Le elezioni politiche in Italia del 1963 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 28 e lunedì 29 aprile 1963.

Le elezioni confermarono la Democrazia Cristiana come primo partito, seppur in forte calo, e sancirono la fine del Centrismo e l'inizio del Centrosinistra, ovvero dei governi composti da democristiani e socialisti. A guadagnarne maggiormente furono le opposizioni, a sinistra i comunisti, e a destra i liberali. Le consultazioni segnarono anche l'inizio del declino delle forze monarchiche che, nonostante la riunione in un unico partito, persero più della metà dei propri voti.

Sistema di voto Le elezioni politiche del 1963 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in molti collegi uninominali. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

In questa elezione entrò in vigore la legge di revisione costituzionale n°2 del 9 febbraio 1963 con cui si modificò il numero di seggi da assegnare alle Camere, eliminando peraltro il rapporto con il numero di abitanti previsto nel 1948La legge costituzionale stabilì per la Camera dei deputati un numero di seggi pari a 630, ossia gli stessi della Camera dei Comuni di allora, per il Senato pari a 315, ossia la metà della Camera, e statuì che nessuna Regione potesse avere un numero di senatori inferiore a sette, tranne la Valle d'Aosta, rappresentata da un solo senatore (all'epoca Abruzzi e Molise erano una sola regione, quando con la L.cost. 27 dicembre 1963, n. 3 fu creata la Regione Molise, essa rappresentò la seconda eccezione, con due senatori soltanto)..

Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati

Le circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste)

Circoscrizioni del Senato della Repubblica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica erano invece le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi e Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Quadro politico La fine del centrismo Conclusisi i tentativi di inizio legislatura di spostare l'asse politico della Democrazia Cristiana verso destra, nel 1960 Amintore Fanfani tornò al Governo per sanare i conflitti sociali con una «restaurazione democratica», dopo le proteste e le rivolte che avevano determinato la crisi dell'esecutivo precedente. Il nuovo esecutivo ottenne l'appoggio del centro (PSDI e PLI) ma anche l'astensione del PSI.

Dal 1957, infatti, i socialisti, interrotti i rapporti con il PCI a seguito dell'invasione sovietica dell'Ungheria, seguirono un processo di moderazione guardando favorevolmente ad un'alleanza con i democristiani. In ambito locale, a Milano, Genova e Firenze furono varate (tra il gennaio e il marzo 1961) giunte locali con l'inserimento organico del PSI, provocando una forte protesta di esponenti e organizzazioni cattoliche.

Nel 1962 la vittoria di Aldo Moro al congresso della DC sancì definitivamente la volontà del partito di guardare a sinistra per creare una collaborazione di Governo con il PSI, sia pure con l'appoggio esterno.

A seguito di questa svolta Fanfani creò un nuovo Governo, con la partecipazione di PSDI e PRI, e l'appoggio esterno socialista. I liberali, da sempre contrari a collaborazioni con le forze di sinistra, abbandonarono la maggioranza e divennero il punto di riferimento dell'opposizione moderata al nuovo esecutivo.

Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Aldo Moro Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Palmiro Togliatti Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialismo democratico Pietro Nenni Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Giovanni Malagodi Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Giuseppe Saragat Movimento Sociale Italiano (MSI) Estrema destra Neofascismo Arturo Michelini Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM) Destra Monarchismo Alfredo Covelli Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro-sinistra Repubblicanesimo Oronzo Reale

Campagna elettorale Democristiani e socialisti dovevano affrontare una campagna elettorale particolare, in quanto dovevano dimostrare di non avere abdicato, con la nuova alleanza, le proprie ideologie. Bisognava convincere l'elettorato DC che il partito era ancora il punto di riferimento dei moderati, mentre bisognava convincere l'elettorato socialista che il PSI restava un partito di sinistra entrato nella maggioranza per far trionfare il suo programma.

In campagna elettorale i notabili democristiani sostenevano che la nazionalizzazione dell'energia elettrica sarebbe rimasta un episodio isolato, e che le regioni avrebbero avuto una concreta attuazione solo dopo aver ottenuto precise garanzie. Invece in casa socialista Nenni spiegò che l'ingresso del partito nella maggioranza aveva permesso l'avvio a una serie di riforme incisive, e che la nazionalizzazione elettrica sarebbe stata l'inizio di un processo che avrebbe raggiunto traguardi più ambiziosi. Il PCI imputò al PSI di avere tradito la classe operaia mentre i liberali, dopo essere usciti dalla maggioranza nel 1962, erano sostenuti da larga parte della stampa.

All'interno degli stessi partiti (DC e PSI) c'erano correnti e gruppi che condividevano alcune tesi avversarie: gli oppositori di Aldo Moro e di Amintore Fanfani ritennero troppo accelerato e avventuroso il nuovo corso riformista, mentre gli avversari di Pietro Nenni giudicavano quello stesso corso lento e pantofolaio. In pratica le elezioni diventarono un referendum pro o contro il centrosinistra.

Per queste elezioni la Democrazia Cristiana si era avvalsa del molto discusso consulente del CISER (Centro Italiano Studi e Ricerche) Ernest Dichter riguardo all'impostazione della sua campagna elettorale.

Risultati

Camera dei deputati

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC) 38,28 260 4,07 13Partito Comunista Italiano (PCI) 25,26 166 2,58 26Partito Socialista Italiano (PSI) 13,84 87 0,39 3Partito Liberale Italiano (PLI) 6,97 39 3,43 22Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 6,10 33 1,55 11Movimento Sociale Italiano (MSI) 5,11 27 0,35 3Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)Considerata la differenza tra il risultato del PDIUM e quello di PMP e PNM nelle precedenti elezioni. 1,75 8 3,11 17Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1,37 6 Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,44 3 0,02 Concentrazione di Unità Rurale 0,30 0 - -Partito Autonomo Pensionati Italiani 0,29 0 - -Union Valdôtaine (UV) 0,10 1 Altre liste 0,19 0 0,05 1 Totale 100 630 34 Schede bianche 1,80 Schede nulle 1,39 Votanti 92,89 Elettori 100Fonte:

Senato della Repubblica