La lingua cornica o cornico (nome nativo Kernewek o Kernowek, in inglese Cornish) è una lingua celtica del ramo brittonico parlata in Cornovaglia.

Distribuzione geografica Si stimano a circa 3.000 le persone che conoscono il cornico ad un livello elementare. I parlanti che al censimento del Regno Unito del 2011 hanno indicato il cornico come principale lingua parlata, e quindi ne possono vantare una buona padronanza, risultano 557, dei quali 464 residenti in Cornovaglia.

Classificazione Secondo Ethnologue, la classificazione della lingua cornica è la seguente:

Lingue indoeuropee Lingue celtiche Lingue celtiche insulari Lingue brittoniche Lingua cornica

Storia

Originariamente vi era una varietà meridionale del brittonico comune, parlato in tutta la Gran Bretagna a sud del Firth of Forth durante l'età del ferro britannica e l'epoca romana. A causa dell'espansione anglosassone verso occidente, i Britanni del sud-ovest si trovarono separati dai loro parenti degli attuali Galles e Cumbria. Alcuni studiosi sostengono che questa rottura fosse iniziata dopo la battaglia di Deorham intorno al 557. I dialetti occidentali si evolsero fino a formare la moderna lingua gallese e l'estinto cumbrico, mentre il brittonico sud-occidentale si trasformò nel cornico e nel bretone, quest'ultimo in seguito all'emigrazione nel continente che costituì la moderna Bretagna.

La storia della lingua cornica tradizionale viene solitamente articolata in tre periodi, ai quali va aggiunta l'attuale fase di recupero della lingua.

Cornico antico (IX-XII secolo)

La zona abitata dai britanni del sud-ovest subì una progressiva riduzione a causa dell'espansione del Wessex durante i primi secoli successivi. Durante il periodo del cornico antico (800-1200) la zona di lingua cornica coincise in massima parte con la Cornovaglia moderna; la regione del Devon fu isolata dal Wessex nel 936 e molti abitanti fuggirono in Cornovaglia. All'epoca esisteva ancora poca differenza tra cornico e gallese, e ancora meno tra cornico e bretone; tanto che secondo alcuni studiosi i termini "cornico antico" e "bretone antico" non indicano altro che distinzioni geografiche di una stessa lingua.

Le attestazioni del periodo consistono soprattutto in glosse e antroponimi. Degni di nota:

La glossa ud rochashaas (Egli - la mente - odiava i luoghi bui), contenuta in una copia manoscritta del IX secolo del trattato De Consolatione Philosophiae del filosofo Boezio. Essa è la prima frase scritta conosciuta in cornico. Le note a margine dei Vangeli di Bodmin o "Vangeli di San Petroc", scritti in latino tra l'inizio del IX secolo e l'inizio dell'XI, contenenti 961 parole in cornico. Le note a margine del poema latino Le profezie di Ambrogio Merlino relative ai Sette Re, del XII secolo; traduzione del 1144, secondo l'autore Giovanni di Cornovaglia, di un precedente manoscritto in lingua cornica oggi perduto. Una copia del testo latino è presente in un codice custodito nella Biblioteca vaticana; ma suscitò l'interesse del mondo accademico soltanto nel 1876, quando lo studioso Whitley Stokes studiò i vocaboli cornici e gallesi contenuti nelle note. Nel 1988 (2ª ed. 2001) lo scrittore "revivalista" Julyan Holmes ha "ritradotto" il poema in cornico contemporaneo. Il cosiddetto Vocabularium Cornicum o Cottonian Vocabulary. Esso costituisce il più ampio documento della lingua antica. Consta di un lessico cornico-latino contenente circa 300 parole. Fu creduto un lessico gallese fino al XVIII secolo, quando l'erudito Edward Lhuyd lo identificò correttamente come cornico.

Cornico medio (XIII-XVI secolo)

La lingua cornica continuò a fiorire durante il periodo cornico medio (1200-1600), raggiungendo il culmine di 39.000 parlanti nel XIII secolo, dopo il quale iniziò il declino. Questo periodo fornì la massima parte della letteratura tradizionale. Furono scritte molte sacre rappresentazioni e molti poemi dai monaci del Glasney College, presso l'abitato di Penryn, allo scopo di istruire la gente circa la Bibbia e i Santi celtici.

