Coreno Ausonio è un comune italiano di abitanti, il più meridionale della provincia di Frosinone nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Coreno Ausonio si trova a 318 su un altopiano posto sul fianco sud-ovest del Monte Maio (940 ), una delle cime dei monti Aurunci orientali. L'abitato non dispone di un unico centro storico, ma è diviso nei suoi caratteristici antichi rioni, costruiti di solito intorno a un solo casale originario che s'ingrandiva, stanza dopo stanza, per via dell'incremento demografico delle famiglie.

Il territorio comunale presenta le caratteristiche di un territorio montano che digrada in collinare, con un andamento da nord-est a sud-ovest. Le altre cime dei monti Aurunci, presenti nel territorio, sono il monte Rinchiuso (778 ), il monte Feuci (830 ) e il monte Reanni (554 ).

Clima Il comune non ha ufficialmente una stazione meteorologica di riferimentoPer approfondimenti si consulti la voce Stazioni meteorologiche della provincia di Frosinone..

Classificazione climatica: zona D, 1717 GR/G

Origini del nome , tuttavia resta problematico accertare da dove esso derivi e quale sia il vero significato etimologico del toponimo Coreno. A tale proposito, nel corso degli anni, sono state proposte varie ipotesi: una farebbe risalire il toponimo Coreno dal nome Kore (dea greca degli inferi) e Janus (dea della fertilità); un'altra, lo farebbe derivare dal latino Corenius, nome proprio di persona, forse di un antico abitante, o di un'antica famiglia ausona o aurunca.

Una terza ipotesi sull'origine del toponimo vorrebbe far derivare il nome, direttamente o indirettamente, dall'ancora più lontano (perché greco) korine(m) o korune, la clava di Ercole. Si racconta, infatti, che le fondamenta e i resti di un magnifico tempio in pietra locale dedicato proprio al semi-dio greco Eracle, venerato in zona dagli antichi abitanti pagani, siano stati rinvenuti relativamente di recente, e poi persi di nuovo, a poca distanza dal centro abitato, nelle campagne di Coreno. C'è chi vorrebbe far coincidere il sito con l'acropoli dell'antica Ausona.

La quarta ipotesi farebbe derivare il nome Coreno dal greco, kora+oinou, regione o terra del vino, e fino a qualche tempo fa era la più accreditata. Benché le coltivazioni di viti presenti sul suo territorio siano oggi tutte o quasi in completo stato di abbandono, è possibile supporre che in epoca romana Coreno potesse essere parte dell'areale di produzione degli ottimi vini Falernum o Caecubum.

Storia Le origini Le primi origini di insediamento umano sul territorio corenese risalgono all'età romana; fin dall'epoca era infatti noto l'uso della locale pietra calcarea, oggi detta "Perlato Royal Coreno". Essa fu utilizzata per la realizzazione della via Appia, della Via Ercolanea, di colonne e strade di Pompei, dell'anfiteatro dell'antica città di Minturnae e anche, in epoca più recente, per erigere l'Abbazia di Montecassino. I romani riuscirono a conquistare il territorio dopo lunghe lotte, solo alla fine della Seconda guerra sannitica, nel 313 a.C.

Nel 744 il duca di Benevento Gisulfo II donò all’abbazia di Montecassino un vasto territorio già appartenente al gastaldato di Aquino, il quale comprendeva le locali montagne: Costa Carosa, Monte Maio, Monte Feuci, Monte Faito. A quel tempo Coreno non esisteva, ma esistevano certamente le contrade Serras e Casalis. Intorno al 1000 il territorio di Coreno era costituito da tre contrade: Casale Acquevive, Centro e Villa di Casale, abitate da famiglie di pastori e contadini provenienti dalla vicina Fratte. Nel tempo, e per effetto del pur lento incremento demografico, essi costruirono altri borghi di pietra, quelli che divennero poi i rioni di Coreno designati dai nomi delle "primordiali" famiglie edificatrici, oltre a numerosi altri casali, mantre e caselle disseminate su tutto l'attuale territorio collinare e montano di Coreno.

Tuttavia il nome del paese ancora non appariva quando, nel 1158, Papa Adriano IV menzionò i centri abitati e le chiese soggetti alla giurisdizione del vescovo di Gaeta Giacinto, che terminava poco oltre le Fratte.

