Butera (Vutera in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia.

Il comune di Butera rientra nella piana di Gela e nell'area gelese.

Geografia fisica Il territorio di Butera è collinare nell'interno e pianeggiante sulle coste (piana di Gela). È compreso tra il fiume Salso e il Disueri. La città sorge su una collina a 402 metri sul livello del mare, a sud del capoluogo. È l'unico comune della provincia, oltre a Gela, ad essere bagnato dal Mediterraneo, nel golfo di Gela. Il territorio presenta al suo interno il lago Comunelli, formato da sbarramenti allo scopo di costituire riserve d'acqua in caso di siccità. Con i suoi di superficie, è il nono comune in Sicilia, e il 39º in Italia per estensione. Lungo la costa sono presenti le frazioni marine di Falconara e Marina di Butera, caratterizzate da un moderato interesse turistico.

Storia

La collina di Butera è stata meta di stanziamenti umani sin dalla preistoria: tracce di insediamenti sicani risalenti all'età del bronzo medio (1400-1000 a.C.) sono venuti alla luce nella parte più alta del costone roccioso. Più in basso, una necropoliPietro Orlandini, Kokalos VIII, 1962, p. 79; Dinu Adameșteanu, Piano della fiera. Scavo della necropoli, in Monumenti Antichi dell'Accademia dei Lincei, vol. XLIV, Roma, 1958. a strati sovrapposti fu cimitero della piccola comunità preistorica e, seppur circoscritta ai secoli VIII-V a.C., avrà certamente iniziato ad esercitare la sua funzione cimiteriale già centinaia di anni prima. Ad avvalorare questa ipotesi, la presenza in località Piano Fiera di un manufatto piuttosto remoto, indicato dagli archeologi col nome di "cista dolmenica" (lastre di pietra assemblate in maniera cubiforme), che dimostrerebbe una maggiore antichità abitativa del sito, vista l'analogia di questo monumento con alcune architetture sarde risalenti all'età del rame (2900-2000 a.C.)Salvatore Piccolo, Antiche Pietre. La cultura dei Dolmen nella Preistoria della Sicilia sud-orientale, Morrone, 2007, p. 16..

Le vicende di questo territorio al momento della colonizzazione greca sono pochissimo documentate dalla storiografia antica e non possono che essere ricostruite solo sulla base della ricerca archeologica. Sappiamo che già sin dal momento della sua fondazione Gela dovette scontrarsi con le popolazioni indigene limitrofe conquistando i loro villaggi: Omphake, forse identificabile con Butera, dovette seguire questo destino: lo si deduce dai reperti tombali. Se, infatti, fino all'VIII sec. a.C. le tombe di Piano della Fiera non mostrano alcun rapporto con l'area greca, a partire dalla seconda metà del VII sec. vi appaiono ricchi corredi con vasi d'importazione greca. Nel corso del VI secolo, la cittadina sicana verrà abbandonata e sarà ricostruita solo durante il periodo di Timoleonte, poco dopo la metà del IV sec. a.CFilippo Coarelli e Mario Torelli, Sicilia, Guide archeologiche Laterza, 1992, p. 165.. Rimase però sempre un piccolo villaggio abitato da agricoltori, peraltro valido baluardo ai tentativi di aggressione esterna che non mancarono per tutto l'alto medioevo (500-1100 d.C.). Intorno all'845 Butera fu teatro di una battaglia tra arabi e bizantini, conclusasi con il massacro di almeno soldati bizantini. Questa battaglia fu decisiva per il controllo dell'isola. Dal IX secolo, Butera venne chiamata dagli Arabi بوتيرة Būtīrah "luogo scosceso". Nell'aprile 1089M. Camera, Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi, Stab. top. nazionale, 1875, p. 283 le truppe normanne guidate dal Granconte Ruggero espugnarono la città in una memorabile battaglia che li vide vincitori sui musulmani.

Fu subito elevata a contea da parte del conte normanno, il quale la assegnò in dote al cognato-genero Enrico del Vasto, che in quello stesso anno contrasse matrimonio con Flandina d'Altavilla, figlia di Ruggero.

La contea di Butera fu uno dei maggiori stati normanni in Sicilia per importanza. Passata quindi agli aleramici Del Vasto — che la mantennero fino al XII secolo —, nel territorio migrarono consistenti unità di coloni provenienti dall'Italia settentrionale, che fecero di esso una delle maggiori terre lombarde di SiciliaAA.VV., Il Cimento: rivista di scienze, lettere ed arti, vol. 6, Tip. Sebastiano Franco e Figli, 1855, p. 120..

Dai Del Vasto passò ai normanni Bartolomeo de Luci e Guglielmo Malcovenant e, in epoca sveva, nel 1219, la contea fu acquisita da Berardo di Ocre; nel 1252 passò al nipote Gualtierov. ma, poco tempo dopo, Galvano Lancia si impossessò del feudo. Alla morte di questi, avvenuta nel 1268 a seguito della cattura e decapitazione insieme a Corradino di Svevia, il territorio buterese passò al Regio Demanio.

Nel 1320 il re Federico II la vendette per 100 onze a un militare del regno. Successivamente fu elevata nuovamente a contea sotto gli Alagona.

