Il , adattato come giudo o giudò, è un'arte marziale, uno sport da combattimento, un metodo di difesa personale e una filosofia giapponese formalmente nato in Giappone con la fondazione del Kōdōkan da parte del professor Kanō Jigorō, nel 1882. I praticanti di tale disciplina sono denominati judoisti e .Il suffisso è usato in Giappone per denotare coloro che appartengono a una determinata categoria professionale, vedi 建築家 kenchikuka, "architetto", 漫画家 mangaka, "autore di manga", 作家 sakka, "scrittore", 音楽家 ongakka, "musicista", 空手家 karateka. L'appellativo di "judoista", in tal senso, è da considerarsi altresì appropriato.
Il judo è diventato ufficialmente disciplina olimpica ai Giochi di e ha rappresentato, ai Giochi di , il secondo sport più universale, con atleti da 98 diversi Paesi. A , invece, hanno partecipato 387 atleti da 135 Paesi diversi.
Storia Contesto storico-politico in Giappone
Il contesto storico era particolare: Il 1853 aveva segnato una data importante per il Giappone: il commodoro Matthew C. Perry, della Marina Militare degli Stati Uniti d'America, entra nella baia di Tokyo con una flotta di quattro navi da guerra (le cosiddette Navi Nere) consegnando a dei rappresentanti dello shogunato Tokugawa un messaggio col quale si chiedeva l'apertura dei porti e trattati commerciali. Il Giappone, che fino a quel momento aveva vissuto in relativo isolamento dal resto del mondo (Sakoku), grazie alla Convenzione di Kanagawa, apre ufficialmente due porti alla marina mercantile americana. Dopo l'abdicazione dell'ultimo shogun Tokugawa Yoshinobu avvenuta nel 1867, il potere passava effettivamente non al Sovrano, ma al gruppo di oligarchi che avevano ispirato e attuato in concreto il Rinnovamento Meiji. La promulgazione dell'editto del 1876 col quale si proibiva il porto del Daishō decretava la scomparsa della casta dei samurai.
Scrive Armando Troni: «Agli ex daimyō il governo assegnò titoli nobiliari di varia classe, a seconda della importanza delle loro famiglie e una indennità pecuniaria proporzionale alle loro antiche rendite, in buoni del tesoro. Venne infine dichiarata la eguaglianza fra le quattro classi dei samurai, contadini, artigiani e mercanti. I corpi armati dei samurai vennero sciolti [...] e si determinò una nuova divisione delle classi sociali che si distinsero infatti in: nobiltà, borghesia, e popolo. Fra le molte riforme [...] bisogna ancora ricordare l'adozione del sistema metrico decimale e del calendario gregoriano».
Vi furono importanti cambiamenti culturali nella vita dei giapponesi dovuti al contatto con la mentalità occidentale. Ciò provocò l'insorgere di una corrente di pensiero, denominata 旧物破壊 kyūbutsu hakai, che ambiva al rigetto di tutto ciò che apparteneva al passato, compresa la cultura guerriera che tanto aveva condizionato la vita della nazione durante il periodo feudale. Il jū-jutsu, essendo parte integrante di questa cultura, lentamente scomparve quasi del tutto. Inoltre, le arti marziali tradizionali vennero ignorate anche a causa della diffusione delle armi da fuoco e molti dei numerosi Dojo allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi.
Lo sviluppo a livello mondiale Il judo nei primi anni del Novecento conobbe una straordinaria diffusione in Giappone e parallelamente iniziò la sua diffusione nel resto del mondo grazie a coloro che avevano modo di entrare in contatto col Giappone, principalmente commercianti e militari, che una volta apprese le tecniche di base lo importarono poi nei loro paesi d'origine. Non meno importante fu la venuta in Europa intorno al 1915 di importanti maestri giapponesi, allievi diretti di Kano Jigoro, che diedero ulteriore impulso allo sviluppo del judo, tra cui Koizumi Gunji in Inghilterra nel 1920 e Kawaishi Mikonosuke in Francia.
