Larchitettura manierista è quella fase dell'architettura europea che si sviluppò indicativamente tra il 1530 ed il 1610, cioè tra la fine del Rinascimento e l'avvento del Barocco.
Di solito il Manierismo è considerato dagli storici come l'ultima fase del Rinascimento, preceduta da quelle dell'Umanesimo fiorentino e del Classicismo romano; tuttavia, se le prime due fasi sono temporalmente distinguibili, altrettanto non può dirsi per il Classicismo ed il Manierismo, che coesistettero sin dagli inizi del XVI secolo.
Il termine "maniera", utilizzato già nel Quattrocento per indicare lo stile di ogni artista, fu ripreso da Giorgio Vasari nel secolo successivo per descrivere uno dei quattro requisiti delle arti ("ordine, misura, disegno e maniera"), con particolare riferimento alle opere di Michelangelo Buonarroti. Eppure solo con l'affermarsi del Neoclassicismo comparve per la prima volta il termine "manierismo", impiegato per indicare una digressione dell'arte dal proprio ideale; successivamente fu usato dello storico Jacob Burckhardt per definire in modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco. Ciononostante, all'inizio del XX secolo, alla luce delle nascenti correnti surrealiste ed espressioniste, la critica rivalutò la cultura manierista.
Contesto storico Intorno alla metà del Cinquecento vennero meno i fondamenti politici della società fiorentina che erano stati alla base del Rinascimento; anche la concezione del cosmo fu rivoluzionata, mentre le divisioni maturate all'interno della Chiesa divennero il simbolo di una disintegrazione di un mondo unificato e assoluto. In campo artistico, il senso di dubbio e la conseguente alienazione dell'individuo trovarono espressione nel Manierismo. Il Manierismo si sviluppò in Italia ed influenzò l'architettura di gran parte dell'Europa. Giova pertanto delineare il contesto storico del continente.
La fine del XV secolo vide svilupparsi le grandi monarchie, in Spagna, Francia ed Inghilterra; nel 1493 Massimiliano I d'Asburgo divenne imperatore del Sacro Romano Impero, mentre la Russia trovò unità politica sotto Ivan III. In seguito, con l'ascesa al trono francese di Francesco I e l'incoronazione di Carlo V d'Asburgo, gli scenari europei subirono un radicale cambiamento, con l'annessione alla Spagna della Germania e di altri territori, quali Milano, Napoli e il meridione d'Italia.
In Italia, nel 1527 si registra il sacco di Roma ad opera dei lanzichenecchi; questo evento viene generalmente considerato la data d'inizio del Manierismo. Molti artisti furono costretti a lasciare Roma, spostandosi a Firenze e Venezia. A Firenze, gli eventi del 1527 favorirono la cacciata dei Medici; la ribellione fu domata solo con un lungo assedio, tra il 1529 ed il 1530, che ristabilì il casato alla guida della città. Venezia invece era il più importante arsenale d'Italia ed un centro culturale di primo piano, grazie all'ampia diffusione dell'attività editoriale.
Successivamente, nel 1542, papa Paolo III ripristinò il Sant'Uffizio dell'Inquisizione, che precedette di pochi anni la convocazione del Concilio di Trento. Il clima controriformistico portò alla formazione della Compagnia di Gesù ad opera di Ignazio di Loyola (1534), che peraltro esercitò notevole influenza anche in campo artistico, indirizzando l'architettura religiosa verso lo stile barocco.
Caratteristiche Il Manierismo rifiuta l'equilibrio e l'armonia dell'architettura classica, concentrandosi piuttosto sul contrasto tra norma e deroga, natura e artificio, segno e sottosegno.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 254.
