Soprannominato Il Signor G dai suoi estimatori, è stato un chitarrista di valore, utilizzando per lo più strumenti costruiti da Carlo Raspagni; è stato tra i primi interpreti del rock and roll italiano alla fine degli anni cinquanta, nonché autore e attore teatrale, divenendo il creatore del genere del teatro canzone. È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con due Targhe e un Premio Tenco.

Biografia Gli esordi

Giorgio Gaberscik nacque il 25 gennaio 1939 a Milano, nel quartiere Sempione, in via Francesco Londonio 28 (sul palazzo è stata collocata una targa commemorativa), da una famiglia della medio-piccola borghesia;Rai.it , musicalstore.it i genitori si erano conosciuti e sposati in Veneto (di dove era originaria la famiglia della madre), per poi trasferirsi in Lombardia per migliorare la loro condizione.

Il padre GuidoFiglio di Francesco Gaberščik e Luigia Destradi. Il cognome Gaberscik, la cui grafia corretta è Gaberščik, originario della regione del Goriziano sloveno, deriva dal termine sloveno gaber ("carpino", il Carpinus betulus, albero di alto fusto della famiglia delle betulacee) con l'aggiunta del suffisso -šček indicante la provenienza, si tratta quindi di un cognome indicante che il capostipite proveniva da una zona ricca di carpini, o da località che da quel tipo di pianta avevano preso il nome. (Trieste, 18 luglio 1903 – Milano, 28 gennaio 1977), di origini istriane, è un impiegato; la madre Carla Mazzoran (Milano, 11 marzo 1906 – Milano, 29 luglio 1984) è casalinga. Il fratello Marcello, maggiore di sei anni, compie gli studi di geometra e suona la chitarra per diletto. Lo stato di salute di Giorgio è cagionevole: durante l'infanzia si ammala due volte di poliomielite. Il primo attacco, occorsogli verso gli otto-nove anni, gli colpisce il braccio sinistro causandogli una lieve paralisi alla mano;Luciano Ceri e G. Martini, Il signor G suona la chitarra, «Chitarre», n° 51, giugno 1990. a seguito di ciò il padre gli regala una chitarra affinché eserciti le dita con piacere, non come un'imposizione. Approfittando del fatto che il fratello la sa già suonare, anche Giorgio impara ad usare lo strumento. L'idea darà buoni risultati, sia sotto l'aspetto medico sia artistico. Da adulto, Gaber dirà: "Tutta la mia carriera nasce da questa malattia".

I suoi chitarristi modello sono i jazzisti statunitensi: Barney Kessel, Tal Farlow, Billy Bauer. Gaber, da adolescente, non pensa ancora a cantare ma è essenzialmente solo uno strumentista e vive la musica come momento di divertimento, di svago, essendo la sua attività principale quella di studente. Cerca di imparare anche dai musicisti italiani: a Milano ha modo di ascoltare dal vivo il chitarrista Franco Cerri, che si esibisce spesso alla Taverna Messicana.

La sua carriera da chitarrista inizia nel gruppo di Ghigo Agosti «Ghigo e gli arrabbiati», formazione che nasce all'Hot Club di Milano, ed esordisce al festival jazz del 1954, non facendosi ancora chiamare "Gaber", ma presentandosi al pubblico con il suo vero cognome. Dopo due anni di spettacoli, tra musica leggera e jazz, entra nei Rock Boys, il complesso di Adriano Celentano, in cui al pianoforte suona Enzo Jannacci. Nel 1957 il gruppo compare in televisione nella trasmissione abbinata alla Lotteria Italia Voci e volti della fortuna. Sempre nel 1957 Gaber suona in un quintetto jazz con Paolo Tomelleri ai fiati, Giorgio Buratti al contrabbasso, Rolando Ceragioli alla batteria e Gian Franco Reverberi al vibrafono; in estate per qualche mese si trasferisce a Genova, dove si esibisce in trio con Gian Franco Reverberi e Luigi Tenco (che conosce in questa occasione) in un locale, La Piccola Baita, in via Maragliano per tornare a settembre a Milano.

