Biografia Genealogia familiare

Figlio di Dinomene, Gelone fu il figlio maggiore dei Dinomenidi; i suoi fratelli erano Ierone, che sarebbe divenuto sovrano di Gela prima e di Siracusa dopo la morte di Gelone; Polizelo, futuro signore di Gela al posto di Ierone, e Trasibulo, succeduto a Ierone nel ruolo di tiranno di Siracusa.Finley, op. cit., p. 59. Gelone, secondo la tradizione, apparteneva ad una illustre famiglia, che aveva contribuito alla fondazione della città e deteneva per diritto ereditario la ierofantia degli dèi degli inferiFinley, op. cit., p. 58..

Secondo ErodotoVII, 153., a fondare Gela, insieme ad Antifemo, sarebbe stato un Gelone, originario dell'isola di Telos, ecista dei Rodii e antenato dell'omonimo dinomenide. Discendente del Gelone ecista sarebbe stato Teline, sacerdote di Demetra e Kore, tra i rifugiati a Maktorion in occasione della stasis che, intorno alla metà del VI secolo a.C., agitò Gela, poco prima che si instaurasse nella polis la tirannia di Cleandro.Coarelli e Torelli, op. cit., p. 114.

Albero genealogico dei Dinomenidi

Gli inizi Gelone inizia ad affermarsi come collaboratore e guardia del corpo del tiranno Ippocrate (tiranno a Gela tra il 498 o 497 e il 491 o 490 a.C.Braccesi e Millino, op. cit., p. 59.), quando questi è impegnato a sottomettere dei congiurati aristocratici che si erano mossi contro la tirannide, innanzitutto uccidendo il fratello di Ippocrate e precedente tiranno, Cleandro (che aveva conquistato il potere tra il 505 e il 504 a.C.). Gelone si mette ancora in mostra in occasione della campagna militare con cui Ippocrate riesce a impadronirsi di tutta la Sicilia orientale, tranne Siracusa, che rimane autonoma: per i meriti acquisiti in campo, Gelone è fatto ipparco (comandante della cavalleria) dal tiranno.Braccesi e Millino, op. cit., p. 60.Erodoto, VII, 154.

Come ipparco, Gelone giocò un ruolo fondamentale nella vittoria di Ippocrate nella battaglia dell'Eloro del 492 a.C. insieme a Cromio di Etna figlio di Agesidamo.. Le ultime fasi di Ippocrate vedono il tiranno impegnato ad abbattere sacche di resistenza degli indigeni siculi: Ippocrate riesce a prendere Ergezio con l'astuzia, ma durante l'assedio di Ibla (sito non ancora identificato) trova la morte (491 a.C.)Laura Buccino, I caratteri generali della colonizzazione greca in Occidente, Il Mondo dell'Archeologia (2004), treccani.it.Braccesi e Millino, op. cit., p. 64..

Il ruolo di Enesidemo e Gelone nella successione a Ippocrate Gelone si dichiara difensore dei figli di Ippocrate, Cleandro ed Euclide, ma è ben presto chiaro che l'ipparco, annientata in battaglia la resistenza dell'elemento aristocratico che aveva cercato di riprendersi un margine di potere, vuole succedere egli stesso al tiranno..

Su questo frangente, possono essere messi a confronto la narrazione di Erodoto7, 154, 1 e un passo di AristoteleRetorica, 1, 12, 30. L'unico tra i membri della guardia palatina di Ippocrate che Erodoto citi, oltre a Gelone, è Enesidemo di Leontini. Nel passo aristotelico, un Enesidemo viene menzionato in rapporto a Gelone, nel contesto di una discussione sulla condizione interiore di chi commette ingiustizie e su coloro che le subiscono.Luraghi, cit., p. 54.

Il confronto per la successione a Ippocrate appare un contesto molto sensato per inquadrare l'episodio citato da Aristotele. Se l'ipotesi è corretta, si profila un panorama per cui Gelone assume la tirannide non, come emerge da Erodoto, per difendere i diritti dei figli di Ippocrate, ma per assumere la tirannia prima che a fare la stessa cosa sia il collega Enesidemo.Luraghi, cit., p. 55. D'altra parte, Freeman riporta che ai "legittimi" successori di Ippocrate, Euclide e Cleandro, gli abitanti di Gela avevano precedentemente rifiutato ospitalità in città. In questa ricostruzione, l'eversione di Gelone non va a intaccare una discendenza legittima, ma si profila come atto sovversivo nei confronti degli stessi Geloi, di cui Gelone si mette a capo sfruttandone la situazione di instabilità..

