I Solatia Regi costituiscono un insieme di palazzi reali, accompagnati da parchi e aree verdi, costruiti dalla corte normanna nei dintorni di Palermo. Tra questi si annoverano il Genoardo, la Zisa, il Palazzo della Cuba, il Palazzo della Favara e la Cubula.
Le riserve di caccia
Residenze estive e aree di caccia L'architettura palaziale normanna dell'XI e XII secolo, realizzata dagli Altavilla di Sicilia, integra elementi decorativi e soluzioni ingegneristiche di matrice islamica. A differenza dei castelli, i palazzi extraurbani dei sovrani siciliani non avevano funzioni difensive, ma erano progettati come spazi aperti con vaste tenute di caccia. Come annota Amato da Montecassino:
Il testo mostra l'uso di un franco-latino popolare tra i monaci cronisti al seguito dei normanni, probabilmente simile al parlato dai conquistatori stessi.
I solatia normanni di Palermo erano famosi e celebrati sia dai poeti della corte sicula sia dai cronisti e viaggiatori arabi dell'epoca. Tra questi, Ibn Jubayr nel dicembre del 1184 paragonò i giardini e i palazzi attorno alla città a perle di una collana sul collo di una donna ricca e raffinata.
Periodi costruttivi principali L’architettura dei sollazzi regi si articola in due fasi principali: il primo periodo durante il regno di Ruggero II (1130-1154), e il secondo sotto i due Guglielmi (1154-1189). Dal periodo ruggeriano ci sono pervenuti due edifici, citati anche dai cronisti latini: il palazzo di Maredolce alla Fawara e il palazzo nel territorio di Altofonte. Entrambi risalgono circa alla metà dell'XI secolo.
Nel periodo dei due Guglielmi si svilupparono costruzioni più verticali, mantenendo elementi decorativi orientali ma con uno slancio tipicamente occidentale. Durante l’ultimo periodo del suo regno, Guglielmo I iniziò la costruzione della Zisa, completata dal figlio Guglielmo II.
Nel 1180 Guglielmo II, detto il Buono, fece erigere il palazzo della Cuba, come attesta l’epigrafe sul coronamento, decifrata nell’Ottocento da Michele Amari. Alcuni storici attribuiscono allo stesso Guglielmo anche la Cubula, la Cuba Soprana e il l’Uscibene, anche se lo studio stilistico fa risalire i due ultimi edifici a epoche precedenti.
Nel periodo ruggeriano vennero costruiti bacini artificiali per raccogliere le acque di sorgenti locali, come il lago di Maredolce e il Biviere presso la Moharda ad Altofonte, con argini in muratura rivestiti di cocciopesto.
Successivamente, laghi e peschiere furono progettati insieme ai palazzi, come nel caso della Zisa e della Cuba, indipendentemente dalle condizioni orografiche.
Le opere di Ruggero II furono ammirate dai cronisti dell’epoca, tra cui Romualdo Guarna, medico e arcivescovo di Salerno alla corte di Palermo. Nel suo Chronicon sive Annales definisce "magnifiche" le costruzioni realizzate dal re e descrive il lago di Maredolce e il palazzo annesso, incluso il parco con varie specie di alberi e animali selvatici, oltre a un condotto sotterraneo che portava acqua al palazzo.
I palazzi Nel XII secolo gli edifici religiosi e i palazzi siciliani presentano caratteristiche normanne e carolinge, integrate con elementi bizantini e islamici.
Le residenze nobiliari della seconda metà del XII secolo erano costituite da robuste mura poligonali, talvolta circondate da fossati, con un dongione e un palazzo destinato alla residenza del principe. L’aula principale ospitava le riunioni della corte, mentre sul fondo erano ricavate le camere private (talamo o cubiculum). Vicino all’aula vi erano la cappella, edifici amministrativi e la casa del falconiere. La sala dello scacchiere (Échiquier) del castello di Caen, costruita nel 1106 da Enrico Beauclerc, è tra le più celebri.
Costruzioni come il castello di Rochester e la Torre Bianca dimostrano la competenza dei costruttori anglo-normanni nel creare strutture verticali, come si osserva nella Zisa di Palermo.
La Zisa Il palazzo della Zisa, iniziato da Guglielmo I e completato da Guglielmo II, unisce elementi normanni a tecniche e forme islamiche, ispirate ai palazzi fatimiti dell’Ifriqiya.
La Zisa si sviluppa su tre piani e utilizza sistemi di raffrescamento naturale grazie a correnti d’aria e umidificazione. Al centro di un laghetto sorgeva un padiglione dal quale le dame potevano pescare.
Nonostante i dettagli orientali e bizantini, nelle proporzioni, nei volumi e nelle murature de Cuba e della Zisa emerge un’impronta normanna tipica, con slancio verticale e solidità.
Questa interpretazione fu confermata dall’architetto francese Girault de Prangey, in contrasto con chi sosteneva un’origine esclusivamente islamica: «Mais c'est Normand».Michele Amari, Le Epigrafi arabiche di Sicilia. Classe prima: Iscrizioni edili, in “Rivista sicula di Scienze, Letteratura ed arti”, anno II, vol. 4, fasc. IX e X, Settembre/Ottobre 1870, p. 170 Conclusione condivisa anche dagli studiosi Goldschmidt e Gally Knight. Galleria d'immagini
Note
Bibliografia Vittorio Noto: Les palais et les jardins siciliens des rois normands, in: Trésors romans d'Italie du Sud et de Sicile, Milano, Elio Sellino editore, 1995, pp. 97–108 Vittorio Noto: Architetture medievali normanne e siculo-normanne;(Architectures du moyen age entre la Sicile et la normandie), Palermo, Vittorietti 2012. Vittorio Noto, Palazzi e giardini dei Re normanni di Sicilia, Kalós, Palermo 2017, ISBN 9788898777440
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