Le chiese scomparse di Forlì sono luoghi di culto cattolici che sorgevano in passato nella città. Per alcuni esiste solo il ricordo (letterario, topografico o, in casi di demolizioni otto-novecentesche, fotografico), per altri è ancora possibile identificare parti superstiti o addirittura edifici riadattati. Gli eventi che maggiormente hanno portato alla scomparsa di tali luoghi di culto sono state le soppressioni napoleoniche e le distruzioni belliche della Seconda Guerra Mondiale. In altri casi si è invece trattato di eventi naturali o semplice abbandono. A molte delle chiese era associato un monastero. Le denominazioni usate per riferirsi alle strade, qualora non indicato differentemente, si rifanno alla odonomastica aggiornata al 2024.
Chiese del rione San Pietro L'antico Rione, denominato anche Mazzini, va dal lato destro di via Garibaldi al lato sinistro di Corso Mazzini. In questo rione si trovano il Duomo, la chiesa del Corpus Domini, della Santissima Trinità, della Beata Vergine Addolorata, di San Francesco Regis, di San Biagio (nuova).
Chiesa di San Pietro in Scotto
La chiesa sorgeva presso l'incrocio degli attuali Corso Giuseppe Mazzini e Via Achille Cantoni. Altre ipotesi la vedono più vicina alla piazza, nell'area occupata poi dagli Uffici Statali.
La sua origine risale all'alto medio evo, ma non si sa con esattezza quando sia stata fondata. Alcune fonti ne attribuiscono la nascita o quanto meno la denominazione "in Scotto" a monaci scozzesi, o irlandesi (all'epoca si parlava anche di Scoti d'Irlanda). In ogni caso, la chiesa era un luogo di sosta per Scozzesi e Irlandesi in pellegrinaggio verso Roma.
Già nel XIII secolo la sua fama era tale che l'asse viario più importante di quel quadrante cittadino era chiamato "Borgo San Pietro", il vicino ponte di epoca romana era detto Ponte di San Pietro in Scotto e la porta cittadina era chiamata Porta san Pietro. La denominazione resiste nell'uso anche se il nome ufficiale della via è Corso Mazzini dal 1899.
Tra i più antichi documenti che ricordano la chiesa di San Pietro possiamo citare un atto del notaio Gundio, dell'anno 893, contenuto nel cosiddetto Libro Biscia, nel quale compare un Teodorico, curato della basilica di San Pietro in Scottis e una conferma di donazione da parte di Alessandro, vescovo di Forlì, del 21 ottobre 1170, dove troviamo nominata la chiesa di Sanctus Petrus in Scottis.
Siccome in un documento del 1360 tra i contribuenti dell'Abbazia di San Mercuriale si trova elencato anche l'Ospedale di San Pietro, si può ipotizzare che nei pressi della chiesa vi fosse anche un ospedale.
Il vescovo Giacomo Paladini soppresse la parrocchia il 4 aprile 1464, attribuendone il territorio a quella della cattedrale di Santa Croce. La chiesa rimase in qualità di oratorio e fu poi scelta come sede di una congregazione, prima detta dei Confratelli di Santa Maria, poi dei Santi Pietro e Paolo.
Le vicende storiche comportarono vari interventi sul piano edilizio e artistico, così che andarono variando, nel tempo, le caratteristiche della chiesa. Le manomissioni più gravi, però, avvennero a seguito dell'invasione francese all'epoca di Napoleone Bonaparte: fu abolita la funzione cultuale, e i locali vennero adibiti ad altre attività, magazzino e poi conceria.
Chiesa di Santa Maria in Piazza
La chiesa sorgeva nell'area dove oggi si trova la sede della Banca Nazionale del Lavoro, fra via delle Torri e via Pisacane. L'edificio attuale che si trova in questa sede è frutto della rielaborazione di un edificio del 1929, che però nel secondo dopoguerra è stato rimaneggiato, cambiando notevolmente aspetto. La chiesa è già citata come parrocchiale in una pergamena capitolare del 1231, ma esisteva certamente ancora prima ed è nominata, infatti, anche agli inizi del secolo, nel 1209, come attesta un altro documento presente nell'archivio vallombrosano.
Il vescovo di Forlì Giovanni Capparelli nell'ottobre del 1433 decretò la fusione della parrocchia di Santa Maria in Piazza con quella di San Tommaso Apostolo, con il nome di Parrocchia di San Tommaso Apostolo in Santa Maria in Piazza.