Il modo di disporre gli elementi architettonici tradizionali in relazione al carico perde importanza: dove il sostegno può non sostenere alcunché (ad esempio nel prospetto dello scomparso palazzo Branconio dell'Aquila a Roma, di Raffaello Sanzio, dove le semicolonne del piano terreno sono poste in corrispondenza delle nicchie del primo piano); la fuga prospettica non si conclude in un punto focale, come nel barocco, ma termina nel nulla; le strutture verticali assumono dimensioni eccessive e conferiscono al complesso un inquietante equilibrio "oscillante".N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Manierismo.
Se nell'architettura rinascimentale gli edifici spesso denunciano la propria conformazione interna anche all'esterno (mediante ad esempio la messa in evidenza di marcapiani, estradossi e intradossi), le opere manieriste generalmente si allontanano da questa tendenza, celando o camuffando la propria struttura di base.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 256.
Dal punto di vista decorativo, particolare importanza assunse il fenomeno delle grottesche, un soggetto pittorico di età romana, riscoperto alla fine del XV secolo durante alcuni scavi archeologici. Queste pitture, incentrate su rappresentazioni fantastiche e irrazionali, tornarono in auge durante il Manierismo (ad esempio nelle decorazioni di palazzo Te) e, seppur in maniera sporadica, influenzarono la stessa architettura; ciò è evidente nelle bizzarre aperture sul fronte di palazzo Zuccari in Roma e nel giardino Orsini a Bomarzo. Altre influenze, soprattutto legate ai temi zoomorfici, antropomorfici e fitomorfici, si riscontrato nei paramenti di edifici quali la casina di Pio IV in Vaticano di Pirro Ligorio, il Collegio Borromeo, a Pavia, di Pellegrino Tibaldi, il palazzo Marino e la facciata della chiesa di Santa Maria presso San Celso di Galeazzo Alessi, a Milano.
Diffusione Lo stile manierista, concepito inizialmente a Roma e Firenze, si diffuse rapidamente nell'Italia settentrionale e quindi nel resto d'Italia e d'EuropaN. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari, Laterza, 1998, p. 137., dove i principi più genuini dell'arte italiana dei secoli XV e XVI non furono quasi mai compresi pienamente, e l'architettura rinascimentale si manifestò prevalentemente nella sua variante manierista.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 235.
Giulio Romano, con il suo Palazzo Te a Mantova, introdusse il Manierismo nella Val Padana, mentre Michele Sanmicheli trasformò Verona sulla scia di questa nuova corrente, realizzando una serie di palazzi sotto la diretta influenza di Giulio Romano e del Classicismo romano. Altre influenze si registrano pure nell'Italia meridionale, ad esempio nella Cappella del Monte di Pietà a Napoli, di Giovan Battista Cavagna.
Sebastiano Serlio, autore di un importante trattato di architettura, contribuì alla sua diffusione anche europea; egli lavorò anche nella cosiddetta Scuola di Fontainebleau, che divenne il principale centro manierista della Francia. I suoi Sette libri dell’architettura, pubblicati tra il 1537 ed il 1551 in ordine irregolare, ebbero una notevole diffusione e furono fonte d'ispirazione per i classicisti d'oltralpe.
Sin dai primi anni del XVI secolo lo spirito manierista si diffuse anche in Spagna come reazione al tardo gotico nazionale. Invece, Inghilterra e Germania volsero al Manierismo solo nel XVII secolo con artisti quali Inigo Jones e Elias Holl.
Opere principali Italia Un punto di partenza dell'architettura manierista è la Villa Farnesina di Roma, costruita da Baldassarre Peruzzi intorno al 1509.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 263. Essa presenta una pianta a "U", con due ali che racchiudono una parte mediana in cui, al piano inferiore, si apre un portico costituito da cinque arcate a tutto sesto. L'articolazione della facciata, ornata con lesene e bugnato angolare, è ancora classica, ma il fregio riccamente decorato, che corre alla sommità dell'edificio, evidenzia già un mutamento dei gusti. Inoltre, in una sala posta al piano superiore, lo stesso Peruzzi dipinse alcuni colonnati e paesaggi, al fine di dilatare lo spazio architettonico.