Gli Alagona ebbero il possesso della contea fino al 1392, ostili al re Martino; quando furono sconfitti da quest'ultimo, la terra venne confiscata e ceduta, unitamente alla torre Falconara, al principe catalano Ugo di Santapau, con diploma concessogli il 18 ottobre a Castrogiovanni, per i suoi servizi resi al re aragonese nella guerra contro i ribelli.

Il Santapau trasformò la contea in terra baronale. Nel 1563 Butera divenne la prima terra ad essere eretta in principato per la famiglia Santapau che nel 1580 la trasmise ai BranciforteFrancesco Maria Emanuele e Gaetani, Della Sicilia nobile, Parte II, Lib. I, p. 15., che la tennero fino al principio del secolo XIX quando si estinsero nei Lanza.

Simboli

Lo stemma è rappresentato da un'aquila coronata recante nel petto uno scudo d'azzurro, al mastio d'oro, accompagnato in punta da sei frecce, impugnate tre e tre, d'argento; l'aquila stringe con gli artigli una lista d'azzurro con le lettere U.I.C.B. (Universitas Invictissimæ Civitatis Buteræ). Il gonfalone è un drappo partito di azzurro e di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse

Castello arabo-normanno Il Castello di Butera, noto anche come Castello arabo-normanno, rappresenta uno dei principali elementi storici e identitari del centro abitato. Situato su un’altura a circa 402 metri s.l.m., dominava strategicamente la valle del fiume Salso e le vie di comunicazione interne della Sicilia centro-meridionale.

Le origini della struttura risalgono al periodo della dominazione islamica in Sicilia, già attestata nell’IX secolo, quando il sito venne fortificato con un sistema di torri angolari e mura difensive. In questa fase la rocca era dotata di ambienti funzionali come magazzini, stalle e una grande cisterna sotterranea posta al centro del cortile interno.

Con la conquista normanna dell’XI secolo, il castello venne ampliato e riorganizzato come presidio militare. La struttura divenne uno dei punti strategici del territorio e fu coinvolta nelle principali vicende belliche della Sicilia medievale. La tradizione riporta che Ruggero I d’Altavilla dovette sostenere un lungo assedio per conquistare Butera, segno della rilevanza difensiva della fortificazione.

Dell’impianto originario restano oggi soltanto alcuni elementi inglobati nel tessuto urbano, tra cui una torre medievale con bifora e ambienti voltati. L’antica corte interna è stata trasformata nel tempo in piazza pubblica, mantenendo tuttavia la memoria della struttura fortificata.

Secondo la tradizione popolare, il castello sarebbe stato collegato tramite cunicoli sotterranei al castello di Falconara, contribuendo ad alimentare leggende locali legate alla rete difensiva medievale del territorio. ButeraChannel, Il Castello di Butera: storia e origini medievali, su www.buterachannel.it ButeraChannel, Butera: interventi di recupero del centro storico e del castello, su www.buterachannel.it ButeraChannel, Leggende e tradizioni popolari del Castello di Butera, www.buterachannel.it

Necropoli di Piano della Fiera In uso fino al VI secolo a.C. e alla fase ellenistica, le sue origini risalgono all'età preistorica.

Chiese Chiesa madre di San Tommaso Apostolo. Santuario di San Rocco, sito in via Armando Diaz. Chiesa Maria Santissima delle Grazie. Chiesa del Carmine. Chiesa di San Giuseppe. Chiesa di Santa Maria di Gesù con annesso il convento dei frati minori osservanti; del convento, non più esistente, rimangono soltanto pochi ruderi. Piazza Dante è la piazza principale della città; dove oggi sorge il palazzo municipale, un tempo si trovava la chiesa di San Giovanni Battista con annesso il monastero delle monache benedettine. Chiesa di San Francesco, la più antica di Butera. Fu fondata dai primi normanni cristiani, in seguito divenne una chiesa francescana, poiché vi era annesso il convento dei frati minori conventuali. Chiesa parrocchiale di Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, sita a Butera Bassa, nel quartiere Piano della Fiera.

Fortificazioni Porta Reale, così chiamata poiché, nel 1062, vi entrò insieme ad un esercito di lombardi il conte normanno Ruggero I di Sicilia, per impossessarsi della roccaforte.

Società Evoluzione demografica

Economia L'economia si basa soprattutto sulla coltivazione di grano, mandorle, carrube, olive e agrumi. Importante è la viticoltura, che alimenta la produzione del vino. Notevole rilevanza ha l'allevamento di ovini e bovini. Importanti sono le sagre dove vengono esposti i prodotti tipici del territorio, celebre è la pasta con il miele, piatto di origine araba consumato tipicamente in occasione della festa di San Giuseppe. Il turismo, negli ultimi decenni, si sta lentamente sviluppando, soprattutto nelle zone costiere di Marina di Butera e Falconara, con le creazioni di diversi villaggi turistici.

Amministrazione Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Gemellaggi

Galleria d'immagini

Infrastrutture e trasporti Due strade provinciali collegano il comune alla Strada statale 626 della Valle del Salso, superstrada che collega Caltanissetta a Gela, e Falconara. Il comune è inoltre servito da linee autobus extraurbane.

Note

Voci correlate Piana di Gela Strada statale 626 della Valle del Salso Strada provinciale 8 Burrone Contrasto-Butera-Gela Vespri Siciliani Biddrina Ruggero I d'Altavilla Giovanni Battista Stazione di Butera Abd ar-Rahman bin Muhammad al-Butiri

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