Affori (AFI: ; Affer o AfforDante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda: nomi di comuni, frazioni, casali, corsi d'acqua ecc. della regione lombarda, studiati in rapporto alla loro origine, ed. Famiglia Milanese, 1931 in dialetto milanese, AFI: o ) è un quartiere Nel Comune di Milano, a differenza di quanto avviene per altre grandi città, (ad esempio Roma) il termine “quartiere” non ha attualmente un preciso significato amministrativo. Nel Medioevo e fino all’Ottocento, Milano, che ha una pianta circolare, prima delimitata dalla cerchia dei Navigli, poi dalle Mura spagnole, era ufficialmente divisa in Sestieri, ciascuno a forma di spicchio, corrispondenti alla sei antiche porte che si aprivano nelle mura. Oggi, invece, a Milano il termine “quartiere” viene usato nel linguaggio comune per indicare - approssimativamente - una zona cittadina che di solito ha confini non perimetrati ufficialmente e quindi mutevoli, anche nel tempo. Nel secondo dopoguerra il Comune ha suddiviso la città in venti zone, poi ridotte a nove, ciascuna denominata “Municipio”. Dal 2017 (Delibera di Consiglio comunale n. 35 del 13/03/2017) all'interno dei 9 Municipi, il Comune ha definito un’ulteriore suddivisione in 88 zone più piccole, perimetrate, dette “NIL” (Nuclei di Identità Locale), anche al fine di definire/perimetrare/denominare/numerare le zone cittadine finora dette “quartieri”. di Milano posto nella periferia settentrionale della città, appartenente al Municipio 9 e al NIL n. 80 "Affori".I NIL (Nuclei di Identità Locale) corrispondono alle “unità minime di programmazione” previste all'interno del PGT (Piano Governo del Territorio) del Comune di Milano.

Origini del nome

Una corrente etimologica ipotizza che il nome Affori derivi da Ad forum, che potrebbe testimoniare l'esistenza di un antico mercato.Pierino Boselli, Toponimi lombardi, Milano, SugarCo, s.d. , p. 19 s.v. "Affori" Secondo altri, deriverebbe dalla presenza e abbondanza d'acqua (Ad fontem, alla fonte) data dalle risorgive, ipotesi avvalorata dall'antica dicitura Affoni.Luigi Ripamonti. La storia di Affori. op. cit., sezione "Perché Affori" (pp. 19-23)Pierino Boselli, Ivi.La più antica menzione di Affori risale al 915, nel "Codice Diplomatico Longobardo" (colonna 796/d) in cui si legge "Signum manus Ambrosii de loco Affoni.. In un atto di compravendita del 1006 si cita una certa persona, Pasquale detto anche Aminzone come figlio di Magnefredo del "luogo di Afoni". E in un documento del 1214 è citato un certo Rugerium de Afori. Il nome di Affori compare in altre fonti più antiche vico Afori (1009), loco et fundus Avori (1019): locus Afori (XIII secolo). Potrebbe essere connesso con il nome proprio Afer attestato in un'antica lapide milanese in latino (CIL V, 5864). L'alternanza -r/-n rilevata nelle trascrizioni Afori/Afoni sembra puntare a una realizzazione dialettale di tipo Affer/Affen, analoga a quella che si riscontra nei nomi di persona Cristoffer/Cristoffen o Melchiorre/Marchionn. Un'altra lo fa risalire all'espressione latina medievale "Sancta Iustina a foris" ("Santa Giustina di fuori") riferito alla chiesa, intendendo "fuori Milano" per distinguerla da un'altra Santa Giustina, altare dell'antica chiesa di Sant'Agata a Milano presso Porta Romana. "Foris" quindi come "al di fuori", non solo dalla città vecchia delimitata dalle mura romane ma anche dalla "Cerchia dei Corpi Santi" (i paesi immediatamente attorno a Milano), un'etimologia simile a quella di termini come "chiese foranee" e "vicario foraneo". Contratta in "ad forem" da cui il successivo "Affori", la parola sarebbe poi passata ad indicare il borgo attorno a tale chiesa.

