Con il termine genocidio armeno (talvolta olocausto degli armeniRichard G. Hovannisian, , Armenian Heritage Press, 1980. ISBN 978-0-935411-05-8Alberto Rosselli, a cura di M. Cimmino, L'olocausto armeno. Breve storia di un massacro dimenticato, Editore Solfanelli, 2010. ISBN 88-89756-97-7. o massacro degli armeni) si indicano le deportazioni e uccisioni di armeni perpetrate dall'Impero ottomano tra il 1915 e il 1923, che causarono la morte di circa 1,5 milioni di persone. Tale genocidio viene commemorato dagli armeni il 24 aprile.
Gli armeni usano l'espressione Meç Eġeṙn (in lingua armena Մեծ Եղեռն, "grande crimine") o Հայոց Ցեղասպանութիւն (Hayoc' C'eġaspanowt'yown), mentre in turco esso viene indicato come Ermeni Soykırımı "genocidio armeno", a cui talvolta viene anteposta la parola sözde ("cosiddetto"), oppure Ermeni Tehciri "deportazioni armene".
Nello stesso periodo storico l'Impero ottomano aveva condotto o, almeno, tollerato attacchi simili contro altre etnie (come gli assiri e i greci), perciò alcuni studiosi credono che ci fosse un progetto di sterminioSchaller, Dominik J. and Zimmerer, Jürgen (2008) Late Ottoman genocides: the dissolution of the Ottoman Empire and Young Turkish population and extermination policies – introduction, Journal of Genocide Research, 10(1):7–14. Altri storici, come Bernard Lewis, Stanford Shaw e Guenter Lewy, negano che si possa associare il termine genocidio a quegli eventi. Nel mondo 30 Stati hanno ufficialmente riconosciuto tali eventi come genocidioKamiya, Gary. salon.com. October 16, 2007. from the International Association of Genocide Scholars to Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan, June 13, 2005Jaschik, Scott. . History News Network. October 10, 2007.Kifner, John. . The New York Times..
Storia Antefatti
Dal 1894 al 1897 ci fu una campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II (i cosiddetti massacri hamidiani).
Il genocidio degli armeni nella prima guerra mondiale (1914-1918)
Nel periodo antecedente alla prima guerra mondiale, nell'Impero ottomano si era affermato il governo dei «Giovani Turchi». Essi temevano che gli armeni potessero allearsi con la Russia, di cui l'Impero ottomano era nemico. Nel 1909 si registrò uno sterminio di almeno persone nella regione della Cilicia. Nel 1913 il comitato di Unione e progresso fondò l'Organizzazione speciale (in turco Teşkîlât-ı Mahsûsa). Nel 1914 il Governo ottomano prese la decisione di rilasciare i criminali che in seguito sarebbero stati gli elementi centrali dell'Organizzazione speciale: a poco a poco, dagli ultimi mesi del 1914 ai primi mesi del 1915, furono liberate prima centinaia e poi migliaia di prigionieri, che sarebbero stati i membri dell'organizzazione; successivamente essi furono incaricati di scortare i convogli di deportati armeni. Il genocidio vero e proprio fu scatenato nel 1915, in seguito all'approvazione della legge Tehcir, del 29 maggio 1915, che autorizzò la deportazione della popolazione armena dell'Impero ottomano. Secondo Andrea Riccardi un elemento determinante fu la proclamazione del jihād da parte del sultano-califfo Maometto V il 14 novembre 1914. Lo storico inglese Arnold J. Toynbee, invece, ritiene che i "Giovani Turchi", gruppo in cui militava Atatürk e che di fatto condusse la guerra, fossero caratterizzati da elementi più nazionalisti che islamiciToynbee, Arnold Joseph. Turkey: a Past and a Future. 1917, pp. 22–3.. Allo scoppio della prima guerra mondiale molti armeni disertarono e battaglioni armeni dell'esercito russo cominciarono a reclutare fra le loro fila armeni che prima avevano militato nell'esercito ottomano; queste truppe conquistarono la città di Van - Princeton University, 2002. L'esercito francese finanziava e armava a sua volta gli armeni, incitandoli alla rivolta contro il nascente potere repubblicanoChe sorgerà ufficialmente nel 1923 dopo la lotta anti-imperialista di liberazione nazionale e la vittoria di Mustafa Kemal Atatürk.. La maggioranza degli armeni si mantenne tuttavia leale al Governo Ottomano durante la guerra. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l'élite armena di Costantinopoli. L'operazione continuò l'indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati lungo la strada più di 1.000 intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino parlamentari. Alla luce degli stretti rapporti tra Impero ottomano ed impero tedesco fu dipinto come "iniziatore delle deportazioni armene" il tedesco Friedrich Bronsart von Schellendorf, maggiore generale dell'Impero ottomano.
