Fu soprannominato "il bardo della democrazia".
Volontario garibaldino in gioventù, benché la sua fama sia oggi molto inferiore a quella di Mazzini e Garibaldi presso il grande pubblico, all'epoca era considerato tra i primi eredi politici dei due protagonisti del Risorgimento. Politico idealista e appassionato, combatté molte battaglie per la giustizia sociale e una società autenticamente libera, oltre che contro la corruzione e il colonialismo della classe dirigente crispina. Cavallotti fu considerato il capo incontrastato dell'"Estrema sinistra" nel parlamento dell'Italia liberale pre-giolittiana. Morì tragicamente a 56 anni, dopo essere stato ferito gravemente in duello dal giornalista conservatore Ferruccio Macola.
Oratore efficace, l'opera poetica di Cavallotti è invece considerata più significativa per l'aspetto politico che per la qualità letteraria, ed è principalmente di ispirazione civile e sociale, e in parte anche lirica, simile alla poesia carducciana per quanto riguarda la forma metrica tradizionale. La maggioranza delle sue opere poetiche sono scritte secondo la metrica classica. Estremamente anticlericale, Cavallotti prese anche parte al tentativo di gettare nel Tevere la salma di papa Pio IX, durante il funerale di quest'ultimo. Successivamente all'accaduto (con esito negativo) si sarebbe giustificato sostenendo che quando meditò l'atto si trovava in stato di ebbrezza, nonostante venne preso sul serio.
Biografia I primi anni del suo impegno: nelle file dei garibaldini Figlio di Francesco, originario di Venezia, trasferitosi a Milano per ragioni di lavoro e di Vittoria Gaudi, milanese. Dopo un periodo giovanile nel quale simpatizzava per l'azione moderata di Cavour, si convertì alle idee più democratiche e repubblicane di Mazzini (pur non apprezzandone troppo il "dogmatismo" politico denominato "puritanesimo" dai giobertiani), Pisacane e Cattaneo, oltre che, naturalmente, di Garibaldi.
Abbandonata la famiglia a diciotto anni per unirsi alla seconda fase della Spedizione dei Mille, Felice Cavallotti combatté con i Garibaldini nel 1860. Nel 1866 prese parte alla Terza Guerra d'Indipendenza come volontario nel 4º Reggimento comandato dal colonnello Giovanni Cadolini del Corpo Volontari Italiani, combattendo in Valtellina e in Trentino, distinguendosi per valore nella battaglia di Vezza d'Oglio. Nel 1867 fu di nuovo al fianco di Garibaldi durante la fallimentare campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma, insurrezione che vide di nuovo l'intervento delle truppe francesi in aiuto di Pio IX nella battaglia di Mentana. In questo periodo maturò anche il suo anticlericalismo.
Come scrittore Cavallotti commentò le azioni dei Garibaldini per il giornale milanese L'Unione e per il napoletano L'Indipendente di Alexandre Dumas padre; tra il 1866 e il 1872 scrisse satire anti-monarchiche per la Gazzetta di Milano e per il Gazzettino Rosa, giornale vicino alla Scapigliatura. Nel 1867 scrisse una dura e sarcastica poesia, l'ode Le auguste nozze, con ironica dedica a Giovanni Prati, poeta romantico monarchico, in cui prendeva di mira il futuro Umberto I e la neo-sposa Margherita di Savoia, celebrati da Prati (che pure Cavallotti rispettava per l'onestà e la coerenzaQuando morì Giovanni Prati, Felice Cavallotti seppe dire parole nobili: «...o cantore di Savoja, se fu questa la tua fede del primo giorno e dell'ultimo, non sarà carme democratico che ti sfrondi l'alloro, poiché vanto al poeta è il vivere coerente, e morire avvolto tra le pieghe della propria bandiera.»). Per la nascita di Vittorio Emanuele III nel 1869, compose invece Il parto e l'amnistia, pubblicato su Il democratico, che gli valse l'arresto per breve tempo per vilipendio al Capo dello Stato, prima di venire quasi subito prosciolto.Indro Montanelli, Sergio Romano - L'Italia dei notabili - 1861-1900: La storia d'Italia # 9
L'attività politica
Nel 1873, all'età di 31 anni, Felice Cavallotti fu eletto per la prima volta al Parlamento come deputato di Corteolona. Molto attivo contro gli ultimi governi della Destra storica, Cavallotti fu scettico anche a proposito della Sinistra, che salì al potere nel 1876, e si tenne all'opposizione, denunciandone il trasformismo negli anni di Agostino Depretis:
Nel 1883, fu, con Andrea Costa, Aurelio Saffi e Giovanni Bovio, tra i promotori del Fascio democratico, per promuovere un'alleanza tra i sindaci della Sinistra.
