La scuola medica salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (IX secolo); come tale è considerata da molti come precorritrice delle moderne università., pag. 20
Storia
Nella storia della "Scuola Medica" si possono distinguere tre periodi: IX-X secolo: primo periodo, di cui si hanno scarse notizie; XI-XIII secolo: periodo del massimo splendore; XIV-XIX secolo: periodo della decadenza.
IX-X secolo Le origini della "Scuola" dovrebbero risalire al IX-X secolo, anche se su questo primo periodo la documentazione è piuttosto scarsa. Poco si sa della natura, laica o monastica, dei medici che ne facevano parte e non è chiaro se la '"Scuola" avesse già un'organizzazione istituzionalizzata. Antonio Mazza dà come data di fondazione l'anno 802.
Fin dal IX secolo vi era a Salerno una grande cultura giuridica nonché l'esistenza di maestri laici e di una scuola ecclesiastica. Accanto ai maestri del diritto vi erano però anche quelli che curavano il corpo e insegnavano i dogmi dell'arte della salute. I nomi di questi medici partono dalla seconda metà dell'VIII secolo quando Arechi II fissò la sua dimora a Salerno fino all'XI secolo quando il nome di questa città si diffuse in Europa.
Nell'870 operava il medico Gerolamo che disponeva di librorum immensa volumina che raccoglievano le descrizione di alcuni sintomi di malattie con le rispettive terapie di cura (valetudines passionum). Quei volumina non contenevano solo l'anamnesi clinica, ma anche autori latini che si riferivano a Ippocrate e Galeno. La presenza nel 946 di un medico salernitano nella corte di Lotario, re di Francia e la venuta a Salerno di Adalberone II di Verdun, nel 988 per curarsi i calcoli renali, ci fa capire la fama dei medici di Salerno*Nino Borsellino, Walter Pedullà Storia generale della letteratura italiana Vol. I Il Medioevo le origini e il Duecento Gruppo Editoriale L'Espresso (1 gennaio 2004)..
Di sicuro è noto che nel X secolo la città di Salerno era già molto famosa per il clima salubre e la sapienza dei suoi medici. Di essi si racconta che «erano privi di cultura letteraria, ma forniti di grande esperienza e di un talento innato»Premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi alla Regola sanitaria Salernitana, Roma, Newton Compton, 1993. Infatti in questo periodo la natura degli insegnamenti era fondamentalmente pratica e le nozioni venivano tramandate oralmente.
XI-XIII secolo
La posizione geografica ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nella crescita della Scuola: Salerno, porto al centro del Mediterraneo, subisce e metabolizza gli influssi della cultura araba e greco-bizantina. Dal mare arrivano i libri di Avicenna e Averroè, e dal mare giunge a Salerno anche il medico cartaginese Costantino l'Africano (ossia dell'Ifrīqiya) che visse nella città per diversi anni e tradusse dall'arabo molti testi: gli Aphorisma e i Prognostica di Ippocrate, Tegni e Megategni di Galeno, il Kitāb al-malikī (ossia Liber Regius, o Pantegni) di ʿAlī ibn ʿAbbās (Haly Abbas), il Viaticum di al-Jazzār (Algizar), la Cyrurgia (al-Malek), il Continenens (al-Haw), il Liber divisionum e il Liber experimentorum di Rhazes (Razī), il Liber dietorum, il Liber urinarium e il Liber febrium di Isaac Israeli il Vecchio (Isaac Iudaeus), di Abu-Bakr e le opere di Teodoro d'Antiochia, Nemesio e Dioscoride Pedanio.
Negli anni 1105-1110 il filosofo-scienziato inglese Adelardo di Bath, autore delle Quaestiones naturales, visita la scuola, dove abbiamo la massima fioritura di trattati e di autori. Giovanni e Matteo Plateario, Cofone il Giovane, Mauro, Bartolomeo, Matteo e Tommaso Ferrario accanto ai testi quali De simplici medicina (Giovanni III Plateario), Practica brevis (Giovanni II Plateario), De Febribus (Giovanni II Ferrario), De lepra e De oculis, le Regulae urinarum (di Mauro e di Urso), Liber ausus e De febribus et urinis (di Giovanni Afflacio, allievo di Costantino Africano). Sotto questa spinta culturale si riscoprono le opere classiche a lungo dimenticate nei monasteri. Grazie alla "Scuola Medica", la medicina fu la prima disciplina scientifica a uscire dalle abbazie per confrontarsi di nuovo con il mondo e la pratica sperimentale.
A tale proposito notevole importanza ebbero i monaci, in particolare benedettini: i monasteri di Salerno e della vicina Badia di Cava dovevano avere una certa importanza nella geografia benedettina dell'XI secolo. Infatti ebbero legami con la Scuola Salernitana tre illustri appartenenti a quest'ordine: il papa Gregorio VII, l'abate di Montecassino Desiderio (futuro papa Vittore III) e lo stesso arcivescovo di Salerno, Alfano I.
In questo contesto la "Scuola" di Salerno cresce e si sviluppa fino a raggiungere il massimo del suo splendore tra il X e il XIII secolo. A quell'epoca giungevano alla Schola Salerni persone provenienti da tutta Europa, sia ammalati che speravano di essere guariti, sia studenti che volevano apprendere l'arte della medicina. Il prestigio dei medici di Salerno è largamente testimoniato dalle cronache dell'epoca e dai numerosi manoscritti conservati nelle maggiori biblioteche europee.
