Biografia
Figlio del nobile Protasio Porro e di Franceschina da Guenzate, entrò diciottenne nel noviziato dell'ordine, per poi passare a Firenze, nel convento dell'Annunziata e all'eremo di Monte Senario. Nel 1488 tornò all'Annunziata, e sette anni dopo morì. Di salute cagionevole fu considerato protettore dei bambini malati. San Carlo Borromeo, giovinetto, attribuì al beato Giovannangelo la propria guarigione da una grave malattia, e questo contribuì moltissimo alla diffusione del culto presso la chiesa milanese.
Si attribuisce a questa considerazione il fatto che, in deroga alla disciplina imposta dal Concilio di Trento, il corpo del beato Porro è esposto sopra l'altare costituendo l'unico caso nelle chiese del MilaneseDavide Montagna, Ermes Ronchi, Tra eremo e città, Servi di santa Maria, 2005.
Culto
Il culto del beato Porro, sorto spontaneo nel suo Ordine ed alimentato dalla devozione di San Carlo, arcivescovo di Milano, ebbe il riconoscimento canonico solo con papa Clemente XII il 15 luglio 1737.
La costante attenzione di San Carlo per la chiesa dei Servi fece sì che quando nei primi decenni del secolo XIX la stessa fu demolita per allargare la Corsia dei Servi tra Piazza Duomo e l'allora slargo di San Babila, la nuova basilica che ne ha preso il posto fosse intitolata appunto a San Carlo.
Note
Bibliografia
Ambrogio M. Rugginenti, L’angelo di Milano. Vita del beato Giovannangelo Porro dell’Ord. dei Servi di Maria, Milano, 1942. Filippo Maria Berlasso, Il beato Giovannangelo Porro , Milano, Convento dei Servi di Maria in San Carlo, 1959. Davide M. Montagna, Il beato Giovannangelo Porro , Milano, Bibliotheca Servorum, 1976. Fausto Ruggeri, Porro, Giovannangelo, beato, in Dizionario della Chiesa ambrosiana, vol. V, Milano, 1992, pp. 2925-2926.
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