Nel 1765 la chiesa era ancora di notevole importanza, dato che vi si trovavano cinque altari e che ospitava l'arca degli eredi del celebre Giovanni Battista Morgagni, qui voluta dal figlio gesuita Agostino Morgagni. Il campanile, inoltre, disponeva di due campane.
Durante il dominio napoleonico, in particolare fra il luglio e l'agosto del 1806, la chiesa venne sconsacrata e diventò un magazzino. Il territorio parrocchiale fu smembrato e assegnato alla Cattedrale e alla abbazia di San Mercuriale andando a creare la Parrocchia di San Tommaso Apostolo detta di Santa Maria in Piazza in San Mercuriale, ovvero Chiesa primiceriale di San Tommaso Apostolo in San Mercuriale. Poi, per semplificazione, con l'unità d'Italia, rimase solo il nome di Parrocchia di San Mercuriale.
Chiesa e convento di San Giuliano La presenza di una chiesa e di un convento femminile dedicato a San Giuliano nella via di fronte al Duomo (via Solferino) è riportata nelle cronache fin dal 1385. I beni di questo convento passarono poi alla compagnia di carità di San Giuliano e nel 1570 in beneficio al seminario.
Nel 1673 vi alloggiano i Carmelitani Scalzi che poi passeranno in Sant'Antonio in Ravaldino. Nel 1888 sono noti dei restauri, ma poi il convento e la chiesa scompaiono.
Chiesa di San Guglielmo, poi di San Crispino
La chiesa è citata come esistente già nel 1170, nell'atto di donazione da parte del vescovo Alessandro all'abate Enrico di San Mercuriale. Si trovava nei pressi dell'attuale Palazzo comunale, nello stabile all'inizio di corso Garibaldi, prospicente alla piazzetta San Crispino, alla quale ha dato il nome.
Nel 1466 perse il titolo di chiesa parrocchiale, quando i suoi beni confluirono nel bilancio della Cattedrale. Risultava avere due altari, uno dedicato a San Crispino, santo protettore dei calzolai e dedicatario della chiesa, l'altro invece dedicato a San Guglielmo.
Con l'invasione napoleonica la chiesa fu sconsacrata e i locali venduti a un ottonaio chiamato Giuseppe Aguccioni che ne fece la propria abitazione. Nella nota che riguarda la vendita, viene citata una compagnia di calzolai che aveva sede qui.
I locali passarono alla famiglia Rinaldi e poi furono adibiti ad abitazione del custode del palazzo comunale. In seguito vi sorse l'Albergo del Commercio, prima che nel 1890 questo fosse trasferito nell'allora Corso Vittorio Emanuele (corso della Repubblica), al civico 3. Da quel momento sono sempre stati dedicati a uso laico residenziale e commerciale.
Chiesa di san Bernardo, poi Chiesa di sant'Antonio dei Battuti Turchini Sorgeva molto vicino alla Chiesa della Santissima Trinità, nei pressi di palazzo Manzoni. La chiesa occupava uno spazio che ora è una propaggine del palazzo.
Lattanzio Biondini, nel suo Compendio dello Stato et governo Civile della città di Forlì del 1577 riferisce che la chiesa, col titolo di San Bernardo, era inizialmente priorato degli Umiliati, in particolare del terzo ordine. Era dunque un priorato laico di cui fu priore anche il pittore Francesco Menzocchi, che abitava vicino alla chiesa, tanto che in tarda età fu anche detto "Il Vecchio di San Bernardo".
Il cambio di nome, da San Bernardo a Sant'Antonio si verificò quando la chiesa passò sotto la giurisdizione dei Battuti Turchini. Ciò avvenne perché i Battuti Turchini o Celestini avevano necessità di un nuovo edificio sacro, avendo ceduto ai Gesuiti nel 1578 (altre fonti riferiscono date diverse) la loro precedente chiesa, anch'essa dedicata in origine a Sant'Antonio, ma che poi prenderà il nome di San Francesco.
La dominazione napoleonica comportò la sconsacrazione della chiesa e lo stabile divenne proprietà dal conte Domenico Manzoni, che colse l'occasione per ingrandire le pertinenze del palazzo di famiglia, inglobando di fatto la costruzione nel suo edificio residenziale.
