La Flotta Spagnola del Tesoro (es. Flota de Tesoro Español) o Flotta Tesoriera Spagnola, più propriamente Flotta delle Indie Occidentali (es. Flota de Indias), o semplicemente La Española, era la flotta di navi organizzata dal Regno di Spagna e spedita su base annuale dalla Spagna alle colonie transoceaniche dell'impero tra il 1566 ed il 1790.

I convogli erano generiche flotte usate per trasportare vari tipi di oggetti, tra cui prodotti agricoli o anche legname, oggetti di manifattura e vari metalli ed oggetti di lusso, argento ed oro, ma anche gemme, perle, spezie, zucchero, tabacco, seta ed altri beni esotici dalle colonie spagnole alla madre patria. Gli oggetti di manifattura quali arnesi di uso quotidiano, o gli emigranti spagnoli, venivano trasportati in entrambe le direzioni.Robert Marx, Treasure lost at sea: diving to the world's great shipwrecks, Firefly Books, 2004, pag. 66, ISBN 1552978729Robert Marx, The treasure fleets of the Spanish Main, World Pub. Co., 1968 L'organizzazione della spedizione era nelle mani della Casa de Contratación: la corona tassava mercanzia e metalli preziosi al 20% (c.d. Quinto del Rey). e le colonie potevano commerciare solo con il porto designato della madre patria..

Il sistema delle flotte decadde nella seconda metà del XVIII secolo, quando anche la Spagna si aprì al libero commercio, e la Casa de Contratación fu abolita (1790).

Antefatto

La conquista del Nuovo Mondo La Corona di Castiglia aveva organizzato la spedizione di Cristoforo Colombo per competere con il Portogallo per il commercio delle spezie con l'Asia ma quando Colombo sbarcò nell'isola di Hispaniola (nell'odierna Haiti ) invece che nelle Indie, la ricerca di una rotta "occidentale" per l'Asia s'impantanò. La corsa delle spezie aveva introdotto gli europei in un nuovo emisfero. Per stabilirne la sovranità, il Trattato di Tordesillas (1499) definì la spartizione tra le sfere di influenza spagnola e portoghese sul meridiano passante 370 leghe a ovest di Capo Verde. Dopo che Vasco Núñez de Balboa ebbe attraversato l'istmo di Panama (1513), raggiungendo l'Oceano Pacifico, la solidità di Tordesillas venne sgretolata dalla mancanza di un chiaro corrispettivo orientale al meridiano occidentale, doppiamente importante dato che ormai da un decennio i portoghesi, tramite la Rotta del Capo, aveva raggiunto l'Oceano Indiano.

Ferdinando Magellano, già parte della spedizione di Albuquerque a Malacca, cadde in disgrazia in Portogallo ma mantenne una corrispondenza con Francisco Serrão, stabilitosi all'Isola Ternate. Convinse re Carlo V d'Asburgo che le Molucche appartenevano alla Castiglia e si offrì di trovare la rotta che Colombo cercava invano per raggiungere le isole da ovest. Il navigatore aggirò le Americhe per lo stretto a cui diede il nome e scoprì le Filippine che chiamò "Arcipelago di San Lazzaro".. La spedizione rimase per qualche tempo a Cebu, la cui popolazione si convertì al cattolicesimo, poi si lasciò trascinare in una guerra con la vicina isola di Mactan, finendo ucciso nell'aprile 1521 nella Battaglia di Mactan. Fu il suo secondo in comando, Juan Sebastián Elcano, che ebbe l'onore di attraccare a Tidore, nelle Molucche, compiendo poi la prima circumnavigazione della storia. Quando sbarcò a Siviglia, il 6 settembre 1522, solo 18 marinai su 270 erano sopravvissuti ma le stive dell'unica nave superstite, la Victoria, erano piene di chiodi di garofano. Il successo della spedizione fu soprattutto simbolico e, dopo diversi altri tentativi infruttuosi, Carlo V finì con il rinunciare alle sue pretese sulle Molucche per 350 000 ducati con il Trattato di Saragozza del 1529. Il confine orientale tra le sfere d'influenza fu fissato 17° a est dell'arcipelago, lasciando ai portoghesi il monopolio quasi assoluto del lucroso commercio delle spezie asiatiche. I mercanti di Siviglia e del Vicereame della Nuova Spagna, tuttavia, non rinunciarono così facilmente alle possibilità economiche dell'Estremo Oriente. Nel 1542, il viceré Antonio de Mendoza inviò l'esploratore Ruy López de Villalobos a conquistare le Isole Ponant. Partì questa volta dalla costa messicana e raggiunse in poche settimane Mindanao, nell'arcipelago che chiamò "Filippine" in onore dell'allora neonato Filippo II di Spagna. Si trovò però davanti ad un duplice problema all'apparenza invalicabile: politicamente, era schiacciato contro la sfera d'influenza portoghese che gli bloccava il passaggio; geograficamente, a est gli alisei gli impedivano il ritorno in America. Dopo il fallimento di Villalobos, gli spagnoli persero interesse per l'arcipelago, troppo presi dalla loro politica europea e dallo sviluppo del loro dominio nel nuovo continente.

