Noto come Severino Boezio, o anche solo come Boezio, con le sue opere ha avuto una profonda influenza sulla filosofia cristiana del Medioevo, tanto che alcuni lo collocano tra i fondatori o precursori della Scolastica,Battista Mondin, La prima Scolastica: Boezio, Cassiodoro, Scoto Eriugena in particolare della celebre disputa sugli universali. Fu principale collaboratore del re Teodorico, ricoprendo la carica di magister officiorum (settembre 522 - agosto 523). Boezio, nel clima di rilancio della cultura che la pace rese possibile durante il regno del re goto, concepì l'ambizioso progetto di tradurre in latino le opere di Platone e di Aristotele. Teodorico, nei suoi ultimi anni, divenne sospettoso di tradimenti e congiure, e Severino venne imprigionato a Pavia e condannato a morte nel 524.

Mentre era in carcere, Boezio compose La consolazione della filosofia, un trattato filosofico sulla fortuna, la morte e altre questioni, che divenne una delle opere più popolari e influenti del Medioevo. Il suo trattato sulla musica De institutione musica fu estremamente influente sulla musica medievale, sia sulla teoria che sulla pratica; fu lo scritto medievale più diffuso sulla musica. Come autore di numerosi manuali e traduttore di Platone e Aristotele dal greco antico al latino divenne il principale intermediario tra l'antichità classica e i secoli successivi.

Papa Leone XIII ne approvò il culto per la Chiesa in Pavia,Acta Sanctae Sedis, 15 dicembre 1883, pp. 302-303 che ne custodisce i resti nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro e lo festeggia il 23 ottobreMartirologio romano, citato in .

Biografia

Boezio nacque a Roma, intorno al 475/477 (la sua esatta data di nascita non ci è pervenuta con certezza), in una facoltosa famiglia patrizia appartenente alla gens Anicia (la stessa a cui erano appartenuti gli imperatori Petronio Massimo e Anicio Olibrio e molti consoli repubblicani, oltreché i futuri san Gregorio Magno e san Benedetto da Norcia). La gens Anicia vantava una discendenza femminile dall'arcaica gens Iulia, a cui erano appartenuti Giulio Cesare e gli imperatori giulio-claudii.José-Apeles Santolaria de Puey y Cruells, Che cosa succede quando muore il papa p. 306 Suo nonno, un senatore da cui prese il proprio nome, fu nominato prefetto del pretorio d'Italia e morì nel 454, durante la congiura di palazzo contro il magister militum Flavio Ezio. Il padre di Boezio, Manlio Boezio, nominato console nel 487, morì quando Boezio era ancora giovane. Un altro patrizio, Quinto Aurelio Memmio Simmaco, adottò e allevò Boezio, instillandogli l'amore per la letteratura e la filosofia. Boezio era imparentato anche con lo scrittore Magno Felice Ennodio.Ennodio, Epistole, vi.6, vii.13, viii.1.

Boezio sposò in seconde nozze la figlia del padre adottivo, Rusticiana, intorno al 495; la coppia ebbe due figli, Flavio Boezio e Simmaco, che proseguirono la tradizione di famiglia di ricoprire ruoli prestigiosi diventando entrambi consoli nel 522.

L'evento fondante della vita politica di Boezio fu la vittoria (493) del re degli Ostrogoti Teodorico il Grande su Odoacre, re degli Eruli e sovrano d'Italia; fu l'inizio del regno degli Ostrogoti sull'Italia (con Ravenna come capitale e Pavia e Verona come sedi reali) e della difficile convivenza tra questi e la popolazione romana.

Boezio studiò alla scuola di Atene, retta dallo scolarca Isidoro di Alessandria, dove si insegnavano soprattutto Aristotele e Platone insieme con le quattro scienze fondamentali per la comprensione della filosofia platonica: l'aritmetica, la geometria, l'astronomia e la musica; qui conobbe forse il giovane e futuro grande commentatore di Aristotele, Simplicio. S'iniziava con lo studio della logica aristotelica, preceduta dall'introduzione, lIsagoge, di Porfirio; è il piano che Boezio seguirà nel compito che un giorno vorrà assumersi di tradurre in latino, commentare e accordare i due pensatori greci.