A gennaio 1958 entra in un gruppo nato dalla scissione dei Campioni di Tony Dallara, con il pianista Giorgio Casellato, il batterista Lino Rognoni, il bassista Giancarlo Messaggi e il sassofonista Luigi Tognoli, usando due nomi, The Rocky Mountains Ol' Time Stompers, per alcune incisioni di brani western spacciandosi per stranieri, e i Giullari per le canzoni in italiano. Dopo essersi diplomato in ragioneria, nell'estate 1958 Gaber, Tenco, Jannacci, Tomelleri e Reverberi partecipano a una tournée di Adriano Celentano in Germania. In autunno si iscrive all'Università Bocconi di Milano, mantenendosi gli studi con il lavoro da chitarrista e cantante dei «Rocky Mountains» al Santa Tecla.

Viene notato da Giulio Rapetti, che lavora alla Radio Record Ricordi e che lo indirizza per un provino a Nanni Ricordi, direttore artistico della neonata casa discografica Dischi Ricordi, firmando il secondo contratto (dopo quello di Ornella Vanoni il 10 luglio) il 27 ottobre 1958. Gaber inizia così la carriera da solista (anche se continuerà a incidere con i Giullari), con l'incisione di quattro canzoni, due originali in Italiano: Ciao ti dirò (rock) e Da te era bello restar (lento), e due successi statunitensi: Be-Bop-A-Lula e Love Me Forever, pubblicati sui primi due 45 giri del cantautore, Ciao ti dirò/Da te era bello restar e Love Me Forever/Be Bop A Lula e nel primo extended play intitolato Ciao...ti dirò.

Firmata da Giorgio Calabrese e Gian Franco Reverberi Ciao ti dirò è uno dei primi brani rock in italiano; Gaber non fu accompagnato dal suo gruppo, ma da musicisti già sotto contratto per la Ricordi, tra cui Rodolfo Bonetto alla batteria, Franco Cerri alla chitarra e Gianni Basso al sassofono, entrambi jazzisti. Il primo disco frutterà a Gaber un'apparizione in TV alla trasmissione Il Musichiere, condotto da Mario Riva (1959). Nella primavera del 1959 Gaber partecipa, con tutti i nuovi artisti del momento – tra cui Mina, Celentano e Little Tony – a una serata rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano.

I Due Corsari

Nello stesso anno forma con Enzo Jannacci un duo, I Due Corsari, che esordisce con il 45 giri 24 ore/Ehi! Stella. La formazione incide altri 45 giri: Una fetta di limone (1960) è uno dei loro maggiori successi.L'opera omnia è stata raccolta in un album pubblicato dalla Family Records, sottoetichetta della Ricordi, intitolato Giorgio Gaber - Enzo Jannacci (in nessuno dei 45 giri era invece riportato il loro nome), album pubblicato nel 1972. Alla fine del 1959 Gaber si iscrive alla SIAE, come melodista e paroliere.Seguirà l'iscrizione come compositore, ma più avanti, nel 1967.

Il successo Dopo i primi 45 giri, Gaber raggiunge il successo nel 1960 con il lento Non arrossire, con il quale partecipa alla Sei giorni della canzone; nello stesso anno incide la sua canzone più conosciuta tra quelle del primo periodo, La ballata del Cerutti, con il testo dello scrittore Umberto Simonetta. Nel corso degli anni sessanta i testi delle canzoni di maggior successo di Gaber sono firmati dallo scrittore. Tra di esse si ricordano Trani a gogò (1962), Goganga e Porta Romana (1963), che gli fruttano molte apparizioni televisive ed ancora oggi costituiscono parte del repertorio più noto dell'artista milanese. Scrive le canzoni Vetrine per Lucia Mannucci, In un giardino per Catherine Spaak, La maglietta per Marisa Del Frate e La vita dell'uomo per Herbert Pagani.

Gaber è attratto anche dalla canzone francese: ascolta gli chansonniers della Rive gauche parigina, a cui riconosce uno spessore culturale e un'attenzione ai testi che, a suo dire, mancano nella musica leggera italiana. Gaber afferma, a proposito: "Il mio maestro è stato Jacques Brel".F. Poletti, «Giorgio Gaber: i miei cattivi pensieri», Specchio de La Stampa, 21 aprile 2001.

