Taraxacum F. H. Wigg., 1780 è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee.

Etimologia Il nome del genere (Taraxacum) è attestato in epoca medioevale dal persiano (attraverso l'arabo) "Talkh chakok" che significherebbe "erba amara". In Europa tale nome fu introdotto dal botanico di Francoforte Adam Lonitzer nel XV secolo. Esistono altre incerte etimologie dal greco antico collegate alle molteplici proprietà risananti di quest'erba.

Il nome scientifico del genere è stato proposto dal botanico germanico Friedrich Heinrich Wiggers (1746-1811) nella pubblicazione "Primitiae Florae Holsaticae. Kiel." (Prim. Fl. Holsat. 56, adnot. x, y, z.) del 1780.

Descrizione

Habitus. Le specie di questo gruppo in genere sono piante perenni scapose non molto alte con abbondante latice amaro. La forma biologica prevalente è emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e hanno le foglie disposte a formare una rosetta basale. La riproduzione delle specie di questo genere può avvenire normalmente per via sessuale oppure anche in modo apomittico..........

Radici. Le radici sono dei grossi fittoni perenni, a volte ramificati, con una tunica formata da fibre poco addensate. Il fittone è perenne e quando aumenta in grossezza la sua lunghezza si espande e si contrae alternativamente. Nella radice è presente un lattice amaro. Le radici a volte sono circondate da una tunica, ossia sono ricoperte da resti color marrone secchi dei piccioli degli anni precedenti.

Fusto. La parte aerea vera e propria del fusto è assente: dalla parte apicale del rizoma, posto al livello del suolo, emerge direttamente la rosetta basale e uno o più peduncoli (fino a 10) cavi e afilli dell'infiorescenza; questi possono essere glabri o villosi (soprattutto nella parte distale). Le piante di questo genere sono alte da pochi centimetri a 40 cm (massimo 60 cm durante la fruttificazione di alcune specie). In Europa (e in Italia) raggiungono al massimo i 60 cm con le specie della sezione Taraxacum comprendente la specie più diffusa tradizionalmente chiamata Taraxacum officinale Weber.

Foglie. Le foglie sono solamente basali (rosette radicali) con disposizione alterna lungo il caule. Il picciolo è breve e spesso è alato, oppure è assente (foglie sessili). La lamina ha una forma da oblunga a obovata o oblanceolata o anche lineare-oblanceolata. I margini sono da interi a fortemente dentati o lobati o pennatofidi; possono essere roncinati. Gli apici sono da arrotondati o ottusi a acuti o acuminati. Le facce sono glabre o debolmente villose.

Infiorescenza. Le infiorescenze sono composte da diversi singoli capolini peduncolati. Raramente da un singolo scapo possono ramificarsi due o tre capolini. I capolini sono formati da un involucro a forma da campanulata a oblunga composto da brattee (o squame) disposte in due serie principali in modo embricato, all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori tutti ligulati. Le squame si dividono in interne ed esterne (queste ultime formano un calice basale all'involucro). Quelle interne (da 7 a 25) sono disposte in modo scalato; sono strette, erette e tutte uguali a forma lanceolata e con superficie glabra; i margini possono essere scariosi, cigliati oppure no; gli apici sono acuminati. Le brattee esterne (da 6 a 20) sono disposte su 2 - 3 subserie; hanno una forma da ovata a lanceolata; sono distinte e diseguali, in genere sono più brevi delle squame vere e proprie dell'involucro; i margini possono essere scariosi, cigliati oppure no; nella parte apicale sono caratterizzate dai "cornetti" la cui forma è utile per distinguere una specie dall'altra; all'antesi spesso sono revolute verso il basso. Il ricettacolo è piano e butterato (alla fine diventa convesso), è inoltre nudo, ossia privo di pagliette a protezione della base dei fiori.

Fiori. I fiori (da 15 a 150 - fino a 300 in T. officinale), tutti ligulati, sono tetra-ciclici (ossia sono presenti 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (ogni verticillo ha in genere 5 elementi). I fiori sono ermafroditi, fertili e zigomorfi.

Formula fiorale: */x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio.

Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame. Corolla: le corolle sono formate da una ligula terminante con 5 denti. La corolla è colorata di giallo a volte con sfumature verdastre, raramente il colore è crema o rosa pallido o bianco, spesso è violaceo tendente al grigio. La parte abassiale della ligula può essere più scura (quasi grigiastra). Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi e distinti, mentre le antere sono saldate in un manicotto (o tubo) circondante lo stilo. Le antere sono prive di codette e alla base sono acute. Il polline è tricolporato.. Gineceo: Lo stilo è filiforme. Gli stigmi dello stilo sono due divergenti e ricurvi con la superficie stigmatica posizionata internamente (vicino alla base).. L'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli.

Frutti. I frutti sono degli acheni con pappo. Gli acheni sono piccoli e di colore grigio-brunastro, paglierino, oliva o rosso; la forma del corpo, variabile da oblanceoloide a obovoide o fusiforme, è appiattita, angolosa (con 4 - 12 coste), con becco e pappo finale; la superficie in genere è glabra, mentre nella parte superiore (in prossimità del becco) è ricoperta da numerosi tubercoli ed aculei. Il pappo è persistente ed è formato da numerose (da 50 a 105) setole bianche (peli semplici) disposte su una serie.