La vita del Judo in Italia
In Italia le prime testimonianze si riferiscono a un gruppo di militari appartenenti alla Regia Marina i quali nel 1905 tennero una dimostrazione di "lotta giapponese"All'inizio del XX secolo, il judo veniva popolarmente denominato "lotta giapponese". Tale denominazione è testimoniata anche dall'istituzione della FILG (Federazione Italiana Lotta Giapponese), inglobata poi nella FIAP. davanti al Re d'Italia Vittorio Emanuele III. Gli ufficiali Moscardelli e Michele Pizzolla, in servizio a Yokohama ottennero, secondo quanto contenuto negli archivi della Marina, il 1º dan di judo già nel 1889.
Bisognerà però aspettare la fine degli anni dieci perché si incominci a parlare di "judo", grazie all'opera di un altro marinaio, Carlo Oletti, che diresse i corsi di judo per l'Esercito istituiti appunto nel 1920. Fino al 1924 il judo in Italia resterà confinato nell'ambito militare, allorquando fu costituita la FILG (Federazione Italiana Lotta Giapponese), assorbita poi nel 1931 dalla FIAP (Federazione Italiana Atletica Pesante).
Al campionato Continentale svoltosi a Rotterdam nel novembre 1957, Nicola Tempesta conquistò la prima medaglia d'oro nella disciplina. Nel successivo 1976 si disputò l’Olimpiade a Montreal, la prima medaglia dell’Italia nel judo fu conquistata da Felice Mariani, terzo nei leggeri, Mariani vinse tre titoli europei, solo Laura Di Toma, in Italia, ne vanta altrettanti.
L'Olimpiade del 1980 si disputò a Mosca, va ricordato il boicottaggio attuato dagli USA e da molti altri paesi a causa dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, il governo italiano si pronunciò contro la nostra partecipazione, il CONI a favore, il Governo allora decise d'impedire la trasferta a tutti gli atleti inquadrati nelle Forze Armate. Il finanziere Mariani, all’epoca in gran forma, dovette rinunciare alla magnifica occasione. Il carabiniere Ezio Gamba, invece, chiese il congedo e partì per Mosca accompagnato dal suo Maestro Franco Capelletti, all’epoca anche direttore tecnico nazionale. Gamba giunse alla finale nei contro il britannico Neil Adams, sconfiggendolo. Gamba nel 1982 vinse il titolo europeo (il 6° maschile dell'Italia) e nel 1984 la medaglia d’argento all’olimpiade di Los Angeles. Alla prima edizione dei mondiali femminili, disputata al Madison Square Garden di New York nel 1980, Margherita De Cal conquistò l’oro nella categoria oltre , in questa prima mondiale ci furono anche due argenti con Anna De Novellis () e Laura di Toma (). Maria Teresa Motta, campionessa d’Europa a Genova nel 1983, si aggiudicò il titolo mondiale nel 1984 a Vienna (+).
Nel 1988 il judo femminile fu introdotto alle Olimpiadi quale sport dimostrativo, la nostra Alessandra Giungi, campionessa europea proprio quell'anno a Pamplona (si ripeté nel 1995 a Birmingham), conquistò la medaglia di bronzo nei . Nel 1991, a Barcellona, si aggiudicò anche il titolo mondiale.
Ai Giochi del 1992 Emanuela Pierantozzi, campionessa mondiale nel 1989 e nel 1991 nonché campionessa europea nel 1989 e nel 1992, vinse l'argento nei .
Nel 1996 furono due le medaglie conquistate nel judo: l'argento nei di Girolamo Giovinazzo (campione europeo nel 1994 a Danzica) e il bronzo nei di Ylenia Scapin (campionessa europea nel 2008).
Ai Giochi di Sydney nel 2000 la Federazione colse un grande successo con la medaglia d'oro di Giuseppe Maddaloni nei e le tre di bronzo di Giovinazzo (), Scapin () e Pierantozzi (). Pino Maddaloni all'epoca vantava i titoli continentali del 1998 a Oviedo e del 1999 a Bratislava.
All'Olimpiade ateniese del 2004 Lucia Morico, campionessa europea l'anno prima a Düsseldorf, conquistò il bronzo nei .
Nel 2008, a Pechino, la FIJLKAM,ha ottenuto la prima medaglia d’oro nel judo femminile con Giulia Quintavalle nei .
Nel 2012 invece, ai Giochi di Londra, è arrivato il bronzo di Rosalba Forciniti nei .