Da rilevare che il toponimo Affori è attestato anche come nome di una cascina di Boffalora sopra Ticino e parrebbe connesso con un cognome identico, diffuso nella zona.Boselli 1977, loc. cit.

Storia Origini Affori è citato già negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” (in cui appare compreso nella pieve di Bruzzano). Dell'antico abitato rimangono tracce medievali e rinascimentali come la torre di guardia in via Osculati (secolo XIV), che faceva parte del complesso dell'antica chiesa di Santa Giustina. Nucleo principale del borgo, parte del quale tuttora esistente come centro storico, si costituiva presso la strada attualmente composta da via Taccioli e da via Cialdini. All'epoca tale strada era secondaria rispetto ad altre due vie più importanti (realizzate in epoca romana) che collegano Milano con Como: le attuali via Bovisasca, deputata al traffico militare, e via Giuditta Pasta in corrispondenza di Bruzzano, destinata al traffico civile. Il ruolo secondario della strada condizionò lo sviluppo e l'importanza del borgo di Affori, che rimase a lungo in ombra, dipendente dai centri abitativi limitrofi. Questo aspetto si riflette anche nella vita ecclesiastica di Affori che, in modo insolito, era diviso tra due plebane: una alle dipendenze della pieve di Bruzzano, l'altra a quelle di Bollate. Alla fine del secolo XIII, secondo quanto scrive Goffredo Da Bussero nel "Liber notitiae Sanctorum Mediolani" del 1285, il territorio di Affori contava otto chiese, di cui cinque dipendevano dalla pieve di Bruzzano e tre da quella di Bollate.

L'economia dell'area era prevalentemente agricola, con numerose cascine che sfruttavano tutto l'anno l'acqua delle risorgive per l'irrigazione, consentendo una coltura a marcite. Diffusa era anche la coltivazione del gelso, incoraggiata nel contado milanese dagli Sforza e soprattutto da Lodovico il Moro, e il conseguente allevamento di bachi da seta.

Storia, topografia, aspetti della vita quotidiana sono noti grazie a resoconti redatti dai parroci di Affori, in particolare Alessandro Astesani (14 luglio 1762, Fagnano Olona - 18 novembre 1831, Affori; sacerdote, scrittore, archeologo)Luigi Ripamonti. La storia di Affori. op. cit. I primi dati sulla popolazione risalgono al 1751: circa 550 abitanti, mentre nel 1771 se ne contavano 857.

Dal Seicento a inizio Novecento

Nel 1686 Pier Paolo Corbella divenne prima feudatario di Affori e successivamente marchese dello stesso feudo, acquistato dalla famiglia nobile dei Rossi di Parma.Enrico Casanova, Dizionario feudale delle province componenti l'antico stato di Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale (1796), Forni, Bologna, 1904. Egli comprò un grande terreno su cui sorgevano i ruderi della villa dell'arcivescovo Giovanni Visconti, costruita nel 1350 e un tempo lussuosa, per farne costruire una nuova, all'epoca detta Villa Corbetta e oggi nota come Villa Litta, circondata da un ampio parco (più esteso di quello attuale), destinata a diventare un luogo di ritrovo per la nobiltà milanese. Faceva anche da residenza estiva: un tempo Affori era una località di villeggiatura per chi voleva allontanarsi da Milano. La villa passò poi a D'Adda, quindi ai Litta. Estintisi i Corbella nel 1767, il marchesato passò in eredità al conte Francesco d'Adda, 2º marchese di San Giovanni di Pomesana e 6º conte di Sale, nipote ed erede del marchese Luigi Corbella, e cessò nel 1779, con la di lui morte senza eredi.Casanova Il borgo di Affori entrò quindi in maggior contatto con la città, e l'economia iniziò a gravitare attorno alla villa, per produzione non solo agricola ma anche artigianale. Tuttavia la secondarietà e dipendenza di Affori rispetto alle zone limitrofe perdurò finché nei secoli XVIII e XIX, durante la Repubblica Cisalpina, si decise di costruire una strada nuova e moderna attraverso il paese. Così Affori crebbe d'importanza diventando il centro principale della zona, tanto che nel 1805 si sfioravano i mille residenti.987 abitanti al censimento di quell'anno. Il 9 febbraio 1808 il comune, con altri trentaquattro, venne aggregato a Milano, ma l'unione fu breve: il ritorno della dominazione asburgica, che forse non gradiva una grande Milano come potenziale concorrente di Vienna e soprattutto tutelava le autonomie locali, sancì la separazione nel 1816.Notificazione 12 febbraio 1816. Sotto il costoso, ma efficiente governo del Regno Lombardo-Veneto la popolazione esplose: abitanti nel 1853, 2243 al passaggio sotto la sovranità italiana.

