I Giudicati sardi furono entità statuali indipendenti che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo. La loro organizzazione amministrativa si differenziava dalla forma feudale vigente nell'Europa medievale in quanto più prossima alle esperienze tipiche dei territori dell'Impero bizantino, con istituti giuridici romano-bizantiniMichele Orrù, Alle origini del Giudicato: una breve riflessione, in Theologica &Historica, Annali della Pontificia Facoltà di Cagliari XXII (2013), pp. 359-362; Michele Orrù, Nota sull'amministrazione dell'Isola in età bizantina e altogiudicale. Κουράτορες in Sardegna?, in Theologica &Historica, Annali della Pontificia Facoltà di Cagliari XXV (2016), pp. 361-366; id., Byzantine Administrative Influence in Medieval Sardinia, in The Making of Medieval Sardinia, Chapter 5, pp. 160-169, Brill 2021.. Furono Stati sovrani dotati di summa potestas (capacità di stipulare trattati internazionali) e governati da Re chiamati Giudici, in sardo judikes. Nel contesto internazionale del Medioevo si contraddistinguevano per la modernità della loro organizzazione rispetto ai coevi regni europei di tradizione barbarico-feudale, trattandosi di stati non patrimoniali (non di proprietà del sovrano) ma superindividuali, cioè del popolo che esprimeva la sovranità con forme partecipative come le Coronas de curatorias, le quali a loro volta eleggevano i propri rappresentanti alla massima assise parlamentare, chiamata Corona de Logu.Francesco Cesare Casula, La politica religiosa del giudicato di Torres, ne I Cistercensi in Sardegna, Nuoro, 1990

I Giudicati conobbero l'influsso dell'architettura romanica e successivamente di quella gotica catalana, e culturalmente mutarono in modo sostanziale - nel corso dei secoli - oscillando tra un sistema di tipo feudale ed un sistema giuridico che contemplava il progressivo affrancamento delle popolazioni rurali.

Il Re o Giudice governava sulla base di un patto col popolo, il cosiddetto bannus-consensus, venuto meno il quale il sovrano poteva essere detronizzato ed anche legittimamente ucciso dal popolo medesimo (secondo il "diritto alla rivolta" di origine bizantina)., senza che questo incidesse sulla trasmissione ereditaria del titolo all'interno della dinastia regnante.

Cause storiche dell'avvento dei Giudicati

La Sardegna fu sino all'VIII secolo una provincia dell'Impero bizantino, riconquistata ai Vandali nel 534 da Giustiniano e Belisario..

Gli Arabi in poco più di ottanta anni conquistarono un vasto impero e gli Abbasidi di Baghdad svilupparono loro flotte e condussero un'imponente operazione di conquista delle isole più vicine a Bisanzio.

In questo contesto dal 703 al 733 la Sardegna subì una serie di incessanti attacchi che tendevano a distruggere la potenza navale bizantina, mentre gli Omayyadi di Damasco, consapevoli dell'invincibilità araba in terraferma, condussero un'espansione di terra lungo le rive meridionali del Mar Mediterraneo.

Le incursioni arabe

Dal 705, con l'avanzata dell'Islam verso l'Europa iniziarono le scorrerie dei corsari musulmani provenienti dal Nordafrica e dalla Spagna. Le incursioni improvvise non trovarono efficace opposizione nell'esercito bizantino. Cessate le scorrerie improvvise, dopo una stasi di dieci anni, Arabi e Berberi islamizzati si riorganizzarono e tornarono questa volta con un più ampio schieramento di forze cercando di occupare la parte meridionale della Sardegna.

Fu a seguito di queste offensive che il re longobardo Liutprando inviò alcuni messi a Cagliari - tra il 721 e il 725 - per trattare l'acquisto delle spoglie di Sant'Agostino custodite in città e preservarle da possibili profanazioni.. Andata a buon fine la trattativa i Longobardi portarono le spoglie in salvo a Pavia, custodendole nell'Arca di San Pietro in Ciel d'Oro. A Cagliari restarono le vesti del santo.

