegamento con la strada del Dromo era la fiumara. Oggi, per giungere al villaggio si percorrere la strada comunale che partendo dal Rione Aldisio, transita per contrada San Giovannello, giungendo dopo circa 4 km in paese. Un'antica strada molto stretta e non praticabile da mezzi pesanti collega i due villaggi di San Filippo. La frazione è collegata al centro cittadino dalla linea ATM nº9 (Cavallotti-S. Filippo Sup.).

Monumenti e luoghi di interesse Chiesa parrocchiale San Nicola di Bari

Esterno

L'unico edificio di culto oggi esistente risale al '500, ed è posto al centro del paese, ma è documentata una chiesa già dall'anno 1000 (di cui non si sa ubicazione). L'edificio dedicato al Patrono San Nicola di Bari ha collocato nella porta principale dell'aula un rivestimento marmoreo risalente alla seconda metà del '700. Il portale principale è costituito da due lesene in marmo grigio con capitello bianco tuscanico collocate su un basamento costituito da elementi geometrici. La trabeazione è costituita da un'alternazione di cornici e fasce ed è sormontata da un timpano spezzato. Sulla trabeazione è presente una nicchia di modeste dimensioni costituita da piccole lesene di ordine tuscanico che idealmente sorreggono l'arco a tutto sesto con al centro la chiave di volta scolpita alla maniera classica. L'interno della nicchia è adornato da una conchiglia (elemento tipico dell'architettura rinascimentale), che corona idealmente la statua del Santo di Bari (1782), di dimensioni poco più piccole della nicchia, che reca il santo benedicente, con gli attributi tipici del Santo (mitra, barba, sfere in mano sopra un libro, abiti vescovili, piviale). La statua tra il 2020 e il 2023 è stata sottoposta ad un restauro, essa presenta tracce di policromia. La nicchia è impreziosita da una cornice sormontata da una croce. Il secondo portale risale al 1677 è collocato nel lato destro dell'aula, posizionato sopra una piccola scalinata, data la sopraelevazione della chiesa. Esso è costituito da due lesene con capitello corinzio. Ciascuna delle stesse presenta nella parte superiore a circa un quarto di esse un piccolo fregio. La porta lignea è contornata da un cornice recante varie scanalature, la particolarità di essa è la forma a semicerchio che assume nella parte centrale della porta. La trabeazione è sormontata da un timpano spezzato come nel già citato portale principale. La parte di maggior rilievo artistico è il bassorilievo del 1677 sovrastante la trabeazione che rappresenta la Madonna del Rosario (probabilmente ispirato alla Madonna del Rosario di Antonio Catalano il Vecchio presente dentro la chiesa) racchiusa dentro un tondo formato da elementi vegetali, e retto da due angeli. L'intera opera è "coronata" da un timpano centinato accanto la porta è presente murata sul muro un'iscrizione che ricorda la peste del 1743, data la presenza nel sagrato di un rudimentale cimitero ormai scomparso. La pianta della chiesa è a forma rettangolare, con annessa la cupola, esternamente la chiesa non presenta particolari elementi architettonici dati alcuni rimaneggiamenti. La facciata è a forma di capanna e ospita in cima la croce in ferro e al centro il finestrone, (XVIII secolo) che presenta una vetrata recante l'immagine di San Nicola di Bari ispirata alla statua del citato, presente all'interno della chiesa. Forma un unico corpo con la facciata il campanile, di considerevoli dimensioni, che presenta anch'esso tratti molto essenziali. Non presenta una rilevante copertura, in quanto costituita da una terrazza, nascosta da un grande cornicione, cui al di sotto è presente la cella campanaria, formata da archi a tutto sesto, che permettono la fuoriuscita del suono delle campane, che sostituiscono dagli anni '80 quelle antiche, presenti in piazza e risalenti al 1825. Nei muri laterali sono presenti quasi in corrispondenza del pluviale, 4 finestre per lato, di forma rettangolare contornate con un artistica cornice. Durante l'ultima opera di restauro sono state cambiate le precedenti vetrate con altre, recanti a differenza delle citate, in sequenza la storia della vita del Patrono. La cupola è anch'essa di notevoli dimensioni, medesimamente ai già citati elementi architettonici si presenta molto semplice: il tamburo presenta un cornicione riccamente scanalato, mentre la lanterna presenta un'alternanza di piccole paraste con capitello tuscanico e piccole vetrate, il tutto è coronato da una croce. Il corpo cilindrico della cupola presenta rispetto all'entrata principale a nord una finestra formata da un arco a tutto sesto con inserita un artistica vetrata istoriata, mentre a est e a ovest delle finestre circolari con cornice e anch'esse sono corredate di vetrate.

Interno

Indicazioni generali L'interno è a navata unica. Entrando dal portale principale, si accede nell'antiporta, ricavata, dalla spazio ove poggiano pilastri, che sorreggono il coro, con l'annesso organo. L'intera struttura è realizzata in pietra (probabilmente di realizzazione più tarda rispetto agli elementi già citati). L'ambiente sottostante al coro ospita l'antiporta lignea al centro, a sinistra l'acquasantiera di marmo rosso (XVI secolo) posta su un ottagono realizzato sul pavimento (realizzato dopo gli ultimi interventi di restauro), a sinistra la scala a chiocciola in ferro che permette l'accesso alla cella campanaria (l'accesso alla luce dentro la torre, ove passa la suddetta scala è permessa da una finestra rettangolare, corredata di vetrata, che dà sulla chiesa in corrispondenza all'altezza dell'altare di San Francesco D'Assisi, presenta delle decorazioni in stucco databili intorno al '700 recanti un cherubino ed una cornice collocata nella parte che dà sull'interno della chiesa). L'intero pavimento dell'aula comprendente anche il presbiterio è formato da un'alternanza di marmi bianchi e neri che creano un effetto a scacchiera e davanti all'altare coram è presente una targhetta che lo data al 1794. La copertura è realizzata a capriate lignee ed è datato al 1606, recanti la tipologia di colore noce scuro. Ciascuna trave è sorretta ambedue i lati da un ulteriore sostegno da mensoloni che presentano particolari intagli. Fino all'ultima opera di restauro l'aula usufruiva dell'illuminazione grazie a tre lampadari (uno per ciascun lato e uno centrale, in stile tardo barocco recanti vari effetti decorativi, realizzati tramite la colorazione dei cristalli), oggi sostituiti da un nuovo lampadario ligneo in stile barocco posto al centro della navata.

Altari minori