Saracena è un comune italiano di abitanti situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza in Calabria.
Geografia fisica Territorio Saracena è situata su una collina rocciosa che si sviluppa sul versante est della valle del fiume Garga ai piedi dei Monti di Orsomarso, questi ultimi appendice meridionale del Parco nazionale del Pollino. A pochi chilometri dal centro abitato, quasi di fronte ad esso, si trova la Grotta di San Michele Arcangelo detta comunemente Grotta di Sant'Angelo, un'ampia cavità carsica che si apre a 750 metri circa s.l.m. nella parete calcarea ad ovest del fiume Garga, abitata dal Neolitico antico fino alla media Età del bronzo.Come attestato da una serie di scavi archeologici realizzati a partire dal 1997 su iniziativa della locale Associazione Sextio sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Calabria e della Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Nel corso della quarta campagna di scavi (2004) è stata rinvenuta, tra le altre cose, la sepoltura di un fanciullo risalente al Neolitico recente. Altri importanti scavi sono stati effettuati sulla collina di Cittavètere (o Città Vetere), dove si presume che si trovasse l'antica Sestio, e nella Grotta di Campanella, situata in località S. Marco di Saracena. Fra le altre risorse naturalistiche vanno annoverati il Monte Caramolo, che con i suoi 1.827 metri è il punto più alto del territorio comunale, il Piano di Novacco, il Piano di Masistro, il Timpone Scifariello ed il laghetto di Tavolara. La superficie territoriale è di 108,93 km², con una densità di 37 ab/km². Il territorio comunale risulta compreso fra i 92 ed i 1.827 m s.l.m., con un'escursione altimetrica complessiva pari a 1.735 metri, che rende tra l'altro particolarmente vario il patrimonio botanico e faunistico.
Per quanto riguarda il clima di Saracena, è possibile citare lo storico Vincenzo Forestieri, il quale, nella seconda metà del XIX secolo, così lo descriveva: “[...] Il clima è temperato e salubre è l'aria. Che se poi nelle alture, sulla montagna, l'inverno è rigido, nel tempo estivo invece il caldo è mitigato dalle fresche aure delle stesse montagne”.Vincenzo Forestieri, Monografia storica del Comune di Saracena, Il Coscile, Castrovillari, 1987 (rist. anastatica), p. 88.
Storia Si vuole che Saracena discenda dall'antica Sestio, fondata dagli Enotri, come riferiscono Strabone, Stefano di Bisanzio e Padre Giovanni Fiore da Cropani, il quale, nella sua “Della Calabria illustrata”, così parla di Saracena: “Terra antichissima, è la medesima, che già fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotri. [...] Fu ella la sesta Terra edificata da Enotrio Arcade in Calabria, cinquecento sessanta anni prima della Guerra Troiana, e perciò fu denominata Sestio”. Strabone e Stefano di Bisanzio vengono citati entrambi dall'abate Giovan Battista Pacichelli nel suo “Il Regno di Napoli in prospettiva” (1703), dove, parlando di Saracena, dice: “Non può dubitarsi, che sia questa Terra l'antica Città di Sestio, numerata da Strabone, e da Stefano Bizanzio le molte altre degl'Enotrii...”. Pacichelli nella sua opera, pubblicata postuma, riporta anche i censimenti fiscali, e, per quanto riguarda Saracena, aggiunge: “Stà numerata detta Terra per fuochi trecento settanta trè, ripiena di Nobili, e ricchi Abitanti, & ornata con molte fabriche cospicue di Palaggi, e di Chiese, frà le quali ve ne sono tre Parrocchiali...”.
