Pabillonis (Pabillonis in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia del Medio Campidano.

Geografia fisica Territorio È situato nel centro-nord della pianura del Campidano, più esattamente a nord del "Pranu Murdegu", vicino alla confluenza di due corsi d'acqua denominati Flumini Mannu e Flumini Bellu. È principalmente un comune agricolo.

Il paese si sviluppa attorno alla chiesa di San Giovanni, un tempo chiesetta campestre e cappella di un vecchio cimitero sul quale attualmente sorge una piazzetta.

Origine del nome

L'origine del nome deriverebbe dal latino "Papilio-ionis" ovvero accampamenti militari romani stanziatisi in loco (in italiano sono i cosiddetti "padiglioni"). In sardo il termine si è evoluto in "Pabillone", "Papigione", "Papidzone" o "Pabunzone" ad indicare una legnaia e, in certi casi, anche ricovero per gli animali. Tale termine però è diffuso nel centro-nord della Sardegna; mentre non trova riscontro nella parlata locale pabillonese in quanto per definire il ricovero di animali si usa Coratzu e Sa domu de sa linna è la definizione generica del luogo in cui veniva accatastato il legname da ardere. Nei documenti del 1388 che sanciscono la pace tra Aragona ed Arborea, il paese viene nominato come "Paviglionis", "Pavigionis" e "Panigionis".

Storia

Le prime testimonianze dell'uomo nei territori di Pabillonis risalgono al Neolitico (VI millennio a.C. - III millennio a.C.), infatti è possibile spesso trovare frammenti di ossidiana lavorata. La massiccia presenza di questi reperti suggeriscono la presenza di numerosi villaggi presso le sorgenti d'acqua e fiumi. Ancora non è stata trovata traccia di monumenti tipici del Neolitico. Tuttavia è probabile che l'uomo abbia abitato queste zone anche nel Eneolitico. La civiltà nuragica ha lasciato come testimonianza il nuraghe "Surbiu" (completamente distrutto), il nuraghe Santu Sciori, "Nuraxi Fenu" e il nuraghe "Domu'e Campu".

Originariamente l'abitato sorgeva ad un paio di chilometri dall'attuale ubicazione, i ruderi si trovano nei pressi della chiesetta campestre di San Lussorio, vicino alle sponde del Flumini Mannu (più anticamente Tolomeo si riferisce a "Rivus Sacer" «sacro» o "Hierus")Storia di Sardegna del barone Giuseppe Manno, ed. 1835 dove le acque del Rio Piras e Riu Bruncu Fenugu s'incontrano. L'omonimo nuraghe (Santu Sciori) e un ponte romano (ancora in piedi) chiamato Su ponti de sa baronessa testimoniano le antiche origini del paese.

Durante il medioevo apparteneva al giudicato di Arborea e più precisamente alla curatoria di Bonorzuli, l'antico centro fu distrutto dai saraceni e ricostruito nell'attuale posizione. Alla caduta del giudicato (1420) entrò a far parte del marchesato di Oristano, e dal 1478, alla sua definitiva sconfitta, passò sotto il dominio aragonese. Gli aragonesi incorporarono il paese nella contea di Quirra, trasformata in marchesato nel 1603, unito alla baronia di Monreale. Sempre in epoca aragonese il paese fu feudo prima dei Carroz, poi dei Centelles e infine degli Osorio de la Cueva, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nel 1584 subì il saccheggio da parte dei Mori e il paese rimase abbandonato, lo storico Vittorio Angius scrisse: «... i barbari furono colà condotti da un rinnegato sardo, [...], tranne i popolani salvatisi colla fuga, gli altri furono massacrati o tratti in ischiavitù».Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbeschi in Sardegna, Pietro Martini ed. 1861

Nel 1934, in epoca fascista, fu realizzata la bonifica delle paludi attorno al Flumini Mannu. Il 5, 7, e 8 settembre del 1943 il campo di volo di Pabillonis ubicato in regione Foddi fu bombardato da un totale di 112 aerei P-40 del 325mo gruppo delle forze alleate. I caccia bombardieri lanciarono bombe da 20 libbre sul campo di volo e altri obiettivi. Questo fu l'ultimo atto della guerra in Sardegna. A distanza di poche ore Badoglio ufficializzava l'uscita dell'Italia dal conflitto.