Le origini di quello che sarà l’abitato definitivo di Coreno si possono forse fissare agli inizi del XV secolo. Infatti, risalirebbe al 1447 un primo computo ufficiale (censimento) delle famiglie esistenti in paese, al momento della prima numerazione dei fuochi, fatta eseguire dal re Alfonso d’Aragona. La villa di Coreno (il centro), all'epoca aveva 54 fuochi corrispondenti a circa 270 abitanti, la villa di Acquaviva aveva 16 fuochi (ca. 80 abitanti), mentre la villa di Casale aveva 17 (circa 85 abitanti): il totale risultava essere di 87 fuochi (abitazioni) e 435 abitantiLo storico don Giuseppe La Valle suggerisce tra i 4 e i 5 abitanti in media per ogni fuoco..

La Peste a Coreno nel 1656 Dalla Platea Ruggiero, redatta dal sacerdote don Francesco Ruggiero, alla metà del XVII secolo, si apprende che nel XVI secolo a Coreno una piccola cappella votiva fu dedicata a Maria SS. della Civita. Si sarebbe trattato di un tempietto votivo, e venne sicuramente eretto ante 1518Scrive il sacerdote Francesco Ruggiero: "d'aver trovato in antiche scritture che l'anno 1518 vi stava eretta.". Dopo la prima costruzione andò distrutto in seguito a eventi bellici, e fu ricostruito in contrada Cardito; probabilmente fu edificato già nel 1503, per celebrare la cessazione della pestilenza di quell'anno.. È noto, infatti, che il flagello pestilenziale apparve più e più volte nelle contrade di Coreno, durante il XVI e il XVII secolo, seminando ovunque dolorosi lutti. Tuttavia, l'epidemia più dolorosa e letale fu quella del 1656. Sempre il sacerdote don Francesco Ruggiero descrisse così la tragica pestilenza: "Cominciarono a morire di maggio, ad uno ad uno, ed essendo arrivati lì 20 giugno ne morirono tre, nel qual giorno furono seppelliti l'Arciprete Lopez e Don Francesco Ruggiero, mio zio. Da quel giorno cominciò ad avanzarsi la morte che morivano 15-18-24 al giorno... Durò tale strage fino alli 16 di agosto, nel qual giorno morirono sette persone e non più." Pare che a Coreno, a causa della particolare virulenza dell'infezione, morì oltre il 70% della popolazione. Questa percentuale, proiettata su scala europea, renderebbe plausibili le stime spaventose di chi paventava la morte di due terzi della popolazione d'Europa. I decessi a Coreno furono ripartiti, sempre secondo il resoconto di Francesco Ruggiero, tra 537 morti certi, perché "di letto", e 234 morti in campagna e "non annotati". Alla fine le vittime furono quindi in totale 771. Tenendo conto che gli abitanti del paese intero, all'epoca, erano , si trattò di una vera e propria strage. La popolazione fu decimata e Coreno rimase quasi spopolato, con soli 314 abitanti. In totale le abitazioni "vacue" (che rimasero vuote, senza inquilini) furono cinquantatré e un intero casale, i Lormi, rimase completamente disabitato e deserto.

Brigantaggio e Banditismo Tra il 1655 e il 1882, il territorio di Coreno rappresentò uno dei principali centri del banditismo e del brigantaggio nel Lazio. La conformazione geografica della zona, estesa e prevalentemente montuosa, la rendeva adatta alle operazioni delle bande, che potevano alternar rapidamente le incursioni alle ritirate verso l'entroterra. Le autorità risposero organizzando spedizioni di forze armate – composte da miliziani, civili o reparti misti – con l'obiettivo di reprimere il fenomeno, intervenendo con maggiore tempestività man mano che i sistemi di segnalazione miglioravano. Quando le notizie di un'incursione giungevano in tempo utile, venivano immediatamente inviate squadre sulle tracce delle bande in ritirata. Il primo decennio del XIX secolo fu segnato dall'attività di Michele Pezza da Itri, detto Fra Diavolo, il più noto brigante del periodo preunitario. Nella zona tra Coreno e Fratte, egli raccolse la somma di 200 ducati e arruolò una compagnia di 93 uomini armati.

