Biografia Arduino nacque nel 955 circa, figlio, secondo una ipotesi tradizionale, del conte Dadone di Pombia. La sua ascendenza dagli Anscarici non è certa (si veda la pagina del padre per approfondire).

Marchese di Ivrea

Il marchese d'Ivrea Corrado Cono fu trasferito al ducato di Spoleto, Camerino e Pentapoli delle Marche fra il 990 e il 996. L'imperatore Ottone III individuò il successore in Arduino, e, intorno al 990 Arduino fu nominato marchese della marca d'Ivrea. . La marcaCome specificato da Giuseppe Sergi: «Ivrea era un centro di potere tradizionale molto consolidato. Era stata capoluogo di un ducato longobardo ed era stata fino al 950 centro di una dominazione marchionale che comprendeva anche Torino e si estendeva su gran parte del Piemonte e della Liguria. Dopo il 950 era sopravvissuta una marca eporediese di dimensioni più ridotte, limitata al Piemonte nord-orientale e ai comitati che ho prima ricordati.» Lo storico prosegue definendo, per questa altezza cronologica, cosa era una marca: «Le definizioni di «marca» sono sempre un po' discutibili, perché normalmente i marchesi erano conti in prima persona nei singoli diversi comitati, e a differenza di questi ultimi probabilmente la marca non era una vera circoscrizione pubblica, bensì un ambito di coordinamento militare». Per approfondire, si veda . comprendeva i comitati di Ivrea, Vercelli, Pombia-Novara, della val d'OssolaPer una mappa dei suoi possedimenti marchionali, si veda ... Alfredo Lucioni., sulla scorta di Francesco Panero, avanza l'ipotesi che la sua ascesa fu dovuta all'imperatrice madre (in quel momento reggente) Adelaide, sulla base di un diploma emesso da Arduino cinque giorni dopo l'incoronazione, in cui conferma dei beni e diritti dell'abbazia di San Salvatore di Pavia: in esso, infatti, cita la ormai defunta imperatrice, cosa mai fatta in nessun diploma dell'abbazia precedente al suo. Adelaide avrebbe elevato Arduino in contrasto alla stirpe anscarica (se si parte dal presupposto che Arduino non ne faceva parte), favorendo il figlio di Dadone, titolare del comitato di Milano (anche se tale attribuzione è nuovamente non certa), città situata nei pressi di Como, sede del vescovo Pietro, alleato di Adelaide e possibile sponsorizzatore di Arduino per la carica marchionale, oltre che suo futuro sostenitore per la sua ascesa al trono italico. Tutto ciò che è sicuro riguardo alla sua ascesa a marchese di Ivrea è che essa poteva «essere stata esito di un trasferimento, suggerito dall'appartenenza a una famiglia influente, titolare di poteri ufficiali in un'area più orientale (lombarda) rispetto a Ivrea [data la probabile appartenenza del padre Dadone al milanese]; oppure può essere l'ascesa di un homo novus, scelto dal re per la sua intraprendenza militare e perché meritava fiducia»..

Tra il 997 e il 999 Arduino ebbe forti contrasti con i vescovi della sua marca, in quanto, interprete massimalista del suo ufficio pubblico, tentò di restaurare il potere pubblico marchionale contrastando l'ascesa locale dei vescovi, anche se a "livello nazionale", fuori dalla sua marca quando divenne re, non contrastò questa tendenza. Il 17 o 18 marzo del 997. il vescovo di Vercelli, Pietro, venne assassinato da un gruppo di milites del vercellese fedeli ad ArduinoI nomi degli esecutori materiali dell'assassinio sono citati in un diploma di Ottone III del 7 maggio 999: «Damus omnia predia Ardoini filii Daidonis, quia hostis publicus adiudicatus episcopum Petrum Vercellensem interfecit et interfectum incendere non expavit, et predia eorum qui exploratu armis et ipsis manibus huic crudelitati interfuerunt, id est filiorum Teperti de Cassale Goslini, Aimini de Liuurno, Alberti et Gribaldi de Vnglano». Ottonis III. Diplomata, a cura di Th. Sickel, in MGH, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Hahniani, 1893, vol. II/2, n. 323, pp. 749-750.. A Ivrea, invece, il vescovo Warmondo, intento a recuperare il controllo sulla vassallità episcopale e sul complesso patrimoniale diocesano, minacciò Arduino di scomunicarlo e di porre su di lui un anatema, e, dato che non venne ascoltato, scomunicò Arduino unitamente al fratello Amedeo, ad un certo Everardo e i milites vescovili e cittadini di Ivrea sostenitori del marchese..

Data l'inefficacia degli atti fin qua adottati, i vescovi scrissero una lettera a papa Gregorio V, redatto forse in occasione di un sinodo tenuto a Pavia il 20 settembre 998 presieduto da Ottone III, che prese posizione contro l'alienazione delle proprietà degli enti religiosi, per informarlo delle azioni di Arduino e delle pene a lui afflitte.. Il papa quindi scrisse a sua volta una lettera ad Arduino datata gennaio 999, in cui lo minacciò di cessare con le sue azioni contro i vescovi della sua marca pena l'anatema nella Pasqua di quell'anno (in tale lettera non vi è menzione dell'uccisione del vescovo di Vercelli Pietro, ricordata inoltre solo in maniera implicita dai vescovi nella lettera inviata in precedenza al pontefice).

