Il parco nazionale della Maiella è uno dei 24 parchi nazionali italiani e uno dei tre parchi nazionali in Abruzzo, istituito nel 1991, compreso tra le province di Chieti, L'Aquila e Pescara, con la peculiarità di presentarsi compatto dal punto di vista territoriale, raccogliendosi infatti attorno al grande massiccio della Maiella, alle adiacenti montagne del Morrone ad ovest, ai monti Pizzi e al gruppo del monte Porrara ad est, fino agli altipiani maggiori d'Abruzzo a sud-ovest, con la cima più elevata rappresentata dal monte Amaro ().
Al suo interno sono inoltre stati istituite sette riserve naturali statali; all'interno del parco sono state censite oltre specie vegetali, che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco; le specie animali vertebrati sono invece oltre 150, tra cui posto di rilievo spetta al piviere tortolino e all'orso marsicano.
Dal 2021 fa parte del sistema di geoparchi mondiali UNESCO.
Territorio
Il territorio del parco è situato a cavallo del 42º parallelo. Si estende per una superficie di circa , su un terreno prevalentemente montuoso.
La Maiella propriamente detta, così come il contiguo massiccio del Morrone, è un imponente massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica e cenozoica. È caratterizzato da una serie di vasti pianori sommitali, dolcemente tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, tra cui emerge il vallone di Femmina Morta ad oltre di altitudine.
I suoi versanti, soprattutto quelli orientale e nord-occidentale, sono solcati da lunghissimi ed aspri valloni. Il fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Maiella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon.
Il massiccio del Morrone è costituito da una dorsale stretta ed allungata, compatta ed aspra al contempo, costituita da rocce calcaree e dolomitiche, che precipita nella piana di Sulmona tra balze rocciose scoscese. A sud, ai piedi del monte Pizzalto, i piani carsici noti come "altipiani maggiori d'Abruzzo", detti anche "quarti" (Barone, Grande, Molino e Santa Chiara), posti a circa , fanno da cerniera con l'area dei monti Pizzi-monte Secine, con boschi di faggi, acero di Lobel e diverse altre specie.
Comunità montane, province e comuni
Comunità montane: Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia, Aventino-Medio Sangro, Maiella e Morrone, Maielletta, Medio Sangro, Peligna; Province: L'Aquila, Chieti, Pescara; Comuni: Abbateggio, Ateleta, Bolognano, Campo di Giove, Cansano, Caramanico Terme, Civitella Messer Raimondo, Corfinio, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettomanoppello, Lettopalena, Manoppello, Montenerodomo, Pacentro, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pizzoferrato, Popoli Terme, Pratola Peligna, Pretoro, Rapino, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccacasale, Roccamorice, RoccarasoPresente nel parco con la sola frazione di Pietransieri., Salle, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Sant'Eufemia a Maiella, Serramonacesca, Sulmona, Taranta Peligna, Tocco da Casauria.
Riserve naturali statali All'interno del parco nazionale sono state incluse alcune riserve naturali statali e regionali: Riserva naturale Fara San Martino-Palombaro; Riserva naturale Feudo Ugni; Riserva naturale Lama Bianca di Sant'Eufemia a Maiella; Riserva naturale Monte Rotondo; Riserva naturale Piana Grande della Maielletta; Riserva naturale Quarto Santa Chiara; Riserva naturale Valle dell'Orfento; Riserva naturale Valle dell'Orfento II Nel marzo 1999 sono state abrogate e inglobate nel parco nazionale: Riserva naturale Maiella Orientale, istituita con legge regionale nel giugno 1991 e oasi WWF, sui comuni di Civitella Messer Raimondo e Lama dei Peligni; Riserva regionale Bosco di Sant'Antonio, istituita nel 1986 nel territorio comunale di Pescocostanzo; Riserva regionale Valle dell'Orta, istituita nel 1989 nei territori comunali di Bolognano e San Valentino in Abruzzo Citeriore.