Gelone tiranno di Gela

Il periodo successivo, cioè quello dei sei anni di tirannia di Gelone a Gela, è molto poco documentato: Gelone deve tenere testa all'instabilità provocata dalla sua ascesa eversiva, in particolare alla protesta dei mercenari di Ippocrate, insediatisi a Camarina, che gli rimproverano di aver liquidato la discendenza del precedente tiranno, ma alcuni magnati passano dalla parte di Gelone e questi, inoltre, opera con essi un'attenta politica matrimoniale.

Verosimilmente già in questi anni gelesi Gelone stringe alleanza con Terone, appartenente al ghenos degli Emmenidi. Questi diviene tiranno di Akragas tra il 488 e il 487 a.C. ed è anzi probabile che la sua ascesa sia stata favorita dallo stesso Gelone. Akragas e Siracusa sono politicamente assai legate a partire da questa fase e fino alla battaglia di Imera del 480 a.C. Tale alleanza viene anche suggellata dal matrimonio di Gelone con Demarete, figlia di Terone.Finley, cit., p. 63. È anche possibile che Gelone in questo periodo aiuti Terone contro Selinunte, che con Akragas ha un continuo conflitto per Minoa, subcolonia selinuntina nei pressi del fiume Alico.

Non è chiaro se Gelone imponga a Camarina il tiranno vicario Glauco di Caristo per contrastare la ribellione dei mercenari o per prevenirla. In ogni caso questi insorgono contro Glauco, che viene condannato a morte: per cinque anni Camarina mantiene la sua indipendenza che verrà meno solo quando Gelone si impianterà a Siracusa.

Le difficoltà di questa fase di transizione sono per Gela aggravate dall'iniziativa di Anassilao (o Anassila), tiranno di Rhegion, il quale, intuìto qualche spazio di manovra, torna alle sue mire sullo Stretto di Messina, in passato arrestate da Ippocrate, e assalta per mare e per terra Zancle, dove Gelone aveva posto come tiranno vicario Cadmo di Cos, figlio di Scite. Lo scontro è attestato da una dedica posta su uno schiniere e su un elmo rinvenuti a Olimpia, in cui i Reggini si vantano di una vittoria sui Geloi.Braccesi e Millino, op. cit., p. 68. È forse in questo frangente che Anassilao rifonda Zancle con coloni di diversa origine, tra cui elementi messeni (e di origini messene era lo stesso Anassilao), motivo per cui Zancle viene ribattezzata Messana e diviene capitale del cosiddetto "regno dello Stretto". Anassilao diviene ecista di Messana e molto probabilmente vi si trasferisce, lasciando Reghion al figlio Leofrone.

È possibile che sia proprio la perdita di Zancle a spingere Gelone a indirizzare le sue mire verso SiracusaBraccesi e Millino, op. cit., p. 71..

Grano in dono a Roma Il tiranno di Gela perde dunque il controllo sullo Stretto, ma questo non gli impedisce, come pare, di aiutare la Repubblica romana, sorta nel 509 a.C. con la cacciata dei TarquiniTarquinio il Superbo e il suo seguito troverà ospitalità a Cuma, presso il tiranno Aristodemo (cfr. Braccesi e Millino, op. cit., p. 69)., la quale aveva fatto richiesta di grano. La notizia è riportata da Dionigi di Alicarnasso, il quale riferisce che il Senato romano, in occasione di una grave carestia, aveva deliberato di chiedere aiuto all'esterno (492 o 491 a.C.). Gli ambasciatori romani (P. Valerio e Lucio Geganio MacerinoCoarelli e Torelli, op. cit., p. 116.) svernano a Gela (come riporta Tito Livio) e poi tornano a Roma con ben 25.000 medimni di grano (circa 984 tonnellate di derrate alimentariE. Zuppardo e S. Piccolo, op. cit., pp. 62.). Pare che Gelone non pretendesse alcun corrispettivo economico, considerando quel grano una semplice donazione (così Plutarco).

Non è chiaro se questo episodio vada riferito al periodo in cui Gelone esercitava la tirannia a Gela (come ritengono Braccesi e Millino) o a quando era già tiranno di Siracusa (come proposto da Freeman.). In ogni caso, la scelta di aiutare Roma evidenzia la capacità di Gelone di muoversi sullo scacchiere internazionale, profittando, nel caso in questione, della ricca e proverbiale produzione cerealicola della Piana di GelaBraccesi e Millino, op. cit., p. 69..