Chiesa di San Giovanni Battista in via All'angolo fra corso Garibaldi e via Farabottolo si trovava una chiesa dei Templari nota anche come la Magione.
Chiesa di Santa Frebonia L'edificio sorgeva lungo corso Garibaldi, all'altezza del civico 245. Era nota anche come chiesa del Santo Spirito dei Celestini di Bologna, anche se nella visita pastorale del 1668 viene indicata chiaramente con il nome di Santa Frebonia, officiata dalle Paoline. Nel 1692 viene costruito anche il convento annesso, per volontà di suor Giovanna Antonia Cambri proveniente da Bologna.
Chiesa e convento vennero soppressi nel periodo napoleonico e acquistati da Domenico Matteucci. La chiesa divenne un garage fino agli anni Trenta del Novecento, quando poi fu assorbita dalle abitazioni vicine.
Chiesa di San Tommaso Apostolo poi di San Carlo Borromeo La chiesa sorgeva nei pressi del Palazzo Comunale, prospiciente a quella che oggi è conosciuta come Piazzetta San Carlo.
Nel 1433, il vescovo di Forlì Giovanni Capparelli decretò la confluenza della parrocchia di Santa Maria in Piazza in quella di San Tommaso Apostolo, con sede però nella chiesa di Santa Maria in Piazza (Parrocchia di San Tommaso Apostolo in Santa Maria in Piazza).
In seguito a ciò la chiesa di San Tommaso, ormai trasformata in oratorio, conobbe un graduale abbandono. Restaurata nel 1661, ormai divenuta sede della Compagnia della Carità, fu dedicata al suo protettore, san Carlo Borromeo. Questa, nelle sue adiacenze, costruì anche un ospedale, detto di San Carlo.
Come attesta Melchiorre Missirini, nel 1801 la chiesa era ancora officiata. Il culto vi cessò fra il luglio e l'agosto del 1806. In effetti, durante la dominazione francese, venne distrutto anche l'ospedale.
Chiesa di San Martino in Castello Si tratta di una piccola chiesa, documentata fin dal 1267, che si trovava nell'attuale via Piero Maroncelli, allo stabile ora al numero civico 14. Essa dava nome alla zona, nel Quattrocento nota come contrada di San Martino in Castello, dove sorge anche Palazzo Hercolani.
Fu soppressa, come molte altre chiese, il 30 luglio 1806 e ha poi sempre avuto destinazione laica. Vi ebbe sede fino agli anni Trenta del Novecento la Cooperativa Sarti. Dal 1987 è un bar.
Chiesa di San Matteo La chiesa si trovava lungo l'attuale via Piero Maroncelli, adiacente ad alcuni locali dell'originaria sede del vescovado. Nel 1776, per iniziativa del vescovo Giuseppe Vignoli, la sede vescovile fu trasferita in corso Garibaldi, dove già dal 1773 era stato collocato il seminario, in alcuni locali prima gestiti dai Gesuiti. I locali che erano dell'antica sede del vescovo e la vicina chiesa di San Matteo, abbandonati, andarono incontro a decadenza a causa di incuria e terremoti, vennero quindi in parte adibiti ad altri usi e in parte demoliti. Resta nella toponomastica la denominazione di una via vicina, la via Episcopio Vecchio (nominata così almeno dal 1899, ma prima chiamata Borghetto corto). Nella fine del Settecento la parrocchia venne trasferita nella chiesa di Sant'Antonio da Padova, detta Sant'Antonio Nuovo (anch'essa poi scomparsa).
Nel 1802 la chiesa, anche se ormai non più officiata, in parte esisteva ancora, come si vede da una pianta presente nella biblioteca comunale, ma poi in epoca imprecisata venne interamente demolita, fino a sparire del tutto, anche prima dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che hanno fortemente danneggiato l'area dove sorgeva.
Chiesa di sant'Antonio da Padova detta anche Sant'Antonio Nuovo
Fu aperta al pubblico nel 1647, durante l'episcopato di Giacomo Teodoli. La chiesa sorgeva nell'attuale via Silvio Pellico, vicino all'angolo con via Molino Ripa e quindi nei pressi della Chiesa di San Giovanni Battista del Canale. Vi ebbe sede la Confraternita di San Paolo dei Canapini.
La parrocchia assorbì quella di San Matteo, quando la chiesa andò in rovina.