Alla fine del 1550, il prezzo del pepe portoghese aumentò improvvisamente e Filippo II ordinò una missione per conquistare le Filippine, nella speranza di negoziare l'accesso commerciale alla preziosa spezia. Le navi comandate da Miguel López de Legazpi e Andrés de Urdaneta presero la rotta di Villalobos, cariche di perline e tessuti colorati destinati agli scambi con i nativi. La spedizione giunse a destinazione nel 1565 ma dovette accontentarsi di magri guadagni in cannella. Le Filippine, invece, diventarono definitivamente spagnole e Urdaneta scoprì da sola la via del ritorno. Per farlo, intraprese un lungo e faticoso viaggio fino alla costa giapponese, attraversando poi il Pacifico lungo il 35° di latitudine Nord fino alla California. Istituì così la rotta transpacifica spagnola, un costoso ponte che permise alla Spagna di realizzare il sogno di Cristoforo Colombo e di ottenere la sua quota di ricchezze orientali. Per 250 anni, il galeone di Manila (es. Galeón de Manila) avrebbe effettuato la tratta annuale tra le Filippine e Acapulco (Nuova Spagna) da dove le merci venivano trasportate via terra a Veracruz e da lì spedite in Spagna.

La creazione del "sistema"

La necessità di difendere le navi provenienti dalle Indie fu resa evidente, per Carlo V, già nel 1522, quando Juan Florin, corsaro italiano al servizio della Francia, sequestrò due delle tre navi che Hernán Cortés inviò in patria con i tesori strappati agli aztechi. Si cominciò però solo con il raccomandare che le navi viaggiassero unite o conservate, come si diceva allora, per meglio difendersi da un possibile attacco.

Bisognoso di soldi per combattere la Guerra d'Italia del 1542-1546, Carlo V ordinò nel 1543 che i mercantili impegnati nella Carrera viaggiassero in due flotte da 10 navi di 100 tonnellate che avrebbero lasciato la Spagna in marzo e settembre, sempre scortati da una nave da guerra, armata grazie ad una tassa ad hoc, la avería. Una volta nei Caraibi, ogni mercantile si sarebbe recato nel rispettivo porto, mentre la nave da guerra avrebbe inseguito i pirati, prendendo l'Avana come base. Dopo tre mesi, tutti i mercantili si sarebbero incontrati all'Avana con la nave da guerra per tornare in patria. Divenne però subito chiaro che una nave da guerra non era sufficiente e, già quel primo anno, la flotta di ritorno in Spagna fu scortata da sei navi da guerra..

Nel 1552 la Corona stanziò due flotte da guerra lungo la Carrera, una al largo della costa andalusa e l'altra a Santo Domingo, e rimise ai capitani dei mercantili l'onere di provvedere alla propria sicurezza. I rovesci della Guerra d'Italia del 1551-1559 spinsero però Carlo V a ripristinare le flotte nel 1554. Mercantili ben armati, le c.d. "navi di registro", continuarono però a tentare la traversata in solitaria..