Si ipotizza che l'aiuto all'Urbe celasse il tentativo di Siracusa di arginare gli interessi etruschi in Campania, che rischiavano di compromettere i ricchi commerci tra la Sicilia e la Magna Grecia: Roma, sentendosi in debito, non si sarebbe potuta sottrarre ad una eventuale richiesta di Gelone di contenere a settentrione il grosso dei Tirreni nel caso in cui il sovrano siceliota avesse deciso di attaccare l'enclave etrusca in CampaniaE. Zuppardo e S. Piccolo, ibidem, pp. 62-63..

Secondo un'altra ipotesi, suffragata da Freeman, questo avvenimento sarebbe stato inventato in ambiente romano per sottolineare i buoni rapporti esistenti tra Siracusa e Roma: un principe siracusano, Dionisio I, a seguito della sigla di un trattato con Roma, avrebbe inviato un grande quantitativo di grano all'Urbe. Il protagonista di parte romana sarebbe stato Gneo Marcio Coriolano, generale degli inizi della repubblica. L'associazione di Coriolano con Dionisio produceva però un evidente anacronismo, visto che il primo era vissuto tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., e Dionisio, invece, tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C. Per ovviare al problema, gli scrittori romani successivi avrebbero sostituito il nome di Dionisio con quello di Gelone, contemporaneo di Coriolano, armonizzando altresì le leggende poetiche e i Fasti triumphales.

L'episodio, comunque, se confermato, rappresenta un importante precedente in chiave anti-etrusca della battaglia di Cuma (474 a.C.), che sarà vinta da Ierone, fratello e successore di Gelone.

La vittoria alla quadriga del 488 a.C.

L'immagine internazionale di Gelone è ulteriormente arricchita da una importante vittoria alla quadriga ai giochi panellenici di Olimpia. La vittoria, avvenuta nel 488 a.C., è riportata da Pausania, il quale attesta che per commemorare quella vittoria Gelone fa costruire una quadriga di bronzo da dedicare agli dèi. La dedica riporta: "Gelone, figlio di Dinomene di Gela [mi] ha dedicato a Zeus. Glaucia di Egina [mi] fece".

A questo periodo risale il mecenatismo di Gelone, che accoglie alla sua corte artisti e poeti perché propaghino nel mondo ellenico la fama di Gela. Il logografo Ellanico di Lesbo indicherà Gela come città fondata da Gelone, a sottolineare l'importanza che la città attribuiva al suo tiranno.

La guerra degli emporia

Gelone non tarda ad entrare in conflitto con l'elemento punico, concentrato nel corno occidentale della Sicilia. Il tiranno si iscrive, di fatto, nella lunga vicenda che vede tutte le città greche di Sicilia, schierate sui due diversi fronti, coinvolte nella cosiddetta "guerra degli emporia" (che può essere collocata tra il 490 e il 480 a.C.). Tale conflitto ha le sue premesse nella spedizione dello spartano Dorieo, fratello di Leonida, ed è a sua volta premessa della battaglia di Imera del 480 a.C.

Come riportato da ErodotoV, 42-48., sul finire del VI secolo a.C., forse intorno al 510 a.C., Dorieo, dopo una sfortunata esperienza nel Nord Africa, a Cinipe, tra i Libyi, torna nel Peloponneso e, su consiglio di Anticare di Eleone, decide di recarsi in Sicilia, per riprendere agli Eraclidi la terra che Eracle aveva conquistato al gigante Erice. Nell'area, probabilmente, di Drepanon, Dorieo fonda Eraclea. Ma i Punici, alleati con gli Elimi di Segesta, sconfiggono Dorieo, che resta ucciso, e i suoi coloni.Braccesi e Millino, op. cit., pp. 45-47. È possibile ritenere, anche sulla scorta di DiodoroIV, 23, 3., che Dorieo sia riuscito a mantenere il potere per qualche anno:

L'egemonia cartaginese sulla Sicilia occidentale ha avuto sempre e sempre avrà una funzione commerciale. È possibile immaginare che il conflitto sorto tra i Cartaginesi e Dorieo vedrà ininterrottamente e fino al 480 a.C. le città greche confrontarsi con l'elemento punico.