Laglio (Laj in dialetto comasco, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia. Si estende sulla sponda occidentale del Lago di Como a di distanza dal capoluogo lariano.

Geografia fisica Il paese è posto ad un'altitudine di sulla sponda occidentale del lago di Como, si snoda lungo il tracciato dell'antica strada romana, la Via Regina, ed occupa una fascia di territorio posta fra il Monte Colmegnone () e il Lago. Il fianco del Colmegnone è solcato dalla vallata del torrente Caradello, protagonista di frane e gravi allagamenti in paese durante l'alluvione del 27 luglio 2021.

È formato da cinque frazioni: Germanello, Ossana, Soldino, Ticée, Torriggia.

Origini del nome Il nome è legato a un'origine romana. Il toponimo "Laglio" deriva infatti dal nome del comandante Romano Lallius, mentre il nome della frazione di Torriggia (in dialetto Turigia) da "turris", ossia "torre, insediamento di difesa e di guardia".

Nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il toponimo compare nella forma Lalio.

Storia Come confermato dal ritrovamento, all’inizio del XX secolo, di una lapide funerariale in marmo di Musso, le origini di Laglio risalgono all'epoca romana, quando il territorio ospitava guarnigioni militari e doganali. A testimonianza di ciò resta ancor'oggi l’antica torre situata in località Torriggia. Da Laglio, in epoca romana, passava la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

I coloni romani, considerata la dolcezza del clima, terrazzarono le pendici delle montagne del lago impiantando la coltura della vite e dell'ulivo, a cui in seguito venne aggiunta quella dell'alloro.

In epoca paleocristiana, Laglio dipendeva dalla pieve di Nesso, una delle grandi pievi che comprendeva un vasto territorio sulle sponde lacustri, nata nell'XI secolo, antica plebs d'importanza storica ed economica fondata dai coloni della Magna Grecia inviati sul Lario da Giulio Cesare. Il ricordo di quella comunità è rappresentato all'interno della parrocchiale di Nesso, nella cappella del fonte battesimale, sui costoloni della cupola, dove sono dipinti i santi patroni di tutti i paesi appartenenti all'antica pieve.

Il comune di "Lallio", che nel XII secolo è attestato come entità amministrativa autonoma, viene citato dagli annessi agli Statuti di Como del 1335 come la comunità che, all'interno della pieve di Nesso, aveva il compito della manutenzione del tratto di via Regina fino alla "valesellam que dividit territorium de Lallio a territorio de Brieno".

Nei secoli successivi il comune seguì il destino della pieve di Nesso all'interno del Ducato di Milano, infeudata da Lucrezia Crivelli nel 1497 e, dal 1647 fin'oltre la metà del XVIII secolo, dai Gallio-D'Alvito.

Durante le dispute che, nel corso del XVI secolo, videro la città di Como contrapposta a Torno, le truppe francesi di stanza a Lecco si unirono ai tornaschi e ad alcuni comaschi e "brusaron tutta la rivera de Laglio", al fine di vendicare la distruzione del borgo di Torno..

Nel 1751 il territorio comunale si estendeva già ai cassinaggi di Soldino, Ticerio, Ossona, Germanello e Torriggia.

Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì l'aggregazione dei comuni di Brienno e Carate al comune di Laglio. La decisione fu tuttavia abrogata con la Restaurazione.

Tra il 1927 al 1948 Laglio fu comune singolo con Brienno, mediante un'unione temporanea che a partire dal 1928, comportò un cambio della denominazione del comune in "Laglio - Brienno".

Il 27 luglio 2021, durante una bomba d'acqua abbattutasi sul basso Lario, si verificò una frana che scaricò in paese mezzo milione di metri di cubi di detriti.

Simboli Lo stemma civico e il gonfalone di Laglio sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 13 febbraio 1957.

Le stelle d'argento a sei punte, a volte rappresentate su un capo di nero, simboleggiano le frazioni; su sfondo rosso, una ruota dentata di otto, in colore oro, rappresenta le industrie delle reti metalliche; le acque azzurre e le ondine in argento sono il lago su cui si affaccia il paese e si specchiano le montagne. Oggi, l'attività cantieristica s'è ridotta, molte fabbriche di tele metalliche hanno cessato l'attività, la pesca ha una presenza simbolica e il settore agro-silvo-pastorale è da tempo inesistente.

Il gonfalone municipale è costituito da un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di San Giorgio

La parrocchiale locale fu costruita tra il 1619 e il 1630, sulle fondamenta di una preesistente chiesa romanica attestata già nel XII secolo.. Internamente, conserva stucchi del XVIII secolo realizzati da Stefano Salterio., nonché opere di pittura e scultura dello stesso periodo. Tra queste spiccano un Martirio di San Giorgio eseguito dal pittore Arlotti, oltre a una serie di opere pittoriche di Alessandro Ferretti, artista proveniente dalla Val d'Intelvi al quale si devono le pitture dell'altare maggiore.

Oratorio dei Confratelli del Santissimo Sacramento Sul lato destro della chiesa di San Giorgio si trova l'Oratorio dei Confratelli del Santissimo Sacramento, ornato anch'esso da decorazioni settecentesche e da una pala d'altare raffigurantente la Madonna del Rosario, opera attribuita a Carlo Innocenzo Carloni. L'oratorio conserva inoltre un altare in stucco realizzato da Stefano Salterio.

Chiesa di San Gerolamo La chiesetta di S. Gerolamo di Germanello fu eretta nel 1782 ed è menzionata in alcuni atti risalenti al 1788. Si tratta di un tempietto a cupola che segna il punto terminale delle quattordici cappellette della Via Crucis che salgono dalla riva del lago.

