Pier Paolo Pasolini esordì nel cinema negli anni '50 come soggettista e sceneggiatore collaborando, tra gli altri, con Mario Soldati, Mauro Bolognini, Federico Fellini, Attilio Bertolucci e Cecilia Mangini.
Cinema e letteratura Pasolini rappresenta un caso particolare e certamente il più emblematico del Novecento di come cinema e letteratura possano essere il prodotto alto di un solo autore. Egli riesce a legare il ruolo di scrittore a quello di regista in un rapporto perfettamente circolare.
Caso singolare, Pasolini è riuscito ad essere autore di una "scrittura unificata", come nel caso di Teorema, in cui mentre girava il film ne scriveva il testo, lasciando interagire le due narrazioni.
La lingua del cinema Una pagina significativa in cui l'autore illustra il suo passaggio dalla letteratura al cinema si trova in Una premessa in versi:
Nel '60 ho girato il mio primo film, che s'intitola "Accattone". Perché sono passato dalla letteratura al cinema? Questa è, nelle domande prevedibili in una intervista, una domanda inevitabile, e lo è stata. Rispondevo sempre ch'era per cambiare tecnica, che io avevo bisogno di una nuova tecnica per dire una cosa nuova, o, il contrario, che dicevo la stessa cosa sempre, e perciò dovevo cambiare tecnica: secondo le varianti dell'ossessione. Ma ero solo in parte sincero nel dare questa risposta: il vero di essa era in quello che avevo fatto fino allora. Poi mi accorsi che non si trattava di una tecnica letteraria, quasi appartenente alla stessa lingua con cui si scrive: ma era ella stessa una lingua... E allora dissi le ragioni oscure che presiedettero la mia scelta: Quante volte rabbiosamente e avventatamente avevo detto di voler rinunciare alla mia cittadinanza italiana! Ebbene, abbandonando la lingua italiana, e con essa, un po' alla volta, la letteratura, io rinunciavo alla mia nazionalità.
Scrittori-Attori Pasolini nei suoi film ha utilizzato scrittori per indossare i panni dell'attore, seguendo l'esempio di Elio Vittorini che nel 1954 impersona il personaggio di Bartolomeo della Scala in Giulietta e Romeo di Renato Castellani. In Accattone affida infatti una parte ad Elsa Morante e con lei, nel 1968, scrive la musica per Medea e la scrittrice ispira un personaggio di Uccellacci e uccellini: nel decennio seguente fa interpretare a Paolo Volponi il ruolo di un prete in Mamma Roma (1962), in Uccellacci e uccellini (1966) la voce del corvo è fornita da Francesco Leonetti, ad Alfonso Gatto viene affidata in Teorema (1968) la parte del medico e l'amico Giuseppe Zigaina interpreta ne Il Decameron del 1971 il ruolo del frate confessore di Cepparello, mentre lo stesso Pasolini interpreta il ruolo di Giotto.
Il percorso cinematografico
Pasolini è stato principalmente un uomo di cultura e portatore di un pensiero-contro.
La sua visionarietà artistica si è espressa in egual maniera nel cinema e nella letteratura, in forma di narrativa, saggistica e poesia.
Nel 1953 viene chiamato da Giorgio Bassani a collaborare alla sceneggiatura per La donna del fiume (1954) di Mario Soldati. Negli anni cinquanta, era frequente la ricerca di collaborazioni letterarie di un certo livello alla stesura di sceneggiature cinematografiche per tentare di rialzare il livello medio e dopo la pubblicazione di Ragazzi di vita, Pasolini diviene piuttosto ricercato soprattutto per progetti che hanno come argomento la vita nelle borgate; è da segnalare la collaborazione di Pasolini con Cecilia Mangini che nel 1958 esordisce con il cortometraggio Ignoti alla città ispirato proprio al romanzo Ragazzi di vita. Pasolini inizia con questo documentario la sua collaborazione con Mangini che continuerà l'anno successivo quando scriverà anche il testo per Stendalì. Suonano ancora e nel 1961 per La canta delle marane. I testi originali di questi tre film sono stati scritti da Pasolini mentre la regista gli mostrava quanto girato alla moviola. Si può quindi pensare che il futuro regista (Accattone venne realizzato dopo La canta delle Marane) abbia capito il linguaggio cinematografico nella sua sede più idonea, appunto stando alla moviola con Cecilia Mangini. Lo sceneggiatore Rodolfo Sonego, che ha condiviso un film con Pasolini La ragazza in vetrina (di Luciano Emmer, 1961), ha lasciato questa breve testimonianza: "Il lavoro alla moviola mi ha insegnato, in realtà, cos'è il cinema lontano dalla letteratura. La moviola ce l'ha solo il cinema". Si può quindi dedurre che Cecilia Mangini abbia contribuito a realizzare questo importante passaggio, dalla letteratura al cinema, della carriera di Pasolini.
Ne Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini si dedica in particolare alle sequenze dedicate alla prostituzione; nel 1958 collabora ad Addio alle armi di Charles Vidor. Del 1959 la stesura del soggetto, insieme a Giuseppe Berto di Morte di un amico diretto da Franco Rossi, in seguito collabora spesso con Mauro Bolognini, in particolare per La notte brava in cui per la prima volta si impegna con un contributo originale, da lui considerato al pari di un'opera letteraria. La commare secca (1962) avrebbe dovuto costituire il suo esordio alla regia, che alla fine passerà a Bernardo Bertolucci, anche lui alle prime armi.