Nel 1869, Affori, Bruzzano, Bresso e Dergano formarono il comune di "Affori e uniti" con 6514 residenti,Regio Decreto Legge nº 4790 del 24 dicembre 1868. ma nel 1884 Bresso tornò ad essere autonoma.Regio Decreto Legge nº 2570 del 3 agosto 1884 Il 14 agosto 1912 la denominazione del comune ridivenne Affori.

Novecento

Nel 1900 diressero il Consiglio (o Deputazione) comunale di Affori le seguenti persone: Osculati Antonio, Cambiaghi Luigi, nob. Litta Modignani Giovanni, Annoni ing. Luigi, Roveda cav. Antonio, Aliprandi rag. Carlo, rag. Ratti e Faggioli rag. Dante.Luigi Ripamonti, "Affori mille anni di storia", Milano 1995, p. 163.

Dal 1910 al 1913 fu sindaco di Affori Carlo Aliprandi (Affori ed Uniti 1º ottobre 1881 - Busto Arsizio il 26 giugno 1943), un esponente del mondo cattolico che adottò un programma innovativo con una forte connotazione socialista. Si dimise in seguito alle divergenze tra cattolici e socialisti.Giuseppe Conti Calabrese "La Cassina del Duca", Milano 2015, pp. 254-256.Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXIII 2015-2020, volume II, pp. 2355 - 2358 (Aliprandi).

Dal 1913 fu sindaco di Affori il socialista Francesco Ratti che venne eletto con il 56% dei voti.Aldo Bartoli, "Album di famiglia Affori Bovisa Bruzzano Comasina Dergano", Milano 2009, p. 63.

La progressiva industrializzazione di Milano portò all'esplosione demografica degli abitati vicini. Affori sfondò quota abitanti alla fine della Grande guerra e necessitava di più spazio per ospitare gli stabilimenti e i lavoratori, perciò i rapporti fra città e paesi limitrofi si fecero sempre più stretti. La metropoli aveva bisogno non solo di nuovi spazi, ma anche di regolamentazione dei servizi, largamente impiegati anche dalle popolazioni del circondario, ma le cui tasse di mantenimento rimanevano a carico dei soli cittadini milanesi. Questi fattori portarono a stabilire nel 1917, sotto l'amministrazione di Emilio Caldara, l'annessione a Milano dei comuni limitrofi, pur suscitando resistenze e timori, come la preoccupazione che gli abitanti dei paesi, in gran parte contadini, dovessero assumere gli usi e i costumi degli abitanti della città.

Nel 1923, insieme ad altri dieci, il comune di Affori venne nuovamente aggregato a quello di Milano.Regio Decreto 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1.

Intanto, alla morte di Giovanni Litta Modignani nel 1905, la villa Litta era passata all'amministrazione provinciale e nel 1927 al Comune di Milano. Nel 1939 nel parco di Villa Litta vennero trasferiti i molti abitanti delle baracche esistenti nelle periferie di Milano, oltre ai feriti nei bombardamenti del 1943. Gli abitanti di Affori chiamavano in senso dispregiativo i rifugiati col termine baioni, cioè abitanti della baia. La successiva realizzazione dei quartieri popolari trasferì gli occupanti della villa alla Comasina e in altre case a Niguarda. Nonostante numerose perdite, deterioramenti di opere d'arte (tra cui i I Sirenei e un'antica cancellata del Settecento, trasferiti poi a villa Clerici a Niguarda) e alienazioni di parte di quello che era stato un parco all'inglese realizzato dal conte Ercole Silva, la villa e il parco caratterizzano ancora il margine occidentale del quartiere.