La battaglia di Dresda fu combattuta tra il 26 e il 27 agosto 1813 tra le forze del Primo Impero francese di Napoleone Bonaparte e quelle della sesta coalizione anti-francese, formata da Impero austriaco, Impero russo e Regno di Prussia, sotto la guida del feldmaresciallo Karl Philipp Schwarzenberg.
Le forze dei coalizzati sferrarono un attacco frontale a Dresda, importante piazzaforte dei francesi nel Regno di Sassonia, ma non sfruttarono il momento per sopraffare la guarnigione nemica con la loro schiacciante superiorità numerica consentendo a Napoleone di accorrere con i rinforzi; nel corso di una dura battaglia proseguita per due giorni, i francesi batterono nettamente i coalizzati obbligando Schwarzenberg alla ritirata.
Antefatti Forze in campo La campagna lanciata da Napoleone nel maggio-giugno 1813 in Sassonia contro le forze della coalizione russo-prussiana non si era rivelata decisiva. Le truppe francesi, sostenute dai loro sempre più titubanti alleati tedeschi, avevano liberato dall'occupazione russo-prussiana l'alleato Regno di Sassonia, ma nonostante le vittorie riportate nelle battaglie di Lützen (2 maggio) e di Bautzen (20-21 maggio) avevano fallito nel loro scopo primario, ovvero la distruzione della principale armata campale dei coalizzati, che aveva potuto ritirarsi in relativo ordine in Slesia.
Entrambi i contendenti, esausti e a corto di rifornimenti, avevano poi concordato una sospensione temporanea delle ostilità; all'armistizio di Pleiswitz del 4 giugno fece seguito l'apertura di colloqui di pace a Praga sotto l'egida dell'Impero austriaco, ma divenne ben presto chiaro che Napoleone era contrario ad accettare le proposte dei coalizzati ed entrambi i contendenti approfittarono del periodo di tregua più che altro per riarmarsi e riorganizzarsi. Furono i coalizzati a mettere a segno i risultati più importanti: il 7 luglio la Svezia si unì alla coalizione e sbarcò un esercito di uomini in Germania, mentre il 12 agosto, fallite anche le ultime mediazioni, l'Austria dichiarò guerra alla Francia..
Allo spirare dell'armistizio, il 16 agosto 1813, la situazione era la seguente: Napoleone teneva la posizione centrale tra la Sassonia e il Brandeburgo meridionale a cavallo del fiume Elba, con circa uomini (sette corpi d'armata, quattro corpi di cavalleria e la Guardia imperiale) dislocati nella zona attorno alla capitale sassone di Dresda sotto il comando diretto dell'imperatore e altri uomini (tre corpi d'armata e un corpo di cavalleria) più a nord a formare un'armata indipendente sotto il maresciallo Nicolas Charles Oudinot; altre forze erano disperse su fronti secondari o dispiegate a presidio di alcune importanti città fortificate. Le forze di Napoleone erano attorniate su tre lati da altrettante armate dei coalizzati: a settentrione l'Armata del Nord del principe ereditario di Svezia Carlo Giovanni (l'ex maresciallo francese Jean-Baptiste Jules Bernadotte) difendeva la capitale prussiana di Berlino con truppe svedesi, prussiane e russe; a est il generale prussiano Gebhard Leberecht von Blücher guidava l'Armata della Slesia, forte di tra prussiani e russi, schierata dietro il fiume Bober; infine, a sud si trovava l'Armata di Boemia del feldmaresciallo Karl Philipp Schwarzenberg con soldati austriaci. Un'armata di più di russi e prussiani sotto il generale Michael Andreas Barclay de Tolly era poi in marcia dalla Slesia alla Boemia per rinforzare le truppe di Schwarzenberg..