Biologia Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne). Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Dispersione: i semi (gli acheni) cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria). In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione: zoocoria. Infatti gli uncini delle brattee dell'involucro si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta.

Distribuzione e habitat La distribuzione delle specie di questo genere è soprattutto eurasiatica. Alcune specie (una quindicina circa) sono presenti anche in America del Nord e Sud America. Altre specie sono presenti in Australia e Nuova Zelanda. Sono piante che si adattano a qualsiasi terreno e condizione ambientale per cui gli habitat sono i più vari: pietraie, ambienti antropizzati, prati in genere, bordi delle vie, ambienti umidi con ristagno dell'acqua, pascoli alpini e schiarite boschive.

Tassonomia La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre specie distribuite in generi. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie.

Il genere Taraxacum comprende moltissime specie per lo più apomittiche. Nella flora spontanea italiana, attualmente (2022) sono presenti oltre 150 specie di questo genere; oltre nell'areale Euro-mediterraneo e in tutto il mondo.

Filogenesi Il genere di questa voce appartiene alla sottotribù Crepidinae della tribù Cichorieae (unica tribù della sottofamiglia Cichorioideae). In base ai dati filogenetici la sottofamiglia Cichorioideae è il terz'ultimo gruppo che si è separato dal nucleo delle Asteracee (gli ultimi due sono Corymbioideae e Asteroideae). La sottotribù Crepidinae fa parte del "quarto" clade della tribù; in questo clade è in posizione "centrale" vicina alle sottotribù Chondrillinae e Hypochaeridinae.

I caratteri distintivi (sinapomorfie) per questa sottotribù (e quindi per i suoi generi) sono: in queste piante non sono presenti i peli piccoli, morbidi e ramificati. le brattee involucrali sono disposte in due serie ineguali. i capolini contengono molti fiori. le setole del pappo non sono fragili. gli acheni alla base sono poco compressi.

La sottotribù è divisa in due gruppi principali uno a predominanza asiatica e l'altro di origine mediterranea/euroasiatica. Da un punto di vista filogenetico, all'interno della sottotribù, sono stati individuati 5 subcladi. Il genere di questa voce appartiene al subclade denominato "Ixeris-Ixeridium-Taraxacum clade". Questo subclade, nell'ambito della sottotribù, occupa una posizione vicina al "core" della sottotribù ed è inserito in una politomia formata dai subcladi Garhadiolus-Heteracia e Dubyaea-Nabalus-Soroseris-Syncalathium.

Nel clade Ixeris-Ixeridium-Taraxacum i primi due generi (Ixeris e Ixeridium) formano un "gruppo fratello", mentre il grande genere Taraxacum è in posizione "basale". In posizione intermedia, questo clade include anche il genere Askellia. [La precedente configurazione filogenetica è basata sull'analisi di alcune particolari regioni (nrITS) del DNA; analisi su altre regioni (DNA del plastidio) possono dare dei risultati lievemente diversi]..

I caratteri distintivi per le specie del genere di questa voce sono: le piante sono rizomatose. le foglie sono riunite in rosette radicali. le infiorescenze sono formate da capolini solitari e terminali. le brattee sono disposte in due serie. il tubo della corolla ha all'apice dei ciuffi di lunghi peli. i capolini hanno un numero elevato di fiori (fino a 300). numeri cromosomici elevati.

Molto lavoro è stato fatto per monografare il genere in Europa, mentre per l'Asia manca dei trattamenti complessivi (alcuni autori russi hanno coperto l'areale siberiano). Il numero delle specie del genere dipende dalla diffusione agamica all'interno dei vari "complessi di specie" e questi variano anche notevolmente tra gli autori. Altri buoni lavori sono limitati geograficamente (Nord America, Gran Bretagna, Scandinavia, Russia, ecc.) o tassonomicamente, manca quindi una revisione completa del genere.

Le specie native delle zone artiche e alpine occidentali in particolare, dove l'impatto delle glaciazioni pleistoceniche che hanno coperto gran parte del territorio occupato dalle specie alpine di questo genere è stato rilevante (vedi la sezione Alpestris e la sezione Alpina con le specie relative alla flora alpina spontanea italiana comunemente denominate T. alpinum (Hoppe) Hegetschw. e T. alpestre DC.) deve ancora essere studiato a fondo.

Il numero cromosomico di base delle specie di questo genere varia attorno a 2n = 16. Tuttavia sono presenti individui diploidi, triploidi, tetraploidi, pentaploidi, esaploidi, eptaploidi e oltre.

Nomenclatura Il tipo nomenclaturale del genere attualmente accettato è Taraxacum officinale(L.) Weber ex F.H.Wigg. basato su una descrizione (alquanto generale) del Leontodon taraxacum definito da Carl von Linné nel 1753 nella pubblicazione "Species Plantarum - 2: 798".

In realtà il campione conservato esaminato dal botanico A.J. Richards nel 1985, è riconducibile alla specie Taraxcum campylodes G.E. Haglund facente parte della sezione Crocea la cui distribuzione è limitata alla Lapponia. I botanici J. Kirschner e J. Stepanek nel 1987 hanno sollevato dei dubbi su questa tipizzazione e le specie di solito indicate con T. officinale ora dovrebbero essere ridefinite nell'ambito della sezione "Taraxacum (ex Ruderalia"). Per il momento nessun nuovo nome è stato proposto per le specie attualmente chiamate comunemente T. officinale.

Variabilità