Accessi Le più comode località di accesso sono Sulmona sul versante ovest, Pescocostanzo sul versante sud, Guardiagrele sul versante est e Lettomanoppello sul versante nord.
Geologia Da più di un secolo e mezzo la geologia dell'area della montagna della Maiella è stata studiata da numerosi studiosi italiani ed esteri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Maiella è conosciuta, per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine depositionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento. L'area è stata recentemente oggetto di studio in un progetto scientifico internazionale di grande estensione, la TaskForceMaiella. Nella parte nord dell'area per secoli idrocarburi sono stati estratti attraverso miniere e pozzi superficiali.
Ambiente Flora
Il 37% delle specie italiane è presente sul territorio del parco; tra le endemiche vi sono il fiordaliso della Maiella e la soldanella del calcare.
Foreste Dal punto di vista forestale i monti del Parco della Maiella (massiccio della Maiella, Il Morrone, i Monti Pizzi) sono costituiti dalla Foresta temperata decidua composta in prevalenza da Faggete a Faggio (Fagus sylvatica) pure o con Abete Bianco (Abies alba), da Querceti a Roverella (Quercus pubescens]) o a Cerro (Quercus cerris) e da Orno-ostrieti a Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Orniello (Fraxinus ornus]). All'interno di queste formazioni vegetano specie accessorie come L'Acero montano (Acer pseudoplatanus), l'Acero riccio (Acer platanoides), l'Acero campestre (Acer campestre), l'Olmo montano (Ulmus glabra), il Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), il Tiglio selvatico (Tilia cordata), il Tiglio nostrano (Tilia platyphyllos), il Nocciolo (Corylus avellana), il Sorbo montano (Aria edulis), il Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), il Sorbo domestico (Cormus domestica), il Ciavardello (Torminalis glaberrima) e l'Ontano napoletano (Alnus cordata). Nelle aree umide prevalgono formazioni ripariali a Pioppo (Pupulus spp.) e a Salice (Salix spp.) con la presenza dell'Ontano nero (Alnus glutinosa). Sono presenti inoltre formazioni naturali a Pino nero di Villetta Barrea (Pinus nigra var. italica) e mughete, in alta quota, a Pino mugo (Pinus mugo). Tra gli arbusti vi sono i ginepreti a Ginepro comune (Juniperus communis]), a Ginepro rosso (Juniperus oxycedrus) e a Ginepro Sabino (Juniperus sabina).
Degni di nota sono alcuni nuclei relitti di epoche glaciali a Betulla bianca (Betula pendula). All'interno delle faggete possono trovarsi specie relitte di periodi più caldo-umidi come il Tasso (Taxus baccata) e l'Agrifoglio (Ilex aquifolium). il Leccio (Quercus ilex), anch'esso caratteristico di epoche più calde ma secche, rimane come relitto sulle pareti rocciose di bassa quota esposte a sud. A seguito di deforestazioni, in favore del pascolo, operate a più riprese negli ultimi due millenni, a partire dalla fine del 1800 sono stati avviati diverse opere di rimboschimento a prevalenza di conifere. Le specie impiegate sono state, tra le autoctone, il Pino d'Aleppo (Pinus halepensis) e l'Abete bianco (Abies alba) e tra le naturalizzate italiane, non invasive, il Pino nero d'Austria (Pinus nigra var. austriaca), il Cipresso comune (Cupressus sempervirens), il Cedro dell'atlante (Cedrus atlantica), il Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara), l'Abete greco (Aries cephalonica), l'Abete di Douglas (Pseudotsuga menziesi), il Larice (Larix decidua), il Pino silvestre (Pinus sylvestris) e l'Abete rosso (Picea abies).