Nella seduta parlamentare dell'11 dicembre 1884, il deputato Felice Cavallotti difese vivacemente il collega di partito Luigi Castellazzo accusato ingiustamente da Giuseppe Finzi come il responsabile della condanna a morte dei martiri di Belfiore del 1852. I congressi radicali Nei congressi di Roma del novembre 1872Alessandro Galante Garrone, I radicali in Italia (1849-1925), Garzanti, Milano, 1973, pag. 128. e del 13 maggio 1890Alessandro Galante Garrone, cit.., pagg. 273 e succ.ve., Cavallotti e Bertani diedero vita all'Estrema sinistra storica, i cui punti programmatici erano completa separazione tra Stato e Chiesa, decentralismo e federalismo europeo, opposizione al nazionalismo, all'imperialismo e al colonialismo, indipendenza della magistratura dal potere politico, abolizione della pena di morte, tassazione progressiva, istruzione gratuita e obbligatoria, emancipazione e sostegno sociale dei lavoratori, diritti della donna e riduzione del servizio di leva.Galante Garrone, ibidem Nel 1890 aveva chiamato a congresso quasi 500 associazioni radicali e democratiche provenienti da ogni parte della penisola: con il secondo Patto di Roma gettò le basi per un partito moderno e organizzato, del quale stese il manifesto programmatico.
Capo dell'Estrema sinistra La sua idea federalista lo portò alla polemica, assieme con il repubblicano Napoleone Colajanni, contro l'unitarismo dei mazziniani: «Voi volete una unità d'Italia sul modello francese, un modello che ha dato alla Francia il Terrore, il 18 Brumaio e il 2 dicembre: noi vogliamo una unità d'Italia di modello nazionale, una unità italiana...abbastanza ci parlaste di una patria una; ora parliamo un poco di una patria libera».A.Galante Garrone, Felice Cavallotti, p. 674
Dopo la morte di Agostino Bertani, avvenuta nel 1886, la passione nel rivendicare riforme, e una riconosciuta generosità d'animo da parte dei contemporanei, gli assicurarono la guida della sua parte politica e una popolarità seconda solo a quella di Francesco Crispi.
I suoi discorsi in aula erano interminabili, e una volta parlò per sei ore di fila.
A giugno 1893 Crispi si dimise, avendo una maggioranza risicata, tutti si aspettavano una svolta, ma il Re appoggiò solo un rimpasto, con un governo più a destra del precedente. Crispi subì poi un attentato, cosicché furono varate Leggi antianarchiche, che furono estese nell'autunno anche alle associazioni e ai circoli socialisti.
Tramite un'intesa conclusa nel 1894 con Antonio Starrabba, Marchese di Rudinì, uno dei leader della Destra storica moderata, egli ottenne molte concessioni alle richieste radicali.
Contro la corruzione e l'autoritarismo Nel 1894 scrisse la celebre Lettera agli onesti di tutti i partiti, in cui afferma: «Come si dimentica presto in Italia! Quest'oblio è il grande aiutatore dei disonesti scoperti». I radicali divennero così "il partito delle mani pulite".
L'Estrema Sinistra arrivò infine a contare ben 80 deputati nel 1897, non tutti però disposti a seguire completamente i suoi ideali di opposizione democratica, ripetendo egli che «ci parlaste abbastanza di un'Italia una; ora parliamo un poco di un'Italia libera!», esclamò verso gli ex compagni risorgimentali, mentre le parole più dure furono contro l'ex garibaldino Crispi, che sulla scia del suo nuovo modello di Bismarck era ormai un repressore delle rivolte sociali, come quella dei Fasci siciliani: «I contadini meridionali chiedevano il pane, e voi gli avete dato il piombo!», affermò Cavallotti.