Le attestazioni del periodo pervenute ai nostri giorni sono:

Charter Fragment. Frammento di 42 righe di un poema risalente al 1340, scoperto da Henry Jenner nel 1877 durante i quarant'anni in cui lavorò presso il British Museum di Londra. Da quanto ci è rimasto sembra trattarsi di un poema relativo al matrimonio. Esso è il primo esempio sopravvissuto di opera letteraria in cornico medievale. Pascon agan Arluth (La passione di nostro Signore). Poema di 259 versi di otto righe l'uno, composto intorno al 1375. Ordinalia. La più importante ed estesa opera in lingua cornica medievale, per un totale di 9000 righe, ultimata verso il 1400. Consiste in una serie di tre drammi sacri, destinati ad essere rappresentati in tre giorni consecutivi, dal titolo: Origo Mundi Passio Christi Resurrexio Domini Beunans Meriasek (La vita di San Meriasek). Dramma sacro da rappresentare in due giorni consecutivi. Costituisce la più estesa opera singola della letteratura cornica medievaleRay Chubb (edited by), Bewnans Meryasek. Agan Tavas, 2018, ISBN 978-1-901409-17-8. Bewnans Ke (La vita di San Kea). Dramma sacro, degno di nota in quanto include brani facenti riferimento alle vicende di Re Artù. Scoperto molto di recente, nell'anno 2000Graham Thomas & Nicholas Williams (edited by), Bewnans Ke. The Life of St. Kea: A Critical Edition with Translation, Exeter, University of Exeter Press, 2007, ISBN 978-0-859898-00-3.

Ad uno stile di transizione (Tudor Cornish) tra il cornico medievale e il cornico più recente appartengono: Tregear Homelies. Serie di dodici omelie scritte in origine in inglese nel 1555 e tradotte in cornico da John Tregear tra il 1555 ed il 1557. A queste ne fu aggiunta una tredicesima (Sacrament of the Alter), di traduttore ignoto. Queste tredici omelie costituiscono il più lungo esempio rimasto di letteratura cornica tradizionale in prosa. Creacion am Bys (La creazione del mondo). Rifacimento più recente della prima parte (Origo Mundi) degli Ordinalia. Non si conosce l'autore; il testo fu copiato e pubblicato da William Jordan nel 1611. Un frammento, traduzione della formula per la celebrazione dell'eucaristia. Utilizzato dal sacerdote William Jackson, vicario di Feock, fino all'incirca al 1640.

Durante il regno di Enrico VIII, Andrew Borde scrisse, nella sua opera Libro di introduzione alla conoscenza del 1542:

Quando il Parlamento inglese approvò il Decreto di uniformità del 1549, la popolazione di molte zone della Cornovaglia non parlava né capiva l'inglese. Lo scopo del Decreto fu quello di sostituire la liturgia in latino con la liturgia in inglese, che i legislatori ben sapevano non fosse universalmente conosciuto nemmeno nell'intera Inghilterra. Anziché semplicemente vietare il latino, il Decreto fu strutturato con lo scopo di potenziare l'inglese. Nel 1549 scoppiò la rivolta del Prayer Book, probabilmente sollecitata anche dalla rappresaglia degli inglesi seguita al fallimento dell'insurrezione della Cornovaglia del 1497; ed anch'essa fu repressa spietatamente: più di persone che avevano protestato contro l'imposizione del libro delle preghiere comuni in inglese furono massacrati dall'esercito di Edoardo VI. I loro capi furono uccisi e la popolazione subì numerose rappresaglie.

Il documento dei ribelli rivendicò il ritorno alla liturgia precedente, terminando con le parole:Edward Seymour, primo duca di Somerset, rispose ai cornovagliesi chiedendo loro perché dovessero sentirsi offesi dalla liturgia in inglese, quando prima era in latino, che ugualmente non capivano.

A causa di molti fattori, tra i quali la perdita di molte vite e l'espansione dell'inglese, la rivolta del Prayer Book si dimostrò un periodo di svolta negativa per la lingua. Alcune ricerche recenti indicano che la stima numerica della popolazione cornica monolingue prima della rivolta fosse già piuttosto bassa, rendendo il declino ancora più drastico.