Chiesa di San Bartolomeo Nell'anno 1756 venne ricostruita a Torriggia la chiesa di S. Bartolomeo apostolo di dimensioni più ampie della precedente, per l'aumento della popolazione. Decorata a stucco da Stefano Salterio, è una chiesa a navata unica con una sola cappella laterale sulla destra dedicata alla Madonna del Rosario. Nel 1781 venne benedetta la Via Crucis. Nel 1929 venne rifatta la facciata. La statua in legno di S. Bartolomeo apostolo è opera di un artista della Val Gardena.

Crocifisso di Torriggia All'imbocco della via delle Frazioni, lungo una mulattiera,strada tra le più antiche della zona, probabilmente tracciata quando sorsero i primi agglomerati; la strada serviva infatti ad unire gli antichi centri abitati del territorio (Brienno, Torriggia, dalla Tana della Volpe Germanello, Ossana, Soldino, la Valle Sopra Ponte, Carate Urio, Moltrasio sino a Rovenna) vi era un crocifisso in legno a misura d'uomo, realizzato a Ortisei da artigiani della Val Gardena. Fu donato dall'ing. Barosi, negli anni che seguirono la prima guerra mondiale. Inizialmente posto in un prato, fu successivamente spostato per la costruzione della via Regina nuova, strada che ha interrotto l'antica mulattiera.

Il Crocifisso si trova oggi a Torriggia, lungo la via vecchia Regina, all'interno di un'edicola che riporta un'iscrizione in latino tratta dal versetto 25 del capitolo 11 del Vangelo di Giovanni.

Altri edifici religiosi Lungo via Regina vecchia si trovano anche:

l'oratorio di San Rocco, situato all'imbocco di via Germanello; una cappella mariana, realizzata in stile neogotico nei pressi della cosiddetta Riva del Tenciuu'''.

Architetture civili

Villa Oleandra Villa Oleandra fu edificata nel Settecento, sul luogo di un antico insediamento romano. Verso la metà del XIX secolo, presso la villa avrebbe soggiornato Nathaniel Hawthorne.. Di proprietà di alcuni avi di Emilio Vitali fin dal 1870, la villa passò successivamente nelle mani della famiglia Heinz, che nel 2001 la vendette a George Clooney, il quale è solito trascorrere l'estate nel paese rivierasco ospitando altri personaggi famosi. (tra i quali Barack Obama).

Collegata a Villa Oleandra si trova Villa Margherita, dal 2004 anch'essa di proprietà dell'attore statunitense.

Altre architetture civili Villa Melograno "la Punta" presenta il suo grande giardino degradante dalla strada a lago dove si trova la darsena. Villa Deleuse, Villa Ortensia, Villa Marco, Villa Regina e Villa Castiglioni. La settecentesca ex Villa Veronesi, edificata sulla punta di Torriggia in un punto stretto del lago di Como dall'ingegner Giovanni Cetti che ebbe tre figli: Dina in Dotti, Rita in Veronesi, Guido, che costruì la villa. Sulle facciate del cortile interno una splendida meridiana doppia. A Torriggia si trovano anche gli ultimi resti dell'antica via Regina, un percorso storico ampliato e sistemato da Giulio Cesare per collegare attraverso lo Spluga, il passo del Settimo e il passo del Giulio, la Gallia Cisalpina con Milano e la Germania attraverso Coira. Nel 1922 nello chalet della proprietà Dell'Orto soggiornò Ada Negri che qui compose alcune delle sue opere.

Aree naturali

Buco dell'Orso A circa 648 m di altitudine, sul versante del Monte Colmegnone sopra la frazione di Torriggia, il cavalier Casella Giuseppe, medico condotto di Laglio e di Carate, nell'estate del 1841 esplorò per primo la grotta del Buco dell'Orso e nel settembre dello stesso anno vi si recò di nuovo con il parroco Vincenzo Barelli. Da lì iniziarono i ritrovamenti dei resti fossilizzati dell'Ursus spelaeus, e nel 1849 lì si realizzo la presenza di un deposito fossifero, il primo in Italia settentrionale. Un orso delle caverne è stato interamente ricostruito presso il Museo di Storia Naturale di Milano. Al "paesello" natio sono rimaste soltanto alcuni resti di ossa e una mascella nella vetrina dell'aula consiliare del Municipio di Laglio.

La grotta del Buco dell'Orso è una cavità carsica, alta 15 m, si estende per circa 600 m, con più laghi interni sotterranei, alcuni raggiungibili solo attraverso condotte sommerse e altri ambienti in parte inesplorati. La caverna ampia all'ingresso si restringe creando tre bacini ricchi di stalattiti e stalagmiti e alabastri colorati in fondo al terzo lago interno rumoreggia un torrente di acqua sorgiva. Nel 1887 il Consorzio dei Poveri di Torriggia e il Comune di Laglio hanno stipulato un contratto per cedere alla Società rappresentata dal Signor Oberholtzer Ing. Francesco i Diritti d'acqua potabile e portarla in Milano. Nel 1895 i fratelli Dott. Luigi Baragiola e il deputato al Parlamento Pietro Baragiola hanno costruito una turbina a Torriggia con l'acqua del Buco dell'Orso e hanno illuminato per la prima volta l'Hotel Palace, il Teatro Sociale.

Raggiungibile a piedi mediante un sentiero impervio in circa un'ora e mezza, la caverna non visitabile in quanto sede del locale acquedotto, a sua volta costruito a partire da un primitivo impianto installato nella grotta ai tempi della dominazione spagnola del Ducato di Milano..

Altro

Piramide di Frank