Pasolini regista
Pasolini incomincia la sua attività di regista nel 1961 con il film Accattone che ambienta nelle borgate romane riprendendo temi e personaggi del suo romanzo Ragazzi di vita.Il film vuole essere un'accorata testimonianza e drammatica adesione alla violenza antiborghese degli emarginati.
Nel 1962 produce il lungometraggio Mamma Roma nel quale riprendeva personaggi e ambienti del film precedente con l'intento di arricchire in modo più articolato il proprio universo.Se infatti nella narrazione di "Accattone" egli illustra un processo di dissolvimento, in Mamma Roma s'intravede una prospettiva di riscatto, anche se frustrata, attraverso il raggiungimento di uno status socialmente riconosciuto e rispettato, oltre l'emergere del senso protettivo materno che non riuscirà, comunque, a preservare la fragilità del figlio.
Nel 1963 con il mediometraggio La ricotta (episodio del film Ro.Go.Pa.G.), Pasolini giunge a uno dei più intensi risultati del suo cinema. In esso viene presentata la tragica "Passione" di un sottoproletario, Stracci, del quale lo schermo sottolinea la umiliazione e la sofferenza.
Nel 1964 Pasolini produce il lungometraggio Il Vangelo secondo Matteo che era stato preceduto dal film di montaggio La rabbia, dal film d'inchiesta sul comportamento sessuale degli italiani dal titolo Comizi d'amore e dal reportage Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo girato nelle zone dove inizialmente si pensava di girare il "Vangelo".
Il film "Il Vangelo", che va inserito nel contesto autobiografico che Pasolini andava delineando parallelamente alla propria produzione poetica, ebbe accoglienze contrastanti.Il Vangelo vuole essere una immensa metafora del sottoproletariato mondiale e anche momento di verifica delle potenzialità liberatorie del Cristianesimo evangelico da contrapporre alla chiesa come struttura.
Del 1966 è il film Uccellacci e uccellini che testimonia in modo assai umano la sfiducia nelle possibilità guaritrici e modificatrici dell'ideologia. I protagonisti sono due spaesati sottoproletari e un corvo la cui altisonante verbosità coincide con la sua sterilità politica. Nello stesso anno Pasolini produce l'episodio de Le streghe (La Terra vista dalla Luna), che è una specie di appendice al film precedente.
Nel 1967 viene realizzato Edipo re che contiene chiari riferimenti autobiografici e rappresentazione dell'ennesima traumatica diversità che non ha nemmeno la fede nell'utopia storica. Edipo, cieco e vagante attraverso gli aridi deserti della preistoria fino alle periferie delle attuali città, si dissolverà alla fine nella dimensione naturale.Sempre nel 1967 esce il film Che cosa sono le nuvole?, episodio di Capriccio all'italiana.
Nel 1968 esce Teorema che vuole rappresentare l'annullamento e la disgregazione dell'esistenza borghese nel caso essa volesse vivere al di là della ritualità quotidiana.
Nel 1969 esce Porcile che è la parallela narrazione di due diversità: quella dell'antropofago barbarico che verrà giustiziato dal potere, e quello del timido Julian, discendente da una ricca dinastia di industriali, votato al suicidio, cosciente della sua estraneità tanto al progetto paterno quanto alla contestazione giovanile, che verrà divorato dai porci allevati dalla famiglia. Il film porta agli estremi la visione pasoliniana del terrorismo lucidamente autodistruttivo degli emarginati e si avvale, sul piano espressivo, di elementi poetici, sarcastici ed epigrammatici.
Questo tema verrà ripreso in Medea (1969), che è preceduto dalla realizzazione de La sequenza del fiore di carta, episodio del film Amore e rabbia. Il film, che non si arresta alla constatazione dell'inferno contemporaneo, si articola nella dialettica tra la spontaneità primitiva e la tecnocratica razionalità, mettendo in risalto che, dove non si arresta la prima, erompe la vendetta nella sanguinaria ed equa necessità.
L'opera seguente sarà la cosiddetta "trilogia della vita" composta dal Il Decameron del 1971, da I racconti di Canterbury del 1972 e da Il fiore delle mille e una notte del 1974. In essi Pasolini rappresenta il progetto di dipingere l'infanzia dell'umanità, l'innocenza dei popoli, il trionfo delle istanze erotiche e naturali dell'uomo.
Ma già nel 1974, alla presentazione del progetto del prossimo film, Pasolini dichiarava di sentirsi spaventato dal fatto di aver contribuito al processo di falsa liberalizzazione della sessualità e lo rinnegherà in modo provocatorio nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma che, uscito postumo nel 1976 e sottoposto a una fortissima censura, sarà l'ultimo contributo di Pasolini al cinema.
Accattone Accattone (1961) è il primo titolo della sua filmografia. Ambientato nelle profondità della periferia romana, senza l'artificialità di ricostruzioni scenografiche o di illuminazioni particolari, è interpretato da attori non professionisti. L'uso della macchina da presa è piuttosto primitivo, con movimenti di macchina improvvisi, spontanei, a volte brutali. La casa dove fu girato il film si trova in via Ettore Giovenale, 101 nel quartiere Pigneto di Roma. È stata restaurata ma ci sono delle targhe in ricordo del regista.
La ricotta