Le fortificazioni sarde resistettero a diversi attacchi, tanto che in una missiva dell'851 papa Leone IV chiederà aiuto allo Judex Provinciae (giudice della provincia) della Sardegna per la difesa di Roma., ma con la caduta nell'VIII secolo dell'Esarcato d'Africa con sede a Cartagine, e soprattutto con l'affermarsi della presenza araba in Sicilia (827) la Sardegna restò scollegata da Bisanzio e dovette necessariamente rendersi economicamente e militarmente autonoma.. Non potendo contare sull'aiuto imperiale per difendersi dagli attacchi, gli amministratori locali, gradualmente, organizzarono le difese e presero coscienza di agire di fatto più per proprio conto che per conto di soggetti esterni.

A poco a poco il distante potere imperiale scomparve. Si ritiene che i funzionari imperiali derivanti dall'antico istituto dioclezianeo del vicarius, altrimenti detto lociservator (luogotenente, letteralmente), di grado assimilabile al praeses (sorta di prefetto imperiale) si trovarono ad essere, probabilmente, capi di governo prima - e poi - per riconoscimento e legittimazione diffusa, avrebbero assunto il nome e il potere di Iudex, affermando così una sovranità indipendente ed ereditaria.

Un indizio dell'autonomia da Bisanzio lo si evince dalla notizia della missione condotta in autonomia dai sardi presso Ludovico il Pio (814 - 840), successore di Carlo Magno, in vista di una coalizione anti araba con i Franchi i quali, all'epoca, detenevano la Corsica. I legati stabilirono rapporti di buon vicinato e collaborazione difensiva tra le due isole. Quando nell'828 il conte Bonifacio, governatore franco della Corsica, passò per la Sardegna al fine di colpire le coste del Nordafrica oramai arabo con una spedizione militare, definì la Sardegna Insula amicorum.. La Sardegna fu allora decisiva perché divenne tra mondo latino e Islam.

Cronologia delle incursioni musulmane 705 - Prima incursione araba documentata (forse nell'isola di Sant'Antioco), inviata dal califfo omayyade ʿAbd al-Malik b. Marwān e partita dalle coste egiziane. 709 - Incursione ordinata dall'emiro Mūsā b. Nuṣayr. 711 - Importante incursione arabo-berbera sulla Sardegna, contemporanea della conquista della penisola iberica. Sebbene fallita da più punti di vista, questa incursione è rappresentativa di un decisivo balzo in avanti dell'espansionismo islamico. 733, 736 - Altri attacchi arabo-berberi. 753 - In seguito ad un attacco, secondo un'attendibile fonte araba (Ibn al-Athir), viene imposto ai Sardi il pagamento della jizya. Segue un periodo di circa cinquant'anni sul quale non abbiamo notizia di incursioni. 760 - L'imperatore Costantino V prepara una flotta, abbastanza efficiente, per difendere il Tirreno dall'espansione araba e dalle scorrerie. 807 - Tentativo di incursione degli Arabi di Spagna (probabilmente presso le coste di Oristano), che però viene bloccato, con gravi perdite fra gli invasori (il fatto è narrato nella Cronaca di Saxo e dovette avere una certa risonanza fuori dell'isola). 810 - 812 - Un altro tentativo dalla Spagna fallisce, mentre – nell'812 – un'incursione si limita a toccare la Corsica. Nello stesso periodo si preparava anche un attacco alla Sardegna da parte degli Arabi africani, che non giunse a termine perché la flotta fu dispersa da una tempesta. 815 - Ambasciata di sardi (legati sardorum de Carali civitate) presso Ludovico il Pio, che richiedono assistenza militare (il fatto è narrato negli Annali di Eginardo). 816 - Saccheggio di Cagliari, la flotta viene però dispersa al ritorno da una tempesta. 821 - Altra incursione. 827 - Gli Arabi e i Berberi aghlabidi iniziano l'occupazione della Sicilia; questo evento è probabilmente rilevante nel segnare una tappa della separazione della Sardegna dall'impero bizantino. 829 - Passaggio in Sardegna del conte Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla Toscana e alla difesa navale nel Tirreno) diretto verso le coste africane. 934 - A quest'anno risale un'incursione proveniente dall'Africa; si trattò di un fatto di una certa gravità; la cronaca di Ibn al-Athîr parla di una grande strage di abitanti e di distruzione di navi effettuata in Sardegna da una flotta diretta a saccheggiare Genova. 947 - Trattato di pace tra Impero bizantino e Califfato omayyade di Spagna. 972 - 1001 - Almanzor è visir e, dal 996, reggente del califfato a Cordova. Avvia un'ambiziosa politica espansionistica. È suo liberto e protetto Mujahid, conosciuto come Museto o Mugetto, poi wali (governatore) di Dénia (Baleari). 1015-16 - Tentativo di conquista dell'isola da parte di Mujāhid/Mugetto. L'intervento di Pisa e Genova, che ricacciano l'esercito di Mujāhid/Mugetto, apre le porte della Sardegna alle due repubbliche marinare. Si rinsaldano anche i contatti dell'isola con la Chiesa cattolica e con la liturgia occidentale, che era stata affiancata da quella orientale nel periodo Bizantino.