Strategie a confronto La posizione centrale consentiva a Napoleone di adottare la strategia in cui era maestro: trattenere due degli avversari con forze leggere mentre lui stesso concentrava il grosso delle sue truppe su uno solo degli avversari, battendo separatamente le armate nemiche prima che avessero modo di unirsi. Inviato Oudinot in direzione di Berlino per affrontare l'Armata del Nord del principe Carlo Giovanni, Napoleone mosse quindi il grosso delle sue forze verso est incontro a Blücher in Slesia; a protezione di Dresda e dei passi dei Monti Metalliferi che dividevano la Sassonia dalla Boemia fu lasciato il corpo d'armata del maresciallo Laurent de Gouvion-Saint-Cyr. I coalizzati erano tuttavia più che consapevoli della strategia adottata da Napoleone, e avevano preparato la contromossa: se una delle armate in campo fosse stata attaccata dal grosso delle forze francesi (presumibilmente guidate da Napoleone in persona), questa si sarebbe dovuta immediatamente ritirare attirando il nemico lontano dalle sue basi; contemporaneamente, le altre due armate non impegnate dal nemico dovevano avanzare con decisione, puntando alle linee di comunicazione di Napoleone con la Francia..
Conformemente al piano, quindi, non appena Blücher si rese conto di essere diventato l'obiettivo dei francesi si ritirò verso est in Slesia senza accettare lo scontro; contemporaneamente l'Armata del Nord del principe Carlo Giovanni si mosse per parare l'offensiva di Oudinot su Berlino: il francese fu sconfitto il 23 agosto nella battaglia di Großbeeren e fu costretto a ripiegare. Anche Schwarzenberg mosse la sua armata marciando verso nord dalla Boemia in direzione di Dresda: entro il 22 agosto i coalizzati erano giunti in vista della città con uomini contrapposti ai a disposizione di Saint-Cyr, ma invece di attaccare subito si fermarono per discutere. Il sistema di comando dell'Armata di Boemia era alquanto complicato dal fatto che tutti e tre i principali monarchi alleati (lo zar Alessandro I di Russia, il re Federico Guglielmo III di Prussia e l'imperatore Francesco I d'Austria) erano aggregati al quartier generale di Schwarzenberg: ogni proposta doveva essere preventivamente discussa in comitato tra i sovrani e i loro stati maggiori, un sistema che allungava di parecchio il processo decisionale..
Per due giorni, mentre i comandi decidevano cosa fare, Saint-Cyr contrastò con efficacia le puntate offensive dell'avanguardia dei coalizzati. Dresda non era pesantemente fortificata: solo la parte vecchia della città, a cavallo dell'Elba, era circondata da mura (peraltro in cattivo stato di manutenzione) e da un fossato, mentre i sobborghi della città nuova erano indifesi; ma Saint-Cyr aveva provveduto a prepararla per la difesa aprendo feritoie nei muri delle case, costruendo delle ridotte lungo il perimetro della periferia cittadina e sbarrando le strade con delle barricate. Anche così, il maresciallo stimò di non poter resistere più di 24 ore in caso di deciso attacco del nemico, e inviò pressanti appelli a Napoleone per ottenere aiuti. Oltre che capitale dell'alleata Sassonia, Dresda ospitava anche grossi magazzini di rifornimento e la sua perdita sarebbe stata dolorosa per l'armata francese; pertanto, Napoleone abbandonò l'inseguimento dello sfuggente Blücher e corse in aiuto di Saint-Cyr: lasciato il maresciallo Étienne Macdonald in Slesia con tre corpi d'armata e un corpo di cavalleria a tenere d'occhio i prussiani, l'imperatore diresse a tappe forzate verso Dresda..