Alla successiva Olimpiade del 2016 a Rio de Janeiro, sono stati sei i judoka italiani che vi hanno partecipato: Valentina Moscat, (), Odette Giuffrida, () vincitrice della medaglia d'argento, Edwige Gwend (), Elios Manzi (), Fabio Basile (), Matteo Marconcini ().
Ai Giochi della XXXII Olimpiade svoltasi a Tokyo nel 2021, posticipati a causa dell'emergenza pandemica COVID-19, vi presero parte: Francesca Milani (), Odette Giuffrida () vincitrice della medaglia di bronzo e prima atleta europea inoltre a vincere due medaglie in due diverse edizioni dei Giochi olimpici, Maria Centracchio () vincitrice della medaglia di bronzo, Alice Bellandi (), Manuel Lombardo (), Fabio Basile (), Christian Parlati (), Nicholas Mungai ().
Nascita del Brazilian Jiu-Jitsu
Come appendice del Kōdōkan Jūdō, negli anni venti, il maestro Mitsuyo Maeda portò i fondamentali del ne-waza oltreoceano insegnandoli a Carlos Gracie e Luis França. Il Brazilian Jiu-Jitsu divenne poi un'arte marziale a sé stante attraverso sperimentazioni, pratica e adattamenti per opera del maestro Hélio Gracie e del fratello Carlos. Morte di Kanō e secondo dopoguerra Jigorō Kanō morì nel 1938, in un periodo in cui il Giappone, mosso da una nuova spinta imperialista, si stava avviando verso la seconda guerra mondiale. Dopo la disfatta, la nazione venne posta sotto il controllo degli USA per dieci anni e . Fu perciò proibita la pratica della disciplina e i numerosi libri e filmati sull'argomento vennero in gran parte distrutti. Il judo venne poi "riabilitato" grazie al CIO di cui Kanō Jigorō, primo membro asiaticoIl CIO infatti precisa:, .
Il judo olimpico e la nascita dei movimenti tradizionalisti A partire dal dopoguerra, con l'organizzazione dei primi Campionati Internazionali e Mondiali, e successivamente con la sua inclusione ai Giochi di , il judo si è sempre più avvicinato allo sport da combattimento e alle discipline di lotta occidentali, distaccandosi lentamente dalla tradizione tanto da assumere un'identità propria come pratica sportiva a sé stante.
Anche le metodologie di insegnamento e di allenamento sono mutate di conseguenza e difatti si è cominciato a privilegiare la ricerca del vantaggio minimo che permette di vincere la gara, a discapito della ricerca della tecnica magistrale che sì attribuisce la vittoria immediata ma che al contempo espone l'atleta a un maggiore rischio di subire un contrattacco. Tale percorso è stato possibile utilizzando tecniche derivate dalla lotta libera che per efficacia in gara e affinità biomeccanica ben si uniscono alle tecniche tradizionali del judo pur tradendone la vocazione e la genealogia marziale.
Tale risvolto, inevitabile, si è acuito con l'entrata in scena negli anni ottanta degli atleti dell'ex URSS, spesso esperti di sambo, lotta che, epurata delle tecniche di colpo, ben si presta a un confronto agonistico e all'integrazione col judo.
Altro notevole impulso all'espansione del judo si è avuta nel 1988 in concomitanza dei Giochi Olimpici di dove il judo femminile entra come sport dimostrativo, e poi ancora in occasione dei Giochi di dove il judo femminile viene incluso definitivamente nel programma olimpico.
In conseguenza di ciò, tuttavia, negli anni si è sviluppata la tendenza a privilegiare un tipo di insegnamento che metta in condizione l'allievo-atleta di guadagnare immediatamente punti in gara, prediligendo talora posizioni statiche assolutamente contrarie alla filosofia judoistica classica. Inoltre, una delle conseguenze di tale impianto didattico è la scarsa considerazione degli aspetti educativi e formativi della disciplina,
Nel 1974 la FIAP viene assorbita dalla FILPJ, (Federazione Italiana Lotta Pesi Judo), che a sua volta, inglobando anche il karate, cambierà denominazione in FILPJK (Federazione Italiana Lotta Pesi Judo Karate) nel 1995. Nel luglio del 2000 l'Assemblea Nazionale decide di scindere la FILPJK in FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) e FIPCF (Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica).