La fenomenologia (dal greco φαινόμενον, fainòmenon, «che appare», e λόγος, lògos, «discorso») è una disciplina filosofica fondata da Edmund Husserl (1859-1938), membro della Scuola di Brentano,Specificamente un discepolo sia di Franz Brentano sia di Carl Stumpf. che designa lo studio dei fenomeni in ambito filosofico per come questi si manifestano, nella loro apparenza, alla coscienza intenzionale del soggetto, indipendentemente dalla realtà fisica esterna, il cui valore di esistenza viene messo per così dire «tra parentesi».Carlo Sini, La Fenomenologia, pag. 193, Garzanti, 1965.
La fenomenologia ha avuto una profonda influenza sull'esistenzialismo in Germania e Francia, ma anche sulle scienze cognitive odierne, nella filosofia analitica, oltre che nell'estetica e nei movimenti artistici, come l'impressionismo oppure l'espressionismo.
Storia del termine Il termine fenomenologia fu introdotto originariamente dal filosofo tedesco di origine svizzera Johann Heinrich Lambert: nella sua opera Neues Organon, apparsa nel 1764, la fenomenologia designa lo studio delle apparenze illusorie, ossia delle fonti d'errore. Kant, a sua volta, riprende il termine nei Principi metafisici della scienza della natura (Metaphysische Anfangsgründe der Naturwissenschaft, del 1786), per indicare una parte della teoria del movimento che considera quest'ultimo soltanto in rapporto alle modalità in cui appare nella sensibilità esterna.
Convenzionalmente, il termine ha quattro significati principali nella storia della filosofia, uno desunto da Hegel (1807), uno da Husserl (a partire dal 1900), uno da Scheler (1914) e infine uno da Heidegger (1927). Per Hegel, la fenomenologia, che come Fenomenologia dello spirito (1807) costituisce anche il titolo della prima grande opera di Hegel, è la "scienza dell'esperienza della coscienza". È la narrazione dell' iter che la coscienza compie, partendo dall’esperienza sensibile per pervenire all'Assoluto. È un approccio alla filosofia che inizia con l'esplorazione dei "fenomeni" (che si presentano a noi nell'esperienza conscia), come mezzo per pervenire allo Spirito Assoluto, Dio. In particolare: la fenomenologia descrive come la coscienza, iniziando dalla certezza sensibile, e passando attraverso la percezione e l'Intelletto (Verstand) pervenga all'autoscienza, la coscienza che sa se stessa. Proseguendo, si perviene alla Ragione (Vernunft) e poi allo Spirito, la ragione che sa se stessa. L'iter si conclude poi con la Religione e infine con il Sapere assoluto, in cui si perviene all'Assoluto come Spirito, Dio. Nel caso della fenomenologia hegeliana si parla dunque di "fenomenologia dialettica" , anche se in quest'opera Hegel si serva ancora di "figure" (per esempio la Coscienza infelice o Dialettica signore e servo) e non di concetti come nella Scienza della Logica (1812). Per Edmund Husserl, la fenomenologia è un approccio alla filosofia che assegna primaria rilevanza, in ambito gnoseologico, all’intuizione eidetica. Questa è l'esperienza intuitiva, la quale guarda ai fenomeni (che si presentano a noi in un riflesso fenomenologico, ovvero da sempre indissolubilmente associati al nostro punto di vista) come punti di partenza e prove per estrarre da essi le caratteristiche essenziali delle esperienze e l'essenza di ciò che sperimentiamo. È appunto chiamata "fenomenologia trascendentale". Il punto di vista di Husserl parte dalla Scuola di Brentano ed è stato ulteriormente sviluppato da filosofi come Maurice Merleau-Ponty, Jan Patočka, Hannah Arendt, Dietrich von Hildebrand, Edith Stein e Emmanuel Lévinas. Max Scheler nello scritto del 1914 Fenomenologia e teoria della conoscenza propone di superare la concezione della fenomenologia come