La battaglia Il primo giorno
I coalizzati mossero su Dresda alle prime luci del 26 agosto. Il lento processo decisionale del quartier generale alleato aveva partorito un piano piuttosto confuso: non si faceva esplicita menzione di una conquista della città con un assalto, ma piuttosto di una "dimostrazione di forze" davanti alle posizioni dei francesi; le truppe impegnate, del resto, non avevano equipaggiamenti d'assedio e neppure scale con cui superare le mura. I più di uomini dell'Armata di Boemia mossero su Dresda lungo un fronte semicircolare da sud-ovest a sud-est suddivisi in due grossi contingenti, l'ala sinistra guidata da Schwarzenberg e l'ala destra comandata dal generale russo Peter Wittgenstein: la prima comprendeva i corpi d'armata austriaci dei generali Filippo d'Assia-Homburg sulla destra, Ignác Gyulay sulla sinistra e Johann von Klenau di riserva al centro, mentre la seconda schierava il corpo russo del generale Pyotr Gorchakov sulla destra e quello prussiano del generale Friedrich von Kleist sulla sinistra. La Guardia imperiale russa era ancora in marcia verso Dresda, mentre il corpo d'armata russo del principe Eugenio di Württemberg era stato lasciato a sorvegliare la fortezza di confine di Königstein.
Verso le 05:00 i prussiani di Kleist lanciarono il primo attacco alle posizioni dei francesi, asserragliati nei Giardini Reali o "Grandi Giardini" (Gross Garten, un grosso parco di 1,5 km² cinto di mura posto alla periferia sud-est della città): nonostante la dura resistenza incontrata, i prussiani avanzarono con decisione e catturarono gran parte dei giardini. Wittgenstein appoggiò l'azione di Kleist sul suo fianco destro avanzando lungo la sponda occidentale dell'Elba, anche se subì diverse perdite a causa del fuoco francese proveniente dalla riva opposta del fiume; anche gli austriaci di Gyulay guadagnarono terreno sull'ala sinistra dei coalizzati avanzando verso il sobborgo settentrionale di Friedrichstadt, ma il corpo di Assia-Homburg al centro fu bloccato dal forte fuoco d'artiglieria proveniente dalle ridotte francesi. I coalizzati ebbero prevedibilmente difficoltà a espugnare le pur improvvisate fortificazioni francesi; divenne però palese che la guarnigione di Dresda stava pian piano aumentando di numero..
Napoleone fece il suo ingresso a Dresda alle 09:00 di quel 26 agosto, dopo aver coperto 140 chilometri in tre giorni con uomini organizzati in tre contingenti: la riserva di cavalleria guidata dal maresciallo Gioacchino Murat (con i corpi di cavalleria dei generali La Tour-Maubourg e Lhéritier) e due corpi della Guardia imperiale guidati dai marescialli Michel Ney e Édouard Mortier; i corpi d'armata dei marescialli Claude-Victor Perrin e Auguste Marmont erano ancora in fase di afflusso, mentre il corpo d'armata del generale Dominique-Joseph René Vandamme era diretto a Königstein per varcare l'Elba e minacciare le retrovie dell'armata nemica.
Le alte grida di «Viva l'imperatore!» che si levavano dalle linee dei francesi furono la migliore testimonianza, per i comandi dei coalizzati, che Napoleone in persona era giunto sul campo di battaglia; si aprì una discussione: il prudente Schwarzenberg voleva ritirarsi ma alla fine prevalse la linea sostenuta dal re Federico Guglielmo, secondo cui uomini non potevano fuggire al solo pronunciare del nome di Napoleone. La battaglia, che era andata interrompendosi verso le 11:00, riprese quindi vigore intorno alle 16:00. Sul fianco destro Wittgenstein avanzò con decisione: il corpo russo di Gorchakov avanzò lungo la riva dell'Elba fino a prendere le fattorie di Antons, Lammechens ed Engelhards alla periferia meridionale di Dresda, anche se subì ancora forti perdite a causa del fuoco d'artiglieria francese che proveniva dalla sponda opposta del fiume; contemporaneamente, i prussiani di Kleist espugnarono i Giardini Reali verso le 17:00 e avanzarono fino alla periferia della città. Anche le forze austriache sul fianco sinistro erano avanzate con decisione: appoggiati dal fuoco di una "grande batteria" di 72 cannoni, gli austriaci espugnarono alcune delle ridotte francesi e avanzarono minacciosamente verso i sobborghi di Dresda..