Arresti e deportazioni furono compiuti in massima parte dai "Giovani Turchi". Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimentoRonald Grigor Suny, "They Can Live in the Desert but Nowhere Else" : A History of the Armenian Genocide, 978-1-4008-6558-1, Princeton University Press, 2015.; queste marce furono organizzate con la supervisione di ufficiali dell'esercito tedesco (Germania ed Impero ottomano erano alleati) e si possono considerare antesignane delle più note marce della morte perpetrate dai nazisti ai danni delle persone che furono deportate nei lager durante la seconda guerra mondialeSamuel Totten, Paul Robert Bartrop, Steven L. Jacobs (eds.) Dictionary of Genocide. Greenwood Publishing Group, 2008, ISBN 0-313-34642-9, p. 19Noël, Lise. Intolerance: A General Survey. Arnold Bennett, 1994, ISBN 0-7735-1187-3, p. 101.Encyclopedia of Race, Ethnicity, and Society, by Richard T. Schaefer, 2008, p. 90.. Altre centinaia di migliaia di persone furono massacrate dalla milizia curda e dall'esercito turco; testimonianza di quei fatti sono le fotografie di Armin T. WegnerCollegamenti esterni sulla figura e sull'opera di Wegner:
Armin Wegner's letter to Adolf Hitler, 1933 (German language).
Malgrado le controversie politiche, un ampio ventaglio di analisti concorda nel qualificare questo accadimento come il primo genocidio modernoFerguson, Niall. The War of the World: Twentieth-Century Conflict and the Descent of the West. New York: Penguin Press, 2006, p. 177. ISBN 1-59420-100-5. e, soprattutto, molte fonti occidentali enfatizzano la programmazione "scientifica" delle esecuzioni.
Chi si oppone all'utilizzo del termine "genocidio" a tale riguardo sostiene che l'Impero ottomano non avesse un progetto di sterminio nei confronti della popolazione armena, bensì avesse l'intento di impedire agli armeni di unirsi all'esercito russo ricollocandoli in Siria nel periodo in cui l'esercito russo ed i battaglioni armeni stavano avanzando in Anatolia. Viene anche fatto notare che gli armeni commisero atrocità nei confronti delle popolazioni musulmane nei territori caduti sotto il loro controllo. Dopo che l'Impero ottomano ebbe perso la guerra, l'Alta commissione britannica trasse in arresto 144 alti ufficiali turchi e li condusse a Malta con l'accusa di genocidio. Non vennero, tuttavia, trovate prove che vi fosse una volontà di sterminio da parte delle autorità o dell'esercito turco, dunque tutti gli ufficiali vennero rilasciati. Vi sono tuttavia molte prove che l'élite ottomana volesse eliminare la popolazione armena: ad esempio, l'ambasciatore Morgenthau ricordò nelle sue memorie che il ministro dell'interno Talat Pascià gli disse in un'occasione «Ci siamo liberati di tre quarti degli armeni. […] L’odio tra armeni e turchi è così grande che dobbiamo farla finita con loro, altrimenti si vendicheranno su di noi».
Il genocidio armeno causò circa 1,5 milioni di morti. Le fonti turche tendono a minimizzare la cifra.
Secondo il Patriarcato armeno di Costantinopoli, nel 1914 il numero degli armeni anatolici era compreso tra 1.845.000 e 2.100.000.
