Gli Atti degli Apostoli sono un testo contenuto nel Nuovo Testamento, scritto in greco antico. La sua redazione definitiva risale probabilmente attorno all'80-90Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003., ma sono state proposte anche datazioni verso il 60-70 d.C. La tradizione cristiana lo attribuisce a Luca, collaboratore di Paolo e autore del Vangelo secondo Luca.I primi riferimenti a Luca come autore dell'opera si hanno già alla fine del II secolo, in particolare nel canone antimarcionita (cfr. Francesco Bianchi, Atti degli Apostoli, Città Nuova, 2003).
Atti è composto da 28 capitoli e narra la storia della comunità cristiana dall'ascensione di Gesù () fino all'arrivo di Paolo a Roma (), coprendo un periodo che spazia approssimativamente dal 30 al 63 d.C. Oltre che su Paolo, l'opera si sofferma diffusamente anche sull'operato dell'apostolo Pietro.
Il libro descrive il rapido sviluppo, l'espansione e l'organizzazione della testimonianza cristiana prima tra i giudei e poi nelle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo.
Composizione
Autore e canonicità La tradizione della chiesa antica è concorde nell'attribuire a Luca sia il Vangelo secondo Luca che gli Atti. Ireneo di Lione (Contro le eresie 3,14,1; 15,1) afferma che Luca, discepolo di Paolo, raccontò negli Atti i suoi viaggi con Paolo; attribuiscono inoltre gli Atti a Luca anche Tertulliano (Contro Marcione 4.2.2), Clemente Alessandrino (Pedagogo 2.1.15 e Miscellanea 5.12.82) come anche il Frammento muratoriano del II secolo. I manoscritti Michigan 1571 del terzo secolo e Chester Beatty I (circa 250), uno dei più antichi manoscritti esistenti del Nuovo Testamento, contengono parti del libro degli AttiF. F. Bruce, The Acts of the Apostle. The Greek Text with Introduction and Commentary Grand Rapids, Eerdmans 1990 (terza edizione riveduta), Capitolo XI, The Text of Acts, pp. 69-80.. Il libro "neo biblico" di Atti quindi circolava nei primi secoli come parte del catalogo accettato dalle chiese.
Luca sarebbe quindi da intendersi come il medico citato più volte nelle lettere di Paolo (Lettera ai Colossesi, , Lettera a Filemone, , Seconda lettera a Timoteo ), anche se della sua presunta professione di medico non vi è prova e in merito al linguaggio da lui usato "studi successivi hanno provato che il linguaggio di Luca non è più tecnico di altri autori dei quali sappiamo che non erano medici".Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 881, ISBN 88-399-0054-3.
Oltre che nell'evidenza esterna fornita dalla successiva tradizione cristiana, l'attribuzione di Atti a Luca trova riscontro anche in indizi interni all'opera: sono significativi, in particolare, alcuni passaggi scritti alla prima persona plurale, che riflettono verosimilmente appunti presi dell'autoreI. Howard Marshall, The Acts of the Apostles: an introduction and commentary, 1980. mentre accompagnava Paolo.
Tali passaggi, riportanti la prima persona plurale («noi»), sono però ritenuti da molti studiosi, anche cristiani, non essere riferibili al personaggio di Luca. Ad esempio, gli studiosi del Nuovo Grande Commentario BiblicoRaymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3. (Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9.). ritengono che "l'interpretazione dei tratti che distinguono il Paolo lucano è difficilmente conciliabile con l'ammissione che il libro degli Atti sia stato scritto da un compagno di Paolo" e "il fatto che Luca stesso sia storicamente distante da Paolo è suffragato fortemente da numerosi fattori che mancano nel ritratto che egli ne fa: non conosce affatto le sue lettere, né l'immagine ampiamente emergente dalle lettere, di un Paolo motivo di controversia nella chiesa né alcuna differenza, o quasi, tra la missione di Paolo e quella, p. es., di Pietro, o di Stefano, o di Filippo. Luca è lo storico che riassume e dà contorni al passato; non è, in nessuno dei due suoi libri, un attore della storia che ci narra" e "il «noi» è più probabilmente un espediente stilistico che un segnale di materiale proveniente da altra fonte e assunto in modo così brusco"Aggiungono tali esegeti, in merito ai rapporti di Luca con Paolo, che "poiché Luca negli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del «Concilio» di Gerusalemme. Ad ogni modo cercherebbe invano chi pretendesse di trovare in Lc-At le più che semplici tracce della teologia paolina"..