Secondo i calcoli del suddetto Padre Fiore, Sestio sarebbe stata fondata nell'anno della Creazione 2256 (1744 a.C.La data è ottenuta sommando 560 a 1184, anno in cui, secondo la tradizione greca, sarebbe avvenuta la distruzione di Troia.), e nel 900 circa dell'era cristiana venne conquistata dai Saraceni, i quali vi stabilirono una loro colonia.La presenza dei Saraceni è storicamente documentata nella Valle del Crati per tutto il X secolo e oltre: Cosenza venne sottoposta ad assedio nel 902, e negli anni seguenti furono assalite altre città tra cui Bisignano e Cassano; le tre città vennero infine occupate, rispettivamente, nel 1009, 1020 e 1031 (Cosenza era già stata espugnata una prima volta nel 988). Ma le incursioni e infiltrazioni saracene in Calabria furono assai frequenti anche nel corso del IX secolo, specialmente dopo l'invasione araba della Sicilia (827). Per Bruno Corino, studioso di questi problemi, l'ipotesi più plausibile è che Sestio sia stata conquistata dai Saraceni intorno all'anno 875. Successivamente, sempre secondo il Fiore, l'esercito imperiale di Costantinopoli assalì e distrusse la città, mettendo in fuga i pochi superstiti guidati da una donna ignuda e scapigliata avvolta in un lenzuolo. Il ricordo di questa leggenda è raffigurato in un antico affresco visibile sul frontespizio della cappella di S. Antonio e su un polittico cinquecentesco conservato nella sacrestia della chiesa di S. Maria del Gamio, ed inoltre nel timbro comunale e nel gonfalone di Saracena, sul quale viene ritratta una donna che fugge, avvolta in un lenzuolo, con intorno la scritta: “Universitas terrae Saracinae”.
Ricostruita la città, in un sito poco distante (quello attuale) e più difendibile da improvvisi attacchi esterni, ha inizio il periodo bizantino, le cui prime influenze culturali e sociali possono essere fatte risalire all'ottavo secolo con l'azione del monachesimo greco, inserito nel più vasto fenomeno delle esperienze monastiche del Mercurion. Nel X secolo l'amministrazione bizantina creerà il Catepanato d'Italia, che includeva l'intero territorio della Calabria. Sviluppi e dominazioni Il nuovo paese, sorto intorno al castello baronale, cinto di mura (ormai distrutte o inglobate nei muri delle abitazioni) e fortificato con quattro porte (Porta del Vaglio, Porta S. Pietro, Porta Nuova e Porta dello Scarano), con l'arrivo dei Normanni, avvenuto nella seconda metà dell'XI secolo, diventò dominio feudale.In quest'epoca, cioè a cavallo tra i secoli XI e XII, è probabile altresì che cominci ad essere utilizzato il nuovo nome del borgo, il cui sviluppo urbanistico e demografico è tale da farlo figurare, nel 1275, al quarto posto per popolazione nella diocesi di Cassano all'Jonio, con 3.585 abitanti.P. Francesco Russo, Origini e prime vicende di Saracena, Grafica Pollino, Castrovillari, 1987, p. 31.
Nel XIV secolo il toponimo con il quale veniva indicata la località era Castrum Sarracene, mentre all'inizio del 1500 il luogo era conosciuto come alla Saracena.Gerhard Rohlfs, Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria, Longo Editore, Ravenna, 1990, p. 305.
Il Feudo di Saracena appartenne inizialmente ai Duchi di S. Marco e ad altri feudatari, tra i quali Guglielmo Pallotta e Filippo Sangineto di Altomonte, quindi, a partire dalla seconda metà del XIV secolo, alla casata dei Sanseverino, dapprima come conti e duchi e in seguito con il rango di Principi di Bisignano, che lo conservarono per più di duecento anni. Verso la fine dell'anno 1600 fu acquistato all'asta pubblica, per 45.000 ducati, dai Gaetani d'Aragona, duchi di Laurenzana, i quali, nel 1613, lo cedettero ai Signori Pescara di Diano. Con regio assenso del 26 marzo 1718, e per 102.000 ducati, il Feudo di Saracena passò a Francesco Maria Spinelli, 8º Principe di Scalea. Il dominio degli Spinelli, come baroni della città, durò fino al 1806, anno in cui, per volere di Napoleone Bonaparte, fu emanata la legge eversiva della feudalità, con la quale questa veniva abolita.