Al periodo intorno al 502 si fa risalire l'inizio della sua attività letteraria e filosofica: scrisse i trattati del quadrivio, ossia le quattro scienze fondamentali del tempo, rispettivamente il De institutione arithmetica, il De institutione musica, e i perduti De institutione geometrica e De institutione astronomica. Qualche anno dopo tradusse dal greco in latino e commentò lIsagoge di Porfirio e un'introduzione alle Categorie di Aristotele, che avrà enorme diffusione nei secoli a venire, andando a costituire la base del sapere filosofico alto-medievale (insieme al commento di Calcidio al Timeo platonico, e a quello di Macrobio al Somnium Scipionis).

La sua erudizione era ben nota e apprezzata: nel 507 Teodorico lo interpellò riguardo alla richiesta ricevuta dal re burgundo Gundobado per un orologio ad acqua, e menzionò la sua conoscenza del greco e la sua opera di traduzione dal greco al latino;Cassiodoro, Variae, i.45. quello stesso anno Teodorico consultò Boezio riguardo a un suonatore di lira, richiestogli dal sovrano franco Clodoveo I, in quanto era al corrente della conoscenza della teoria musicale da parte dell'erudito romano.Cassiodoro, Variae, ii.40.

La fama così ottenuta gli procurò il rango di patricius (già nel 507) e nel 510 la nomina al consolato sine collega da parte della corte imperiale di Costantinopoli, carica biennale che gli dà diritto a un seggio permanente nel Senato romano.

Da questi anni fino al 520 tradusse e commentò le Categorie e il De interpretatione di Aristotele, scrisse il trattato teologico Contra Eutychen et Nestorium, il perduto commento ai Primi analitici di Aristotele, un De syllogismis categoricis, un De divisione, gli Analytica posteriora, un De hypotheticis syllogismis, la traduzione, perduta, dei Topica di Aristotele e un commento ai Topica di Cicerone. Partecipò ai dibattiti teologici del tempo: intorno al 520 compose il De Trinitate, dedicato al nonno Simmaco, lUtrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur, il Quomodo substantiae in eo quod sint bonae sint, cum non sint substantialia sint. L'interesse di Boezio e di molta parte del patriziato romano per i problemi teologici che avevano il loro centro soprattutto in Oriente, con i dibattiti sull'arianesimo, misero in allarme Teodorico, che sospettava un'intelligenza politica della classe senatoria romana con l'Impero, la cui ostilità verso i Goti ariani era sempre stata appena malcelata.

Appena terminati i De sophisticis elenchis, perduti, e i De differentiis topicis, Boezio fu chiamato alla corte di Teodorico, per discutere della non facile convivenza fra gli elementi gotici e italici della popolazione. Nel 522 i suoi due figli ebbero l'onore del consolato; in tale occasione Boezio pronunciò un panegirico in onore di Teodorico di fronte al Senato romano.De consolatione philosophiae, ii. 3.8. Nel settembre di quello stesso anno fu nominato magister officiorum, carica che tenne fino all'agosto successivo, e Boezio stesso elenca tra gli atti che compì in tale carica, l'aver impedito ad alcuni militari ostrogoti di vessare i deboli, l'aver osteggiato la pesante tassazione che gravava sulla Campania in periodo di carestia, l'aver salvato le proprietà di Paolino, l'aver difeso da un processo ingiusto l'ex-console Albino;De consolatione philosophiae, i 4.10-14. proprio quest'ultima azione causò la caduta in disgrazia di Boezio, e la composizione della sua opera più famosa.

Era infatti accaduto che a Ticinum (Pavia) il referendarius Cipriano aveva sequestrato alcune lettere dirette alla corte di Bisanzio, in base alle quali Cipriano accusò il nobile romano Albino di complottare ai danni di Teodorico. Boezio difese Albino, affermando che le accuse di Cipriano erano false, e che se Albino era colpevole, allora lo erano anche Boezio stesso e tutto il Senato.Anonimo Valesiano, 14.85. Gli furono avanzate nuove accuse fondate su sue lettere, forse falsificate, nelle quali Boezio avrebbe sostenuto la necessità di «restaurare la libertà di Roma»; fu allora sostituito nella sua carica da Cassiodoro e, nel settembre 524, incarcerato a Pavia con l'accusa di praticare arti magiche; qui ebbe inizio la composizione della sua opera più nota, il De consolatione philosophiae.