Gaber, come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Enzo Jannacci e Luigi Tenco, è alla ricerca di un punto di equilibrio tra le influenze statunitensi (rock e jazz) e la canzone francese. Tutti loro lo trovano nella canzone d'autore in italiano. I primi cantautori nostrani, con l'eccezione del precursore Domenico Modugno, emergono in questo periodo, e Gaber è tra loro.G. Harari, «Giorgio Gaber», Rockstar, gennaio 1993.

Dopo un sodalizio sentimentale-artistico con la cantante e attrice Maria Monti (insieme avevano scritto Non arrossire), il 12 aprile 1965 Gaber si sposa all'Abbazia di Chiaravalle con Ombretta Comelli, in arte Ombretta Colli, attrice, cantante e studentessa di lingue orientali (Russo e Cinese) all'Università degli Studi di Milano, già concorrente a Miss Italia nel 1960. Il 12 gennaio 1966 nasce la loro unica figlia, Dahlia Deborah, conosciuta come Dalia.

Negli anni sessanta Gaber partecipa a quattro edizioni di Sanremo: nel 1961 con il brano Benzina e cerini (scritto tra gli altri da Enzo Jannacci), in coppia con Maria Monti; nel 1964 presenta Così felice (scritta con Sandro Luporini), in coppia con Patricia Carli; nel 1966 con uno dei suoi successi più grandi, Mai, mai, mai (Valentina), in coppia con Pat Boone; nel 1967 con ... E allora dài!; in coppia con Remo Germani. I primi due sono pubblicati da Ricordi, gli ultimi due sono incisi per la Ri-Fi, etichetta a cui è passato nel 1965 dopo aver abbandonato la Ricordi. Dopo alcuni singoli, la Ri-Fi pubblica anche un'antologia "a mezzi" con successi di Gaber e di Mina, all'epoca altra artista di punta dell'etichetta (Mina & Gaber: un'ora con loro, ottobre 1965).

Nell'estate del 1966 Gaber partecipa al 14º Festival della canzone napoletana, dove si classifica al secondo posto con il brano di Alberto Testa e Giordano Bruno Martelli 'A Pizza, eseguito in coppia con Aurelio Fierro. Questo brano, insieme a Ballata de' suonne, di cui scrive la musica sulle parole di Riccardo de Vita, rappresenta l'unica incursione di Giorgio Gaber nella canzone napoletana.

Nel 1967 partecipa alla quarta edizione del Festival delle rose con il brano Suona chitarra, cantato in duetto con Pippo Franco. In quegli anni gira molti caroselli, partecipa a numerose trasmissioni televisive, idea e conduce le sue trasmissioni. Alterna all'attività di cantante quella di presentatore e organizzatore di programmi. Gaber è uno dei volti più popolari della televisione. Non dimentica i Rocky Mountains, con cui suona nei locali famosi e meno famosi di Milano. Contribuisce al lancio del giovane Franco Battiato.

Nel 1968 esce L'asse di equilibrio, unico album a carattere organico realizzato da Gaber con la Ri-Fi, poi il cantautore cambia casa discografica, passando alla Vedette. In quell'anno partecipa alla commedia musicale western per la Rai Non cantare, spara, con protagonista il Quartetto Cetra, dove veste i panni di Idaho Martin, detto il Meticcio, un cantastorie mezzosangue che canta la "Ballata di Idaho Martin" e riassume le puntate precedenti, all'inizio di ognuna delle otto puntate. Per la Vedette incide subito una canzone di successo, Torpedo blu, cui seguono Com'è bella la città (esempio di inserimento di tematiche sociali nella canzone) e Il Riccardo (entrambe nel 1969) e Barbera e champagne (nel 1970).Nei primi spettacoli teatrali riprenderà alcune di queste canzoni. In questo periodo nasce un'amicizia con il cantautore Claudio Chieffo, di profonda fede cattolica. Giorgio Gaber, ateo, di lui diceva: "Fa pensare".La fede di Claudio Chieffo Chieffo dedicò alla memoria di Gaber la Canzone del melograno (2003).

Nel 1970 esce l'album Sexus et politica (realizzato con Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, conosciuto durante la registrazione di Non cantare, spara). Gaber esegue canzoni scritte su testi di autori latini. All'apice della popolarità, nel 1970 presenta il suo ultimo varietà televisivo: E noi qui, del sabato sera. Poi abbandona gli schermi TV e inizia una nuova carriera sul palcoscenico.

Il nuovo percorso artistico: il teatro canzone