Nel 1231 l'autorità della scuola veniva sancita dall'imperatore Federico II: nella sua Costituzione di Melfi si stabiliva che l'attività di medico poteva essere svolta solo da dottori in possesso di diploma rilasciato dalla Scuola medica salernitana.
Nel corso del Duecento, Salerno continuò a perdere importanza, dopo la distruzione fatta nel 1194 da Enrico VI, imperatore del Sacro Romano Impero, ma la sua Scuola Medica riuscì a mantenersi importante e rinomata in tutta Europa.
Nel 1280 Carlo II d'Angiò approvò il primo statuto in cui la Scuola veniva riconosciuta come Studium generale in medicina..
Michelangelo Schipa così riassume le differenze storiche riscontrate dal medico Salvatore De Renzi fra la scuola salernitana e quella cassinense:
XIV-XIX secolo Con la nascita dell'Università di Napoli, la "Scuola" cominciò a perdere via via importanza. Col tempo il suo prestigio fu oscurato da quello di università più giovani: Montpellier, Padova e Bologna in primo luogo.
L'istituzione salernitana tuttavia rimase in vita per diversi secoli finché, il 29 novembre 1811, fu soppressa da Gioacchino Murat in occasione della riorganizzazione dell'istruzione pubblica nel Regno di Napoli. L'ultima sede fu il Palazzo Copeta.
Le rimanenti "Cattedre di Medicina e Diritto" della Scuola medica salernitana operarono nel "Convitto nazionale Tasso" di Salerno per un cinquantennio, dal 1811 fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del neonato Regno d'Italia.
I fondamenti e l'importanza della scuola
La "Scuola" si fondava sull'unione tra la tradizione greco-latina e le nozioni acquisite grazie alle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell'impostazione della profilassi. L'approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull'esperienza che ne derivava, aprendo così la strada al metodo empirico e alla cultura della prevenzione.
Di particolare importanza, dal punto di vista culturale, è anche il ruolo svolto dalle donne nella pratica e nell'insegnamento della medicina, soprattutto da Trotula, famosa ostetrica e levatrice nella Scuola dell'XI secolo. Le donne che insegnarono e operarono nella scuola divennero famose col nome di Mulieres Salernitanae.
Princìpi e metodo
Le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, tuttavia il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall'esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la traduzione dei testi scritti in arabo, si aggiunse a questa esperienza una vasta cultura fitoterapica e farmacologica.
Il Regimen Sanitatis Salernitanum è il trattato più famoso prodotto dalla scuola; l'opera, in versi latini, risulta essere una raccolta di norme igieniche, poste a fondamento della sua dottrina.
Sedi La scuola, nonostante ci siano al riguardo notizie non suffragate da riscontri documentari, ha avuto nei secoli svariate sedi per l'insegnamento e per il conferimento delle lauree. Secondo lo storico salernitano Riccardo Avallone le sedi d'insegnamento, in ordine cronologico e spesso in contemporaneità, furono, in un primo periodo: la Reggia di Arechi II, le Scolae sul monte Bonadies, i monasteri di S. Benedetto, di S. Massimo, di S. Lorenzo in plajo montis e di S. Nicola della Palma, in un periodo successivo il Castello di Arechi, la cappella superiore e inferiore di S. Caterina (le odierne sale San Tommaso e San Lazzaro, facenti parte del Duomo), il palazzo dell'antica pretura (palazzo Copeta), ubicato in via Trotula de Ruggiero e infine l'ex seminario arcivescovile.
L'ordinamento Il curriculum studiorum (come definito nei titoli XLIVal LXXXIX nella Costituzioni di Melfi nel 1231) era costituito da: 3 anni di logica; 5 anni di medicina (comprese chirurgia e anatomia); 1 anno di pratica con un medico anziano;
Era inoltre prevista, ogni 5 anni, l'autopsia di un corpo umano.
Alla fine del curriculum seguiva un esame davanti ai Commissari della Curia Regia e delle Curie provinciali. Superato l'esame, il candidato otteneva la "Licentia Medendi" (licenza di esercitare la medicina) anche detta "Licentia Praticandi" (licenza di praticare).
Da notare che nella "Scuola'", oltre all'insegnamento della medicina (dove le donne erano ammesse sia come insegnanti sia come studentesse), si tenevano anche corsi di filosofia, teologia e legge ed è per questo che alcuni la considerano anche come la prima università mai fondata. Si badi bene, però: non fu mai chiamata "università". .
Materie di insegnamento Le materie d'insegnamento nella Scuola medica salernitana sono a noi note attraverso uno speciale statuto. I docenti della scuola distinguevano la medicina in teoria e pratica. La prima dava gli insegnamenti necessari per conoscere le strutture del corpo, le parti che lo compongono, le loro qualità, la seconda dettava i mezzi per conservare la salute e per combattere le malattie. E, in conformità di tutte le scuole, che anche a Salerno seguirono, i dogmi della medicina i quali avevano il loro fondamento nei principi di Ippocrate e Galeno, che costituiscono le basi dell'insegnamento medico. I testi più antichi dei maestri di Salerno non si discostano da questa tradizione. Il water è stato una loro invenzione medica per l'intestino.
Testi antichi ci informano della diffusione in regioni lontane delle dottrine mediche salernitane. Siffatti cimeli sono compresi in un codice che è conservato nella Capitolare di Modena proveniente dall'abbazia di Nonantola. L'esistenza di tali documenti, mentre ci conferma l'antichità dell'insegnamento medico a Salerno, d'altra parte ci dà la prova che la tradizione della cultura latina non si era spenta e centro di diffusione di essa era Salerno.