Peter Berresford Ellis indica gli anni tra il 1550 e il 1650 come un secolo di immenso danno per la lingua e che il suo declino possa essere fatto risalire a questo periodo. Nel 1680 William Scawen scrisse un saggio che descriveva sedici ragioni per il declino del cornico, tra le quali: la mancanza di un alfabeto cornico tipico, la perdita dei contatti tra la Cornovaglia e la Bretagna, la fine della tradizione delle sacre rappresentazioni, la perdita di molti documenti durante la guerra civile inglese, la mancanza di una Bibbia in cornico, l'ostilità della nobiltà locale verso la lingua, lo stretto legame con la contea confinante del Devon di lingua inglese e l'immigrazione verso la Cornovaglia.

Cornico tardo (XVII-inizio XIX secolo)

Verso la metà del XVII secolo il cornico si ritrovò relegato alle penisole occidentali del Penwith e del Kerrier, e la sua trasmissione alle nuove generazioni cessò quasi del tutto. Richard Carew, nel suo libro del 1602 intitolato Survey of Cornwall, scrisse:

Le attestazioni del "cornico tardo" consistono in brevi scritti di alcuni autori in genere non madrelingua. Rispetto agli scritti medievali ci offrono meno informazioni sulla lingua, ma in compenso sono di natura più varia. Esse furono scritte seguendo le convenzioni ortografiche dell'inglese dell'epoca, dato che la maggioranza degli scrittori non aveva accesso né ai testi in "medio cornico", né alla loro ortografia. L'erudito ricercatore anglo-gallese Edward Lhuyd si servì invece di una propria grafia scientifica, sorta di alfabeto fonetico internazionale ante-litteram, che ha fornito ai "revivalisti" le principali informazioni riguardo alla pronuncia del cornico.

Tra gli autori abbiamo tre membri della famiglia Boson: John, Thomas, e soprattutto Nicholas Boson (1624-post 1670); Edward Lhuyd; William Rowe; William Pryce; Robert Williams. L'ultimo esempio di prosa d'epoca è una lettera del pescatore William Bodinar di Mousehole, datata 3 luglio 1776. L'ultimo esempio tramandato è la canzone Cranken Rhyme, fornita dall'agricoltore John Davey di Boswednack (1812-1891) e trascritta da J. Hobson Matthews.

Il lungo processo di arretramento verso ovest che il cornico subì dal XIII secolo, quando ancora raggiungeva il fiume Tamar, al XVIII, trovò il punto di arrivo con l'estinzione della lingua, avvenuta tra il XVIII secolo e l'inizio del XIX. Nonostante un luogo comune, riportato anche da molte pubblicazioni non dettagliate o non aggiornate, indichi Dolly Pentreath di Mousehole, morta nel 1777, come l'ultima parlante madrelingua, pare ormai certo che un limitato numero di parlanti, alcuni dei quali madrelingua ma per necessità bilingui con l'inglese, sopravvisse oltre quella data fino a portare la lingua agli inizi del secolo successivo .

Cornico moderno (XX e XXI secolo)

Come il mannese, il cornico è stato oggetto di un recupero nel corso del XX secolo, grazie al lavoro di alcuni intellettuali tra i quali spicca Henry Jenner (1848-1934), considerato il "padre della lingua cornica moderna". Già nel XVIII e nel XIX secolo la lingua ricevette un certo interesse accademico, storico e letterario, specialmente riguardo alla letteratura del medio cornico. Alcuni studiosi tentarono invano di trovare l'"ultimo parlante nativo". Furono tenute delle conferenze e si pubblicarono alcuni brevi saggi. L'erudito poliglotta tedesco Georg Sauerwein (1831-1904) scrisse due poesie in cornico già nel 1861. Ma si considera comunemente il 1904, anno della pubblicazione del libro di Jenner, come il vero avvio al recupero della lingua. Egli, pur prendendo spunti dal cornico di ogni epoca, si basò principalmente sul "cornico tardo" e sull'ortografia scientifica di Lhuyd, pur con alcune modifiche. Jenner riuscì nel suo intento di costituire un movimento per il ripristino dell'idioma, mentre il suo modello di lingua moderna non ebbe seguito.

Cornico unificato