Fondatore del funzionalismo, una teoria strutturalista, la sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell'antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale. Durkheim si richiama all'opera di Auguste Comte (sebbene consideri alcune idee comtiane eccessivamente vaghe e speculative), e può considerarsi, con Herbert Spencer, Vilfredo Pareto, Max Weber e Georg Simmel, uno di coloro che fondarono la moderna sociologia. È anche il fondatore della prima rivista francese dedicata alla sociologia, L'Année sociologique, nel 1898.

Biografia Nacque in una famiglia modesta ma erudita di ebrei praticanti e, anche a causa delle responsabilità derivategli dalla morte del padre, rabbino, avvenuta quando non era ancora ventenne, sviluppò un carattere impegnato e severo e la convinzione che gli sforzi e le sofferenze contribuissero al progresso intellettuale più delle situazioni piacevoli. L'esperienza di vita di Durkheim fu fortemente condizionata dalla sconfitta della Francia contro la Prussia e gli altri Stati tedeschi (guerra franco-prussiana del 1870-71), a seguito della quale l'Alsazia, terra d'origine dei Durkheim, passò alla Germania. A seguito di ciò il padre di Émile, per non divenire suddito germanico, si trasferì a Parigi: fu qui che il futuro sociologo iniziò i suoi studi. I suoi successi scolastici gli consentono di accedere all'École Normale Supérieure, dove studia filosofia.

In questo periodo conobbe Jean Jaurès, futuro leader del Partito Socialista Francese, come lui mosso da principi etici rivolti ai problemi della società. Nel 1882 conseguì l'Agrégation de philosophie e fino al 1887 insegnò in scuole secondarie di Sens, San Quintino e Troyes. Ottenne quindi un insegnamento all'Università di Bordeaux dove diventò professore di filosofia sociale e vi rimase fino al 1902. Successivamente passò alla Sorbona, dove diventò ordinario nel 1906 e dove si occupò con grande impegno di iniziative volte al miglioramento degli insegnamenti. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la morte del suo unico figlio sul fronte balcanico e le accuse dei nazionalisti, che gli rinfacciavano di essere di estrazione tedesca e di insegnare una disciplina straniera, prostrarono il sociologo e lo gettarono in un grave stato emotivo, preludio di un ictus che ne causò la morte nel 1917.

Pensiero di Durkheim Metodologia Nella teoria di Émile Durkheim costituiscono l'oggetto della ricerca sociologica i fatti sociali, i quali definisce:

In altre parole: "I fatti sociali consistono in modi di agire, di pensare e di sentire esterni all'individuo, eppure dotati di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono su di lui". Sono quindi aspetti della vita quotidiana (e sociale, per l'appunto), "rappresentazioni psichiche collettive", sovraindividuali e coercitive, che coinvolgono un gruppo sociale. Sono sintesi di fattori individuali, ma non la somma di essi. Il potere coercitivo del fatto sociale si esprime in norme, consuetudini, idee collettive, ecc. In Le regole del metodo sociologico (1895) Durkheim espresse la sua volontà di individuare un metodo che stabilisse il carattere scientifico della sociologia. Tale metodo non sarebbe stato, però, quello matematico-sperimentale; la sociologia dovrebbe quindi essere metodologicamente autonoma. Durkheim è convinto che la realtà sociale possa essere adeguatamente interpretata soltanto se si è capaci di uscire dal recinto della speculazione teorica per immergersi nell'indagine empirica.

Il sociologo, inoltre, deve liberarsi dei suoi preconcetti e studiare i fatti sociali come un osservatore esterno. L'osservazione dev'essere maggiormente imparziale e impersonale possibile, anche se un'osservazione completamente oggettiva non può mai essere ottenuta. Un fatto sociale dev'essere sempre studiato secondo la sua relazione con altri fatti sociali; la sociologia dovrebbe privilegiare la comparazione allo studio di fatti singolari indipendenti. Durkheim è convinto che la sociologia abbia una funzione concreta di diagnosi e cura dei mali della società, proponendo soluzioni per la "guarigione" analogamente a quanto avviene da parte della medicina per la cura delle malattie; l'organicismo di Durkheim, tratto fondamentale del suo pensiero, incanalerà poi gli studi del semiologo inglese Herbert Spencer, che di fatto con Durkheim vedeva il sistema sociale come un essere vivente autonomo.

I fenomeni sociali devono essere analizzati con una visione olistica, non singolarmente ma come parti di un tutto, allo stesso modo di come avviene per lo studio biologico di un organismo vivente. Sotto questo aspetto la società è qualcosa di più della somma delle sue parti, cioè degli individui. Coniato come motto del proprio approccio il principio: "Studia i fatti sociali come cose!", Durkheim presta attenzione allo studio rigoroso degli oggetti e di qualunque evento della società. Durkheim considera i valori e i costumi come un tessuto connettivo per la società. Vi sono alcune regole per studiare i fatti sociali, tra cui la necessità di definire in maniera rigorosa il fenomeno preso in considerazione, assumendo come oggetto i fenomeni precedentemente definiti. Inoltre è necessaria la distinzione tra giudizi di fatto, ovvero la constatazione dei valori oggettivi, e i giudizi di valore, ossia i valori soggettivi. Un altro passo importante è quello di distinguere i fatti sociali in: Normali = fatti diffusi che coincidono con la fisiologia dell'essere sociale; Patologici = fatti che subiscono modifiche e che non sono comuni.

Si parla inoltre di anomia, ovvero l'assenza di leggi che regolino la società. Esistono due criteri fondamentali per vedere se un fatto è normale o patologico: Criterio della diffusione: verificare quanto è diffuso il fatto; Criterio dell'osservazione: osservare il livello di sviluppo della società.