Seconda guerra mondiale Durante la Seconda guerra mondiale, il territorio di Coreno fu attraversato dalla Linea Gustav, una linea fortificata difensiva approntata in Italia che divise in due la penisola, dal 4 ottobre 1943 quando fu creata su disposizione di Hitler, al 18 maggio 1944 quando fu sfondata dell'avanzata alleata con l'inizio dell'operazione Diadem.

Simboli Nello stemma comunale è rappresentato, in campo argento, un albero radicato su una collina. Il gonfalone è un drappo partito di verde e di bianco.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Santa Margherita (1445). Chiesa di Santa Maria della Quercia (1649). Chiesa di San Sebastiano (1563). Chiesa di Sant'Erasmo (1705). Chiesa di Santa Croce (VIII secolo). Chiesa di San'Eleuterio (XVII secolo).

Chiesa di Santa Margherita

La chiesa venne costruita a Coreno verso la fine del Trecento. Tuttora è il principale luogo di culto cattolico del paese. Giovanni Porcaro da Roma, appartenente a un'abbiente famiglia romana e da tempo rifugiato a Coreno, nel 1292, con suo pubblico testamento aveva offerto il suolo per la costruzione di una chiesa di cui il rione Piazza era sprovvisto, ma ancora nel 1395 pare che l’opera non fosse iniziata. Benedetto e Giovanni Stabile e Nicola Orlando, per il fatto che gli abitanti di questo casale distassero dalla chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo di Fratte circa due miglia ed era quindi molto disagevole recarvisi per i doveri religiosi, chiesero al cardinale di S. Pudenziana Bartolomeo Uliari, legato apostolico nel Regno di Napoli residente a Gaeta, l'assenso per l’edificazione di una chiesa, le cui spese dichiararono di voler sostenere con mezzi propri e confidando anche nel concorso del popolo. Con bolla del 24 ottobre 1395 l’alto prelato espresse il pieno assenso per la lodevole iniziativa. Il lavoro della chiesa durò 50 anni e solo il 15 marzo 1445 mons. Iacobo vescovo di Gaeta poté erigere la parrocchia di S. Margherita della terra di Coreno, che contava in quel tempo circa 400 abitanti. Al XV secolo, invece, risale la disputa con Fratte, per la separazione delle parrocchie e l'amministrazione autonoma della giustizia, concretizzatesi con la redazione di uno statuto comunale solo nel 1591.

Architetture civili Monumento per la Pace in località Marinaranne (eretto nel maggio del 1994). Monumento ai Cavatori (eretto il 3 dicembre 2004). Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre, in piazza Umberto I (eretto nel 2000, su progetto dell'architetto Pasquale Cardillo Piccolino). Monumento al gemellaggio, dono della città polacca di Błonie in occasione dei 20 anni di gemellaggio (eretto il 9 giugno 2022). Monumento agli emigrati (eretto il 16 febbraio 2025).

Altro L'Antica Via Serra Originariamente l’antica Via Serra era un angusto e ripido tratturo in pietra, nato per collegare l’abitato di Coreno Ausonio, posto in collina a 318 , con la sua campagna, posta lungo la valle dell’Ausente. Si percorreva a piedi o a dorso di mulo. Oggi se ne possono visitare e percorrere solo alcuni brevi tratti che si tenta di conservare e far sopravvivere come eredità del passato rurale del paese e degli avi costruttori di strade. L'antica Via Serra è stata censita dal FAI - Fondo per l'Ambiente italiano, inserita e votata nella classifica dei Luoghi del Cuore 2020.

Le Scalette Le Scalette collegano la parte alta del paese a quella bassa, la parte vecchia, più antica, a quella nuova, più moderna, con un camminamento di ampi gradini chiusi tra due muretti paralleli. Partano all'incirca a metà di via IV Novembre e, salendo a zig-zag per i prati e per gli orti della collina, sbucano in un vicolo che sta, più o meno, a metà del percorso di via Roma, poco prima del punto dove quest'ultima incrocia perpendicolarmente via Silvio Pellico.

Pozzi di Coreno ("Le Puzzola")