metodo, spostando piuttosto l'attenzione al darsi del fenomeno stesso: il primato non spetta più al metodo conoscitivo che oggettiva l'attività del vedere, ma a ciò che si dà a vedere nella modalità dell'autodarsi (Selbstgegebenheit). Per ottenere questo risultato è necessario un cambiamento di atteggiamento (la riduzione) capace di spostare la visuale dalla prospettiva predominante con cui ci si rapporta al mondo. Questo cambiamento non è intellettuale ma riguarda il centro di orientamento della sfera emozionale della persona, lordo amoris, e si traduce in una capacità passiva o recettiva di aprirsi al mondo. Senza questa recettività "attiva" si rimarrebbe ciechi nei confronti dell'attività manifestativa del fenomeno che si autodà (Selbstgegebenheit). Per Martin Heidegger, la visione fenomenologica del mondo delle cose deve essere superata attraverso la comprensione dell'Essere che è dietro tutti gli enti, e può considerarsi come un'introduzione all'ontologia. Questa è stata denominata "fenomenologia esistenzialista", anche se Heidegger ha rifiutato sempre la definizione di esistenzialismo attribuita in particolare alla prima fase del suo percorso filosofico. Nella parte introduttiva di Essere e Tempo inoltre, Heidegger, dopo aver passato al vaglio le etimologie greche dei termini "lògos" e "phainòmenon", sottolinea l'importanza insita nella rielaborazione del concetto di fenomenologia, allo scopo di renderla una "apophàinestai ta phainòmena", evidenziando così l'obiettivo squisitamente rivelativo dell'essenza insita negli enti e nella loro essenza. Egli pone inoltre l'accento sul concetto meramente husserliano di fenomenologia, che deve essere intesa come "scienza" mirata ad andare "alle cose stesse!".
La fenomenologia trascendentale L'intenzionalità
Un elemento importante che Husserl riprese da Brentano è quello dell'intenzionalità, l'idea che la coscienza sia sempre intenzionale, cioè che sia diretta ad un oggetto, che abbia un contenuto. Brentano aveva definito l'intenzionalità come la caratteristica principale dei fenomeni psichici (o mentali), tramite cui essi possono essere distinti dai fenomeni fisici. Ogni fenomeno mentale, ogni atto psicologico ha un contenuto, è diretto a qualche cosa (loggetto intenzionale). Ogni credere, desiderare etc. ha un oggetto: il creduto, il desiderato.
La fenomenologia delle Ricerche Logiche
Sotto l'influenza di Brentano, Husserl concepisce la fenomenologia ancora come «psicologia descrittiva». Husserl analizza la struttura intenzionale degli atti mentali e come essi possano essere diretti ad oggetti sia reali che ideali. Le Ricerche logiche (1900-1901) iniziano con una devastante critica dello psicologismo, ovverosia il tentativo di assorbire la logica nella psicologia, riconducendola cioè entro una serie di processi psichici arbitrari. Husserl invece rivendica per la logica, la filosofia e la fenomenologia un campo proprio di ricerche, non sottomesso alle scienze empiriche.
La fenomenologia trascendentale delle Idee
Alcuni anni dopo la pubblicazione della sua opera principale, le Logische Untersuchungen (Ricerche logiche, 1900-1901), in cui le idee base della fenomenologia presero forma per la prima volta, Husserl fece alcune scoperte essenziali per l'ulteriore sviluppo della fenomenologia, che lo portarono alla distinzione tra l'atto mentale (noesis) ed il fenomeno a cui tale atto è diretto (noema). La conoscenza di essenze o idee pure sarebbe possibile solo eliminando tutte le assunzioni riguardo all'esistenza del mondo come esterno ed indipendente. Questa procedura è chiamata epoché, interpretata talvolta come una forma di solipsismo metodologico perché somiglia a certi esperimenti mentali di Hobbes e Cartesio.