Nel corso del Risorgimento, Saracena, pur essendo una piccola comunità, fu molto attiva sul fronte patriottico ed antiborbonico. In paese era infatti esistente una sezione della Giovine Italia, denominata “Chiesa del Garga”. Ne facevano parte Stanislao Lamenza, Gaetano De Paola, Leone Forestieri, Antonio Prioli, Francesco Pompilio e Leone Ricca. Antonio Prioli, condannato a sette anni di ferri per motivi politici, morì in carcere il 29 aprile 1855. La sua figura venne ricordata da Luigi Settembrini nell'opera postuma Ricordanze della mia vita. Stanislao Lamenza, dopo aver trascorso diversi anni in prigione per causa politica, partecipò alla Spedizione dei Mille e perse la vita a Palermo, combattendo, con il grado di maggiore, contro i soldati del Regno delle Due Sicilie. Leone Ricca, dopo aver a sua volta scontato un periodo di condanna “ai ferri nei bagni” per reati politici, si impegnò nell'allestimento della Guardia Nazionale. Nel 1863 gli venne conferita, in qualità di Capitano nei Volontari dell'Italia Meridionale, la Medaglia in Argento al valor militare, per il “valore dimostrato il primo Ottobre 1860 sotto Capua”. Di Leone Ricca rimane anche una interessante corrispondenza epistolare intercorsa con Giuseppe Garibaldi.Biagio Di Benedetto, Saracena. I segni della memoria, Il Coscile, Castrovillari, 1994, pp. 29-33. Il figlio di Leone Ricca, Giovan Battista, ricevette a sua volta una medaglia come combattente nella guerra del 1866 contro gli Austriaci.
Nei primi anni del nuovo millennio Saracena è stata insignita del titolo di “Città garibaldina”.
Monumenti e luoghi d'interesse Musei Pinacoteca Comunale Andrea Alfano La pinacoteca di Saracena, ubicata nei locali dello storico Palazzo Mastromarchi, è intitolata al pittore e poeta Andrea Alfano (1879-1967).L'inaugurazione della nuova sede, situata nel centro storico cittadino, è avvenuta il 7 giugno 2017. Contiene al suo interno una collezione di oltre 250 tra dipinti, disegni e sculture di artisti italiani e stranieri. L'ambito della raccolta è il Novecento. La costituzione della pinacoteca, inaugurata il 1º maggio del 1985 congiuntamente alla Biblioteca Comunale, era stata resa possibile dalla donazione fatta dai superstiti soci fondatori dell'Associazione Artistico-Culturale “Sestium”, attiva a Saracena dal 1952 fino alla metà circa degli anni Settanta. Il patrimonio della pinacoteca comprende opere di: Renato Guttuso, Domenico Purificato, Giovanni Omiccioli, Sante Monachesi, Guglielmo Sansoni, Franco Iurlo, Anna Salvatore, Ugo Attardi, Eliano Fantuzzi, Giovanni Consolazione, Antonio Vangelli, Giulio Turcato, Ernesto Treccani, Ortensio Gionfra, Enotrio Pugliese, Carlo Acciari, Pericle Fazzini, Andrea Alfano, Luigi Montanarini, Ilia Peikov, Giuseppe Ragogna, Mimmo Sancineto, Leila Lazzaro, Lello M. Barresi, Valery Escalar, Irene Paceviciute, Leonardo De Magistris, Helene Zelezny-Scholz, Emilio Greco ed altri. Il patrimonio iniziale, ampliatosi nel corso degli anni, era formato da 75 opere.
In occasione dell'inaugurazione il relatore prof. Aldo Maria Morace, riferendosi al numero delle opere e alla notorietà dei nomi presenti nella collezione, aveva definito l'evento un “miracolo all'italiana”.Pietro Napoletano, La nascita dell'Associazione culturale "Sestium" a Saracena, in "Apollinea", Anno XVII, n. 4, luglio-agosto 2013, p. 3.
Museo di Arte Sacra Il Museo di Arte Sacra, inaugurato il 30 aprile 1993, si trova all'interno della Chiesa di Santa Maria del Gamio, in centro storico. Contiene dipinti, arredi in argento e rame dorato, busti reliquiari, paramenti liturgici e documenti d'archivio. La raccolta abbraccia i secoli XVI-XIX. Tra le opere si segnalano: un tronetto per l'esposizione eucaristica di scuola napoletana; due grandi ostensorii eseguiti dall'argentiere Salvatore Vecchio nel 1753; una croce processionale della metà del '600; il dipinto raffigurante la Madonna della Purità realizzato su una lastra di metallo tra il XVII e il XVIII secolo.
Chiesa di San Leone