La repressione siciliana segnò un nuovo punto di contrasto con Crispi. Con lui, prima dello scandalo della Banca Romana, aveva avuto aperture di credito al nuovo governo, ma la corruzione e la violenta repressione in Sicilia, indignarono Cavallotti. Così, quando nel gennaio 1894 la situazione dell'ordine pubblico in Sicilia si aggravò e Crispi ricorse a misure estreme con lo scioglimento dei Fasci, lo stato d'assedio, le repressioni sanguinose, gli arresti arbitrari (tra cui il deputato Giuseppe De Felice Giuffrida e la figlia), Cavallotti insorse verso chi intendeva mettere fuori legge «una infelicissima parte della nazione a cui invece del pane si dà risposta di piombo»Galante Garrone, p. 635, lanciando una sottoscrizione, come segno di solidarietà verso il popolo di Sicilia «dai lavoratori d'Italia e da quella stessa borghesia lavoratrice, sul cui capo tanti inconsulti anatemi si invocano, quella borghesia che del lavoro conosce i sacrifici, gli stenti, i doveri e le idealità, e non ha nulla di comune cogli sfruttatori plaudenti allo stato d'assedio».Galante Garrone, p.636
Il 3 marzo 1894, tacciato di demagogia borghese dai socialisti, insorse contro una politica socialmente iniqua, a beneficio dei proprietari e a spese dei poveri; ricordò «le lande squallenti della Sardegna, percorse avvelenate dalla malaria», le «solfatare della Sicilia, dove le creature umane si sottraggono alla sole soltanto per maledirlo», le «creature che maledicono la vita lungo i solchi della valle del Po»Galante Garrone, p.637
Nella situazione estrema, scattò finalmente un'apertura di solidarietà dei socialisti e dei repubblicani, diffidenti da sempre verso i radicali e Cavallotti, i quali subito promossero nell'ottobre 1894 la Lega italiana per la difesa della libertà. Filippo Turati e Camillo Prampolini dovettero riconoscere la sincerità dell'impegno democratico-radicale, mentre scoppiava lo scandalo della Banca Romana.
Tra gli interventi parlamentari del periodo, anche una dura requisitoria contro Giolitti dopo lo scandalo, affermando, nel suo stile irruente, che «mai più, onorevole Giolitti, io le stringerò la mano!», al che Giolitti rispose «Me la stringerà, onorevole Cavallotti, me la stringerà!», cosa che poi avverrà, quando lo scandalo toccherà invece più il vecchio amico del radicale, Francesco Crispi, molto più coinvolto di Giolitti (in realtà, più che Crispi stesso, sua moglie Lina Barbagallo, sposata dopo l'annullamento del matrimonio con Rosalia Montmasson). Questo lo indusse a scusarsi con Giolitti, il quale lo vorrà tra i cinque probiviri designati dal Parlamento per indagare sul caso. Questa vicenda porrà fine definitiva all'amicizia e ai rapporti di Cavallotti e Crispi, che diverrà allora suo implacabile avversario, rapporto già incrinato irreversibilmente a causa della politica coloniale in AfricaIndro Montanelli, Felice Cavallotti, il "Bardo della Democrazia", secondo Cavallotti solo «spedizioni sterili, come le sabbie che si vanno a conquistare», inutili per le masse contadine italiane (oltre a essere moralmente contrario), nonché dalla repressione in Sicilia.
Durante i dodici anni sotto la sua guida il partito, che sposò una posizione filo-francese in politica estera, crebbe in numero da venti a settanta deputati, e al momento della sua morte l'influenza parlamentare di Felice Cavallotti era all'apice.
Nel 1897 Cavallotti sostenne l'insurrezione dei greci di Creta, e avrebbe voluto partire lui stesso per supportarla, ma non poté per gli impegni parlamentari.
Alessandro Galante Garrone ha scritto che la sua forza arrivava «dalla coerenza, dalla fedeltà agli ideali, dal senso del limite, dall'impegno per riforme concrete senza sterili intransigenze e senza nessun cedimento alle lusinghe del potere».
I rapporti con il movimento socialista