Simboli Lo stemma, il gonfalone e la bandiera del comune di Pabillonis sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 27 luglio 2020.

Il gonfalone è un drappo di bianco. La bandiera è un drappo di bianco, caricato dallo stemma comunale.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santa Maria della Neve

La chiesa parrocchiale della Beata Vergine della Neve è l'edificio con più testimonianze artistiche. Costruito nel XVI secolo con pianta rettangolare a tre navate, all'interno conserva degli affreschi. La facciata, semplice, è composta dal portale attorniato da lesene. All'interno della chiesa è custodito un tabernacolo ligneo del XVII secolo attribuito a Giovanni Angelo Puxeddu.

San Giovanni Battista

San Giovanni Battista è la più antica fra le chiese di Pabillonis, risale al XII secolo e faceva parte del vecchio cimitero.

In stile romanico con pianta rettangolare a navata unica e volta a botte ha un campanile a vela con doppia campana.

Siti archeologici

Nuraghi

Vicino all'antico e all'attuale centro abitato si trovano i nuraghi di Santu Sciori e Nuraxi Fenu e in base a quanto Vittorio Angius scrisse: «Entro la circoscrizione di questo territorio trovansi tre nuraghi, uno detto Surbiu distante dal paese poco men di un miglio e in massima parte disfatto; l'altro appellato Nuraxi-Fenu distante quasi un miglio e mezzo, e degno di esser considerato e an- noverato a' più grandi che si conoscono, quali pur sono i prossimi del territorio di Guspini, il Saureci, il Fumìu e l'Orco; il terzo denominato dall'indicata Chiesa di S. Lussorio e prossimo al fiume è pure da esser riguardato per la sua grandezza. Esso era circondato d'un'altra costruzione e due nuraghetti di questa si possono ancora vedere in parte. In uno de' quali nel principio del corrente secolo si scoprì un'urna quadrilunga di metri due e mezzo nel lato maggiore, e dentro la medesima delle grandi ossa (!!).».

Santu Sciori

Il nuraghe Santu Sciori si trova nella località di San Lussorio ove si trovano le antiche rovine; presenta un bastione polilobato e torri antemurali, risale probabilmente al 1300 a.C. (età del bronzo medio). In epoca medioevale venne utilizzato come area sepolcrale, questo riutilizzo è testimoniato dal ritrovamento nel XIX secolo di un'urna cineraria all'interno delle rovine di una delle torri. Attualmente parte del complesso nuragico si trova sotto la chiesetta costruita negli anni '70 (le rovine dell'antica chiesa si trovano a poche decine di metri dall'attuale), sarebbero necessari degli scavi archeologici per ricostruire più esattamente la storia di quell'area poiché le testimonianze scritte sono rare.

Nuraxi Fenu

Il Nuraxi Fenu si trova a circa 3 km dall'attuale centro abitato nei pressi della stazione ferroviaria. Gli scavi iniziati nel 1996 hanno riportato alla luce molteplici cocci di vasi e anche lanterne e alcune monete romane che testimoniano la frequentazione del sito in età imperiale.

I resti del nuraghe, che si estendono per circa 2.000 m², appartengono ad un complesso polilobato di grandi dimensioni (fra i più grandi di tutta la Sardegna) risalente al bronzo medio (1300 a.C.). Vittorio Angius, parlando di San Gavino dice: «Può dunque tenersi che dentro i limiti del territorio di Sangavino sorgessero ne' tempi più antichi più di sedici nuraghi, e che alcuni de' medesimi fossero tanto grandi, quanto quello che vedesi ancora nelle vicinanze di Pabillonis, che è uno de' più colossali dell'Isola...».Dizionario geografico, storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il re di Sardegna, ed. 1849 Si precisa che quando l'Angius scrisse queste parole, la reggia nuragica di Barumini non era stata ancora scavata.