Oltre a questo, Husserl introdusse il metodo della «riduzione fenomenologica», che procede attraverso lepoché e la riduzione trascendentale non solo a sospendere il giudizio sull'esistenza del mondo, ma anche a ricondurlo alla soggettività pura o assoluta.
Queste nuove scoperte furono alla base della pubblicazione delle Ideen (Idee) nel 1913, in cui furono incorporate per la prima volta, e indussero Husserl a intraprendere una seconda edizione delle Ricerche logiche.
Dalle Idee in poi Husserl concentrò sempre più la sua ricerca sulle strutture ideali ed essenziali della coscienza. Volendo escludere dal suo campo d'indagine qualunque ipotesi sull'esistenza di oggetti esterni, utilizzò il metodo di riduzione fenomenologica per eliminarli. Ciò che rimane è l'ego trascendentale, opposto all'ego empirico e concreto situato nel qui ed ora. La fenomenologia trascendentale diventa così lo studio delle strutture essenziali che rimangono rivelate nella coscienza pura: ovvero è lo studio dei fenomeni o noemata.
In un periodo successivo, Husserl si avvicinò ancor di più ad una posizione espressamente idealista, come è formulata nelle sue Cartesianische Meditationen (Meditazioni cartesiane, 1931).
Esponenti della fenomenologia trascendentale Oskar Becker Aron Gurwitsch Marc Richir Alfred Schütz
La fenomenologia realista Pochi fenomenologi seguirono Husserl sulla strada della fenomenologia trascendentale. Soprattutto i fenomenologi monacensi, influenzati da Max Scheler, furono restii ad adottare la riduzione fenomenologica, o epoché, come proposta in Idee I. Da ciò nacque la corrente della fenomenologia realista, che rimase più vicina al progetto originario della prima edizione delle Ricerche logiche. Ai fenomenologi realisti la svolta trascendentale di Husserl pareva un tradimento del motto «ritornare alle cose stesse», che avevano trovato nelle Ricerche logiche e che li aveva allontanati dallo psicologismo di Lipps. L'idea dell'inattingibilità del noumeno kantiano, unita a quella di una riduzione del filosofare allo studio delle forme del conoscere, sembravano essere tramontate di fronte al progetto di un ritorno alle cose stesse, cioè di fronte allo sviluppo di un metodo che rendesse rigorosa la ricerca delle essenze.
Il realismo fenomenologico si applica a temi e problemi del mondo attuale, per esempio all'analisi del linguaggio, dell'arte, dell'etica, etc., piuttosto che al dato della coscienza pura e trascendentale.
Esponenti Max Scheler Nicolai Hartmann
Adolf Reinach Alexander Pfänder Johannes Daubert Roman Ingarden Dietrich von Hildebrand Moritz Geiger
Divergenze fra Husserl e Scheler Scheler rientra solo per certi aspetti all'interno del movimento fenomenologico. Ad esempio sul problema dell'a priori materiale (o «apriori» come scrive Scheler) Husserl e Scheler non pensano esattamente la stessa cosa, anche se tuttavia sono più vicini di quanto lasci supporre la violenta polemica innescata nel 1913 da Scheler contro l'«idealismo» di Husserl.
Quando Husserl, nelle Ricerche Logiche, scrive che le forme categoriali si danno nell'intuizione categoriale, Scheler, fraintendendo, pensa di poter leggere che esistono riempimenti materiali "empirici" che possono essere colti indipendentemente dalla percezione sensibile, ma quando Husserl, in Ideen I, fa supporre che le forme categoriali siano da intendere nel senso di Brentano, cioè in termini di essenze distinte dai dati empirici e basate su dati sensibili, Scheler bolla troppo frettolosamente tutto il discorso come idealismo. Per venir fuori da questi fraintendimenti è opportuno valutare se quella di Husserl e di Scheler possano essere considerate come due posizioni complementari.