La nascita dei quattro Giudicati

La quasi totale assenza di fonti storiografiche non consente di avere certezza sul passaggio dall'autorità bizantina centrale alla nascita dei quattro giudicati autonomi. Restano larghe zone d'ombra. A fronte dell'unica fonte incontrovertibile costituita dalla epistola inviata da Papa Gregorio VII il 14 ottobre 1073 ai quattro Giudici (Orzocco, Torchitorio, Mariano, Costantino) che, citando i loro antiqui parentes palesa il radicamento storico delle generazioni giudicali, per quanto riguarda le nebulose fasi tra il IX e l'XI secolo si ritiene che vi sia stata una evoluzione graduale avvenuta in un contesto di rapporti sempre più rarefatti con Bisanzio a fronte di nuovi rapporti ed equilibri con altre entità statuali influenti nel bacino occidentale del Mediterraneo. Le fonti più importanti in merito sono le epistole papali del IX secolo:

prima dell'800 - le missive erano indirizzate ad un Ipatos, un Consul che accorpava le funzioni del Praeses e del Dux militare; 840 - il geografo arabo Ibn Khordadbeh relaziona sulla presenza in Sardegna di un batrìq, console di Sardegna, Baleari e Corsica; 851 - papa Leone IV scrive allo Iudex Sardiniae per chiedere l'invio di un reparto militare a Roma e la fornitura di lana marina, il bisso, per la confezione degli indumenti pontifici; 864 - papa Niccolò I stigmatizza le unioni di natura incestuosa (matrimoni fra consanguinei) che intercorrono da anni tra gli Iudices sardi (usa quindi il plurale); 872 - papa Giovanni VIII invia una lettera indirizzata ai Principes Sardiniae; 915 - l'imperatore Costantino VII Porfirogenito tra i vari ufficiali imperiali cita un arconte per la Sardegna.

Da questo sistema di informazioni si possono trarre alcuni ragionevoli spunti di riflessione: Bisanzio lasciò al governo di Sardegna, Corsica e Baleari un arconte con sede a Cagliari. La figura dell'arconte unificava i poteri civili del praeses con quelli militari del Dux. Nel 1990 è stato rinvenuto a Tharros (l'antica capitale arborense precedente alla fondazione di Oristano) un sigillo recante l'iscrizione in lingua greca Zerchis àrchon Arbor (Zerchis arconte d'Arborea), e questo significa forse che la figura dell'arconte venne moltiplicata per favorire il controllo e la risposta difensiva nei diversi territori soggetti alle incursioni moresche.

Nel corso del IX - X secolo le figure imperiali presenti in altri distretti dell'Impero bizantino assunsero una natura dinastica e familiare come avvenne ad esempio a Venezia e Napoli. Si assistette quindi ad un processo di radicamento al potere di una stessa famiglia nei diversi giudicati, i Lacon-GunaleÈ interessante che a Cagliari i giudici che si richiamavano ai Lacon usassero il nome Salusio, in alternativa alla famiglia Unale associata al nome dinastico Torcotorio (affiancata da altre famiglie aristocratiche). Ciò lo si evince dall'appartenenza sin dalle origini di tutti i quattro giudici sardi, di cui si ha notizia, a questo ceppo originario e dalla pratica dei matrimoni tra consanguinei che denota la loro volontà di mantenere la purezza e la forza dei diritti di successione.

Le diverse tesi sulle casate regnanti