Il reato Per Durkheim il reato in campo individuale e sociologico è un'azione di adattamento soggettivo nei confronti di comportamenti soggettivi che violano le regole della società civile. Quando nasce l'idea secondo cui un'azione può essere classificata reato? Quando una legge sociale viene imposta per definire la sua violazione come reato. Quando questa legge viene imposta noi ci troviamo nella condizione secondo cui c'è la necessità di impedire ad alcune persone di rivendicare qualche cosa che ritengono un loro diritto. Si vuole impedire a delle persone di fare delle azioni che entrano in conflitto con interessi di altre persone che hanno la forza per imporre loro di non farle. Per ogni reato si infligge una pena poiché si sono violate le coscienze collettive. Per questo secondo Durkheim deve esistere una legge universale coerente e rispettabile, che quindi possa portare al bene sociale.

Costruzione dei tipi sociali Esistono due correnti riguardanti la costruzione dei tipi sociali: alcuni sostengono che i fatti sociali siano unici (ogni fatto ha una sua specificità); altri che l'elemento essenziale è l'uomo (quindi gli accadimenti sociali sono secondari mentre l'uomo è essenziale). Per D. la tipizzazione è utile: non basta solo osservare i fatti, ma è utile costruire i tipi sociali per interpretare i fenomeni. Per creare i tipi sociali occorrono tre elementi: La natura degli elementi; Il numero degli elementi; Il modo di combinarsi di questi elementi.

Essi sono semplici e non scomponibili in parti più piccole: secondo D. possiamo conoscere i tipi sociali partendo dalla cellula, ossia dalla società più semplice. L'aggregato sociale più semplice è il clan, poiché è una società a segmento unico, priva di articolazioni interne. Per spiegare un fenomeno sociale bisogna ricercare la causa che lo produce e la funzione che esso svolge. Durkheim critica un autore del tempo, Mill, il quale sosteneva che un effetto è prodotto da più cause, mentre per D. un fatto è prodotto da una sola causa (cioè, per D. la causalità è necessaria); inoltre, esiste un rapporto di reciprocità tra causa ed effetto.

La causa dei fenomeni va ricercata nel rapporto tra sistema e ambiente; quest'ultimo si divide in: ambiente interno (dove vanno ricercate le cause dei fenomeni), ambiente esterno (le altre società, la sua funzione è non causale). La causa dei fenomeni va ricercata nell'ambiente interno contiguo. L'analisi delle condizioni storiche non determina la causa, essa si collega all'effetto grazie anche alla crisi del tradizionalismo etico. Amministrazione della prova; cioè, tutte le spiegazioni hanno bisogno di un controllo e la verifica avviene attraverso un esperimento dato dal metodo comparativo. Riassumendo, nel metodo di analisi sociale di Durkheim è possibile ravvisare tre regole generali: Considerare i fatti sociali alla pari degli eventi naturali, dunque non manipolabili, non soggiaciono alla volontà dell'individuo ed esistono a prescindere dagli individui stessi con un funzionamento autonomo scandito da regole precise e coerenti e per poterle indagare occorre usare il metodo delle scienze naturali. È necessario per lo studioso della realtà sociale mantenere il distacco rispetto all'oggetto dell'analisi per evitare che possa manipolarlo. Utilizzo degli strumenti della statistica e della matematica per definire i fatti sociali e le loro interazioni attraverso procedure di controllo sperimentale tipiche del metodo scientifico fino a giungere alla definizione delle leggi che ne consentono la comprensione.

La società e la coscienza collettiva

La seconda opera di D. è "La divisione del lavoro sociale", dove Durkheim introduce il termine "coscienza collettiva" per indicare l'insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società e spiega che per capire la società bisogna partire da un gruppo di organismi legati da vincoli di solidarietà. Credeva che la società e la cultura fossero più importanti dell'individuo. Le prime distinzioni di D. riguardano le società semplici (non composte da ulteriori parti) e le società complesse (divisione del lavoro e processo di differenziazione sociale).

Società semplici Si basano su una forte similitudine tra gli individui, poiché non esiste una differenziazione ma una grande e onnipresente coscienza collettiva, che è la causa della solidarietà meccanica (rapporto immediato tra individuo e società). In questa fase storica vi è il diritto repressivo, che quando viene violato prevede una pena perché causa un danno alla collettività (sacra); D. è inoltre convinto della natura morale della società, ovvero la trascendenza del sé a vantaggio del sociale.

Società complesse Il passaggio dalla società semplice a quella complessa è segnato dalla divisione del lavoro: quando la popolazione cresce, nasce la differenziazione del lavoro per evitare la concorrenza; la solidarietà è organica (la stessa solidarietà che esiste tra le parti di un organismo), il diritto perde il suo carattere repressivo e diviene privato, ossia lo stato lascia ai singoli libertà dai vincoli (la giustizia è di tipo restitutivo).

Per quanto riguarda gli studi sull'economia, egli analizza soprattutto la divisione del lavoro, ovvero il farsi strada di differenze sempre più complesse e influenti tra le varie posizioni occupazionali. Pian piano, il lavoro viene considerato da Durkheim come il principale fondamento della coesione sociale, ancora prima della religione. Inoltre, con la divisione delle attività, gli individui diventano sempre più dipendenti gli uni dagli altri, perché ognuno ha bisogno di beni forniti da coloro che svolgono un lavoro diverso dal proprio. Secondo Durkheim, la divisione del lavoro prende gradualmente il posto della religione come principale fondamento della coesione sociale.

Lo studio del suicidio