Anche gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2., sollevano dubbi in merito: "La concordanza del pensiero degli Atti con quello delle lettere di Paolo resta perlomeno problematica in certi punti, per di più importanti, come, per esempio, la nozione di apostolato oppure il ruolo della legge. Similmente, certe affermazioni o certi silenzi degli Atti risultano veramente sorprendenti: come può, ad esempio, un compagno di Paolo, che di solito si mostra così interessato al problema della conversione dei pagani, non parlare della crisi dei Galati? Questi problemi sono reali" e gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme)Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5. rilevano come "seguendo sant'Ireneo, degli esegeti hanno visto nei passi degli Atti che riportano la formula «noi» la prova che Luca fu compagno di Paolo durante il secondo e il terzo viaggio missionario e nel viaggio a Roma via mare. È tuttavia rilevante che Paolo non nomini mai Luca come compagno della sua opera di evangelizzazione. Questo «noi» sembrerebbe dunque piuttosto la traccia di un Diario di viaggio tenuto da un compagno di Paolo (Sila?) e utilizzato dall'autore degli Atti". Raymond BrownRaymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1., in relazione alla teoria che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo, osserva inoltre che "questa identificazione è ora ampiamente messa in discussione a causa delle inesattezze dell'autore circa la carriera di Paolo (Gal1:16-17 e Atti 9:19-29) e delle differenze dal pensiero di Paolo come lo conosciamo dalle Epistole Paoline".
Non tutti gli studiosi concordano con questo scetticismo: l'esegeta luterano Martin Hengel, per esempio, ritiene credibile che sia stato proprio Luca a scrivere gli Atti come parziale testimone oculare. Nel suo libro Paul Between Damascus and Antioch, egli afferma: "Contrariamente ad un diffuso pregiudizio anti-Lucano diffuso nel mondo accademico attuale, spesso relativamente ignorante sulla storiografia antica, io ritengo che gli Atti siano stati scritti dopo il Terzo Vangelo da Luca, "l'amato medico" (Col. 4:14), che accompagnò Paolo nei suoi viaggi da Gerusalemme in poi. In altre parole, credo che sia, in parte, un resoconto oculare per il tardo periodo dell'apostolo, sul quale non abbiamo più alcuna informazione dalle lettere e la considero una fonte di prima mano". Hengel sottolinea inoltre come il fatto che Luca non conosca le lettere paoline sia segno che gli Atti siano scritti quando ancora era vivo il ricordo dell'apostolo, ma le sue lettere non avevano ancora raggiunto la fama successiva.
Il prologo di Atti , inoltre, non solo fa riferimento ad un certo Teofilo, dedicatario anche del Vangelo secondo Luca (), ma indica espressamente il vangelo come "primo libro". Gli esegeti moderni concordano, quindi, con l'attribuzione di entrambe le opere ad uno stesso autore, principalmente a causa delle «estese concordanze linguistiche e teologiche e riferimenti incrociati tra il Vangelo di Luca e gli Atti».Udo Schnelle, The History and Theology of the New Testament Writings, p. 259.
Sull'identificazione dell'autore con il Luca medico e discepolo di Paolo sono state comunque avanzate anche riserve, ad esempio riguardo al vocabolario utilizzato, non specificatamente medico, come era invece apparso in passato.Si veda la dissertazione di dottorato di H.J. Cadbury, The Style and Literary Method of Luke. D'altronde per altri critici, Atti è accurato come il Vangelo di Luca. L'accademico William M. Ramsay, docente di Archeologia Classica presso l'Università di Oxford, professore dell'Università di Aberdeen e studioso del Nuovo Testamento colloca lo scrittore di Atti "fra gli storici di primo rango" e aggiunge "La prima ed essenziale qualità del grande storico è la verità. Ciò che dice deve essere degno di fede"W. M. Ramsay, St. Paul the Traveller and the Roman Citizen, London, 1895, p. 4