Lo storico Arnold J. Toynbee, che fu ufficiale dell'intelligence britannica in Anatolia nella prima guerra mondiale, stima in 1.800.000 il numero complessivo degli armeni dell'Impero ottomano; l'Enciclopedia britannica indica come probabile il numero di 1.750.000The Treatment of Armenians in the Ottoman Empire 1915-16: Documents presented to Viscount Grey of Fallodon, Secretary of State for Foreign Affairs By Viscount Bryce. (New York and London: G.P. Putnam's Sons, for His Majesty's Stationary Office, London, 1916), pp. 637–653.. Toynbee ritiene che i morti furono 1.200.000; gli storici stimano che la cifra vari fra 1.200.000 e 2.000.000 di morti, ma la cifra di 1.500.000 è quella più diffusa e comunemente accettata.
Riconoscimento del genocidio
Gli storici tendono a considerare le motivazioni addotte dai "Giovani turchi" come propaganda e a sottolinearne il progetto politico mirante alla creazione in Anatolia di uno Stato turco etnicamente omogeneo. Altri studiosi, come Guenter Lewy, sostenendo l'inesistenza di un progetto di genocidio, richiamano l'attenzione sul fatto che nel massacro non furono coinvolti tutti i numerosi armeni di Istanbul e che non fu approntato un piano sistematico di eliminazione paragonabile a quello messo in pratica dai nazisti contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Lo studioso armeno Boghos Levon Zekiyan spiega che la persecuzione degli armeni di Istanbul fu solo il punto di partenza delle milizie turche, che colpirono esclusivamente gli intellettuali: nel quadro del progetto della "Grande Turchia" (o panturchismo) l'obiettivo della deportazione riguardava non tutti gli armeni, bensì solo gli armeni dell'Anatolia; Zekiyan sottolinea che "gli armeni residenti nella capitale erano estranei alla legge di deportazione, ovviamente per riguardo verso le missioni diplomatiche straniere", mentre in Anatolia "l'esecuzione di un'operazione così ampia era facilitata dallo stato di guerra in cui si trovava tutta l'Europa"'L'Armenia e gli armeni', Ed. Guerini e associati, 2000, pp. 53-54..
Il Governo turco rifiuta di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni, il che è una delle cause di tensione tra la Turchia, da un lato, e l'Unione europea e la Santa Sede, dall'altroValentina Vartui Karakhanian, O. Viganò, La Santa Sede e lo Sterminio degli Armeni nell'Impero Ottomano. Dai documenti dell'Archivio Segreto Vaticano e dell'Archivio Storico della Segreteria di Stato, Milano, Guerini e Associati, 2016, ISBN 9788862505413.. Una legge francese punisce con il carcere la negazione del genocidio armeno. Per converso, già da tempo la magistratura turca punisce con l'arresto e la reclusione fino a 3 anni chi afferma in pubblico la storicità del genocidio degli armeni in quanto gesto anti-patriottico; in tale denuncia, poi ritirata, è incappato lo scrittore turco Orhan Pamuk a seguito di un'intervista a un giornale svizzero in cui accennava al fenomenoDaren Butler and Ercan Ersoy, . Reuters via Turkish Daily News, 21 July 2006..
Lo storico turco Taner Akçam, il primo a parlare apertamente di genocidio, fu arrestato nel 1976 e condannato a 10 anni di reclusione per i suoi scritti; l'anno successivo riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Germania ed attualmente lavora negli Stati Uniti d'America.
La presa di posizione vaticana Il 12 aprile 2015 papa Francesco riferendosi agli avvenimenti ha parlato esplicitamente di genocidio, citando una dichiarazione del 2001 di papa Giovanni Paolo II e del patriarca armeno, in occasione della messa di commemorazione del centenario in San Pietro, dichiarando che quello armeno «generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo». Il papa ha denunciato il genocidio come una delle tante persecuzioni ai danni di cristiani che "vengono pubblicamente e atrocemente uccisi - decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra".