Biografia Carriera militare Nacque a Nola il 3 novembre 1897 e dopo aver compiuto gli studi presso la Scuola militare "Nunziatella" di Napoli, frequentò la Regia Accademia militare di Artiglieria e Genio di Torino, uscendone con il grado di sottotenente assegnato all'arma di artiglieria il 30 maggio 1915.
Combatté durante la prima guerra mondiale e fu fatto prigioniero sul Carso nel 1917. Dopo il conflitto completò il corso di studi a Torino e poi quello presso la Scuola di guerra dell'esercito, a Civitavecchia, prestando successivamente servizio nei presidi militari di Genova e quindi di Ancona.
Nel corso del 1933 fu trasferito a Roma per prestare servizio presso il Ministero della Guerra, ricoprendo dapprima l'incarico di addetto alla Segreteria militareMentre ricopriva tale incarico si occupò personalmente delle truppe da inviare in Africa Orientale in vista dell'inizio della guerra d'Etiopia. e quindi nell'aprile del 1936, con il grado di tenente colonnello, di Vice capo di gabinetto del ministro della guerra ad interim Mussolini .
Nel giugno del 1938 venne nominato magistrato del Consigliere di Stato e promosso colonnello di Stato maggiore, venendo collocato fuori ruolo per continuare a disimpegnare l'incarico ministeriale. Divenuto capo di gabinetto nell'ottobre 1939, per la nomina a sottosegretario di Ubaldo Soddu, viene però allontanato nel giugno 1941, in piena seconda guerra mondiale, dopo che si era pubblicamente espresso sulle difficoltà sostenute al fronte dal Regio Esercito e sulla necessità di trovare una soluzione per trarsi fuori dal conflitto.
Promosso generale di brigata nel gennaio del 1943, in febbraio tornò al Ministero della Guerra come sottosegretario di Stato, chiamatovi da Mussolini per le sue indiscusse doti organizzative e tecnico-militari. L'incarico lo portò a essere di diritto consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni.
Ministro In seguito alla riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 che vide l'approvazione dell'ordine del giorno Grandi, viene nominato Ministro della Guerra nel governo Badoglio I.. Uno dei suoi primi provvedimenti fu il ripristino del regolamento di disciplina che non consentiva agli appartenenti alle Forze Armate di svolgere alcuna attività politica.Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo, Baldini & Castoldi s.r.l., Milano, 2014. La firma dell'armistizio Il 3 settembre. prese parte ad una riunioneA tale riunione, oltre a Badoglio e Sorice, presero parte il Ministro degli Esteri Raffaele Guariglia, il Ministro della Real Casa duca Pietro Acquarone, il Capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio, il Ministro dell'Aeronautica generale Renato Sandalli e il Ministro della Marina ammiraglio Raffaele De Courten. ristretta del governo, tenutasi a Roma presso il Palazzo del Viminale, in cui il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio lo informò che Vittorio Emanuele III aveva deciso di firmare l'armistizio con gli anglo-americani e autorizzò il generale Giuseppe Castellano ad avere i pieni poteri su detta questione.
Alle 17:30 dell'8 settembre prese parte al Consiglio della Corona presieduto dal Re e un Badoglio “pallido e affranto “: oltre a lui vi parteciparono il Capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio, il capo del servizio segreto militare generale Giacomo Carboni, il Sottocapo di stato maggiore generale Giuseppe De StefanisIn rappresentanza del Capo di stato maggiore dell'esercito generale Mario Roatta che si trovava a Frascati a conferire con il generale tedesco Siegfrid Westphal. e Paolo Puntoni (Aiutante di campo del re), il Ministro degli esteri Raffaele Guariglia, il Ministro della marina Raffaele De Courten, il Ministro dell'aeronautica generale Renato Sandalli, il Ministro della Real Casa duca Pietro Acquarone e un giovane addetto di Ambrosio, il maggiore Luigi Marchesi,che essendo stato con Castellano ad Algeri, era il più informato sulle posizioni degli Alleati. In quella occasione il Re annunciò ufficialmente ai presenti che l'armistizio era stato firmato e poco tempo dopo Badoglio ne diede annuncioIl generale Dwight Eisenhower aveva in quello stesso giorno respinto la richiesta di proroga dell'annuncio avanzata da Badoglio. alla radio dell'EIAR.
Nella Resistenza Quando il giorno 9 la famiglia reale e l'esecutivo fuggirono verso il Sud, con il governo che si insediò a Brindisi, egli si rifiutò di seguire il re e preferì restare a Roma, L'indomani. orchestrò insieme al generale Carboni un tentativo per far sostituire alla testa del governo Badoglio con il maresciallo d'Italia Enrico Caviglia fatto giungere appositamente nella Capitale. In seguito ad un breve contatto telefonico con Vittorio Emanuele III, il maresciallo Caviglia decise di assumere ad interim l'incarico di Capo del governo e comandante delle forze militari. nel corso della mancata difesa di Roma, così da poter trattare con il Feldmaresciallo Albert Kesselring il disarmo delle truppe italiane e la proclamazione di Roma come "città aperta". Non esercitando più di fatto il suo incarico ministeriale, Badoglio il 16 settembre nominò un sottosegretario alla guerra, il generale Taddeo Orlando.
A Roma Sorice costituì il Fronte militare clandestino, con il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, e al cui interno operò, con un gruppo denominato "organizzazione Sorice", comandata dal generale Olmi. L'11 febbraio 1944 il Capo del Governo gli revocò l'incarico di Ministro della guerra non potendo egli raggiungere la città di Salerno, allora sede del governo, e restò, ricercato dai tedeschi, a Roma fino alla liberazione nel giugno 1944. Per la sua azione nella Resistenza romana ricevette la medaglia d'argento al valor militare nel 1954.
Fu però arrestato su ordine del Maresciallo d'Italia Giovanni Messe,. nel settembre 1944 fu sottoposto a procedimento di epurazione per aver "partecipato attivamente alla vita politica del fascismo", ma venne prosciolto dall'accusa perché fu accertato il suo fattivo contributo all'organizzazione della Resistenza partigiana. Venne quindi riammesso in servizio come magistrato al Consiglio di Stato.
Dopoguerra Nel dopoguerra fu il promotore dell'Armata italiana della liberazione (A.I.L.), una formazione paramilitare da attivare nel caso che il Partito Comunista Italiano avesse vinto le elezioni del 1948, insieme al generale Ettore Musco, all'ammiraglio Alberto Da Zara e allo stesso Maresciallo d'Italia Giovanni Messe.
Nel gennaio 1950 fu promosso generale di divisione, rimanendo fuori ruolo. Nel settembre del 1966 fu collocato in pensione dalla magistratura amministrativa per raggiunti limiti di età. Si spense a Roma il 14 gennaio 1971, e la salma venne successivamente traslata nel cimitero Monumentale di Nola.
Onorificenze
Onorificenze estere
Note Annotazioni
Fonti
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