La stratigrafia ha evidenziato l'abbandono del nuraghe già in epoca antica dovuta ad un incendio e ad un crollo. È stato poi rifrequentato da genti puniche e successivamente dai romani. Lo strato più antico degli insediamenti non è ancora stato scavato. I reperti rinvenuti sono attualmente conservati nel museo archeologico di Sardara.

Altri monumenti nuragici

A questi due nuraghi, pocanzi citati, vanno aggiunti anche altri tre di cui non rimane più traccia o quasi: Nuraghe Dom'e Campu, era situato nella zona di Dom'e campu, vicinissimo all'attuale area industriale PIP. Si presume che attorno al nuraghe vi fosse un insediamento di grandi dimensioni visti i tanti ritrovamenti effettuati. Nuraghe De Sa Fronta, non più esistente, i suoi resti furono usati come grandi recinti per il bestiame. Era situato vicinissimo alla strada che porta alla stazione ferroviaria. Nuraghe Surbiu, qualche sasso e poco più presenti lungo la strada Montangesa, a ricordo di un sito che in base alle testimonianze locali fu utilizzato successivamente anche come forno.

Oltre questi, a circa 900 metri in direzione NE dal Nurage De Sa Fronta vi sono i resti della tomba dei giganti S'Ena e Zimini.

Parco archeologico Il 4 dicembre 2018 il Comune di Pabillonis rende nota a tutta la cittadinanza la costituzione effettiva del Parco archeologico di Pabillonis, con l'intenzione di valorizzare e promuovere tutti i siti archeologici locali.

Casa Museo La Casa Museo è situata nel cuore del centro storico pabillonese. Si tratta di una vecchia abitazione in terra cruda, a due piani, finemente ristrutturata e arredata con oggettistica antica. Appartenuta alla famiglia Cherchi, è stata poi donata dalla stessa al Comune che le ha conferito questo nuovo scopo culturale e storico. Attualmente è adibita a ospitare mostre e manifestazioni culturali in vari periodi dell’anno. Al suo interno sono esposti anche gli abiti tradizionali pabillonesi.

Società Evoluzione demografica

Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2016 la popolazione straniera residente era di 72 persone, il 2,59% della popolazione residente.

Lingue e dialetti La variante del sardo parlata a Pabillonis è il campidanese occidentale.

Tradizioni e folclore Di grande importanza sono le feste religiose che assumono anche un'impronta folcloristica. Qui di seguito compare una lista delle feste e degli eventi più ricorrenti di Pabillonis.

Feste 16 gennaio: Sant'Antonio abate, definito anche Sant'Antoni 'e su fogu. Si tratta di una festa notturna, basata sull'accensione di un grande falò (in sardo Su fogadoni); 13 maggio: Madonna di Fátima; 24 giugno: San Giovanni Battista, si festeggia la natività di san Giovanni Battista; 5 agosto: Beata Vergine della Neve, festa patronale; 21 agosto: San Lussorio, si svolge nell'omonima chiesetta campestre;

29 agosto: San Giovanni Battista, si ricorda la morte di san Giovanni Battista con la preparazione de Is carrus de s'àlinu (àbiu), carri trainati dai buoi e trattori addobbati con rami d'ontano; 31 dicembre: Su trigu cotu (grano cotto), antica usanza: si passa per le case distribuendo del grano cotto come augurio di buon auspicio per il nuovo anno.

Cultura Arte

Di grande fama sono le terrecotte ancora prodotte a Pabillonis, soprannominata Sa bidda de is pingiadas, ma anche le produzioni artigianali in vimini, legno e canna che annualmente vengono esposte ad agosto in mostre artigianali dedicate. Altrettanto famosi sono i mattoni in terra cruda (un impasto di fango e paglia) chiamati ladini che ancora caratterizzano l'aspetto architettonico del paese e che si sta cercando di valorizzare tramite la preservazione e restauro delle abitazioni esistenti.

Sa bidda de is pingiadas è l'appellativo con il quale si usa soprannominare Pabillonis.

Fin dai tempi antichi, Pabillonis era conosciuta soprattutto negli ambienti più poveri della Sardegna con il nome di sa bidda de is pingiadas (il paese delle pentole).