Nel 999 il nuovo papa Silvestro II, appena salito al soglio pontificio per volere di Ottone III e già partecipe, in qualità di arcivescovo di Ravenna, al sopramenzionato sinodo a Pavia in cui era stata evidenziata la situazione, convocò Arduino a Roma e lo dichiarò hostis publicus (quindi formalmente non fu scomunicato, anche perché lo era già prima) di fronte al sinodo e allo stesso imperatore... Egli si assunse la colpa dell'assassinio del vescovo di Vercelli Pietro e la pena prevedeva che vivesse separato da tutti, che rinunciasse a vestirsi con abiti di lino e a non mangiare più carne, a non avere più i sacramenti, che girasse disarmato e a non dormire per più di due notti di fila nello stesso luogo, eccezion fatta in caso di malattia; la pena alternativa era di farsi monaco. Per quanto riguarda la tarda azione papale nei confronti di Arduino, avvenuta ben due anni dall'uccisione del vescovo di Vercelli Pietro, essa è spiegabile dal fatto che Gregorio V fu cacciato da Roma nell'autunno del 996 fino a inizio del 998, quando Ottone III rovesciò l'antipapa Giovanni Filagato (Giovanni XVI), senza contare la morte del suddetto papa. Però bisogna considerare che, nel periodo dell'esilio forzato di Roma, Gregorio V era a Pavia, fisicamente vicino al luogo dell'assassinio di Pietro, ma a ciò non conseguì nessuna immediata reazione.. Anche l'atteggiamento imperiale fu ambivalente, ed Ottone III nella lotta tra i vescovi della marca di Ivrea ed Arduino assunse un atteggiamento di neutralità e ciò è dovuto al dominio presso la corte di Adelaide, nonna e reggente dell'imperatore, probabile protettrice di Arduino e possibile artefice della sua ascesa al potere: tal riposizionamento di potere presso la corte imperiale è visibile nella lotta contro il già citato antipapa Giovanni Filagato, ex protetto della defunta Teofano e rivale di Adelaide.

Nel periodo tra il 999 e il 1002 non si hanno informazioni su Arduino, se non di suo fratello Guiberto Ottonis III. Diplomata, a cura di Th. Sickel, in MGH, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Hahniani, 1893, vol. II/2, n. 383, p. 811, in data 1º novembre 1000., definito comes, che presenziò in un placito a Pavia in cui era presente Ottone III, e il figlio ArdicinoI placiti del Regnum Italiae», a cura di C. Manaresi, Fonti per la storia d'Italia, 96, Roma, Istituto storico italiano per il medioevo, 1957, vol. II/1, n. 266, p. 476., convocato al palazzo regio a Pavia ma ivi fuggito di notte prima di incontrare l'imperatore.. Per quanto riguarda quest'ultimo, l'ipotesi secondo cui venne investito della marca il suddetto figlio, risulta poco probabile.. L'assenza di notizie dirette riguardo all'agire politico di Arduino non deve essere scambiata per una sua «sterilizzazione politica». a seguito degli eventi romani o non si spiegherebbe la sua ascesa al trono pochi anni dopo. Come evidenziato da Alfredo Lucioni fu «certo una efficace integrazione fra alte protezioni politiche, capacità di mobilitazione di forze militari adesioni nel mondo religioso a permettere al marchese di superare senza troppi danni la condanna romana nella primavera del 999, la morte dell'imperatrice Adelaide il 16 dicembre dello stesso anno e la progressiva ascesa di Leone di Vercelli grazie alle sue relazioni con Ottone III e con Silvestro II».

Re d'Italia

L'ascesa al trono

Il 15 febbraio 1002, approfittando della morte di Ottone III avvenuta solo ventitré giorni prima, un certoPer la quantità di potentes che appoggiarono Arduino per l'elevazione al trono italico (che, si ricorda, in quest'epoca la carica di sovrano ha un carattere d'ufficio e non dinastico/ereditario) si veda . gruppo di potentes elessero a re d'Italia Arduino, venendo incoronato dal vescovo di Pavia GuidoIn realtà sembra che il vescovo non partecipò attivamente all'incoronazione: questo dato è una congettura dell'erudito pavese del XIX secolo Giuseppe Robolini, anche se questo assunto è ripreso come vero da Guido P. Majocchi, Pavia città regia. Storia e memoria di una capitale medievale, Roma, Viella, 2008, p.65. Per i dettagli, si veda . nella basilica di San Michele Maggiore della città Catalogi regum Italicorum Oscelenses, in MGH, Scriptores rerum Longobardicarum et Italicarum, a cura di G. Waitz, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Hanhiani, 1878, p. 520, citato da .. Arduino aveva il sostegno di almeno alcune grandi famiglie, tra cui gli Obertenghi, stirpe di appartenenza della moglie Berta, aspiranti alla carica marchionale di Tuscia, carica non occupata dalla morte del marchese Ugo II il 21 dicembre 1001 e non assegnata per la morte, avvenuta un mese dopo, di Ottone III, e, da essa, forse, aspirarono al trono italico., anche se tali ipotesi riguardo a tali ambizioni non è universalmente accettata.. Ulteriori suoi sostenitori furono il già citato vescovo di Como Pietro ed il vescovo di Asti Pietro (forse figlio del conte di Lomello Cuniberto e quindi nipote del vescovo di Como citato poc'anzi).. Ciò mostra che in realtà «Arduino trovò appoggi al di fuori dell'ambiente sociale dei secundi milites scontenti delle politiche episcopali al quale la vecchia storiografia aveva circoscritto la cerchia dei suoi seguaci», radunando attorno alla propria figura «una solidarietà composita, che sulla base di interessi anche molto lontani percorreva e spaccava verticalmente la società».