Dopo aver ascoltato la domanda del bodhisattva Maitreya su come egli sia riuscito a quarant'anni dal raggiungimento della bodhi profonda a convertire innumerevoli schiere di bodhisattva perfetti, il Buddha Śākyamuni chiede all'intera assemblea riunita sul Gṛdhrakūṭaparvata di testimoniare la fede nel suo insegnamento, e solo dopo aver ascoltato questa testimonianza il Buddha spiegò che:

Il Buddha Śākyamuni dichiara, in questo passaggio di essere eterno.

Nel prosieguo della sua spiegazione, il Buddha Śākyamuni racconta che lui da tempo immemorabile vive nel mondo di sahā dove opera come il Buddha, apparendo e predicando in modo differente a seconda della mente degli uomini e delle loro necessità. Solo alle persone di scarse virtù narra di aver lasciato la famiglia in gioventù conseguendo successivamente la bodhi perfetta, ma lo fa per venire incontro alle loro inadeguate possibilità di comprensione. Così come differentemente si manifesta e differenti sono i suoi sūtra, tutti comunque veri.

Coloro che abitano questo mondo, sostiene lo Śākyamuni, sono diversi, con diversi modi di pensare e diversi desideri, per salvarli occorre adattare gli insegnamenti alle loro diversità. Per questa ragione il Buddha predica il suo stesso parinirvāṇa pur non entrandovi mai, pur non avendo mai ancora portato a termine la sua antica scelta di bodhisattva.

Per spiegare questa dottrina del Buddha eterno e della necessità di predicare comunque il suo parinirvāṇa, lo Śākyamuni narra una parabola in cui un padre tornando a casa viene a sapere che i suoi figli hanno inavvertitamente ingerito del veleno. I figli gli corrono incontro supplicandolo di curargli l'avvelenamento, allora il padre prepara subito una medicina e la consegna ai figli. I più avveduti l'assumono prontamente, mentre coloro i quali hanno perduto la lucidità a causa dello stesso avvelenamento pur esprimendo contentezza per la presenza del padre si rifiutano di farsi curare in preda a vaneggiamenti. Allora il padre escogita un espediente: annuncia ai figli di essere vecchio e vicino alla morte, gli lascia il preparato medicamentoso invitandoli ad assumerlo dopo la sua scomparsa e infine si accinge ad un viaggio. Giunto in un altro paese invia loro un messaggero con la notizia di essere morto. I figli disperati non sanno più a cosa ricorrere per curare il loro avvelenamento, non resta quindi che la medicina lasciatagli dal padre e subito la prendono. Guariti, compare loro il padre ancora vivo e tornato dal viaggio.

Il Buddha chiede quindi ai partecipanti all'assemblea se il padre della parabola ha fatto bene o meno a mentire ai figli sulla sua morte. I presenti sostengono che tale padre si è comportato in modo più che adeguato per salvare i suoi figli.

Interpretazione

Riguardo alla dichiarazione del Buddha eterno, Gene Reeves In Dharma, 2002, 3, 9, 28-49. nota come:

Reeves evidenzia come:

Note

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