La naturalizzazione dell'Abete rosso è un fatto positivo in quanto è ritornato dopo la scomparsa avvenuta in epoca romana presumibilmente ad opera umana. Esso è infatti stato reintrodotto circa 400 anni fa con il più antico rimboschimento o semina fatta nell'area ad opera dei monaci benedettini nella Fossa di Pentima sul Morrone. Nei 10 ettari furono piantati o seminati esemplari o semi di Abete rosso e Abete bianco provenienti dalla Foresta di Vallombrosa in Toscana. La formazione forestale più diffusa rimane comunque la faggeta, all'interno della quale ritroviamo esemplari monumentali o veri e propri boschi vetusti come il Bosco di Sant'Antonio risultato dell'opera di coltivazione secolare di una struttura chiamata "la difesa" in cui il bestiame bovino veniva fatto pascolare in una sorta di pascolo arborato in cui i Faggi venivano periodicamente capitozzati per farne la frasca per il bestiame. Proprio questa pratica ha permesso la formazione di Faggi a candelabro caratteristici di questo bosco.
Fauna
Il parco della Maiella ospita il nucleo di orsi marsicani più importante presente fuori dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e relativa zona di protezione esterna: la stima del 2015 va da 5 a 9 esemplari, saliti ad almeno 13, di cui almeno due femmine riproduttive, nel 2018. Nel 2014 è stata infatti avvistata la prima femmina con due cuccioli e nel 2018 è avvenuto un parto di tre orsetti. Il monitoraggio effettuato nel 2019 ha confermato la presenza di almeno 15 orsi, di cui 6 stabilmente presenti (un maschio, due femmine e tre giovani di un anno), oltre a 9 esemplari erratici.
Nel parco è presente la popolazione di camosci appenninici più importante in assoluto: oltre capi nel 2021, in aumento. Tale specie si era estinta in passato in questa zona, ma fu reintrodotta nel 1991 prelevando alcuni esemplari dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Il lupo appenninico è presente con una popolazione di almeno 50 esemplari stabili, raggruppati in 11 branchi, più numerosi individui isolati ed erratici, per un totale di 70-80 lupi (2013).
Il cervo fu reintrodotto negli anni ottanta nelle riserve naturali statali e ora conta circa 700-800 capi. Anche il capriolo fu reintrodotto nello stesso periodo del cervo ed è una presenza comune in questa area protetta, anche se non se ne conosce il numero esatto.
In elenco le specie presenti, raggruppate per classi: Anfibi: salamandrina terdigitata, ululone dal ventre giallo; Mammiferi: camoscio appenninico, capriolo, cervo, cinghiale, donnola, faina, ferro di cavallo maggiore, gatto selvatico, istrice, lepre, lontra, lupo appenninico, martora, moscardino, orso bruno marsicano, puzzola, riccio, talpa, tasso, vespertilio smarginato, volpe; Rettili: colubro di Riccioli, lucertola campestre, ramarro, vipera dell'Orsini; Uccelli: aquila reale, astore, cinciarella, codibugnolo, coturnice, falco pellegrino, fringuello alpino, gheppio, gracchio alpino, gracchio corallino, lanario, merlo, pecchiaiolo, picchio dorsobianco, picchio muratore, piviere tortolino, sordone, sparviero.
Gestione Provvedimenti istitutivi L'iter per l'istituzione del parco era già iniziata nel 1991 quando la "legge quadro sulle aree protette" ha indicato espressamente tra le aree da tutelare la Maiella. L'istituzione effettiva è avvenuta nel giro di qualche anno, con D.P.R. del 5 giugno 1995.
Ente gestore L'ente gestore è l'ente parco nazionale della Maiella con sede a Guardiagrele, istituito con D.P.R. del 5 giugno 1995. L'attuale presidente è Lucio Zazzara, mentre il direttore è Luciano Di Martino.
Monumenti e luoghi d'interesse Aree faunistiche Camoscio a Lama dei Peligni: nell'area è possibile osservare, a breve distanza ed anche con telecamera, un gruppo di camosci d'Abruzzo in condizioni seminaturali; Capriolo a Serramonacesca, adiacente all'abbazia di San Liberatore a Maiella, nei pressi dell'area del fiume Alento, temporaneamente chiusa (2020); Cervo a Gamberale: l'area si trova nella zona sud orientale del parco; Lontra a Caramanico Terme: l'area ospita alcuni esemplari, che possono essere osservati nelle ore serali;