Il sistema dei convogli venne formalizzato dalla Corona e dalla Casa tra il 1564 ed il 1566. Le principali procedure furono definite in base ai consigli di Pedro Menéndez de Avilés, un ammiraglio con esperienza nonché consigliere personale di re Filippo II.. Le flotte del tesoro navigavano lungo due tratte. La principale era la flotta dei Caraibi spagnoli o Flota de Indias, che partiva in due convogli da Siviglia, diretti a Veracruz, Portobelo e Cartagena prima di incontrarsi a L'Avana per fare insieme il viaggio di ritorno. La seconda tratta era quella transpacifica dei galeoni di Manila: da Acapulco i beni asiatici venivano mandati via nave a Veracruz, per poter poi essere imbarcate sulla prima flotta diretta in Spagna. Restavano nel frattempo in auge le due squadriglie della Corona con il compito di proteggere le flotte fra le Canarie e Cabo de São Vicente, le Armadas de la Guardia de la Carrera de las Indias..

Questo monopsonio durò per oltre due secoli, periodo in cui la Spagna divenne lo stato più ricco d'Europa. Gli Asburgo usarono la loro ricchezza per combattere guerre nel XVI e XVII secolo contro l'impero ottomano e con molte delle potenze europee. A causa dell'inflazione del XVII secolo, il flusso di metalli preziosi provenienti dalle Indie danneggiò l'economia spagnola, causando una depressione.. La Spagna perse anche il supporto economico dei banchieri europei a partire dal 1690..

Anche l'importanza dell'economia delle esportazioni diminuì con il calo della produzione delle miniere di metalli preziosi nelle Americhe, quali Potosí..

La rotta

Logistica delle flotte Organizzazione

Con sole 17 navi nel 1550, le flotte si espansero ad oltre 50 grandi vascelli prima della fine del secolo. Nella seconda metà del XVII secolo il loro numero si era dimezzato rispetto al picco, e molte delle navi rimaste erano in rovina o comunque danneggiate.. Con il riprendere dell'economia alla fine del XVII secolo, le operazioni delle flotte ripresero vigore, facendo di nuovo da traino all'economia del regno dei Borbone nel XVIII secolo..

L'organizzazione della spedizione era nelle mani della Casa de Contratación, la compagnia commerciale reale fondata nel 1503 dai re cattolici prendendo a modello la Casa da Índia con cui i monarchi portoghesi loro concorrenti gestivano e monitoravano il commercio con le colonie: ricezione delle merci; riscossione dei dazi (fond. il "Quinto del Rey" spettante alla Corona su tutti i commerci con le Americhe); assemblaggio, mantenimento e programmazione delle flotte; rapporti con i commercianti privati; corrispondenza con le fattorie; redazione documenti e gestione questioni legali. Esattamente come la sua controparte lusitana, la Casa funzionava anche come un organismo scientifico e d'insegnamento, ove venivano formati i piloti per i viaggi in America, sotto l'autorità del Piloto mayor (il primo fu Amerigo Vespucci), ed ove venivano collettate tutte le nuove scoperte geografiche per ampliare il Padrón Real, la carta geografica "reale" che fungeva da matrice per tutte le carte affidate ai capitani. L'istituzione aveva anche il ruolo di controllare gli equipaggi ed i passeggeri dei battelli, specialmente per impedire che ebrei e musulmani potessero arrivare nelle Americhe e garantire così una colonizzazione puramente cattolica delle nuove colonie: ciò avveniva tramite licenze d'imbarco (es. licencias de embarque) che non impediva certo il contrabbando, la corruzione e le partenze clandestine. In ultimo, la Casa giudicava le cause provenienti dai Juzgado general de bienes de difuntos, i tribunali dei beni dei defunti presenti nelle varie Audiencia dei territori coloniali, raccogliendo i beni ereditari dei migranti iberici morti senza eredi nelle Americhe o nelle Filippine per consegnarli ai loro legittimi eredi in patria.