Boezio fu giudicato a Roma da un collegio di cinque senatori, estratti a sorte, presieduto dal praefectus urbi Eusebio. Questi, nell'estate del 525, notificò la sentenza di condanna a morte di Boezio, che fu ratificata da Teodorico ed eseguita presso Pavia, nellAger Calventianus, una località che non si è potuta identificare con certezza. Il cronista Anonimo Valesiano riporta che fu giustiziato "con una corda attorcigliata alla testa fino a fargli schizzare gli occhi, e finito a bastonate." Secondo alcuni studiosi, lAger Calventianus sarebbe da identificare con la scomparsa località di Calvenza, presso Villaregio dove, nel XIX secolo, venne scoperta una grande epigrafe del VI secolo, ora conservata nei Musei Civici di Pavia, che fu forse la lastra tombale di Boezio.

Lo storico bizantino Procopio racconta che, poco dopo l'esecuzione di Boezio e Simmaco, a Teodorico fu servito un pesce di sproporzionate dimensioni nella cui testa gli parve di vedere il teschio del secondo che lo fissava minaccioso. Sconvolto, Teodorico si ammalò e morì poco dopo in preda ad allucinazioni e rimorsi. Un'altra leggenda post mortem di Boezio narra che un cavallo nero si presentò a Teodorico che volle a forza montarlo. Il cavallo, insensibile alle redini, iniziò a correre con il cavaliere incollato alla sella, finché giunse ad un vulcano italiano (Etna secondo la tradizione medievale della Kaiserchronik del XII secolo, o Lipari -reggia del dio Vulcano- secondo la versione di Giosuè Carducci) rovesciò Teodorico nel suo cratere.

Severino Boezio ebbe due mogli. La prima fu la poetessa siciliana Elpide, morta nel 504. La seconda fu Rusticiana.Alessio Narbone, Bibliografia Sicola sistematica o apparato metodico alla storia letteraria della Sicilia, Volume I, 1850, p. 478.

Il pensiero di Boezio Le discipline filosofiche

Consapevole della crisi della cultura latina del suo tempo, Boezio avvertì la necessità di tramandare e conservare le conoscenze elaborate nel mondo greco. Data alla filosofia la definizione di amore della sapienza, da lui intesa come causa della realtà e perciò sufficiente a sé stessa, la filosofia, come amore di quella, è anche amore e ricerca di Dio, che è la sapienza assoluta. La filosofia è conoscenza di tre tipi di esseri. Gli intellettibili - termine tratto da Mario Vittorino - sono gli esseri immateriali, concepibili solo dall'intelletto, senza l'ausilio dei sensi, come Dio, gli angeli, le anime; il ramo della filosofia che di questi si occupa è propriamente la teologia.

Gli intelligibili sono invece gli esseri presenti nelle realtà materiali, le quali sono percepite dai sensi ma quelli sono concepibili dall'intelletto: gli intelligibili sono dunque gli intellettibili in forma materiale. La natura è infine oggetto della fisica, suddivisa in sette discipline: quelle del quadrivium - aritmetica, geometria, musica e astronomia - e del trivium - grammatica, logica e retorica. Le scienze del quadrivio sono per Boezio i quattro gradi che portano alla sapienza: il quadrivio «deve essere percorso da coloro la cui mente superiore può essere sollevata dalla sensazione naturale agli oggetti più sicuri dell'intelligenza». La prima delle discipline del quadrivio, «il principio e la madre» delle altre è, per Boezio, l'aritmetica; il De institutione arithmetica, scritta intorno al 505 e dedicata al suocero Simmaco, è ripresa dallIntroduzione all'Aritmetica di Nicomaco di Gerasa.