Tuttavia, il capolavoro del Peruzzi è da ricercare nel Palazzo Massimo alle Colonne, risalente al 1532. La struttura si inserisce in un lotto di terreno di dimensioni irregolari, a forma di "L". La facciata è curvilinea e presenta un portico architravato con colonne liberamente spaziate, la cui profondità contrasta con il registro superiore del fronte; insolite sono le cornici che decorano le finestre dei piani superiori, addossate ad una parete decorata a bugnato piatto. Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile: essi sono formati da due logge sovrapposte, chiuse alla sommità da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni, in parte influenzate dalle asimmetrie del lotto, mostrano una prevalenza della deroga sulla norma e pongono il Palazzo Massimo tra le più interessanti fabbriche dell'architettura manierista.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, cit., p. 267.
Analogo giudizio può essere espresso per il celebre Palazzo Te a Mantova, edificato da Giulio Romano nel decennio a cavallo tra il 1525 ed il 1534. Il palazzo è un edificio a pianta quadrata, con al centro un cortile ancora quadrato; l'entrata principale è risolta con una loggia, dove si ripetono arconi a tutto sesto e serliane. Il fronte affaccia su un giardino delimitato, sul lato opposto, da una vasta esedra semicircolare. Questi elementi si rifanno al codice classico, ma il carattere rustico dell'edificio (ordine e bugnato non sono più su due piani distinti, ma si uniscono in un solo elemento nelle facciate laterali) avvicina l'opera ai canoni dell'architettura manierista. Inoltre Giulio Romano applicò le serliane anche nella profondità del portico, trasformando delle aperture bidimensionali in elementi spaziali.
Caratteri rustici hanno anche altri due edifici mantovani progettati sempre da Giulio Romano: la casa dello stesso architetto ed il cortile della Cavallerizza nel Palazzo Ducale. Nel primo caso il bugnato si estende fino alla sommità del fabbricato, mentre l'ordine architettonico lascia il posto ad una serie di pilastri sui quali sono impostati archi a tutto sesto. I due piani dell'abitazione sono suddivisi da una linea marcapiano che, in corrispondenza dell'ingresso, forma un timpano che interrompe l'andamento orizzontale della linea medesima. Il cortile della Cavallerizza è ancora impostato su due ordini, ma le pareti rustiche vengono caratterizzate, nella parte superiore, da stravaganti semicolonne tortili.
Il rapporto tra natura (bugnato) e artificio (colonne), che in alcune opere di Giulio Romano si dissolve fino a fondere i due elementi in un'unica struttura parietale, trova ulteriori esempi in alcuni palazzi veneti realizzati da Michele Sanmicheli, Andrea Palladio e Jacopo Sansovino. Al Sanmicheli si deve il Palazzo Pompei, costruito a Verona nei primi decenni del XVI secolo. Lo schema della facciata, su due ordini, si rifà al prospetto della Casa di Raffaello, progettata da Bramante (1508, oggi distrutta), seppur con alcune importanti differenze tese ad accentuare, nel registro inferiore, i pieni sui vuoti; invece, al secondo piano, in luogo delle finestre ideate da Bramante nella Casa di Raffaello, Sanmicheli introdusse una loggia di grande forza espressiva.
Ancora del Sanmicheli è il Palazzo Canossa, innalzato sempre a Verona intorno agli anni trenta del medesimo secolo, dove gli elementi rustici e quelli di artificio raggiungono una maggiore integrazione. Altra opera dell'architetto è il non distante Palazzo Bevilacqua, caratterizzato da un paramento rustico al piano terreno e da grandi aperture ad arco nel registro superiore, che si alternano a finestre di dimensioni minori contenute nello spazio dell'intercolonnio.
Tra le opere di Palladio è opportuno ricordare i palazzi Thiene (1545 circa), Barbaran da Porto e Valmarana (1565), nel cui rapporto tra natura e artificio è possibile cogliere la componente manieristica dello stile palladiano.